Risultati immagini per centrodestra diviso a VeronaSegnalazione di M.C.

A lato Stefano Casali

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In vista del voto i tosiani, orfani di Renzi, flirtano con una Forza Italia allo sbando. Ma devono vedersela con l'”ex” Casali. E con Croce, acerrimo nemico del sindaco. Mentre la Lega resta alla finestra.

di Carlo Cattaneo

Non c’è nulla da fare: le prove d’intesa tra destra e sinistra non si risolvono come le puntate di Masterchef dove, tra tegami e mestoli, cuochi provetti riescono a cucinare dessert prelibati. Lungo lo stivale il binomio dolci-politica non porta granché bene, tanto da finire spesso fuori dai menù. Dal naufragio del “patto della crostata” di casa Letta al vassoio dimenticato su cui è appoggiato il “patto del pandoro”, esistono infatti parecchie affinità. Eppure, c’erano tutte le premesse per la città scaligera di proporsi come nuovo laboratorio politico da declinare a esempio nazionale. Un modello da copiare che, dalle Amministrative, avrebbe traguardato la costituzione di quel rassemblement trasversale chiamato Partito della nazione.

IL “FLIRT” TRA RENZI E TOSI. L’idea di un “fidanzamento politico trasversale” per il governo della città era venuta al sindaco Flavio Tosi e all’ex premier Matteo Renzi, amici di lunga data fin dai tempi delle battaglie in Anci. Per la verità nelle intenzioni di Tosi c’era soprattutto il desiderio (i ben informati sul territorio sostengono che il sindaco, in cuor suo, nutra ancora una speranza) di un supporto del governo al fine di modificare la legge elettorale. Un escamotage che gli avrebbe garantito la possibilità di presentarsi per un terzo mandato. Ovviamente dopo le dimissioni di Renzi, a seguito del catastrofico risultato del referendum di dicembre, la possibilità di dare contorni definiti a quest’opzione s’è affievolita e su Verona, ora, regna il caos.

IL SINDACO PUNTA AL TRIS. Una matassa difficile da sbrogliare che sta favorendo, nonostante i faticosi tentativi di dialogo sul territorio, una frammentazione tra liste tradizionali di partiti, civiche, capibastone vari e come da tradizione rancorosi (spesso contro l’attuale primo cittadino). Un ginepraio da cui nemmeno la sinistra è immune. Tosi, nonostante le baruffe giudiziarie che hanno riguardato la sua Giunta, ostenta una grande tranquillità figlia della convinzione di riuscire a strappare un terzo mandato elettorale. Ci fornisce testimonianza la richiesta ufficiale rivolta dallo stesso sindaco all’ex premier lo scorso inverno: «A Renzi ho solo espresso l’auspicio di poter candidarmi per un terzo mandato come sindaco di Verona attraverso una legge ordinaria adottata dal parlamento». Opportunità che sembra affossata dal cambio della guardia a Palazzo Chigi.

All’interno di questo garbuglio, Tosi (quasi 17 mila le preferenze alla lista che hanno certificato un buono, ma non eccezionale, 18,6% cittadino alle Regionali) sta lavorando per garantire agli elettori delle valide alternative alla sua ingombrante figura. La prima, che solletica la fantasia del territorio, è un nome al momento tenuto segreto. Una personalità tanto nota da essere in grado di sbaragliare, fanno sapere i supporter del sindaco, qualsiasi concorrenza. Un’ipotesi affascinante che i rivali derubricano, però, al rango di un effetto speciale figlio della fantapolitica.

FORZA ITALIA ALLO SBANDO. La seconda, certamente più concreta, è la costruzione di un’alleanza con quel che resta di Forza Italia (poco più del 5%, pari a 4.500 voti di lista alle ultime Regionali), sempre più marginale nella politica locale. Un partito anarchico, preda di lotte senza quartiere tra potenti ed ex potenti. In questa direzione, infatti, proseguono gli abboccamenti dei tosiani con Alberto Giorgetti (uomo forte degli azzurri e già sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze guidato da Fabrizio Saccomanni durante il governo Letta), nell’ottica di continuare l’esperienza di governo cittadino, magari grazie alla creazione di un soggetto civico ad hoc.

IL VASCELLO (PER NULLA FANTASMA) DI CASALI. Nel mare magnum del centrodestra non è affondato il vascello (per nulla fantasma) di Stefano Casali, fino allo scorso autunno indicato come principale candidato allo scranno più alto di Palazzo Barbieri. Il 42enne avvocato penalista, vicino al senatore Gaetano Quagliariello, sta vivendo una fase politica personale delicata e in parte ambigua. Siamo a dicembre quando, nell’ambito di un evento, il consigliere regionale tosiano (al cospetto di tutte le sensibilità orbitanti nel centrodestra) rompe gli indugi e si “rende disponibile” per la candidatura a sindaco, immaginando un’apertura anche da parte degli amici di Forza Italia, partito in cui ha militato.

Croce, il primo nemico di Tosi nonché il paladino contro la cattiva amministrazione della città, si presenterà nelle vesti di candidato sindaco con la sua lista Verona Pulita

Dai partecipanti, secondo a quanto risulta a Lettera43.it, le reazioni sono duplici: da un lato, l’apertura al confronto da parte del centrodestra storico che vede in Casali una risorsa per compattare l’area, dall’altro, per i tosiani, solo una presa d’atto che però non ha scaldato i cuori. In primis quello del sindaco, orientato verso soluzioni diverse, a causa delle mutate condizioni politiche che hanno causato il congelamento del “patto del pandoro”. Un paio di settimane fa, un Casali decisamente seccato ha preso le distanze dal sindaco pur restando capogruppo della lista Tosi in Regione. In questa sceneggiatura, degna di una serie televisiva, un episodio a parte merita la figura dell’avvocato Michele Croce, anch’egli ex tosiano e oggi leader della civica Verona Pulita.

IL LAVORO DI CROCE SU AGEC. Croce, record storico di preferenze per un esordiente nel 2012 (718), è dirottato alla presidenza di Agec (senza compenso a causa dell’incompatibilità col ruolo occupato in Consiglio comunale). Si tratta dell’ente sociale che si occupa di case popolari, farmacie, refezione scolastica, cimiteri e onoranze funebri ma, soprattutto, di appalti urbanistici misti, pubblico-privato. È proprio questo novizio della politica che, spulciando faldone dopo faldone, atto dopo atto, contratto dopo contratto, si rende conto delle anomalie nella gestione di Agec. Stranezze rapidamente segnalate al sindaco.

CroceMichele Croce

La “denuncia” è la genesi dello scandalo balzato agli onori delle cronache con l’appellativo di “appaltopoli” (ma anche affittopoli e parentopoli, ndr), che costerà il posto, a soli tre mesi dall’insediamento, al neo presidente. Lo scalpore nell’opinione pubblica assume dimensioni di turbamento quando parte del board dell’ente entra in un’indagine culminata con gli arresti, eseguiti dalla guardia di finanza, di alcuni dirigenti. La vicenda si è in parte conclusa con alcuni patteggiamenti. Sempre grazie ad alcune denunce di Croce e di un imprenditore locale s’innescano anche le indagini che porteranno all’arresto del vice sindaco, Vito Giacino (poi dimessosi), per una vicenda di tangenti. Una brutta storia che si somma ad altri motivi d’imbarazzo portati alla ribalta dalla redazione di Report.

STRATEGIA ATTENDISTA DELLA LEGA. Croce diventa, dunque, il primo nemico di Tosi, nonché il paladino contro la cattiva amministrazione della città. Alle prossime Amministrative si presenterà nelle vesti di candidato sindaco con la sua lista Verona Pulita. La Lega Nord preferisce una posizione più defilata e attendista. Lo suggerisce, probabilmente, quel 12,32% alle ultime Regionali, seppur scorporato del 9,56% prodotto dalla Lista Zaia nella stessa competizione. Gli uomini di Alberto da Giussano non vanno oltre due possibilità: correre da soli con il senatore Paolo Tosato, al momento la più accreditata, oppure insieme a tutte le realtà della storica alleanza di governo cittadino (Casali potrebbe essere una sintesi apprezzata, ma si fanno anche i nomi di Alfredo Meocci e dell’imprenditore Massimo Ferro) senza la presenza di Tosi.

Bertucco, l’ex capogruppo in Consiglio comunale del Pd, paga la dura opposizione a Tosi, cui spesso i renziani hanno fatto invece l’occhiolino

Se il centrodestra Sparta piange, la sinistra Atene non ride. Nonostante il rilevante 22,57% alle Regionali, il primo partito della sinistra, complici le spaccature romane, deve far fronte alla separazione (sarebbe meglio dire allontanamento) di Michele Bertucco. L’ex capogruppo in Consiglio comunale del Pd paga la dura opposizione a Tosi, cui spesso i renziani hanno fatto invece l’occhiolino. Sarà il candidato di una lista “ortodossa” sostenuta da parte della Cgil, dagli ambientalisti e dalla galassia di sigle che sta alla sinistra del Pd. Una realtà che potrebbe strappare ai dem sei punti percentuali.

IL PD VALUTA FRANCHETTO. Il partito di Renzi, «con poche idee ma confuse» segnala una fonte dei democratici che vuole restare anonima, pare orientato, senza particolare entusiasmo, verso il nome dell’ex direttore di Telearena Gustavo Franchetto. La televisione veronese deve essere una sorta di academy del partito, alla luce del fatto che i tre principali nomi accostati agli ex comunisti sono legati, in modo diverso, a questa emittente: il direttore Mario Puliero, il deputato Alessia Rotta (che ha declinato l’invito) e, appunto, Franchetto.

M5S IN FORTE ASCESA. Infine, sulle rive dell’Adige si muove sottotraccia anche il Movimento 5 Stelle, 12,35% alle ultime Regionali, ora dato in forte ascesa nei sondaggi. D’altra parte, la storia recente del movimento dovrebbe suggerire attenzione da parte dei competitori locali, perché i grillini hanno dimostrato di sapersi imporre nelle realtà in cui maggiore è stata la dispersione del voto con l’aggravante di un’offerta politica, a destra come a sinistra, di basso profilo.