Risultati immagini per PresepeL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

L’idea della Città di Dio, descritta da Santo Agostino, è per il pensiero cattolico nello stato naturale della coscienza, in contrasto con la città del mondo. Le separa una contrapposizione reale, non allegorica: “Due amori hanno dunque fondato due città: l’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio, ha generato la città terrena; l’amore di Dio, portato fino al disprezzo di sé, ha generato la città celeste. La prima si gloria di se stessa, la seconda in Dio, perché quella cerca la gloria degli uomini, questa considera sua massima gloria Dio, testimone della coscienza. […] “Nella città di Dio non vi è sapienza umana, ma pietà che rende al vero Dio il culto a lui dovuto, e che attende come ricompensa…‘che Dio sia tutto in tutti’ (1 Cr 15, 28)”.
Ecco la Città di Dio (S. Agostino, XIV, 28). rappresentata dalla Sua Chiesa nella Cristianità, dove Dio sarà tutto in tutti, secondo la Sua volontà reale. L’altra è la città del pensiero umano sul nulla; degli ideologismi e delle idee su sé stessi, l’inferno delle ombre e del reale dolore.
Il Culto divino è inerente alla coscienza umana, all’insegna del culto del Bene e del Vero, e non si confonde con altro; definisce un luogo spirituale irriducibile. Chi ci può rivelare il nostro vero bene e fine e Chi può giustificare le nostre manchevolezze se non Colui che ci ha creati e alla cui Parola dobbiamo credere?
È la coscienza del senso unico del Bene, testimoniato da Dio all’uomo. La visione agostiniana, psicologica e storica, dell’uomo che si porta nel cuore ferito dal peccato originale. Nel cuore inquieto dalla nostalgia delle ricchezze perdute, riecheggia i motivi della religiosità e filosofia pagane e dell’angoscia kierkegardiana e di tanta ombra filosofica moderna.
Nella Città cristiana l’uomo è chiamato a rispondere grato e devoto all’amore soprannaturale del divino Crocefisso, da cui deriva la più alta responsabilità umana. E per seguire il fervore ascetico cristiano nel vero desiderio del Dio velato, si deve preservare la distinzione assoluta tra l’ordine soprannaturale e quello naturale, e tra le due realtà rappresentate dalle due città.
Vi sono dunque due città formate da due mentalità opposte. Una è illustrata nella Cristianità, l’altra, nello spirito aperto ad ogni rivoluzione. La contrapposizione tra loro è metafisica e irriducibile, come tra la Chiesa e il mondo. Nella prima le anime sono orientati alla conversione al Bene; nell’altra alla liberazione dai princìpi divini, che decide in autonomia il proprio bene.
Entrambe impegnano l’umana libera volontà; le persone possono, in coscienza, traslocarsi da una all’altra città, ma la scelta è metafisica; tra opposizioni irriducibili. La nuova classe clericale crede poter superare gli opposti, pianificando fondere le rivendicazioni di uguaglianza e di diritti della città mondana col Culto di Dio; mirano a un’impossibile conciliazione «storica»!
Tale scelta di «compromessi», di portata e conseguenze inaudite, è quanto ricercato nel piano conciliare; è segno che dei falsi «maestri» dominano nel Vaticano. Di modo che, se nella prima città si viveva secondo il precetto divino, nell’altra, protestantizante, prevale l’idea di avere una legge secondo il proprio esame; cioè, libertà di aderire a idee perverse: è il «non serviam» ovvero il modo di credere secondo si pensa e pensare come si vive, rifiutando pensare secondo la verità rivelata da Dio: l’Idea cristiana che, nell’amore al Redentore, sopperisce all’ignoranza dell’uomo e restaura la sua volontà decaduta.
La città mondana disprezza questo amore e irride la Redenzione. Ecco che una nuova classe clericale, per la conciliazione globale del mondo, presenta una «redenzione» nel diritto umano dovuto alla «dignità» dell’uomo. È l’idea della «Redenzione universale» della «Gaudium et Spes» e della «Redemptor hominis»; prodotti rifiniti del Vaticano 2, secondo K. Wojtyla.
È da molto in atto l’operazione per cancellare l’idea di Dio nelle coscienze attraverso l’ateismo e l’agnosticismo; ma oggi essa si presenta nella fase successiva alla negazione di Dio: nella fase di sostituzione; non più una idea anti-religiosa, ma la religione universale che rivelerà come Dio dev’essere per il bene e la pace di tutti, per la libertà e la dignità dell’uomo avviato al nuovo ordine del culto di divinizzazione di un «rispetto umano» che aborrisce il Natale e il Presepe.

Il ‘nuovo umanesimo’ conciliare impone rispetto pure verso le colpe …
All’attitudine religiosa di dipendenza fiduciosa della Provvidenza, che non esclude l’umana ragione, si contrappone un’altra che, d’aspetto religioso, ma di fondo liberista, nega la realtà della Colpa. È l’attitudine ribelle che si ripropone con il nome di scienza sociologica, ecologica, psicologica e perfino biblica. Tutto nel senso della ‘maturità’ di una nuova ‘presa di coscienza’ che rifiuta la religione del Sacrificio redentore, in nome di un nuovo umanesimo più adulto: è l’utopica ‘civiltà dell’amore’, nella conciliazione universale di tutto, al limite del bene col male.
Ma si può impunemente ignorare che la separazione degli opposti è bene, mentre l’idea della loro fusione già rappresenta una mala confusione semantica, che è male? Confusione che è sfida all’ordine divino? Ecco perché questo umanesimo si presenta come causa di decadenza umana e induce ad una tenebrosa ignoranza spirituale. Infatti, la rivoluzione illuminista sta all’umanità come l’ignoranza ribelle agli individui; il suo spirito vuole assolutizzare la dignità umana, di modo che ogni libertà sia giustificata. Perciò istiga l’uomo con utopie negatrici del Peccato originale e della sua responsabilità di fronte a Dio; nega tale realtà con le idee di progresso umano illimitato; Imputa il male a cause a lui aliene e a quanto limiti la sua libertà.
Lo spirito della rivoluzione vuole dagli uomini non solo la negazione del senso vitale della Parola, ma la sua manomissione fino all’inversione del suo senso divino; esalta una ‘dignità umana’ democratica a spesa della dignità di ognuno; venera la ‘coscienza collettiva’ modellata dalla modernità a scapito della coscienza personale formata all’insegna dell’eternità.
Dalla storia recente apprendiamo che le crisi causate da questo spirito perverso hanno avuto per conseguenza grandi massacri. Perciò la fede cattolica si rifà sempre alla caduta originale bisognosa del Redentore, manifestatosi in terra a partire del santo Presepe di Betlemme. Così, tale spirito, per contaminare l’anima cristiana, ha proprio bisogno di deriderlo. Oggi lo fa in pieno «Occidente ex cristiano», pure nelle scuole, con la scusa di rispetto per le altre religioni!
Siamo a l Ramadan sì, Presepe no! Da dove di deduce il suo scopo finale: il dominio sul grande popolo formato da quanti, per essere ‘buoni’, migliori dei loro antenati, vengono nutriti dalle idee per cui il nuovo uomo libero è quello che si crede l’autore delle nuove norme e giudice delle proprie scelte, mentre è affetto dalla virulenza sparse nelle coscienze per dominare la vita sociale; dall’aborto alle manipolazioni genetiche.
È L’obiettivo del nuovo ordine che si situa nel mondo materiale, riguarda numero e quantità; e lo spirito della ribellione in agguato per moltiplicare il suo popolo; il sussurro della Rivoluzione e la sua eco modernista mirano anzitutto ad una libertà per discutere e cambiare i tempi e le leggi divine (Dn 7, 25) incise nella coscienza di ogni uomo in vista di una sua nuova ‘creazione’ ideata dal ‘grande popolo della Rivoluzione’, spuntato dal crescente disordine universale.
Ieri come oggi tale voce attira gli uomini a cogliere il frutto dell’albero della scienza del bene e del male affinché siano creatori ‘come dèi’. È una tentazione che si presentò sotto l’aspetto del serpente, in forma surrettizia e occulta. Essa oggi riappare nella forma di una miriadi di idee e invenzione contro la verità e l’autorità divina di Gesù Cristo, unica Via di giustificazione offerta da Dio. Essa rimbomba nelle rivoluzioni contro ogni ordine naturale e diritto divino per ergere quell’ammirabile ‘mondo nuovo’ senza presepi e senza chiese. È il peggior flagello, già visto dal Papa Pio XII, che poi si è abbattuto sugli uomini in nome di un umanesimo fondato su diritti e libertà umane. La riduzione gnostica al ‘monismo terreno’ passando attraverso l’abbandono dei princìpi del Bene rivelato; Essa evoca necessariamente la via di una «bontà» materialista.

⦁ La Rivoluzione a Roma. Leone XIII (15/X/1890): “Il piano delle sette che si svolge ora in Italia, specialmente nella parte che tocca la Chiesa e la religione cattolica, ha come scopo finale e notorio di ridurla, se è possibile, al niente… Questa guerra, al presente, si combatte più che altrove in Italia dove la religione cattolica ha gettato più profonde radici, e soprattutto in Roma, dove è il centro della Cattolica Unità e la Sede del Pastore e Maestro universale della Chiesa”. E perciò, poi compose quell’esorcismo sull’attacco alla «Sede della Verità»!
Il pastore idolo di questa rivoluzione è additato nella frase dello scrittore Louis Veuillot: “Quando l’insolenza dell’uomo, ostinatamente respinge Dio, Dio alla fine dice all’uomo: – sia fatta la tua volontà! E l’ultimo flagello si scatena: non è più la fame, la guerra, la peste… è l’uomo! E quando l’uomo è consegnato all’uomo si può capire quel che significa la Collera di Dio!”. Si tratta dell’uomo elevato dallo spirito non serviam a gran maestro dell’uomo.

⦁ L’abissale inimicizia tra questo spirito rivoluzionario e quello cristiano è descritta da Pio XII (Disc. all’ACI, 12/10/52): “Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. È un ‘nemico’ divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il ‘nemico’ si è adoperato e si adopera perché Cristo sia un estraneo nelle università, nella scuola, nella famiglia, nella amministrazione della giustizia, nell’attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra. Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli, che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l’amore fra gli sposi; inculca un nazionalismo che conduce alla guerra”.
Pio XII vedeva, già allora, il processo così avanzato da ritenere vano “di andargli incontro per fermarlo e impedirgli di seminare la rovina e la morte”, ma che si doveva “vigilare… affinché il lupo non finisca col penetrare nell’ovile per rapire e disperdere il gregge”.
Dopo la sua morte, però (1958), tale spirito, che è il ribelle di sempre in veste modernista, occupò i vertici vaticani ed impose la sua riforma. In che modo? Si tratta di una terza via. Di fatto, dopo la seconda, rivoluzionaria, che contesta tale rinnovamento personale nell’ordine tradizionale; vuole un nuovo ordine sorto da una rivoluzionaria visione sociale. Qui si presenta la ‘terza via’ che vuol raccordare le altre due con l’‘aggiornamento’ dell’ordine cristiano per la sua apertura alla modernità: l’idea gnostica e massonica che il pensiero cattolico ribadito dai Papi rifiuta come perversa, ma i «conciliari» adottano da quasi sessant’anni a Roma.
È questo spirito di apertura al mondo riconoscibile nei conciliari? Poiché costoro dichiarano che il processo rivoluzionario, civile e religioso, è animato da uno spirito profondo e generoso che opera per la fratellanza universale, con ciò ‘battezzano’ le ribellioni. Tale idea, contraria al Magistero dei Papi, è aggravata dall’inganno di spacciarla per « coscienza della Chiesa»!
Il periodo attorno al 1960 è un riferimento storico per le coscienze nel mondo moderno: è avvenuta allora la più radicale rivoluzione che, colpendo la religiosità umana è, per un tempo riuscita a coinvolgere insensibilmente tutte le società. La Chiesa, che aveva resistito ad ogni attacco in ogni tempo, nel nostro è stata devastata in nome dell’«ispirazione conciliare» di un Roncalli. Tutto nella censura del vero Segno di Dio offerto a Fatima. Come si vede c’è una lunga strada da ripercorrere per tornate alla resilienza cattolica e mariana. Essa può ben cominciare da una devota meditazione sulla manifestazione divina della CITTÀ DI DIO, dove splende il PRESEPE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO. Che sempre sia amato e lodato|