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Norma Cossettodi Federico Savastano

Sono trascorsi settantatré anni dalla morte di Norma Cossetto, ventitreenne studentessa italiana d’Istria, uccisa barbaramente da un nucleo di partigiani. La Storia degli ultimi anni di guerra in Italia, all’indomani dell’8 Settembre 1943, è costellata di episodi di violenza e di odio senza precedenti. Nella nostra penisola furono infatti registrati fatti di singolare efferatezza non soltanto da parte dei “Liberators” ma anche dei partigiani, che assai di frequente si lasciarono andare a mattanze sanguinarie nei confronti di fascisti e collaborazionisti (spesso solamente ritenuti tali).

Ci troviamo in Istria e sono trascorse appena tre settimane dall’Armistizio di Cassibile. Norma Cossetto è la figlia del dirigente locale del Pnf, laureanda in lettere e filosofia presso l’Università di Padova. E’ in questo brevissimo lasso di tempo che la famiglia Cossetto inizia a ricevere minacce e intimidazioni da parte dei partigiani jugoslavi e italiani presenti nell’area, finchè il 26 Settembre la ragazza viene convocata presso il comando partigiano. Dopo un interrogatorio e pressanti richieste di abiurare la propria fede fascista (richieste respinte da parte della ragazza) Norma viene rilasciata e ricondotta a casa, soltanto per esserne nuovamente prelevata il giorno successivo e ricondotta nella ex-caserma dei Carabinieri di Visignano, poi nella scuola di Antignana, trasformata in prigione.

E’ ora che ha inizio il suo incubo: presa di mira dai partigiani per via del ruolo di spicco nel fascismo istriano ricoperto dal padre, viene separata dagli altri prigionieri e sottoposta a sevizie e stupri ripetuti da parte dei suoi carcerieri. Le violenze vanno avanti per giorni, attirando l’attenzione di una donna residente in un edificio antistante la scuola che riferisce di essersi avvicinata alle finestre del plesso scolastico per identificare la fonte dei lamenti e delle richieste di aiuto sentite durante la notte. Qui avrebbe visto Norma, legata ad un tavolo dai suoi aguzzini, venire ancora violentata a turno dai partigiani.

Il 4 Ottobre i prigionieri vengono condotti nei pressi della foiba di Villa Surani per esservi gettati: gli antifascisti, non ancora saziati dopo giorni di ripetuti abusi sulle donne del gruppo, si lasciano andare ad un’ultima terribile efferatezza. Dopo aver scaraventato nel baratro carsico vivi e legati con fil di ferro i prigionieri di sesso maschile, stuprano nuovamente le tre donne del gruppo, tra cui Norma, prima di lanciare anche loro nell’inghiottitoio. Sedici partigiani, individuati come responsabili, saranno catturati due mesi dopo dalle truppe tedesche e costretti a vegliare la salma riesumata di Norma fino all’alba, per poi essere fucilati. L’unico riconoscimento che la ragazza di Visinada otterrà sarà la medaglia d’oro al merito civile alla memoria, oltre alla creazione di un reparto paramilitare femminile della Repubblica Sociale recante il suo nome.

Solo nel 2009 sarà intitolata una via di Gorizia a Norma Cossetto, la cui terribile vicenda resta ignota ai più. Viene da chiedersi come mai la sua storia non venga ricordata, in un momento in cui i media sono costantemente focalizzati sul tema della violenza sulle donne, arrivando a coniare termini nuovi ad hoc. Viene da chiedersi come mai coloro che hanno tanto a cuore i diritti delle donne non spendano neanche un tweet oggi per ricordare la tragedia di questa studentessa. Viene da chiedersi come mai oggi quelle figure istituzionali tanto attente a modificare la lingua italiana, colpevole a loro dire di sessismo e maschilismo, con improbabili desinenze, abbiano un lapsus a proposito della vicenda di Norma Cossetto. Il suo ricordo rimane però vivo, come fulgida testimonianza di amor patrio e di sacrificio di sé, come esempio di eroismo e fermezza di fronte alle avversità, alle torture e alla morte. Non saranno i silenzi colpevoli dei media e della storia ufficiale ad offuscare la grandezza di questa ragazza, che non rinnegò mai le sue idee e il suo senso di appartenenza, pur sapendo a cosa andava incontro. Per il ricordo condiviso, il riconoscimento e il mea culpa di certe aree politiche assurte al rango di giudici morali purtroppo ci sarà ancora da attendere.

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