Bergoglio e rabiniL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Nessuno creda che mi metterò a parlare delle squallide questioni in voga sul suicidio personale e altro. Penso che quello che ci deve interessare è la matrice di tanto squallore, mascherato di libertà e dignità umana … di perdersi in eterno. Per salvare da tale perdizione il Signore è venuto per spartire la vita in questo mondo, fatta di fatiche, lacrime e sangue, ma che superata nel suo corso, può offrire la vera libertà, che è il desiderio di conoscere e arrivare alla Verità.

Pertanto il Signore creò la Chiesa, depositaria del Suo Sacrificio, che raccolse tutti i dolori, fatiche, lacrime e sangue, dovuti agli errori e peccati degli uomini. A noi spetta onorarlo con amore e riconoscenza per beneficiare di quel riscatto di cui non saremmo mai capaci da soli. Perciò parto sempre dalla questione principale.

La missione della Chiesa è, quindi, l’insegnamento di questa partecipazione nell’onore e amore di Cristo Signore, gloria di Dio e speranza nostra in mezzo ai molti deliri e delitti umani, da testimoniare per carità, affinché siano evitati, mentre preghiamo di esserne preservati, sempre nel Sacrificio affidato alla Santa Chiesa, fortezza della fede (Dn). Quando manca la sua difesa nel Santuario è l’ora di tutte le abominazione della desolazione finale. Ci siamo?

Ecco su cosa vigilare, coscienti che già avvenne l’abbandono della sua difesa, e che ora continua nella Sede che era della Chiesa, ora occupata da altri per avviare lavori di demolizione ecumenistica, accompagnate da profusi e scandalosi  casi di «communicatio in sacris». Ma per le questioni gravi della società sono cani muti.

Lavori in corso ma tenuti segreti?

Sembra che le trame per l’aggiornamento bergogliento della liturgia sia roba segreta, conosciuta solo attraverso voci nei corridoi vaticani. Ma il fatto che circolino è solo un segnale che si vuole andare oltre lo scempio che si conosce dal 1967 del «novus ordo missae» NOM! Si tratterebbe de una commissione mista di cattolici, luterani e anglicani il cui lavoro sarebbe coperto da silenzio stampa! Ma come, abbiamo foto di Paolo 6 con la sua commissione di protestanti di allora, e la promessa della sua evoluzione continua per mettere a punto una messa a cui sia possibile la partecipazione di tutte le confessioni «cristiane»; gli ortodossi sono caso aparte.

Sentiamo l’informatissimo Marco Tosatti / ttps://www.marcotosatti.com/2017/03/01/messa-ecumenica-lavori-in-corso-la-consacrazione-imbarazza-i-riformati-lescamotage-del-silenzio/):

«L’ipotesi prevede una prima parte di liturgia della parola, che non presenta problemi; dopo il riconoscimento dei peccati, e la richiesta di perdono a Dio, e la recita del Gloria, ci sarebbero le letture, e il Vangelo.

«Sarebbe allo studio il problema del Credo. Le Chiese protestanti, pur riconoscendo il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, recitano di preferenza il Credo apostolico. La Chiesa cattolica li alterna. In fondo neanche questo punto dovrebbe costituire un problema maggiore.

«Così come la presentazione delle offerte, anche se da studiare con attenzione, non sembra offrire ostacoli maggiori al progetto. [L’offertorio è già stato liquidato dal NOM].

«Il nodo centrale è quello dell’eucarestia. La visione cattolica dell’eucarestia differisce profondamente da quella luterana e di altre confessioni protestanti. E naturalmente la liturgia in questo momento così fondamentale, in cui per i cattolici avviene la transustanziazione (non così per i riformati) non può non essere diversa per i diversi celebranti.

«Ma come celebrare una liturgia comune dividendosi chiaramente, nell’enunciazione, proprio al culmine dell’evento? Una delle possibili soluzioni prospettate sarebbe il silenzio. Vale a dire che dopo il Sanctus, nel momento in cui normalmente durante la Messa vengono pronunciate le parole: “Padre veramente Santo …” i celebranti potrebbero tacere, ciascuno ripetendo mentalmente la ”sua” formula. La parola torna a regnare nella congregazione con la recita del Padre Nostro. Non è chiaro poi come si dovrebbero formare le file per ricevere l’eucarestia.

«Ecco, questo è quanto abbiamo sentito, e riferiamo. Una parziale conferma che ci sono, da qualche parte, dei lavori in corso, l’abbiamo avuta da questo articolo di Luisella Scrosati, su la Bussola Quotidiana, in cui si parla di un escamotage “trovato” nel Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, allora presieduto dal Cardinale Kasper, con il quale si riconosceva la validità dell’Anafora di Addai e Mari (preghiera eucaristica della Chiesa assira d’Oriente, più conosciuta come Chiesa nestoriana). Una preghiera che non conteneva le parole della consacrazione, “se non, come afferma il documento del 2001, ‘in modo eucologico e disseminato’, cioè non in modo esplicito (“Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue”), bensì ‘sparse’ nelle preghiere che compongono l’anafora. Sarebbe perciò utilissima come principio giustificativo di una nuova preghiera eucaristica senza parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti”. Quella liturgia era dedicata solo alla Chiesa caldea e alla Chiesa assira, nel caso che ci fossero problemi pastorali. Ma figuriamoci se un dettaglio così minuscolo può avere peso nella febbre ecumenica attuale. De minimis non curat praetor…»

Parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti?

Ma se da sempre la Chiesa del Signore è di scandalo per le religiosità umane! Si vergognavano i preti di Essa. Ecco che oggi sono molti dei suoi consacrati a volersi liberati proprio di quanto dava forza, ragione, difesa della vita nella Unam Sanctam. Che cosa rimane a loro? Fantasmi di paglia per il gran fallò della fine dei tempi! Erano liberi di suicidarsi, hanno fatto di questa libertà per l’inferno, un pegno da insegnare alle masse incretinite e apostate quanto loro!

In verità, la domanda da porsi per quelli che sperano vedere un giorno la Chiesa restaurata in una Cristianità che converte e salva, è semplice: – Quali furono i veri tarli che hanno minato le sue difese? La risposta viene dai Concili Ecumenici, ma più ancora dall’azione di Papi Santi.

C’è da risalire ai tempi in cui la Chiesa rischiò d’essere occupata da deviati sulla Sta. Messa, profanata dalle idee protestanti ed ecumeniste. Già allora, grandi prelati erano preoccupati di non approvare dottrine o liturgie che potessero urtare i fratelli protestanti.

Il Signore istituì la Chiesa firmando il Suo potere divino a Roma

Dal tempo in cui si preparava il II Concilio del Vaticano, vari studiosi si sono applicati a ristudiare la questione dell’autorità nella Chiesa. Essa all’inizio fu affrontata da studiosi “progressisti” in vista dell’eventualità di dover contestare un’autorità papale tradizionale che resistesse ai piani della pianificata “evoluzione teologica e liturgica”. Cadendo tale necessità, in conseguenza delle aperture di Giovanni 23 e poi delle innovazioni liturgiche di Paolo 6, con il capovolgimento teologico provocato dal Vaticano II, furono gli studiosi tradizionalisti ad intraprendere lo studio sulla legittimità delle autorità del nuovo corso. Infatti, esse hanno determinato una crisi istituzionale nella Chiesa che è tutt’ora in corso e, mal percepita, sembra di soluzione umana quasi impossibile. Infatti, nell’intraprendere lo studio sulla legittimità delle autorità hanno trovato un terreno minato da «opinioni teologali» contraddittorie.

Qualcuno aveva intravisto la normativa della Bolla di Papa Paolo IV come chiave per schiudere e risolvere la questione dell’autorità. Era di capitale importanza per la Chiesa occupata dalla “gerarchia conciliare”, ma essa stessa non era stata più onorata ma dimenticata dopo S. Pio V.

Altri studiosi scelsero, piuttosto che ricorrere al Diritto canonico, riprendere tesi formulate da teologi classici come il Card. De Vio detto Gaetano, il Card. Roberto Bellarmino, Francesco Suarez ecc., che, pur se in certi aspetti collimano con lo stabilito dalla Bolla Cum ex apostolatus officio (1559) di Papa Paolo IV, la evitano nella conclusione. Fatto davvero strano vedere come era possibile avere opinioni di teologi messe al di sopra di un documento apostolico infallibile nella materia trattata.

Questa Bolla fu sempre molto avversata per le drastiche misure che prevedeva, ragion per cui molti ancora oggi cercano di formulare nuove teorie su basi canoniche o filosofiche, ritenendo che il valore della Costituzione di Papa Paolo IV sia dubbio, in quanto il suo contenuto non pare  sia direttamente manifesto nel corpo del Codice di Diritto Canonico voluto da San Pio X e promulgato da Benedetto XV nel 1917. Naturalmente la materia trattata dalla Bolla è varia e non tutta attuale nei tempi moderni. Ma la sua parte principale, trattando dell’Autorità di Dio nella Chiesa è necessariamente  di Diritto divino. Perciò le sentenze «ipso facto» contro delitti al cospetto di Dio, senza necessità di alcun pronunciamento dell’autorità ecclesiastica, come del resto è nel Codice Canonico (Can. 188 § 4 del CIC del 1917).

Come cattolici, sappiamo che è il potere spirituale quello che guida la sorte delle società in Terra. L’azione umana è guidata dal pensiero, che a sua volta dev’essere guidato dal senso spirituale, per dare valore alla vita che trascende la materia e il tempo. Nella carenza di tale direzione cattolica, è patente il crescente grado e conflittualità dell’ordine planetario. Il che è la controprova della necessità del vero potere vicario di Gesù Cristo per l’armonia della vita nel mondo. Il gravissimo problema di questa mancanza è sorto nell’era moderna a causa di uno spirito di rivoluzione apparso nel Rinascimento, scoppiato con la Riforma e che ha preso forma dominante con la Rivoluzione francese. In tutte queste tappe in Papato è stato a rischio, ma ha resistito a tempeste assai violente. Non così negli ultimi tempi, quando il guaio si è svelato in forma d’inganno senza veri difensori della Chiesa.

Dai termini della Bolla si capisce come tutto era stato profetizzato, per quanti hanno «orecchie da sentire e occhi da vedere» spiritualmente. Parimenti la Bolla «Quo primum tempore» di San Pio V per la perenne preservazione del Santo Sacrificio della Messa Cattolica, che oggi si vuole cambiata per non urtare i fratelli protestanti, suoi accaniti nemici.

Veniamo a questo «suicidio assistito» attuale della chiesa conciliare, praticato dai suo stessi capi. Come si vede esso fu lungamente assistito dall’interno e dall’esterno. Dall’esterno dai nemici miranti a un «papa secondo i loro bisogni» (della massoneria); Dall’interno, da quei teologi e preti che hanno messo in dubbio le parole chiare della Bolla sul Papa legittimo:

  • 6 – «Nullità della Giurisdizione ordinaria in tutti gli eretici.

«Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un Vescovo…  oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a Cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla Fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i Cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso subsequente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, ne essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam … facultatem) a tali persone promosse come Vescovi od Arcivescovi o Patriarchi o Primati od assunte come Cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione, private di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate).

  • 7 – Liceità delle persone subordinate di recedere impunemente alla sua obbedienza.

Nel senso della negazione della definizione apostolica di Papa Paolo IV abbiamo, non solo tutto l’apparato conciliare che è la personificazione clericale di quanto accusato, ma anche le pubblicazioni vaghe come del sìsìnono di dicembre dove si conclude sulla legittimità de «papa eretico» attuale: “È pacifico, dunque, per la sana e più alta teologia della 1ª,2ª e 3ª scolastica (San Tommaso, Gaetano, Bañez e Garrigou-Lagrange),  che ammesso e non concesso che il papa cada in eresia, manterrebbe egualmente la giurisdizione e resterebbe Capo della Chiesa, pur cessando di esserne membro”. Naturalmente i Papi Paolo IV e San Pio V sono esclusi di tale “sana e più alta teologia”, sempre che sia vero che quei teologi dicano realmente il contrario di quanto è nella definizione papale. Tutto per “risolvere” i problemi dell’autore dello scritto sulle messe  «una cum Papa nostro … », in comunione con l’eretico pubblico di fronte al Signore crocefisso!

Rivediamo brevemente il tutto: La legge della Chiesa (e ogni logica) dice che per essere eletto papa nella Chiesa, il «papabile» deve professare la Fede integra da confermare per mandato divino. Ciò non può decadere nell’esercizio della carica papale, per cui il Signore ha pregato (Lc 22, 32). La fede si può tradire, ma conservare per sé (caso di Onorio I). l’idea di «papa eretico» che non predica la Fede perché ne è privo ed pure ne predica contro, è una contraddizione in termini; non può Vicario di Cristo e anticristo, in qual caso va rimosso perché è già figura contraria alla preservazione e difesa della Chiesa che un papa rappresenta. Risalendo alla sua elezione nel conclave il cattolico può trovare dove si è inserito l’errore umano che lo ha reso nullo, con tutte le sue conseguenze. Chi crede a questo crede alla parola apostolica e infallibile del Papa. Chi lo nega si poggia su opinioni nemmeno confermabili, di San Tommaso? Ma per favore!  Così vanno verso quel taglio dell’ossigeno e del vitto soprannaturale della Chiesa che è la Fede nel Santo Sacrificio della Messa preservato dall’Autorità divina del vero Papa, suo primo difensore. Ecco cos’è celebrare la S. Messa professandosi «una cum» quello che vuole – ancora più di Paolo 6 – imbastardirla nella salsa ecumenista e protestante, pronta a negare la Transustanziazione, il Mistero di cui vive la vera Chiesa e nella cui relativizzazione si suicida la setta conciliare.

Il male è che la caduta di questa Babilonia sembrerà inizialmente al mondo che sia la caduta della Chiesa romana. L’ultimo inganno per tante anime attaccate più all’aspetto naturale della Chiesa che a quello soprannaturale in cui vive in eterno.