downloadSin dagli esordi della sua controversa campagna elettorale, Donald J. Trump ha sempre ostentato un orientamento marcatamente “pro-life”, confermato poi dalle prime azioni di governo ed, in ultimo, dall’ennesimo botta e risposta avuto ieri con la Planned Parenthood Federation of America.

“Una cosa su di me”

Ma perché il nuovo presidente Usa è così determinato sull’argomento? A svelare un retroscena poco conosciuto è stato l’autore di besteller George Beahm nel suo “Trump contro tutti”. Nell’aprile del 2011, infatti, il tycoon – in un’intervista dai toni inusualmente confidenziali – aveva rivelato alla Cbn un episodio della sua vita privata: “Una cosa su di me. Io sono un tipo molto rispettabile. Sono pro-vita, ma ho cambiato idea molti anni fa”.

E infatti, nel lontano 1989, un tycoon ancora convintamente “pro-choice” era finito nel mirino degli attivisti antiabortisti – di cui oggi è il paladino – che, a suon di minacce, lo avevano costretto a disertare un evento di beneficenza, da lui stesso co-sponsorizzato, dedicato a Robin Duke Chandler, il presidente emerito della National Abortion Rights Action League.

Le ragioni di questa inversione di marcia sono ulteriormente esplicitate, dallo stesso Trump, nel corso dell’intervista con David Brody di The Brody File. “Una delle ragioni per cui ho cambiato – aveva proseguito l’attuale presidente Usa – è la moglie di un mio amico che era incinta, in quel caso sposata. Era incita e lui non voleva davvero il bambino. E mi stava raccontando la storia. Piangeva mentre me la raccontava. Alla fine lo ha avuto ed ora è la luce dei suoi occhi. È la cosa migliore che gli sia capitata”. Poi, aveva aggiunto: “E c’è un bambino a cui non sarebbe stato permesso di venire al mondo”.

Il “mattone” della vita

Ma ad ispirare la svolta “pro-life” dell’allora candidato del Partito Repubblicano, come dimostra un articolo scritto di suo pugno ed apparso il 23 gennaio dello scorso anno sul Washington Examiner, sono state anche considerazioni metaforicamente mutuate dal suo background professionale.

“Io sono un costruttore. Per costruire bisogna seguire un metodo. Ci si serve di molte arti tra cui l’ingegneria è la più importante. Le regole per assemblare le strutture –  scriveva all’epoca il tycoon – sono molto rigide proprio come lo sono le regole della fisica. Le regole hanno superato la prova del tempo e sono diventate il modo per assembleare le strutture che perdura e che produce bellezza”.

Le regole richiamate da Trump, ovvero quelle “che funzionano sin dall’epoca della fondazione”, sono scandite dal preambolo della Dichiarazione d’indipendenza del 1776 che elenca “determinati diritti inalienabili” degli individui, tra cui “la Vita”.

“Con il tempo la cultura della vita di questo Paese ha preso a scivolare verso una cultura della morte”, asseriva poi il tycoon facendo riferimento al famosissimo caso Roe vs. Wade con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti, il 22 gennaio 1973, decretò l’incostituzionalità della legge del Texas che vietava l’aborto, riconoscendo così il diritto all’interruzione della gravidanza anche in assenza di problemi di salute della donna, del feto e di ogni altra circostanza che non fosse la libera scelta della persona.

Da allora, come sottolineava Trump nel passaggio più evocativo del suo ragionamento, milioni di bambini mai nati “non hanno avuto la possibilità di diventare dottori, musicisti, agricoltori, insegnanti, mariti, padri, figli e figlie. Non hanno avuto la possibilità di arricchire la cultura di questa nazione o di contribuire con i propri talenti, le proprie esistenze, i propri affetti e le proprie passioni al tessuto di questo Paese. Mancano e ci mancano”.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/perche-trump-e-pro-life-il-retroscena/