Nel gennaio 2012 il nostro Circolo Christus Rex organizzò una Messa riparatrice allo spettacolo blasfemo di Milano, in cui veniva lanciato dello sterco sul volto di Cristo. Ma a Castellucci piace attaccare la Religione e ci riprova:

Segnalazione di Corrispondenza Romana

Duole che gli Italiani vengano conosciuti all’estero per la loro blasfemia. Ancor più duole che il nome del nostro Paese sia associato a quello dei suoi “figli” degeneri.

Di Romeo Castellucci (nella foto) ci eravamo già occupati. Anzi, se n’era occupata la stampa internazionale per la sua oscena rappresentazione dal titolo Sul concetto di volto di Dio, la cui scena centrale consiste in una gigantografia del Cristo raffigurato da Antonello da Messina nel Salvator Mundi, letteralmente inondato di liquami ed escrementi. Siamo purtroppo costretti a parlar di nuovo di questa sorta d’impenitente iconoclasta, acclamato dalla grancassa mediatica, per denunciare l’ennesima sua opera blasfema, opera che ha massacrato l’oratorio drammatico scritto da Paul Claudel e composto da Arthur Honegger, Giovanna al rogo, evidentemente dedicato a Santa Giovanna d’Arco.

L’Opéra di Lyon – teatro che riceve ed utilizza fondi pubblici grazie ad un’apposita convenzione sottoscritta col ministero della Cultura – ha malauguratamente ospitato lo spettacolo dal 21 gennaio sino al prossimo 3 febbraio. Quel che è avvenuto in scena è stato però una decostruzione metodica della «Pulzella d’Orléans», sfigurata in una sorta di “transgender”, a metà strada tra il casalingo in grembiule grigio-blu e la ballerina svestita del Concert Mayol tra la prima e la seconda guerra mondiale. Dovrebbe esprimere il «mistico» ed il «sacro», in realtà la protagonista può solo esprimere la propria depravata pazzia e manifestarsi vittima della propria assoluta psicosi. Un autentico scempio, dissacrante ed osceno, per questo vietato ai minori di 14 anni, ma non basta… in realtà, i contenuti sono tali da renderlo inappropriato per chiunque ed a qualunque età.

Lo stesso Castellucci ha dichiarato d’aver voluto «insorgere contro i simboli, contro l’agiografia, contro la commemorazione nostalgica della storia e contro la celebrazione dell’eroina celeste». Chiaro, no? Prosegue così quella persecuzione silenziosa ed incruenta, ma non meno violenta e letale, che punta non tanto ai corpi, bensì direttamente alle anime con bestemmie spacciate per arte. Dal canto suo, la Federazione Pro Europa Christiana ha subito lanciato una protesta on line al ministro della Cultura, protesta che ha raccolto già nel primo giorno oltre 11 mila adesioni. E questa è l’unica notizia positiva, emersa da questa storia (fonte: Osservatorio Gender).