Sessualità a scuola, bufera sui libri proibiti

libri-passatoSegnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line

di Marco Managò

In Sardegna è scoppiata una feroce polemica a causa di un professore di religione delle scuole medie che ha chiesto di acquistare due libri (“Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa” e “Facciamolo a skuola”) che sono stati giudicati troppo “spinti” dai genitori degli alunni.

Una comunità spaccata

La polemica ha diviso in due la comunità locale e i genitori degli stessi studenti. Come avviene spesso in questi casi, i giudizi non sono stati concordi e, a fronte di chi ha boicottato l’acquisto, c’è chi lo ha accolto come una manna dal cielo, come una sana iniezione di cultura e di emancipazione per i propri pargoli. La vicenda ricorda un po’ le note e colorite storie di Don Camillo e Peppone.

Il parere del Vescovo (conciliare, N.d.R.)

Alla proposta di Giovanni Siotto, il giovane docente di 32 anni, impegnato in due scuole medie della provincia di Nuoro (una nel capoluogo e una nel Comune di Ottana), ha replicato duramente mons. Mosè Marcia disapprovando l’iniziativa. Il vescovo di Nuoro, sollecitato anche dai genitori in disaccordo con il docente, ha respinto le immediate critiche di sessuofobia e indisponibilità. Ha ricordato come non sia un delitto parlare di sessualità a scuola, purché si svolga in ossequio al sesto comandamento, senza la pretesa di impartire lezioni di sesso.

I genitori contrari all’acquisto dei testi “incriminati”, ritenuti non così indispensabili alla crescita dei propri figli e non presenti nei programmi didattici, hanno interpellato i presidi delle scuole: non ci stanno a passare per conformisti e perbenisti.

Lezioni di “sesso” a scuola

I media hanno alzato il tiro riferendosi a lezioni di sesso a scuola; in realtà il professor Siotto ha precisato di aver solo consigliato l’acquisto di questi libri da leggere a casa, con la supervisione di un adulto. Il docente si è difeso, spiegando come il suo intento fosse quello di aprire gli occhi ai ragazzi dinanzi ai pericoli del cyberbullismo che, molte volte, si lega a un’insana sessualità. Ha ricordato come il suo non sia stato un ordine quanto un consiglio e ha rivendicato anche il parere favorevole dei suoi alunni, augurandosi di non incorrere in ingerenze riguardanti il proprio operato di educatore.

I libri “proibiti”

I testi al centro della polemica sono stati entrambi scritti dalla giornalista Marida Lombardo Pijola e pubblicati da Bompiani. Il primo, edito nel 2007, dal titolo “Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa”, documenta cinque storie vere, di ragazze tra gli 11 e i 14 anni. Assicuravano ai genitori innocue uscite in compagnia mentre dopo i “necessari” cambi d’abito si recavano nelle discoteche a ballare, con pose esplicite, sui cubi posti nei locali.

L’altro volume, pubblicato nel 2011, dal titolo “Facciamolo a skuola”, tratta, sempre sulla scorta di documenti di vita vissuta, il pessimo rapporto dei giovanissimi con il sesso, evidenziando il fenomeno delle prestazioni a pagamento (magari in cambio di semplici ricariche del telefono) che avvengono addirittura all’interno delle mura scolastiche. L’autrice non ha digerito le pesanti accuse rivolte ai suoi volumi ma ha ammesso la necessità che la lettura avvenga alla presenza di un adulto.

Genitori sui social

A placare le acque, in un contesto di uso non sempre corretto del web, hanno contribuito proprio i social, attraverso i messaggi distensivi di alcune mamme. L’intento di tutte le parti, comprese anche le amministrazioni locali coinvolte, sembra quello, dopo il divampare della polemica e dei toni duri, di incontrarsi e di trovare un accordo, salvaguardando il diritto di informazione e conoscenza dei ragazzi, effettuato con mezzi idonei e proporzionati all’età.

L’educazione sessuale

La problematica dell’educazione sessuale è seria e, purtroppo, spesso viene sottovalutata. Non si può certamente ignorare ma occorre la delicatezza necessaria con ragazzi adolescenti che troppo facilmente hanno nel web la principale, se non l’unica, fonte di informazione. Occorre soprattutto che i genitori si riapproprino della loro responsabilità educativa, senza inutili contrapposizioni ideologiche fini a se stesse.

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