imageL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Il Cristianesimo, dopo la sua domenica delle Palme, di durata millenaria, passò al suo millennio di passione, in cui la Chiesa dovette vigilare sempre più affinché gli avversari di Gesù Cristo non intorpidissero con manovre di falsa conciliazione il suo clero, portandolo alla gogna dell’apostasia.

Nella Fede, si distinsero dall’inizio, quelli pronti a convertire il mondo e quelli propensi a convertirsi ai nuovi tempi. I primi, coscienti che la persecuzione alla Chiesa di Cristo è conseguente alla via tracciata dal suo Capo morto in croce, combattono la doppia battaglia, contro la decadenza propria e del mondo. I secondi, ritenendo irreversibile la scalata mondana, cercarono alleanze per convivere «cattolicamente» col mondo anticristiano.

In tal senso è sorta nei tempi moderni la politica delle grandi conciliazioni estesa al campo religioso; una politica dimentica del fatto che non ci sono articoli di scambio nel campo della verità. Trattare con quanto avversa la fede per avere pace svela avvilente ritorno alla miseria manicheista per cui diverse verità possono e devono convivere come il bene col male. E tale politica entrò poco a poco nella mentalità degli uomini di una Chiesa diplomatica.

Eppure, l’esempio che viene dal Signore e fu seguito fino alla morte, dal tempo dei primi cristiani ai nostri giorni in cui il cristianesimo è la religione più perseguitata del mondo, se non sempre con le armi, nella morsa di una politica sociale edonista che oscura la visione spirituale riguardo alla morte, al giudizio, all’inferno e al paradiso. Certo, il mondo moderno, abbagliato dalle luci dei grandi progressi materiali, ha promosso invece quegli spiriti illuminati decisi a «liberare» le coscienze dalle luci divine. Essi furono poi assecondati dai modernisti che fornirono a tale progressismo una loro «versione cristiana» che, come spiegato da san Pio X («Pascendi») parifica la Rivelazione divina niente meno che alla coscienza dell’uomo «naturalmente buono», creduto dai filosofi e preti modernisti!

La perversa incoerenza filosofica modernista consiste nel vedere l’idealismo immanentista, da cui proviene, come surrogato dei princìpi trascendenti che combatte. Il suo metodo è di ergere «valori contro principi», la ragione contro la fede, la scienza contro la religione, la sociologia contro la dottrina, il perdonismo contro la giustizia, la storia contro la Rivelazione. Ma per modernisti della risma di Roncalli, la Chiesa non ha nemici. Ecco la questione emblematica – allora i nemici erano ormai dentro la Chiesa, istituita per convertire le anime prese nella morsa del mondo, che soffoca il respiro del soprannaturale.

Oggi tutto ciò è schernito da quanti si accordano ai piani dei poteri terreni che operano per suscitare nella Chiesa un «nuovo corso» d’appoggio al nuovo ordine mondiale di marchio naturalistico. Ecco il lavoro interno della frecce apostatiche volute da tali enormi e subdoli poteri, dominanti la grande comunicazione. Si pensi alla promozione che la stampa ha fatto di figure lamentabili e vuote dal punto di vista cattolico come Roncalli, divenuto il «papa buono», il cui «pensiero moderno» si era messo al servizio del piano di umanizzare la Fede, per esempio sui novissimi. C’era bisogno» di una nuova «intellighenzia cattolica», apparsa col conclave in seguito alla morte di Pio XII; era l’ora della scalata dei poteri occulti per dominare il mondo e le anime, col concetto della «chiesa più aperta e universale». Tale «roncalpensiero» svolge l’idea che la Chiesa dovrebbe adottare un profetismo di «venture», un buonismo di misericordia senza condizioni; il «pensiero» prosseguito con Bergoglio.

Il Segreto di Fatima fu la loro pietra d’inciampo. Quando, come patriarca di Venezia, il 13 maggio 1956 fu inviato a Fatima come Legato pontificio, svelò allora l’idea di allineare quel Messaggio a una nuova pentecoste conciliare, ma avversa a conversioni. Li, davanti a mezzo milione di fedeli, pronunciò l’omelia in portoghese che aveva preparato su Fatima: “precorritore di una nuova Pentecoste del cui celeste effluvio ora cominciamo a misurare tutta la portata e le misteriose ricchezze”. Descrisse allora le apparizioni con poche parole. Sul Segreto e sull’Inferno disse: “Per il 13 luglio qualche incertezza. Ma Giacinta dice chiaramente risolvendo ogni dubbio: «No, il demonio non può essere; il demonio è tanto brutto e sta sottoterra». (Scritti e Discorsi del Patriarca di Venezia, Paoline, 1959, V.2, pp. 423, 425). Si noti l’ambiguità della frase pronunciata. Nell’apparizione, Maria aveva fatto vedere l’Inferno con i suoi demoni ai pastorelli; visione che ha formato la loro coscienza e volontà nel sacrificio per i poveri peccatori. E sappiamo come nella Chiesa la verità dei Novissimi e dell’inferno cominciava ad essere avversata. Per Roncalli, questa visione doveva essere ridotta a barzelletta pietosa! Era il modo come un chierico scaltro e vuoto riduceva la visione di Fatima, profezia di sventura, che aborriva, per farsi largo col suo «celeste effluvio» modernista.

La questione dei Novissimi, da allora sempre più abbandonata, torna ora nella prefazione di Vittorio Messori al libro di Vincenzo Sansonetti – «Inchiesta su Fatima. Un mistero che dura da cento anni». Non credo che dirà molto, e tanto meno sull’erezione del loro san G23. Costui, censurerò il Segreto, e pure l’intervista di Padre Fuentes prima della morte di Pio XII alla Veggente Lucia, poi costretta dal suo vescovo (per ordine dal Vaticano!) alla sua pubblica ritrattazione. Fatto è che le «profezie di sventura» disturbavano e disturbano ancora assai gli arcieri conciliari del Segreto di Fatima.

Don Villa di Chiesa Viva e il «Terzo Segreto»

All’epoca della pubblicazione del «Segreto» avevo preparato un lavoro sulla questione. Chiamai allora Don Villa per sentire se lo avrebbe pubblicato. Ho trovato una certa resistenza del Sacerdote già nell’ammettere l’autenticità della Visione profetica, che dimostra un simbolico attentato mortale contro la Chiesa e la Cristianità. Don Villa diceva: “Ma e chi sono questi a sparare per uccidere il Papa e quelli del suo seguito?” Rispose: -“Sono proprio quelle forze che attaccano la Fede e anche voi, che raggiunsero il bersaglio finale.” – “E le frecce chi mai spara frecce per uccidere?” rispose ancora: “Si capisce l’aspetto virtuale e per giunta di forze diverse dalle prima poiché interne alla Chiesa; frecce moderniste e apostatiche” (simbolo di conosciuto significato esoterico-occultomassonico).

A questo punto mi disse che la sua idea e di altri era un’altra. Ora si sa da Franco Adessa che la versione che riteneva buona riguardava solo il castigo come dedotto dalle ammissioni implicite del cardinale Alfredo Ottaviani che alludevano al segreto (apocrifo) di Fatima, di cui è stato promotore poiché a chi chiedeva se fosse vero diceva: «Pubblicate, pubblicate!» Si è visto quel che ha pubblicato “Chiesa viva” riguardo il supposto ‘Terzo Segreto di Fatima’. Si tratta della testimonianza di Franco Adessa, l’erede di don Villa, raccogliendo la visione del ‘segreto’ sostenuta dalla testimonianza indiretta del Cardinale Ottaviani, che conosceva i tre “segreti” di Fatima, di la Salette e quello, apocrifo, che potrebbe contenere qualcosa di vero. Dalle parti di esso approvate dal Pro-Prefetto del Sant’Uffizio, don Villa ha dedotto in tutto, poi trasformato in un libro, ma limitato alla parte del castigo, non di quella – più chiara nel 1960!

Sul card. Ottaviani va detto che, da elettore di Roncalli, non ammetterebbe mai che quella elezione di Giovanni 23 possa essere stata nulla. Perciò la visione de «Segreto», cioè del suo senso esplicito nel massacro del Papa col suo seguito, più chiaro nel 1960 era da evitare! Eppure, aveva visto il disastro che tale elezione causava nella Chiesa, e si era amaramente pentito di aver appoggiato Roncalli, al punto di pregare: «farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno morirò cattolico» («Carabiniere della Fede», E. Cavaterra).

Don Luigi Villa aveva capito la trama del Vaticano conciliare, ma a bloccare la sua piena testimonianza a riguardo era proprio la posizione dei suoi cardinali patrocinatori, Ottaviani in testa. Ha pubblicato un libricino per contestare G23 e tre per accusare Paolo 6. Ma senza arrivare mai al punto dell’accusa aperta, vera crociata sbandierata dal suo successore. Don Villa, quando ha scritto “La Chiesa di Paolo VI”, gli ho chiesto: “la falsa chiesa vero? Quasi si è offeso, come se non fosse il sunto della sua accusa. Ha pubblicato libri indicando le storture di Giovanni 23, Paul 6 e GP 2, troppo pesanti per essere taciute. Nei suoi ultimi anni, la sua rivista ha preso una posizione più aperta sugli “anticristi in Vaticano” (mgr Lefebvre), o anti-papa (Mons. Castro Mayer). Ma non si sentiva di andare oltre, mentre ora lo fa il suo erede.

Abbiamo visto che il Padre non accettò la terza parte del “segreto” pubblicata del 2000, e sollevò dubbi attorno alle interpretazioni di Ratzinger, insieme a Bertone e Sodano, che, in fondo servivano a espropriare il “segreto” a favore di Giovanni Paolo 2°. Ma ha usato questo altro testo, un falso segreto, che andrebbe visto come “segreto di Fulda”, questione di cui mi avevo occupato già dal mio primo libro, “Tra Fatima e l’abisso” del 1988, inviato a Suor Lucia.

Un mese dopo la Suora mi rispose attraverso la sua nipote Maria do Fetal, venuta a dirmi che il libro era corretto, ma troppo polemico! Non c’è da stupirsi! Si noti che il libro contiene anche la nota intervista a P. Agostino Fuentes, che la Veggente fu portata a censurare. Erano presenti alla visita della Fetal, il Rv inglese Robert Bellwood, della Santa Messa tradizionale e la religiosa francese, Marie Lucie Fouchet.

Tornando al «segreto» del cardinale Ottaviani nella testimonianza di don Villa, pubblicata poi da Franco Adessa, e che ripete il «segreto di Fulda», c’è molto da osservare. Lo ho fatto perché si sappia che è servita sempre per deviare dalla vera visione del «Terzo Segreto», e quasi certamente nel senso visto sopra di non contestare l’elezione di Roncalli-G 23, cui la visione autentica del massacro papale – più chiara nel 1960 – lo farebbe, come sostengo.

Rivedendo quel che si nota nel testo del “Segreto apocrifo”, pubblicato dalla rivista tedesca di Stutgard «Neues Europa» il 15 ottobre 1963, che fu «confermato» da Giovanni Paolo 2° nella sua visita del 1980 in Germania nella frase sul castigo, registrata e autenticata per essere pubblicata dalla rivista Stimme des Glaubens (10-81). Qui è riprodotta coi commenti di Sì sì no no, nº 2, anno VIII (jan. 82). “Domanda: “Che ne è del terzo segreto di Fatima? Non doveva essere pubbli­cato già nel 1960?”. Giovanni Paolo II risponde: “Data la gravità del contenuto, per non incorag­giare la potenza mondiale del co­munismo a compiere certe mosse, i miei predecessori nell’ufficio di Pie­tro hanno diplomaticamente prefe­rito soprassedere alla pubblicazio­ne”. “Nel sessantaduesimo anniversario delle apparizioni di Fatima, su ‘Sì sì no no’ a.V, n. 5, scrivemmo a riguardo del “terzo segreto”: “L’averlo taciuto… è equivalso a tac­ciare la Regina del Cielo di imprudenza e di inopportunità, è equivalso a ritenere la prudenza degli uomini superiore alla prudenza del Cielo (gli uomini sono ca­paci di tutto!!)”. Giovanni Paolo ce ne dà, ora, la conferma e… ha proseguito: “D’altra parte a tutti i cristiani può essere sufficiente sapere questo: se vi è un messaggio in cui sta scritto che gli oceani inonderanno intere parti della terra, che da un momento all’altro milioni di uomini periran­no, non è davvero più il caso di bramare tanto la divulgazione di un tale messaggio segreto”. Ripete così, quasi alla lettera, la profezia apocalittica dell’uffi­cioso “terzo segreto”, che circola, mai smentito (da Ottaviani), da anni: “…le acque degli oceani diverranno vapori, e la schiuma s’innalzerà sconvol­gendo, e tutto affondando. Milioni e milioni di uomini periranno di ora in ora…” (cf. n° cit. p. 1). “Nel tentativo di giustificare il silenzio dei suoi predecessori, Giovanni Paolo II ha, poi, affermato: “Molti vogliono sapere semplicemente per curiosità e gusto del sensazionale, ma dimenticano che sapere comporta anche una respon­sabilità. Si cerca soltanto l’appagamento della propria curiosità e ciò è pericoloso, se non si è in pari tempo disposti a far qualcosa, se si è con­vinti che nulla si possa fare contro il male”. « A questo punto GP 2 afferrò il Rosario e disse: “Ecco il rimedio contro questo male. Pregate, pre­gate e non chiedete altro. Affidate tutto il resto alla Madre di Dio.”

L’ATTUALE «ANATEMA AL FRAMASSONE ANTIPAPA FRANCESCO»

Franco Adessa mi aveva scritto che ha trovato sulla scrivania di don Villa il mio libro su Fatima. In esso elencavo i fatti cruciale per la Chiesa«più chiari nel 1960», ossia a partire del «Conclave del 1958» a cui il cattolico deve riferirsi se vuole affrontare la vera questione della missione del successore di Pietro per continuare ad operare seguendo il compito affidato agli Apostoli da Gesù, ossia di convertire i popoli della terra, prima di tutti il suo, gli ebrei, alla verità per cui è venuto al mondo. Gli uomini elevati a cariche di magistero, rimediano alla propria limitazione procedendo per amore a Gesù Cristo, alla Sua Parola, alla verità da Lui tramandata, conoscenza unica assicurata dall’Autorità di Dio in terra manifestata nella Sua Chiesa. Quando i credenti dimenticano l’importanza di questa presenza, o peggio, prendono  l’impostore per rappresentante di Dio in terra, siamo all’abominazione che segna l’inizio dei castighi finali.

Il Conclave del 1958, realizzò lo scopo d’introdurre l’umanismo massonico nella Sede del Vaticano, i cui risultati si vivono, ma il cui esito si sa solo che passerà per l’immane castigo che le profezie e i «segreti», anche questo apocrifo di Fulda, annunciarono. Il colpo da maestro di Angelo Roncalli, chierico di cervello fine a cui deve la carriera andata oltre le possibilità delle sue doti religiose e intellettuali, è tratto. Importanti osservatori politici lo avevano notato, anche con amicizia. In particolare cito alcuni scrittori non italiani poco propensi a commenti reverenziali.

Robert Kaiser, accreditato per seguire il Vaticano 2 come corrispondente del «Times magazine» ha stretto rapporti di amicizia con Giovanni 23 e lo descrive come «genio politico» che sotto l’apparenza di umile prete d’origini contadine era un «astuto rivoluzionario» (Robert Blair Kaiser, «Pope, Council and World», N.Y. Macmillan, 1963). Anche M. Trevor («Pope John», N.Y. Doubleday, 1967) nota che molti vedevano nelle attività di Giovanni 23 un aspetto «machiavellico». I, Avro Manhattan («The Vatican Moscow Alliance», N.Y. RalstonPilate, 1977) intravvedeva in lui un «rivoluzionario determinato» e un «Papa socialista».

Come si vede «l’enigma Giovanni 23» ha sollevato molti interessi già in quel periodo critico per la Chiesa e per il mondo. I più sagaci capivano che Roncalli anticipava una nuova classe di «rivoluzionari religiosi» dedicati a stabilire in modo occulto un nuovo ordine democratico, di cui una nuova chiesa universale sarebbe divenuta la gran «animatrice». Il MASDU!

Ma i gran prelati, come Ottaviani, frenavano i suoi amici, come don Villa, perché lo rispettassero come papa legittimo, raggirando perfino le possibili indicazioni dell’evidente realtà venute dalla Profezia di Fatima! Ecco il grosso guaio: gli ostacoli creati alla giusta resistenza dentro la stessa Chiesa.

Ora abbiamo l’anatema di «Chiesa Viva» a Bergoglio. È vero che esso si rifà alla Costituzione Apostolica «Cum ex apostolatus» di Papa Paolo IV. Ma questa doveva essere pubblicata da anni. Don Villa l’ha richiesta a noi per poi bloccarla. Un lavoro fatto con cura dove pure un preclaro Giudice aveva messo del suo. Si temeva che fosse applicata alla realtà che si viveva nella Chiesa? Ma se esisteva proprio per questo fine. E la situazione si è incancrenita coi nuovi «papi conciliari» al punto che ora si pubblica questo ANATEMA, che ha un po’ l’effetto di una «bomba bagnata», che non può esplodere per mancanza della miccia, che sarebbe il nome del «Alto Prelato» che accusa Francesco di essere un “eretico” al servizio di satana.

Ripete sì il Vangelo: «Sorgeranno molti falsi profeti (di venture) e inganneranno molti». Sì, dalla morte del Papa Pio XII! È vero, anche questo è giustamente rilevato dopo il 1958: «Non c’è stato più un Romano Pontefice canonicamente validamente eletto».

Per colmare il buco, però, si ripete il caso dell’«elezione di Siri – rimanendo legittimo e sovrano pontefice e Vicario di Cristo (Gregorio XVII) fino alla dipartita nel 1989!» E il poteri occulti nel Vaticano sono cresciuti a dismisura a punto di avere eletto Bergoglio e fatto santi G23 e GP2!

Si afferri certamente il Rosario per pre­gare e fare sacrifici, e chiedere l’intervento del Signore nella Chiesa affidata alla Madre di Dio. Fu promesso: “Alla fine il Mio Immacolato Cuore trionferà, il Papa mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e ci sarà un periodo di pace”. Ecco la promessa luminosa di Maria per il gran ritorno legato alla verità dell’intervento ottenuto dalla Mediazione della Madre di Dio che, confermata dal vero Papa, sarà pegno della generale conversione per la salvezza di molti. Un programma per la Chiesa di Dio: che Roma torni ad essere profondamente Mariana e si avrà pace!