di Antonello Boassa

Israele: primo grave errore geopolitico di Trump

Fonte: L’interferenza

Nonostante la risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu decretata per la prima volta senza il veto degli States contro i piani di Israele di nuove colonizzazioni in Cisgiordania e nonostante l’impegno gravoso di Papa Francesco per aprire l’ambasciata della Palestina in Vaticano e di dichiarare che non si tratta di costruire uno stato perché “lo stato della Palestina esiste già”, Donald Trump, infischiandosene di tanta autorità e della volontà generale internazionale di porre fine alla criminale opera di spoliazione della Palestina, fa intendere che è d’accordo sul trasferimento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, il che significherebbe di fatto l’espropriazione di Gerusalemme est dalla Palestina stessa.

A ciò si aggiunga il proposito di costruire nuove colonie tra Gerusalemme e il Mar Morto 1) che comporterebbero la divisione della Cisgiordania in due parti e con essa la fine di ogni speranza di uno stato palestinese.
Non solo propositi. L’avvio dei lavori per la costruzione di tre imponenti insediamenti, ovviamente illegali, in Gerusalemme est è stato già deciso dal Comune mentre il Governo ha dato il via alla costruzione sempre in Cisgiordania di 2.500 abitazioni 2)
Annessioni ufficiose? Poco importa. Con il silenzio pavido e complice delle grandi e medie Potenze, con l’appoggio dell’ attuale Presidenza degli States che ha osato compiere ciò che nessun Presidente Usa aveva mai osato realizzare, quelle annessioni potranno con il tempo essere “ammesse” dalla “Comunità internazionale” e diventare di fatto terra di Israele.

Trump si è presentato all’opinione pubblica come un buon affarista che ha come sua volontà precipua il benessere dell’America: protezionismo moderato; ritorno in patria delle imprese per assicurare occupazione, fine delle ostilità con Mosca, stabilizzazione del Medio Oriente…Credo che abbia iniziato piuttosto male. La sua decisione di nominare David Friedman ambasciatore in Israele a Gerusalemme non è bagnare le polveri ma accenderle. Non penserà lui e il repellente Netanyahu che i Palestinesi se ne stiano buoni e tranquilli davanti alle ruspe? E’ presumibile pensare che si crei un movimento di massa difficile da sostenere. Non solo. Che le fiamme della rivolta si propaghino in molte aree del pianeta. E la Russia, con la quale Donald vuole mettersi in affari, tollererà che si accenda nel già infuocato Medio Oriente un altro focolare di violenza? E la Cina che pretende l’esistenza di due stati perché si avvii – secondo i suoi desiderata – un processo di pace nella Regione affinché la Via della Seta possa svilupparsi anche nel fianco meridionale del Continente, non userebbe tutte le potenti armi di cui dispone, diplomatiche, economiche, per contrastare il progetto sionista? E, soprattutto, l’aggravarsi dei conflitti tra le grandi potenze per una tale insensata decisione non potrebbe portare altro alimento alla “rivoluzione colorata ” sorosiana contro Donald Trump negli States?
E taccio – per dovere di brevità- le bordate che verrebbero dall’Iran, dalla Siria, dagli Hezbollah…