Dopo il passo indietro dell’Austria sul piano europeo per la ricollocazione dei migranti, il governo ungherese accusa l’Italia di continuare a “ricattare” l’Ungheria sulle politiche migratorie.

Altro che nuovo slancio unitario. I festeggiamenti per l’anniversario dei sessant’anni dell’Europa unita si sono appena conclusi, ma nel Vecchio Continente sono subito tornate le tensioni.

A dividere è ancora il dossier immigrazione. Ieri, a sorpresa, Vienna ha annunciato il ritiro dell’Austria dal piano europeo per la ricollocazione dei migranti. E oggi, il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs, ha puntato il dito contro l’Italia, accusando Roma di ricattare Budapest sulle politiche migratorie.

“Il governo Renzi ci ha ricattati facendo pressione politica su di noi e sul resto dei Paesi dell’Europa centro-orientale per la ricollocazione dei migranti legata all’approvazione dei bilanci Ue”, ha detto, secondo quanto riporta l’Ansa, il portavoce del premier ungherese, Viktor Orbán. “Il governo Renzi ci dava lezioni su come applicare regole e rispetto dei valori Ue”, ha attacato Kovacs, citato dalla stessa agenzia. Il riferimento è ovviamente allo scontro tra Roma e Budapest sulle ricollocazioni dei migranti. Per spingere Orbán ad accettare il piano europeo di “relocation”, infatti, l’Italia ha minacciato più volte di porre il proprio veto sui bilanci comunitari. Un atteggiamento poco costruttivo secondo Budapest, che critica anche il nostro attuale esecutivo. “Le cose non sono cambiate a livello europeo, le pressioni politiche proseguono”, ha aggiunto Kovacs, “ma questa non è la strada giusta”.

Nonostante le pressioni europee, però, sui migranti Budapest è intenzionata a mantenere la linea dura. Nel giorno della visita del commissario europeo per gli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, arrivato oggi nella capitale ungherese per discutere proprio di politica migratoria e gestione delle frontiere europee, entra in vigore nel Paese la legge approvata il 7 marzo scorso dal premier, Viktor Orbán, che prevede la detenzione per tutti i migranti che arrivano in Ungheria. Da oggi, tutti i profughi che tenteranno di attraversare le frontiere magiare saranno detenuti nei container dei centri allestiti nelle “zone di transito” che si trovano al confine con la Serbia e con la Croazia, dove saranno costretti a rimanere per tutto il tempo necessario al governo di Budapest per esaminare la domanda di asilo presentata dai profughi. La nuova legge si applica a tutti coloro che cercano di attraversare illegalmente i confini del Paese, compresi i minori di 14 anni. Per questo, la decisione preoccupa l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Per l’UNHCR, infatti, la legge viola il diritto internazionale sui rifugiati e rischia di impressionare ulteriormente uomini, donne e bambini già traumatizzati.

I migranti non saranno “rinchiusi”, ha chiarito però il premier ungherese, commentando l’entrata in vigore della controversa misura decisa da Budapest. I container situati al confine ungherese potranno essere abbandonati dai migranti in qualunque momento perché resterà aperto un varco verso il territorio serbo, ha specificato Orbán, che oggi sarà a Varsavia, dove incontrerà i capi di governo dei quattro Paesi del gruppo Visegrad.

Segnalazione di Raimondo Gatto . Fonte http://www.ilgiornale.it/ del 28 marzo 2017