Le due settimane che iniziarono a cambiare tutto

cambiamentoSegnalazione di Raimondo Gatto

di Nicolò Meier

1) TRUMP BASTONA LA GERMANIA: il presidente USA ufficializza la politica economica USA, che NON prevede più la “centralità” dell’euro per l’Europa in un’ottica americana dove per riequilibrare la bilancia dei pagamenti è necessario che la Germania la finisca di approfittare dei vantaggi che le da l’euro.

2) L’EURO NON E’ PIU’ IRREVERSIBILE NEMMENO PER DRAGHI: rispondendo a Marco Zanni, il capo della BCE dice invece che dall’euro si può uscire eccome, e che basta pagare.
Sul “basta pagare”, ovviamente e come già spiegato, Draghi sogna, ma un po’ lo si capisce anche, non può dire null’altro che questo fino all’ultimo.

3) LO STUDIO DI MEDIOBANCA: esce un report di Mediobanca che fa scalpore. Se l’Italia esce dall’euro, ci guadagna. A differenza degli anni scorsi, dove anche la stessa Mediobanca fece lavori inediti e con un finale simile, stavolta la notizia fa il giro d’Italia e d’Europa.
Tutto il mainstream lo accoglie con stupore, non se lo aspettavano, ma l’alto valore scientifico, con cifre e numeri, non lascia spazio ad interpretazioni.
Insomma, si può prendere per il culo Salvini che dice di uscire dall’euro, ma Mediobanca no…Ora però non più nemmeno Salvini.

4) LA PAURA DI UNICREDIT: il colosso bancario italiano per eccellenza e che lunedì si appresta a varare l’aumento di capitale più mostruoso della storia bancaria italiana, scrive ai suoi soci che c’è il concreto rischio della fine dell’euro. A differenza di Mediobanca, però, si sofferma più sulle eventuali conseguenze per se stessa, e non per il sistema paese: conseguenze che potrebbero essere non buone, secondo loro, perchè “la fine dell’euro potrebbe causare incertezza, quindi un rallentamento dei prestiti sovrani”.
Qui però di numeri e dati non ce ne sono…Resta il fatto che anche Unicredit apre improvvisamente allo scenario.

5) DALLA DERISIONE AL CORTEGGIAMENTO SPIETATO:
Il convegno di Milano “Oltre l’euro”, con tra gli altri i prof. Borghi e Bagnai, raggiunge in totale più di 1milione e 200mila persone in streaming,
roba da speciale di “Porta a Porta”. E a differenza dei “Basta Euro” di 3 anni fa, stavolta l’interesse nei media è enorme. Claudio Borghi è più ricercato di Belen Rodriguez, lo chiamano tutti, per sapere, per conoscere….Ne parla ogni giornale, persino Repubblica (e senza denigrarlo), ampio spazio su LA7 e Sky.

Una volta lo tranciavano in partenza, perchè “non si può, e se si può è un disastro, punto!”, ora invece il tono dei giornalisti è “ma una volta usciti,
lei cosa farebbe per questo, quello e quell’altro?”. Interesse, incredulità. Ma soprattutto tanti, tantissimi riposizionamenti in corso.

6) IL BATTESIMO DEL MAINSTREAM A FAVORE DELL’USCITA:
sabato 4 febbraio 2017 è una data che molti di noi ricorderanno anche per questo. Per la prima volta in assoluto da un canale mainstream e da un suo telegiornale viene rilasciato un servizio “ottimista” in favore dell’uscita dall’euro.
L’onore spetta al TG di LA7, dove si afferma che, se curato bene il processo di uscita, l’Italia ha tantissimo da guadagnare. Per onestà intellettuale dobbiamo anche dire che le cifre di cui parlano (56 miliardi) non si capisce da dove le abbiano tirato fuori, e quindi invitiamo tutti, per ora, a NON prenderle sul serio, a differenza di Mediobanca (che infatti ‘sta molto più “schiscia”).

7) SCHAEUBLE DA RAGIONE A TRUMP SULL’EURO:
in un’ottica di critica alla politica monetaria di Draghi sui tassi, il ministro delle finanze tedesco si ritrova quindi a dover dar ragione al presidente USA che lo attacca.
Schaeuble dice con una nonchalance disarmante che il valore dell’euro è troppo basso per la Germania. La Germania, paese storicamente inflaziofobico, vede rialzarsi l’inflazione in casa sua e questa cosa proprio non la mandano giù. Questo rilancia pesantemente un’idea che gli
industriali tedeschi hanno sempre tenuto lì: l’uscita della Germania, “dall’alto”. Oppure, come probabilmente vorrebbero loro, la creazione dell’euro
A e dell’euro B, con ovviamente i paesi dell’euro B che si terrebbero i debiti in euro A.
Stronzi, si, ma mica scemi…Se questo avverrà o meno, dipenderà soprattutto dal grado di collaborazionismo degli altri.

8) DOPO L’IRREVERSIBILITA’ DELL’EURO, CADE ANCHE IL MITO DEL “PIU’ EUROPA”: e la cosa fantastica è che ad affossare i due miti sono stati i due protagonisti principali. Draghi per l’euro, la Merkel per la UE.
La Merkel ufficializza per l’ennesima volta che non rinuncerà mai al suo surplus per accontentare il resto d’Europoa. Ma poi, per la prima volta, si spinge ben oltre e dice che l’Europa potrebbe continuare il suo cammino comune a 2 velocità. Al summit di Malta tira aria di “liberi tutti”, ma l’impressione è che l’impreparazione regni sovrana.
Chi parla di Europa a 2 velocità, chi a 3.
Alla fine nessuno ancora dice quale sarebbe la soluzione: ovvero a 18 velocità. La Merkel butta l’occhio sul prossimo summit di Roma, a marzo, dove potrebbero esserci “annunci importanti”.

Siccome il cetriolone è dietro l’angolo, già da ora vi invitiamo a scaldarvi per quel giorno: Roma dovrà ribollire di orgoglio italiano. Preparatevi.
E da qui ad allora, state attenti ad ogni cosa. E se finora ci avete seguito con passione, da oggi ad allora seguiteci con attenzione elevata al cubo.

9) I COLLABORAZIONISTI COMINCIANO GIA’ A “COLLABORAZIONARE”: intervistato alla Rai, il commissario Sandro Gozi dice che lui e loro (del PD) hanno sempre detto che la soluzione è che l’Europa prosegua a due velocità. Una faccia di ghisa impressionante. E si dichiara pienamente contento della dichiarazione della Merkel.
Fa ancor di più Enrico Letta, che scrive un post dove, oltre a ricalcare le parole di Gozi, dice che l’Italia deve restare nell’euro A.

Insomma, Letta s’illude di restare con la “razza padrona”, mentre loro chiaramente ci vogliono nel blocco B. Quindi siamo al paradosso totale che i
nostri peggiori nemici ci vogliono meno male delle nostre elite politiche.

State pronti, perchè ci siamo quasi. Ma come avrete capito, non sarà una passeggiata.

2 Risposte

  • Interessante. Andrebbe approfondita la regione della retromarcia PD, che ora tenta di svendersi come “l’antieuropeo dell’ultimo minuto

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