di Luca Veronese

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Alla continua ricerca di nemici, insistendo nella propria deriva autoritaria, l’Ungheria di Viktor Orban ha deciso di mettere al bando le organizzazioni non governative che si occupano di diritti civili, accusando direttamente il finanziere George Soros di essere al servizio dei poteri forti globali e di tramare contro il governo. «Useremo tutti i mezzi necessari per spazzare via» le organizzazioni sostenute da Soros nel Paese, ha detto pochi giorni fa, Szilard Nemeth, numero due di Orban nel Fidesz, il partito che governa l’Ungheria dal 2010.

E non si è trattato di un’incomprensione o di una dichiarazione estemporanea, perché lo stesso Nemeth, ha confermato tutto in un’intervista televisiva riferendosi in modo specifico a tre organizzazioni: Hungarian civil liberties, Transparency international e Hungarian Helsinki commitee. «Sento che è il momento buono per fare pulizia», ha ribadito Nemeth per il quale l’elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti è un’opportunità da cogliere per cambiare molte cose.

E Orban sembra non voler perdere l’occasione di realizzare in Ungheria quello che lui stesso ha definito uno «uno Stato illiberale» disegnato, in opposizione alle democrazie liberali occidentali, sui modelli della Russia di Vladimir Putin, della Turchia e ora prendendo ad esempio anche gli Usa di Trump. Senza considerare che l’Ungheria è tutt’ora membro dell’Unione europea e della Nato.

Più caute ma non meno preoccupanti le parole di Janos Lazar, ministro che ha la responsabilità dell’ufficio del premier. «Non vogliamo spazzare via nessuno ma è evidente che dobbiamo avere maggiori informazioni sui bilanci e sui finanziamenti di queste organizzazioni», ha detto Lazar. «Soros è un cittadino americano che ha deciso di opporsi a Viktor Orban nella politica ungherese e per questo – ha spiegato ancora Lazar – pensiamo che ogni cittadino ungherese abbia il diritto di sapere attraverso quali organizzazioni agisce».

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