L’Associazione Sursum Corda compie un anno: resistere al rispetto umano

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Segnalazione di Carlo Di Pietro

Dio sia lodato!

Oggi la nostra Associazione compie un anno. Il giorno 8 marzo 2016, data di fondazione di Sursum Corda, affidavamo questa piccola opera a san Giovanni di Dio. Il Martirologio romano, qui consultabile in PDF, lo ricorda così: «A Granata, nella Spagna, san Giovanni di Dio, Confessore, Fondatore dell’Ordine dei Fratelli Ospedalieri degli infermi, rimasto celebre per la misericordia verso i poveri e per il disprezzo di se stesso: dal Papa Leone decimoterzo fu proclamato Patrono celeste di tutti gli ospedali ed infermi». Preghiamo spesso il nostro speciale Protettore affinché ci sia maestro nel disprezzo di noi stessi ed esempio nella vittoria contro il rispetto umano. Sant’Alfonso attesta, con i savi Padri, i Pontefici, i Dottori ed i Santi, che «chi prega si salva, mentre chi non prega si danna» (clicca qui).

Cogliamo la lieta occasione per fornire, a noi stessi innanzitutto, poi agli altri, Dio volendolo con il mite e devoto esempio di vita, alcune preziose indicazioni di Cornelio Alapide. Concentrarsi solo su Dio, quindi sul prossimo per amore di Dio, proprio come faceva il nostro san Giovanni, è anche un portentoso antidoto contro la superbia e le lusinghe del mondo. Tuttavia ci è difficile fare bene, anzi è impossibile, senza la preghiera.

Allo scriba che lo interrogava: «Quod est primum omnium mandatum? – Qual è il primo di tutti i comandamenti?»; Gesù rispose:  «Primum est: “Audi, Israel: Dominus Deus noster Dominus unus est, et diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo et ex tota anima tua et ex tota mente tua et ex tota virtute tua” – Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”» (san Marco, XII, 28-30). Se non amiamo Dio, non saremo neanche in grado di amare il nostro prossimo come Dio vuole. E cosa significa amare Dio? Ci risponde l’Apostolo dell’amore: «In hoc cognoscimus quoniam diligimus natos Dei, cum Deum diligamus et mandata eius faciamus. Haec est enim caritas Dei, ut mandata eius servemus; et mandata eius gravia non sunt – Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i Suoi comandamenti; e i Suoi comandamenti non sono gravosi» (I san Giovanni, V, 2-3). In questo si traduce, sinteticamente, la nostra esistenza terrena!

Il rispetto umano è una schiavitù. Quale atto più servile che quello di ridurre e di costringere se medesimo alla necessità di conformare la propria religione al capriccio altrui? Di praticarla, non più secondo le norme del Vangelo, ma secondo le esigenze degli altri? Di non adempiere i propri doveri, se non nella misura voluta dal mondo? Di non essere cristiano, se non a compiacimento di chi ci vede? Sant’Agostino condanna i savi del paganesimo, i quali, mentre con la ragione vedevano un Dio unico, per rispetto umano si piegavano ad adorarne molti. Ed in forza di un altro rispetto umano, il cristiano vigliacco non serve al Dio che conosce e nel quale crede: quelli erano superstiziosi e idolatri; questo diviene oggidì, per rispetto umano, infedele ed empio. Quelli, per non esporsi all’odio dei popoli, praticavano all’esterno quello che internamente ripudiavano, adoravano quello che disprezzavano, professavano quello che detestavano (De Civit. Dei). E noi, per evitare le censure degli uomini, per una vile dipendenza dalle vane usanze e dalle massime corrotte del secolo, noi disonoriamo quello che professiamo, profaniamo quello che riveriamo, bestemmiamo, se non con la bocca, con le opere, non già, come diceva l’Apostolo, quello che ignoriamo, ma quello che sappiamo e riconosciamo. I pagani contraffacevano i devoti, e noi cristiani ci facciamo scimmie degli atei. La finzione di quelli non riguardava che false divinità, e quindi non era più che una finzione; presso di noi, al contrario, la finzione riferendosi al culto del vero Dio, diventa un’abominevole impostura (Sermon sur le respecthum).  Ora, il fare così non è un rendersi schiavi, e proprio in quello in cui siamo meno scusabili, perché si tratta dell’anima e dell’eternità? […] Nati liberi, tali dobbiamo inviolabilmente mantenerci per Dui, cui si deve culto, fede, rispetto, adorazione, riconoscenza, amore […].

Preghiamo per i nostri Sacerdoti, per le nostre famiglie e per le intenzioni della nostra Associazione, affidandoci alla protezione di san Giovanni di Dio.

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