Nel 1981 Monsignor Pierre Martin Ngô Đình Thục (1897 – 1984), già arcivescovo emerito di Hué, Vietnam, conferì la consacrazione episcopale a tre sacerdoti tradizionalisti, tra i quali figura il domenicano Michel Louis Guérard des Lauriers (1898 – 1988), coautore del famoso Intervento Ottaviani[1]

Nel corso dei successivi trent’anni, numerosi chierici fedeli alla tradizione hanno ricevuto gli ordini sacri dai vescovi creati dal prelato vietnamita. Tuttavia, alcuni continuano a metterne in dubbio la validità e/o liceità.

Negli anni ’90, don Anthony Cekada decise di condurre un’approfondita ricerca a riguardo, analizzando la questione sia dal punto di vista sacramentale che canonico. Il sacerdote, superato lo scetticismo che l’aveva inizialmente spinto ad optare per l’invalidità, divenne al termine delle sue indagini uno strenuo difensore delle consacrazioni.

Proponiamo sotto la trascrizione di una videointervista del 2011 in cui don Cekada, [2] rispondendo alle domande di Stephen Heiner (True Restoration Media), spiega quali furono i motivi che lo indussero ad interessarsi del caso e come lo risolse, rivelando inoltre alcuni significativi aneddoti riguardo i diversi protagonisti coinvolti nella vicenda.

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Di seguito, riportiamo succintamente le conclusioni tratte da don Cekada al termine della sua ricerca.

I requisiti per la validità di una qualsiasi consacrazione episcopale non sono assolutamente numerosi. La legge ecclesiastica e l’ordinaria prassi pastorale, nonché l’opinione di tutti periti di diritto canonico e di teologia morale, concordano nell’affermare che nel momento in cui un rito Cattolico [3] viene impiegato per conferire un sacramento, nessuna ulteriore prova è necessaria per confermarne la validità.

Ogniqualvolta un vescovo – validamente consacrato – innalza al rango episcopale un sacerdote – anch’egli validamente consacrato – rispettando la materia e la forma sacramentale prevista e, oltre alla retta intenzione ministeriale si serve, come evidenziato in precedenza, di un rito Cattolico ‘non sospetto’ (nella fattispecie: Pontificale romano, 1908), ebbene, non è opportuno avanzare alcuna ulteriore perplessità.[4] Spetta agli eventuali detrattori presentare le eventuali prove d’invalidità e, nel caso esaminato, dopo trent’anni nessuno è stato in grado di produrre alcun elemento decisivo in tal senso.

Se esaminiamo le consacrazioni conferite a Mons. Guérard des Lauriers, a Mons. Moisés Carmona y Rivera (1912 – 1991) e a Mons. Adolfo Zamora y Hernández († 1987), dobbiamo riconoscere oggettivamente tre fatti:

  1. Mons. Thục fu validamente consacrato vescovo da Mons. A.-F. Drapier il 4 maggio 1938;
  2. Nel 1981 egli ordinò vescovi Guérard des Lauriers (sacerdote dal 1931), Carmona e Zamora y Hernández (sacerdoti dal 1939). Esistono le fotografie della cerimonia e le dichiarazioni scritte dei testimoni presenti; [5]
  3. Mons. Thục effettuò entrambe le consacrazioni servendosi d’un valido rito Cattolico (fatto deducibile dalle fotografie e dalle testimonianze dei presenti).

Questi tre elementi, prove inoppugnabili, sono sufficienti per poter ritenere pienamente valide le ordinazioni, perciò ogni cattolico è tenuto a rispettare la genealogia episcopale così creatasi. [6]

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A conversation with Fr. Anthony Cekada on the Thc consecrations

West Chester, Ohio, USA

December 2011

By Stephen Heiner

Introduzione e traduzione a cura di Federico Colombera


[1] In particolare, è possibile leggere il documento originale in latino redatto e firmato da Mons. Thuc e sottoscritto dai testimoni presenti: http://www.thucbishops.com/Open_Letter_to_%20Bp_Kelly_FULL.pdf , pag. 97 (consultato il 23 marzo 2017).

[2] Per quanto riguarda la liceità delle stesse, basti dire che per poter esprimere un fondato giudizio occorrerebbe prima vagliare la situazione della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; ad ogni modo, a prescindere da tale disamina, le conclusioni appena esposte non potrebbero comunque subire alcuna revisione.

[1] Il titolo dell’opera originale, pubblicata nel 1969 e sottoscritta dal Card. Ottaviani, è Breve esame critico del Novus Ordo Missæ. Il saggio mette sotto accusa la riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II.

[2] La versione integrale del video è reperibile cliccando sul seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=6EgS2GNdLoE

Durante l’intervista viene pure citato il recente lavoro di Mario Derkesen, consultabile su www.thucbishops.com.

[3] Con la Costituzione Apostolica Pontificalis Romani recognitio del 18 giugno 1968, a tre anni dalla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-65), Mons. Montini (‘Papa’ Paolo VI) promulgò la riforma degli ordini sacri per diaconi, sacerdoti e vescovi, rimodellando radicalmente l’antico rituale, tanto da suscitare serissimi dubbi sulla validità della nuova prassi.

[4] Canonicamente parlando, la Chiesa dà per scontato che anche la materia, la forma e l’intenzione dei sacramenti siano sempre validi, a meno che non ci siano concrete prove per affermare il contrario. Vengono monitorati solamente i registri in cui si annotano gli estremi dell’avvenuto conferimento dei sacramenti. Ovviamente, pure il sacerdote che riceve l’ordinazione episcopale deve avere l’intenzione di ricevere il sacramento con le giuste disposizioni ed in piena libertà.

[5] In particolare, è possibile leggere il documento originale in latino redatto e firmato da Mons. Thuc e sottoscritto dai testimoni presenti: http://www.thucbishops.com/Open_Letter_to_%20Bp_Kelly_FULL.pdf , pag. 97 (consultato il 23 marzo 2017).

[6] Per quanto riguarda la liceità delle stesse, basti dire che per poter esprimere un fondato giudizio occorrerebbe prima vagliare la situazione della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II; ad ogni modo, a prescindere da tale disamina, le conclusioni appena esposte non potrebbero comunque subire alcuna revisione.