trump e anti mooreL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Oggi tutti sanno che l’elezione del repubblicano Trump per sostituire il popolare Obama nella Casa Bianca è risultata contro quasi tutto e quasi tutti, anche contro i repubblicani. Ma hanno dovuto accettare, anche se una stretta campagna anti Trump continua ad essere attivata, e anche se la sua popolarità, detta ora ‘populismo’ è cresciuta dopo il suo insediamento.

Il pesante fiasco delle previsioni e anche pressioni della grande comunicazione contro questo candidato, fa sì che si vada penosamente alla ricerca di ciò che ha reso vincente Trump sulla multimilionaria e potente lobby rappresentata dalla Fondazione Clinton, che ha giocato e perso centinaia di milioni nella scommessa della vittoria di Killary, contro un decimo speso dal pur milionario avversario. Ma la vittoria di Trump non si è dimostrata dovuta solo ad alcuni fatti contingenti, ma al ritorno di qualche sentimento a lungo represso dalla cultura liberale-rivoluzionaria, che ora presentano come nazionalismo populista.

Tra le varie ipotesi presentate per l’efficacia della pubblicità elettorale resa più accurata e scientifica si parla del gruppo di “arma di persuasione di massa Cambridge Analytica”, che si è aggiornata nei sondaggi d’opinione. Il suo direttore amministrativo è l’inglese Nigel Oakes del «Behavioural Dynamics Institute» (Oakes is a British pioneer in the field of Influence and Soft Power), che ora si vanta del ruolo decisivo dei suoi metodi per far vincere Trump. Per il lavoro c’erano anche italiani e sentendo l’intervista di una sua ricercatrice ho capito alcuni dettagli. Il gruppo contrattato si era insediato nel Texas per raccogliere informazioni personali di elettori selezionati, al fine di seguire e rispondere alle aspirazioni comuni comunicate ai direttori della campagna di Trump.  A loro, e adesso a noi, interessa sapere quale la forza di idee e sentimenti prevalenti che troverebbero in Trump un suo paladino vincente.

D’altra parte, l’attivista Michael Moore della sinistra radicale, il più tipico modello anti-Trump, in vista degli ultimi sondaggi si rese conto che Trump avrebbe vinto, ma per ragioni pratiche, perché c’era un collegio di elettori disoccupati e arrabbiati contro i trattati NAFTA che ha reso il lavoro americano poco interessante. Ma i suoi veri motivi erano altri quattro, in cui vi è il senso degli americani di quelli stati dell’America profonda dove certe visioni della morale “moderna” e del globalismo di cui la Clinton sarebbe sfortunata portatrice, è aborrita.

Tutto questo è contato nella pesante vittoria di Trump, forse guidato dalle ricerche della “Cambridge Analytica”, indipendenti da giudizi ‘esistenziali’, che qui sono di speciale interesse; perché due sono i modi di affrontare la vita personale e sociale: vivere come si pensa e pensare come si crede, o altrimenti, a credere come si vuole pensare e vivere; ed è così che le idee contingenti finiscono per guidare la mentalità generale. Per esempio, Bergoglio che si conforma al mondo, e non pretende che sia il mondo a conformarsi al Signore. Altro semplice esempio sono i sondaggi applicati a tale conformarsi alle idee prevalenti si ha nelle telenovele in cui se uno dei personaggi appare poco amato viene sostituito o muore di modo che il suo ruolo nella storia resti buono per la massa di tele-spettatori, a vantaggio della «audience»: la vita che si adegui ai sondaggi. Ma torniamo a Trump.

Qui c’interessano le ragioni profonde per vivere secondo la natura razionale degli esseri umani, che valgono in America come in Italia, perché fanno capire una reazione elettorale decisa per cambiare un modo di vivere artificiale, cioè, contrario a quanto si crede. Tutto ciò indica che questo è stato il tema su cui ha insistito Trump, ispirato dal suo istinto e da possibili indicazioni che lo hanno confermato. Dopo tutto si tratta, del vecchio «patriottismo», di un amor di patria che può essere americano come italiano, o cattolico. Non è forse questa una questione vitale repressa dalla sinistra rivoluzionaria, puntando sul progressismo contro il tradizionalismo a cui tendono le persone? Dovremmo parlarne perché si tratta di processo dominante che implica l’abdicazione rivoluzionaria dell’identità personale e sociale a favore di una massificazione “democratica” perfino in religione. Sì, perché sono legate a ciò che potrebbe essere chiamato “il patriottismo cristiano”, legato a molte altre questioni basilari, come di pertinenza a ciò che non è solo il paese, ma la famiglia, la religione e la propria identità di creature in questa terra. È in questo che si allude qui al “disfattismo cattolico” descritto dallo scrittore cattolico Rafael Gambra; del perché il mondo cattolico si arrese a tante distorsioni mentali della rivoluzione. Essa fu completata dallo spirito del Vaticano 2 col la preoccupazione di piacere al mondo a cui si sono aperti. Trump non ha paura di dire che chiuderà, anche se Bergoglio lo accusa!

Ma torniamo al tema di cosa può indicare l’elezione e le celebrazioni del «fattore Trump». Il 20 gennaio, la stessa data di ogni giuramento presidenziale da 80 anni. Si celebra con spettacoli, sfilate e danze. Cerimonia che dovrebbe costare tra i 175 ei 200 milioni di dollari. Ma si deve dire che è un buon investimento, in quanto causa, anche con dimostrazioni contrarie, un momento di unione in sentimenti di continuità nell’amore per la nazione. Il discorso di Trump è stato in questo senso e continuando lo slogan della campagna “l’America prima”! Questione irrilevante per la campagna della Killary, che tale ricerca ha rilevato  a favore di Trump, già istintivamente inclinato ai vecchi sentimenti nazionali, aborriti da Moore e Clinton. Che cosa questo può significare per migliorare il patriottismo naturale in contrapposizione al piano innaturale della Rivoluzione? Una svolta a favore dell’idea di identità nazionale, che dispiace solo ai rivoluzionari che sono stati a lungo impegnati a smantellare il potere che deriva dalla propria identità naturale. Oggi c’è perfino la vergogna degli uomini di essere di sesso maschile, o bianchi. Per non parlare dei valori cristiani, del vero «patriottismo» delle nazione cristiane del vecchio continente, che confermava e nobilitava nella tradizione universale ognuno nella sua particolarità. In questo senso il “disfattismo cattolico” significa il ​​disfattismo di valori e di principi universali.  Ecco che queste elezioni americane possono interessare tutti. Tra l’altro, in essa sono confermati i sentimenti che stanno avanzando in Europa con il Brexit, Le Pen, la Lega Nord, e rendendo alle idee di Orban in Ungheria e del governo polacco. Devono temere solo i governi che hanno ceduto l’identità nazionale a favore di una identità europea inesistente.

La nuova Europa nasce come un nemico del nazionalismo in cui le nazioni sono state viste come entità che tenevano troppo a se stessi e alle proprie ricchezze culturali, come parte della loro identità, da difendere e conservare gelosamente. Volero invertire tale nazionalismo avverso a aperture indesiderabili con un antinazionalismo europeo ipotizzato su Carlo Magno! In verità, l’utopia progressiva è riconosciuta dalle invenzione di idee proposte da ideologie, mentre il pensiero tradizionale si basa su idee derivate da sentimenti naturali.

Nel caso della politica nazionale, il sentimento di amore della Patria. L’allora presidente De Gaulle, leader di un nazionalismo francese radicato ha, proposto un’Europa delle patrie. Era una idea naturale, ma in contrasto con le intenzioni dei promotori della “nuova Europa”, degli atlantista apatridi, che miravano a un’Europa pacifica in cui commercialmente intervenire e per il piano globalizzata, libera dalle “radici” e dai sentimenti cristiani, radicati storicamente e cambiando l’eredità di Carlo Magno. E l’errore è diventato lettera costituzionale per orientare le decisioni del ‘vertice’, vale a dire l’apparato nascente del “super-Stato” europeo, che aveva solo in mente le “radici illuministe”, tanto innaturale come anticristiane. Ecco il nuovo ordine europeo che va contro l’ordine naturale delle cose: le radici, la storia dei legami sociali che vengono prima degli interessi economici e delle idee emergenti che sfidano le nazioni ad “aprirsi” a tutto e a tutti per preparare un mix di desiderabile internazionalismo egualitario, al prezzo di abdicare dalla propria identità nazionale e anche indipendenza.

L’influenza dell’umanesimo rinascimentale sul cattolicesimo è una realtà storica che introdusse il dubbio nella fermezza della comune mentalità del cristianesimo. La conoscenza e diffusione delle culture orientali, antiche e nuove, pure pagana, faceva sembrare che l’Europa fosse stata troppo chiusa in se stessa e nel medievalismo guidato  dalla Chiesa cattolica. Invece, tutto quel che veniva da fuori sembrava l’aria fresca e pura; perciò la Chiesa si doveva aprire al mondo lasciando sempre più le coscienze libere da una sua formazione troppo stretta!

In verità, la Chiesa è la sua Fede immutabile. L’idea di “aggiornarla” al mondo in contraddizione con la sua natura che formò il Medioevo, non potrebbe essere applicata alla Tradizione. Ecco che suscitò allora la rivolta violenta di Lutero che voleva le coscienze libere dai legami della formazione cattolica. Così venne gradualmente inoculata la tentazione delle libertà e di un indefinito progresso nella mentalità del clero, fino a quando lo stesso papato cade con l’ascesa del lamentevole Giovanni 23, che convocò il Vaticano 2 e oggi si può parlare di un generale ‘disfattismo cattolica’ costituita da una certa vergogna di essere troppo tradizionale e credente nelle verità di fede che non cambiano, credendo nella Chiesa come sede della Verità, anche se è una società pur terrena,. Ecco un concetto diventato discutibile a cui molti pensano che si dovrebbe rinunciare insieme ad altri principi rigorosi per ottenere una migliore convivenza con gli altri di questo mondo. Essi pensano che dovrebbero prendere in considerazione la loro idea di libertà alla quale adeguare quella della Chiesa (Lamenais) e lo stesso per l’autorità del papa. Da qui la discussione infinita di teologi circa la possibilità di un papa eretico.

Eppure, il potere del Vicario di Cristo essendo concesso direttamente da Dio, non dalla Chiesa, non sarebbe mai concesso a chi intendesse alterarea la sua Fede. Il contrario è credere che lo permetta per conformarsi al conclave, o che ignori le intenzione di un eretico. Questa impossibile blasfemia è esclusa nel diritto della Chiesa, ma non nel capo di una folla sterminata di chierici.

Il ruolo del Papa, Vicario di Cristo, è, per definizione, rappresentare il vero Capo della Chiesa secondo la sua volontà di confermare tutti nella Sua Fede; ecco il suo principio fondamentale. E come si sa, “l’esercizio concreto e abituale di una funzione non può essere in contrasto con la definizione del principio costitutivo di tale funzione. Questa è la tesi logica, universalmente accettata dal diritto costituzionale e diritto civile; primo principio di diritto – è principio logico; perfettamente riducibile al principio d’identità e non contraddizione, pilastro d’ogni pensiero umano, metafisicamente costitutiva del pensiero divino. Quindi, una Chiesa con un papa eretico sarebbe in contraddizione con la volontà divina, perché, come è stato ricordato di sazietà, il potere del Papa è concesso immediatamente da Dio. Pertanto, non si può dire che Dio permette.

È vero che l’attuale situazione è permessa da Dio, ma solo nel senso che Dio permette che molti lo credano, sempre come prova per l’integrità della fede; E Dio permette pure che si creda a tante follie e assurdità, al di là di ogni logica e realtà teologica. Tanto è vero che quando il tempo di teologi San Roberto Bellarmino discusso la questione, è stato presto messo il concetto generale che l’eretico non appartenendo al corpo della Chiesa tanto meno può esserne la testa, concetto logico e biologico e tanto più teologico. Ma non è bastato.

La discussione è stata poi ripresa negli anni 69/70 con l’avvento dei «papi conciliari». Nel libro del Dr. Arnaldo Xavier da Silveira sull’ipotesi teologica di un papa caduto in eresia si discutono cinque casi esposti da San Roberto. Ora sul sì sì no no del 15/12 si aggiungono altre posizione di altri teologi, vale a dire Domingos Bañez e Charles Billuart. Entrambi confermano che il papa caduto in eresia si separa dal corpo e dall’anima della Chiesa, ma per Bañez, mantiene la giurisdizione perché essa concerte il governo della Chiesa società visibile. Per Billuard, il corpo fisico della Chiesa è senza testa, ma rimane un corpo “morale” per la giurisdizione. Anche il teologo Garrigou-Lagrange è d’accordo con Bañez sul governo che permane nel capo separato dal corpo della chiesa perché eretico. Si potrebbe, quindi, chiedere governo a quale fine? Naturalmente, si tratta di opinioni che non trovano l’unanimità tra i teologi, per la semplice ragione che fanno a meno del principio che tutto nella Chiesa è ordinato alla Fede.

Qui non è il caso di occuparsi di questo vespaio teologico, anche di grandi nomi, perché al cattolico dovrebbe bastare la Bolla di Papa Paolo IV, per cui già l’elezione di un eretico è nulla.

La domanda che si pone va solo nel senso di capire il motivo per cui questi religiosi vadano alla ricerca e raggiungano conclusioni dubbiose che danno poi per scontate. Nel caso dello strano scrittore del sì sì no no, lo si capisce già dal titolo: risolvere “Il problema dell’«una cum»” per istruire i suoi. Poco tempo fa, proprio lì, sulla 1ª pagina del noto quindicinale qualcuno, e si può immaginare che sia lo stesso, teneva a spiegare l’esistenza di “una Chiesa – due dottrine”!

La stessa certezza degli argomenti più impossibili per “provare” l’assurdità di una chiesa contro se stessa, di dottrina anti-modernista a pari della dottrina conciliare-modernista, si ripete ora per arrivare alla conclusione: “È pacifico, dunque, per la sana e più alta teologia della 1ª,2ª e 3ª scolastica (San Tommaso, Gaetano, Bañez e Garrigou-Lagrange),  che ammesso e non concesso che il papa cada in eresia, manterrebbe egualmente la giurisdizione e resterebbe Capo della Chiesa, pur cessando di esserne membro”. Grandioso. Così l’articolo “risolve” il suo problema sulle messe  «una cum Papa nostro … », ammesse di fronte al Signore crocefisso in comunione pur con un  eretico pubblico! Il lettore giudichi il peso di argomenti per arrivare a tale soluzione ricercata. Ma qui, come detto, si vuole piuttosto capire le ragione per cui dal tempo della controriforma si fanno questi esercizi di acrobazia teologica nella Chiesa.

Sarà il problema di un certo «disfattismo cattolico» che si fa largo dai tempi di Lutero, dando un salto d’insidia con le persecuzioni illuministiche della Chiesa? Nel mio vecchio articolo circa il tempo che “Roma ha rischiato di vegliarsi protestante” parlo dei due Papi che la Provvidenza ha inviato per affrontare le due questioni in grave pericolo: Paolo IV con la bolla Cum ex, ha definito dichiarando nulli i conclavi elettori di un eretico; e San Pio V, che ha confermato ciò ha codificato il Santo Sacrificio della Messa per sempre.

Purtroppo, l’esempio non è stato seguito onorando l’importanza del contenuto della Bolla del santo papa Paolo IV, come si vede dalla continuazione della discussione del “Papa eretico”, e sorprendentemente, anche oggi nella Chiesa dove si riconosce la presenza di questi, ma tenuti come canonicamente eletti! Naturalmente, in vista di tutto ciò che è stato codificato nella legge della Chiesa, ed è dettata dal principio logico sull’autorità apostolica del Papa, a motivo della carica di Vicario di Cristo, la ostinazione nel discutere ancora dell’assoluta sacralità del ruolo dalla cui ragione deriva la giurisdizione nella Chiesa, deve essere dovuta a qualche sentimento compulsivo. Non sarà forse una certa rispetto umano intellettuale di fronte a idee razionaliste, di vedere tutto, anche le questione naturali, sotto una luce soprannaturale?

L’effetto si vede nella tendenza a ridurre al relativo umano la questione dell’assoluto potere divino concesso al Vicario di Cristo, per non apparire esagerati. Così la Bolla essenziale per affrontare la presente calamità clericale viene messa da parte. Per non offendere altre religiosità o la massoneria? Ecco l’attuale ostacolo dei figli della Chiesa, vittime del disfattismo cattolico sollevato dal nemico.

Solo tornando all’amore di Dio e alla sacra identità unica e soprannaturale impressa nella Sua Chiesa si trova la via della ripresa. Ad essa si avvia col sentimento di “patriottismo cattolico”, quello represso dallo spirito illuminista e mondialista, impersonato oggi da Bergoglio. Tale spirito va spazzato via affinché i cattolici tornino ad essere fieri della propria Fede integra e pura che smuove montagne e sola può arricchire i popoli con la Verità che salva.