400px-Fałat_Julian,_PopielecSegnalazione di Interris, quotidiano internazionale on-line

di Fabio Beretta

“Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris”. Le parole pronunciate da Dio nel giardino dell’Eden, e che accompagnano la cacciata dal paradiso terrestre di Adamo ed Eva, segnano l’inizio della Quaresima, un tempo di preghiera, digiuno e penitenza durante il quale i cristiani si preparano alla grande festa della Pasqua. “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai” (Genesi 3,19), è la stessa frase che caratterizza la celebrazione peculiare del Mercoledì delle Ceneri. Tradizionalmente ricavate dai rami d’ulivo benedetti in occasione della Domenica delle Palme dell’anno precedente, le ceneri, e il rito della loro imposizione, hanno origini antichissime.

Il significato biblico

Da Abramo a Giuditta, le ceneri, assumono un duplice significato nella storia dell’Antico Testamento. Sono segno della debole e fragile condizione dell’uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Gen 18,27). Giobbe, riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: “Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere” (Gb 30,19). Ma la cenere è anche segno di penitenza, di chi si accorge del proprio agire “malvagio” e decide di “convertirsi”. Noto, a tal proposito, il testo della conversione degli abitanti di Ninive dopo la predicazione di Giona: “I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: “Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore” (Gdt 4,11). Inoltre, Giuditta, prima di intraprendere l’ardua impresa di liberare Betulia, “cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, supplicò a gran voce il Signore” (Gdt 9, 1). Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù stesso, parlando delle città di Corazin e Betsaida, afferma che avrebbero meritato la stessa fine di Tiro e Sidone se non avessero fatto penitenza con cenere e cilicio (Mt 11, 21).

La penitenza “pubblica” nel medioevo

È da queste pagine che i Padri della Chiesa, come San Cipriano, Sant’Ambrogio, San Girolamo e altri, alludono spesso alla penitenza “in cinere et cilicio”. A cavallo tra il V e il VI secolo, quando la Chiesa istituì la “penitenza pubblica”, scelse proprio la cenere e il sacco per indicare il castigo di coloro che avevano commesso peccati gravi e notori. Il periodo di quella penitenza canonica iniziava il mercoledì, primo giorno di Quaresima, e terminava il Giovedì Santo. Nella Roma del VII secolo, quaranta giorni prima della Pasqua, i penitenti si presentavano ai presbiteri, confessavano le proprie colpe e, se era il caso, ricevevano un vestito di cilicio impregnato di cenere. Essi restavano esclusi dalla chiesa, con la prescrizione di ritirarsi in qualche abbazia per compiere la penitenza.

La benedizione delle ceneri

Il primo formulario di benedizione delle ceneri risale all’XI secolo. Il rito di imporle sulla testa dei penitenti, gesto simbolico che si rifà alla tradizione biblica, si diffuse rapidamente in tutta Europa. Inizialmente venivano deposte sul capo degli uomini, mentre alle donne veniva fatta una croce sulla fronte. Inoltre, esso era riservato solo ai penitenti. Poi, essendo in seguito abolita la penitenza pubblica, il rito fu esteso a tutti i fedeli per richiamare alla memoria il comune destino mortale causato dal peccato originale.

Le “stationes” romane

A Roma, capitale dell’Impero e sede papale, a partire dal V secolo, si sviluppa la tradizione delle “stationes” quaresimali: i fedeli, ogni giorno, si radunano e sostano presso una delle tante “memorie” dei Martiri, che costituiscono le fondamenta della Chiesa di Roma. Nelle Basiliche, dove vengono esposte le reliquie, è celebrata la Santa Messa preceduta da una processione, durante la quale si cantano le Litanie dei Santi. Si fa in questo modo memoria di quanti, con il loro sangue, hanno testimoniato Cristo.

La prima notizia storica ufficiale, registrata nel “Liber pontificalis”, risale a Papa Ilario (461-468). È scritto che il Papa donò alla Chiesa di Roma una serie di vasi sacri da utilizzare nelle chiese in cui avvenivano le stationes. Questa pratica si diffuse poi in tutta Europa e nell’Africa del nord. Nei calendari liturgici che non seguono il Martirologio Romano venivano esplicitamente ricordate le chiese stazionali dell’Urbe, per sentirsi in piena comunione con il Papa. Una prima riorganizzazione e sistemazione delle stationes avviene, secondo la tradizione, con Gregorio Magno.

La riforma di Gregorio Magno

Il Papa si recava nella chiesa vicina a quella stazionaria. Lì si recitava un’orazione, quindi prendeva forma la processione che, al canto delle litanie dei santi, giungeva alla chiesa stazionaria dove si partecipava a una veglia di preghiera, successivamente sostituita dalla celebrazione eucaristica. Questo avvenne fino all’esilio avignonese. Nel 1870, le stationes non ebbero più luogo, a causa dei moti che portarono all’unità d’Italia e alla presa di Roma. Bisognerà attendere l’inizio del XX secolo per vedere rinascere le stationes romane, grazie a monsignor Carlo Respighi, che dal ’31 al ’47 sostenne e incoraggiò questa tradizione. Paolo Vi fu il primo Pontefice a riprendere l’uso di presiedere la prima “statio“, quella che per tradizione si svolge nella basilica di Santa Sabina sull’Aventino.

Santa Sabina, la “statio” del Papa

La scelta di partire proprio da questa particolare chiesa è probabilmente dovuta al fatto che anticamente la processione iniziava dalla chiesa di Santa Anastasia, nei pressi del Circo Massimo, e dunque la salita all’Aventino simboleggiava il cammino di purificazione dell’anima verso la perfezione spirituale. Santa Sabina non è sempre stata la prima “statio”. Infatti, fino a una certa epoca la Quaresima cominciava la domenica e in questo giorno le processioni iniziavano sempre dalle grandi basiliche. (…)

Fonte: QUARESIMA, IL SIGNIFICATO DELLE CENERI di Fabio Beretta