image002Segnalazione del Centro Studi Federici

Si avvicina il “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Cogliamo l’occasione per ricordare la figura dell’artista istriano Gigi Vidris, che con le sue vignette illustrò in particolare la tragedia dell’esodo, denunciando i crimini dei comunisti (slavi e italiani) e le responsabilità della Democrazia Cristiana.
 
Biografia
Luigi Vidris, nato Vidrich, nacque a Pola il 25 gennaio del 1897. Trascorse l’infanzia in quel particolare momento storico che vide il prepararsi, da parte delle nazioni europee, alla prima guerra mondiale. E’ sui banchi di scuola che Luigi Vidris inizia a disegnare, facendo le caricature di maestri, professori e compagni di studi. 
Gigi Vidris avrebbe voluto recarsi a Monaco per studiare arte, ma per le precarie condizioni economiche del dopoguerra deve rinunciare e rimanere quell’autodidatta che è sempre stato per tutta la vita. Collabora con diversi periodici locali: “La Mosca”, “La Tarma”, “L’Unico” ed “El Grizolo”. 

Nel 1924 viene assunto quale segretario presso l’Istituto Tecnico “Leonardo da Vinci” di Pola, dove insegnerà disegno e calligrafia. Nel 1928, in seguito all’italianizzazione dei cognomi, cambia definitivamente il suo in Vidris. Partecipa nel frattempo a sempre più numerosi concorsi regionali, nazionali ed internazionali; espone in personali e collettive in tutta Italia. Sempre più numerosi i premi che egli si merita, finanche alla Biennale di Venezia. 
Alla conclusione della seconda guerra mondiale, allorché Pola viene occupata dal Governo Militare Alleato, egli illustra con abilità e sentimento la dolorosa situazione delle genti adriatiche della Venezia Giulia, collaborando attivamente a “El Spin”, settimanale satirico pubblicato a Pola dal 1945 al 1947. 
Nella primavera del 1947, per le tristi e dolorose conseguenze del Trattato di Pace, deve abbandonare la sua città natale come la maggior parte della popolazione. Si stabilisce a Torino, assunto quale segretario presso la Biblioteca Provinciale. Qui egli inizia una nuova forma di espressione artistica, ispirata alla vita semplice dei “barboni” della periferia torinese. Con tale nuova sua produzione artistica, subito apprezzata da tutti, Gigi Vidris partecipa con successo al “Salone dell’Umorismo” di Bordighera, del quale diverrà Presidente della Giuria internazionale. Nello stesso tempo continua la sua collaborazione con la stampa degli esuli ed anche con quella torinese e nazionale. Dal 1950 al 1956 è presente settimanalmente sul “Candido”, illustrando gli avvenimenti politici mondiali, sia con i famosi paginoni, che con molteplici vignette, che lo rendono apprezzato e noto in tutta Italia ed anche all’estero (U.S.A., Inghilterra, Portogallo, Jugoslavia), dove vengono spesso riprodotte le sue migliori vignette. 
Nel 1967 espone all’Expo di Montreal (Canada). A Torino collabora attivamente con “La Voce della Giustizia”, la “Gazzetta del Popolo”, la “Gazzetta della Sera” e “Pasquino”; a Milano è presente spesso su “L’esule” e “Sport Italia”, a Roma su “Difesa Adriatica” e sul “Travaso delle idee”, a Gorizia su “L’Arena di Pola”. 
Nel 1974 l’Editrice Bietti di Milano ha pubblicato il volume “Prigionieri del cielo”, nel quale ha raccolto ben 100 cartoni rappresentanti i “barboni”, che aveva l’abitudine di chiamare “pupoli”. Muore a Torino il 3 marzo 1976.