cloacaSegnalazione del Centro Studi Federici

Dalla fogna del modernismo l’ennesimo scandalo che umilia la Chiesa e conferma i peccatori nel vizio. 
 
Il delegato del vescovo al funerale di Franco: “La Chiesa dovrebbe chiedervi scusa”
Il discorso di don Carrega: «Con coraggio ci avete mostrato il bisogno di una Chiesa più grande». E nasce l’idea di una fondazione per le coppie di anziani omosessuali
 
TORINO – «Hai visto Franco, oggi ho messo lo stesso abito del nostro matrimonio». Gianni Reinetti ha salutato per l’ultima volta suo marito, e per la prima volta in chiesa, nella parrocchia di Santa Rita colma di amici dell’anziana coppia che ad agosto ha inaugurato le unioni civili a Torino, è stata pronunciata ad un funerale questa parola, riferita a due coniugi omosessuali. Franco Perrello, 83 anni, mancato giovedì dopo una lunga malattia, e Gianni Reinetti, 79, si sono «sposati» cinque mesi fa, dopo l’approvazione della legge Cirinnà. A celebrare il rito civile, la sindaca Chiara Appendino.  

 
Desideravano farlo da anni, ma lo Stato non lo permetteva. E neppure la Chiesa, che a piccoli passi si sta muovendo verso il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, li aveva mai davvero accolti come coppia. Dopo le loro «nozze», non avevano esitato a definirsi «famiglia», e ne era nato un botta e risposta a distanza con monsignor Nosiglia. Stamane il delegato del vescovo per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega, ha voluto dimostrare la vicinanza sua e della Diocesi: «So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”, per le incomprensioni, la freddezza, la rigidità, una Chiesa troppo Chiusa che non ascolta. Dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io invece vi dico grazie, perché voi, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa grande, la Chiesa che noi sogniamo».  
 
Dopo 52 anni d’amore e 51 di convivenza, Gianni ha scelto di dire addio a Franco, anzi come dice lui «solo arrivederci, perché tu sei qui con me sempre», con la poesia che gli aveva dedicato quando erano più giovani., Ha concluso, tra le lacrime, con un «Mi mancherai tanto». Stefano Francescon, il loro giovane e fedelissimo amico, che si è battutto a Torino e a Roma tanto da scomodare Renzi, per chiedere di accelerare l’approvazione dei decreti attuativi delle unioni civili e rendere effettivi diritti come il riconoscimento della pensione di reversibilità (perché per Franco e Gianni e tante coppie anziane come loro non c’era tempo da aspettare), ha voluto accompagnare Franco al tempio crematorio con la musica del balletto del lago dei cigni di Čajkovskij, che i due signori avevano ballato per beneficenza, per l’associazione Amici della Bontà. I vigili hanno scortato il feretro nel trasferimento al Tempio.  
 
Alla cerimonia, molte istituzioni: dalla senatrice Magda Zanoni, all’assessore alle Pari Opportunità del Comune Marco Giusta, al presidente del Torino Gay and Lesbian film festival, Giovanni Minerba, a tutte le associazioni cittadine per i diritti Lgbt.  
 
Da alcuni amici della coppia, tra cui la senatrice Zanoni e Francescon, è nata l’idea di creare una fondazione per tutelare le coppie anziane di omosessuali, anche per accompagnarle all’unione civile, per chi desidera, dopo che Gianni e Franco, tra i primi in Italia, hanno aperto coraggiosamente la strada.