Atti, misfatti e soprusi di “266” il misericordioso

Risultati immagini per misericordinaLa spietata misericordia di Bergoglio ha colpito ancora!

di Maurizio Blondet (26-01-2016)

Aldo Maria Valli è il Vaticanista del TG1. Per questa posizione ufficiale, ma anche per convinta e umile disciplina di cattolico praticante qual è, non ha mai partecipato alle critiche forti, alle polemiche che sull’operato di questo Papa sono cresciute tra cattolici in vista (Antonio Socci) e perfino tra i vaticanisti (basta citare Marco Tosatti de La Stampa e Sandro Magister di Repubblica). D’altro canto, non si è mai unito agli adulatori mediatici e ai lecchini sempre più numerosi attorno a Bergoglio, che tanto li ama e favorisce. Ha seguito i fatti e i viaggi di “Francesco” con una oggettività e moderazione che gli è stata anche rimproverata dai polemisti tradizionalisti più accesi. Per anni, ha fatto tacere i dubbi che gli crescevano dentro. Oggi s’è risolto: “Raramente sono stato così in dubbio prima di mettermi a scrivere. Sentivo di aver qualcosa di scomodo, forse di inquietante da dire sul papato di Bergoglio, ma non trovavo le parole giuste. Volevo esprimere un disagio e non ero capace di dargli voce”.

In privato, dice: “Sto vivendo un momento strano: dopo Amoris Laetitia mi è caduto il velo e vedo El Papa per quel che è”. Il risultato è il suo ultimo saggio: 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. (Liberilibri, 206 pagine, 16 euro). Il titolo “266” è per dire che Bergoglio è il 266 mo nell’ordine dei successori di Pietro; non sfuggirà l’eco apocalittica, 266 è quasi “un numero d’uomo”.

Proprio perché è pacato, moderato, non parteggiante, il testo di Aldo Maria Valli è impressionante. Un impressionante referto clinico delle deviazioni e cattiverie, storture, furbizie, opportunismi di Bergoglio che lui ha visto da vicino in ogni viaggio ed ogni esternazione. Senza concitazione né polemica, ne mostra il pressapochismo, l’ignoranza, la vuotezza delle sue parole-slogan fatte per essere applaudito dai media, e che tradiscono la voglia di “piacere al mondo che piace” – a cominciare dal Gran Borghese Scalfari, per andare a Emma Bonino e Napolitano – altro che agli “ultimi”.

Parlo di referto “clinico”, perché senza nemmeno volerlo, solo elencando i fatti, Valli rivela in Bergoglio il malato terminale di quella malattia-eresia della gerarchia, che è la pseudo-teologia di Rahner; egli ne mostra tutti i sintomi in forma conclamata e perciò esagerata, quindi ridicola, e malvagia.

537160279Karl Rahner (nella foto) ha decretato – e la sua dottrina è diventata quella insegnata dei seminari – che «chiunque segue la propria coscienza, sia che ritenga di dover essere cristiano oppure non-cristiano, di dover essere ateo oppure credente, un tale individuo è accetto e accettato da Dio e può conseguire quella vita. […] la grazia e la giustificazione, l’unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo». Da questa fonte (infetta) nascono i “chi sono io per giudicare?”, “non esiste un Dio cattolico”, “il proselitismo è una sciocchezza”. Di più: la volontà espressa di “dissolvere la Chiesa” (letteralmente) perché per scioglierla nella “religione generale” della “bontà” globale accettata dal mundialismo. Nel rahnerismo non c’è bisogno di cristianesimo, perché ciascuno avrà la vita eterna, purché segua la propria coscienza.

Lo ha detto esplicitamente, il Bergoglio: «Sogno […] di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e la struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’auto-preservazione». La rivista cattolica The Remnant commentò, agghiacciata: «È inconcepibile che un Pontefice Romano possa anche solo ipotizzare una inesistente contrapposizione tra l’auto-preservazione della Santa Chiesa Cattolica e la sua missione nel mondo».

Invece è così. Lo si vede dai continui insulti che Bergoglio lancia contro i fedeli alla dottrina della Chiesa, “farisei”, “moralisti pedanti e pavoni” eccetera; opponendo la sua sterminata, incondizionata misericordia verso “gli ultimi” nelle “periferie”.

ITALY-RELIGION-POPE-VESPERSEbbene: la misericordia di Francesco, nota Valli, è “selettiva”. E in favore di telecamera.

Così quando andò con codazzo di tv all’isola di Lesbo per mostrare la sua idea di “accoglienza senza limiti”, e come rimprovero vivente al nostro egoismo, si riportò sull’aereo tre famiglie di profughi. Tutte musulmane. “Il papa si è giustificato che sono state scelte non per l’appartenenza religiosa, ma perché avevano le carte in regola”. In realtà, rivela Valli, almeno “una famiglia cristiana con le carte in regola” a Lesbo c’era. Anzi, “Roula e Abo, coniugi siriani di fede cristiana, sono stati illusi: qualche giorno prima della visita del papa a Lesbo era stato detto loro che Francesco li avrebbe portati con sé in Italia. Poi all’improvviso il diniego: al loro posto è stata scelta un’altra famiglia, musulmana. “Siamo contenti per la famiglia prescelta – hanno detto – ma siamo anche rimasti molto delusi”. Questa gelida cattiveria mostra che Bergoglio non è andato a Lesbo come buon samaritano, ma come ideologo spietato. Del resto le tre famiglie islamiche che ha portato a Roma, le ha immediatamente sbolognate alla Sant’Egidio. Come certe dame ricchissime che adottano piccoli indiani, e li fanno crescere dalle cuoche e giardinieri.

Stessa spietatezza nel suo viaggio a Cuba. “Francesco, attento a curare il rapporto di amicizia con i fratelli Castro, non ha avuto parole di condanna del regime illiberale e antidemocratico”: che è dir poco: Castro ha fatto eseguire 9240 condanne a morte per avversari politici, oltre 1200 eliminazioni senza processo di dissidenti, o di cubani che tentavano semplicemente di fuggire dal paradiso comunista. Bergoglio, nella sua visita che ha fatto tanto bene al regime, poteva almeno chiedere come regalo che liberasse gli incarcerati politici – molti dei quali per cristianesimo. Non l’ha fatto. Sul volo di ritorno, di fronte a domanda di una giornalista CNN (50 dissidenti erano stati arrestati davanti alla nunziatura perché cercavano di avere un incontro con il pontefice) ha farfugliato: “Anzitutto non ho notizie che sia successo questo; non ho alcuna notizia…Sì, mi piacerebbe incontrarli. A me piace incontrare tutta la gente. … sempre un incontro con una persona mi arricchisce”. E poi, a poco a poco, ha confessato la verità: “Se lei desidera che parli ancora dei dissidenti, le posso dire qualcosa di molto concreto. Prima di tutto era ben chiaro che non avrei dato alcuna udienza, perché hanno chiesto udienza non soltanto i dissidenti, ma altre persone di altri settori, compresi diversi capi di Stato. Non era prevista alcuna udienza: né con i dissidenti né con altri. Secondo: dalla nunziatura ci sono state chiamate telefoniche ad alcune persone, che fanno parte di questo gruppo di dissidenti….il compito del Nunzio era quello di comunicare loro che con piacere, al mio arrivo alla cattedrale, avrei salutato quelli che erano lì. Ma visto che nessuno s’ presentato nel saluto, non so se c’erano o non c’erano”. 

Dalle sue stesse parole abbiamo dunque appreso: che il Nunzio, su suo ordine, ha telefonato alle famiglie dei dissidenti per avvertire che il Papa non aveva alcuna intenzione di dar loro udienza, e quindi che non insistessero, li avrebbe salutati in chiesa. Poi in chiesa “non s’è presentato nessuno”: sfido, erano stati arrestati dalla polizia castrista, e lui “Non so se c’erano o non c’erano”. Eppure la nunziatura li aveva avvisati che ero disposto a vederli “per un saluto di passaggio”, conclude. Di passaggio, mi raccomando. Che non rovinassero la festa sua e di Castro. Qui non vale nessuna delle parole chiave che hanno fatto la fortuna mediatica di Francesco, “ascolto, accoglienza, dialogo, integrazione, misericordia, periferie, ferite…”.

Anche in questo, in fondo, “Francesco” è un allievo estremo, caricaturale, di Rahner. Aveva pur detto, lo pseudo-teologo tanto amato dai gesuiti: «Il nostro Signore deve conformarsi al mondo; non quest’ultimo a Lui…». Promotore «di una teologia cioè che metta da parte Gesù e che vada bene per il nostro secolo», come vide il cardinal Siri.

Bergoglio si conforma al mondo, e ben lo vediamo. Non pretende che sia il mondo a conformarsi al Signore: la sua “bontà” consiste in questo.

DISTRUTTO L’ORDINE DI MALTA

Una “bontà” che ha prodotto in Vaticano un regime di terrore: lui sbatte fuori, licenzia, esclude, dittatorialmente, anzi dispoticamente. “Io sono il papa, e non devo dare ragione a nessuno delle mie decisioni”, come secondo il vaticanista Tosatti ha detto quando ha preteso il licenziamento di un dipendente vaticano che lo aveva criticato.

Pope Francis Meets Prince And Grand Master Of The Sovereign Military Order Of MaltaL’ha detto di sicuro anche nella sua ultima mossa riguardo all’Ordine di Malta. Ha prima, nominato una Commissione di suoi accoliti per impicciarsi di una rimozione interna all’Ordine; e quando l’Ordine, per voce suo gran maestro Matthew Festing, ha risposto che essendo sovrano, non poteva accettare ingerenze da parte della Segreteria di Stato, El Papa ha preteso le dimissioni del gran maestro: che le ha date. Evidentemente da buon cristiano, essendo tenuto come alto cavaliere di Malta, obbligato all’obbedienza al Pontefice; quindi non potendo difendere fino in fondo la sovranità dell’ordine. È un tipo di violenza alla coscienze rette di cui Bergoglio approfitta sempre più spesso: esige l’obbedienza secondo tradizione, per comandare l’autodistruzione della tradizione stessa; fa leva sulla propria autorità papale per imporre la distruzione dell’autorità; obbliga i più fedeli a tradire la propria intima coscienza, che è esattamente il solo “peccato”, secondo Rahner, che non sarà perdonato. Dunque abolisce nei fedeli quella “libertà di coscienza” di cui proclama di voler rispettare ad ogni costo, quando parla a Eugenio Scalfari. Rispetta la libertà di coscienza della Bonino, ma non dei Francescani dell’Immacolata.

Il peggio è che non si è contentato delle dimissioni del fedele Festing; ha anche impedito che i cavalieri, nel loro consiglio, scegliessero un uovo gran maestro liberamente, come fanno da secoli. Ha infatti annunciato la prossima nomina di un “delegato apostolico” di sua fiducia, che governerà l’Ordine di Malta come vuole lui, El Papa. È la totale abrogazione della sovranità, totalmente calpestata.

Commissariare un ordine sovrano, di laici per giunta, è come invadere uno stato sovrano. Un sopruso e un arbitrio dispotico, senza nessuna base legale o legittima, profondamente offensivo della dignità umana dei cavalieri. Inoltre, i precedenti commissariamenti di Bergoglio (ai Francescani dell’Immacolata) consentono di intuire quello a cui vuole arrivare: la cancellazione pura e semplice dell’Ordine di Malta. Peggio: la sua trasformazione in una ONG che distribuisca preservativi nel Terzo Mondo, visto che con i suoi atti dispotici contro la sovranità dell’ordine, il Papa li ha scatenati per difendere il tesoriere Boeslager, di cui il Gran Maestro ha chiesto le dimissioni dopo aver scoperto che aveva fatto distribuire condoms in Birmania. Fin troppo evidente che El Papa non ha mai avuto simpatia per un cattolicesimo troppo rigoroso in morale familiare.

Il commento addolorato del britannico The Catholic Herald: il Vaticano è diventato un posto dove le cricche hanno più autorità del diritto. Benedetto XVI aveva avvertito: «Una società senza diritto è una società senza diritti».

L’allusione alle cricche va segnalata. Poteva mancare una sordida storia di denaro come probabile movente di tutto? Tre dei cinque delegati della prima Commissione creata dal papa per esautorare Festing, hanno un palese conflitto d’interesse nell’esautoramento, perché sono collegati, anche come dirigenti, ad una fondazione di Ginevra che amministra in modo molto riservato e discutibile una eredità di 120 milioni di franchi. Ovviamente un cespite che fa gola, e che Festing ha difeso rettamente dalle molte mire e ed avidità.

Se il delegato apostolico che il Papa nominerà sarà uno dei membri dirigenti della ricca fondazione, e magari una donna, allora la distruzione dispotica dell’ordine di Malta sarà ancora più abietta.

Bergoglio sta superando se stesso. Distruggendo i cavalieri, non solo egli commette un sopruso; egli compie un atto di vandalismo culturale, storico, e spirituale, a cui non trovo precedenti. Ah sì, forse questo: la distruzione della nobile antichità di Palmira da parte di Daesh.

Chiudo con l’exergo che Aldo Maria Valli ha posto nella prima pagina del suo libretto. È di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori:

“Dio usa misericordia con chi lo teme, non con chi si serve di essa per non temerlo”

(fonte: maurizioblondet.it)

 

 

 

 

 

Fonte: https://anticattocomunismo.wordpress.com/2017/01/26/atti-misfatti-e-soprusi-di-266-il-misericordioso/

Una Risposta

  • Il 266(6) fa parte degli Illuminati, è un addetto di satana, come è ampiamente documentato anche qui:https://www.youtube.com/watch?v=tF55KyeRIZU facendo così parte del folto gruppo di gente straconosciuta a livello mondiale, satana non fa sconti per i poteri che da, devi dimostrare a chi li devi. Cosa significa tutto questo? Che il Vaticano sta preparando il terreno per il futuro Governo Mondiale del quale ovviamente farà parte, il gesuita Bergoglio in primis, l’ecumenista indefesso, dato che il suo ordine gesuita, è da sempre infiltrato nei gangli dei poteri con il compiacente assenso dei Rotschild i più acerrimi nemici di Dio mai visti sul pianeta. Nei loro carnet si trova una lista di Re, Imperatori e Presidenti cattolici che sono stati fatti fuori dietro loro ordine. Poiché nel 266 (6) si è scoperto un individuo che è tutto fuorché cattolico, come ha ampiamente dimostrato, rappresenta il loro agente ideale.
    Ecco dunque l’agire da dittatore militare, una lezione imparata dalla giunta di Videla (1976-83) con la quale pare fosse in ottimi rapporti. Fidiamoci solo di Cristo, di quelli che gli rimangono fedeli e lo dimostrano, tutto il resto è da buttare.
    p.s. qualcosa mi dice che la sua azione contro il Cav. di Malta non gli porterà bene. Fosse meno ignorante non l’avrebbe fatto.

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