LO SGOVERNO ITALIANO DEL SUICIDIO ASSISTITO NAZIONALE

goyaL’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Una notizia da censurare in Italia, data la sua ululante attualità: «Il 27 aprile la BKA, la polizia federale criminale, ha mandato in stampa un rapporto sulla “Criminalità nel contesto della migrazione” (Kriminalität im Kontext von Zuwanderung), in cui si registra un incremento di quasi il 500% di crimini sessuali commessi da immigrati (aggressioni sessuali, stupri e abusi sessuali sui minori) nel corso degli ultimi quattro anni» (Lorenza Formicola, su «L’Occidentale» del 15 giugno 2017).

Il governo che concede il sesso in prigione, non sa fare i calcoli sulla impervia pressione sessuale dei cosi detti rifugiati, in grande maggioranza giovani disoccupati e senza donne, per non dire senza obblighi legali a proposito che misconoscono? Anzi con inviti di fare figli quanto possono per una rapida occupazione europea (Erdogan) ?

Quando i presidente dell’INPS, in combutta con una classe dirigente di smidollati, a servizio di una classe potente di eversivi, promuove la migrazione selvaggia, lo fa in vista di una proiezione improponibile. Infatti, ricorre ai numeri positivi per l’INPS degli immigrati di 10 anni fa e più, che erano di tutt’altra proporzione e natura e perciò assimilabili. L’esperienze francesi e inglesi a proposito non hanno fatto forse capire che le turbe non hanno perché adattarsi a un ambiente che odiano?

Dalla notizia sopra, sulla criminalità sessuale in Germania, si può capire che saranno le donne a dover cambiare abitudini drasticamente. La maggioranza di giovani africani è particolarmente focosa e si troverà in uno spazio aperto all’erotismo sfrenato di costumi, che è di strada. Quando la sodomia è legale cosa è mai proibito? Il limitare le nascita sarà valido per le donne, ma non per la spensierata, aggressiva controparte. Così come risultato dei numeri sopra ci saranno sicuramente più aborti, ma anche più nascite.

Non è a ciò che mirano i piani globalisti per l’omogeneizzazione delle popolazioni, che vanno d’accordo con quelli mussulmani, e ora trovano il plauso perfino dell’INPS? Ma, allora sarà tutto nel senso contrario dell’idea dell’Italiano come «popolo di poeti di artisti di eroi di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori»; il criterio di sopravvivenza etnica è ormai aggiornato al nº sufficiente di contribuenti INPS o al nº esplosivo di disoccupati a cui provvedere!

L’idea balorda era di raggiungere una nuova popolazione lavorative, aggregando etnie africane varie approdate dall’Africa, spinte dalla nuova intellighenzia venuta dal vuoto che vedeva una «grande occasione dell´ora presente!» Non importa chi siano e che possibilità o intenzione abbiano di adattarsi al Paese. Anzi, la maggioranza mira al nord Europa o alla Francia. Basta vedere come attendono giorni per un passaggio furtivo che li porti nel Regno unito. Per ora à la loro preoccupazione a Ventimiglia come a Calais.

Ma quanto a mantenere la priorità di estendere ai migranti il «principio contributivo» vitale per l’INPS, passeranno gli anni e fin là il sistema pensionistico – oggi in crisi – avrà avuto il tempo per scoppiare con un continuo aumento di vecchi, a la decrescita sensibile delle nascite della popolazione autoctone: ecco il nuovo nome per gli italici del futuro nero. E non solo riguardo al mantenimento di pensioni e di «valori pensionistici». Sarà permesso dire che tutto ciò indica uno stato di gran castigo? Se non sarà permesso dirlo, non per questo la realtà prevista potrà essere cambiata: già è presente!

LA SGOVERNO ITALIANO È DA SEMPRE IMPOSTO DA ALTRI

Come sempre, la questione è profondamente religiosa: la Provvidenza volle che in Italia fosse messa la Sede della Chiesa di Gesù Cristo. Ecco che l’Italia va ridotta alla miseria. Ma tale compito negli anni fu affidato agli stessi italiani. Dati più che prevedibili, a causa di una apostasia strisciante e al calo demografico dovuto alla migliore aspettativa di vita della popolazione. Quando il conforto diviene rischioso, solo una certa austerità volontaria può compensarlo. Ma cosa nella vita moderna la induce? Niente. Così, la gente beve la notizia che perfino l’attuale arrivo a diecina di migliaia di «rifugiati» potrebbe a arricchire il mercato lavorativo in deficit. Non si vede come sarà possibile, ma in democrazia tutto si spera!

Il risultato sarà tutt’altro: la sistematica opera di sostituzione della popolazione con i giovani africani pronti a formare famiglie con le italiane delle aperture all’«altro», seguirà le regole di altre religioni e culture! Eppure, vi è chi pensa poter paragonare questo a l’immigrazione europea del passato, di persone e famiglie trasferite in paesi ricchi e spopolati ; i circa 27 milioni di italiani che hanno lasciato l’Italia tra il 1870 ed il 1970, per vivere soprattutto in America Latina e Stati Uniti. Là, hanno contribuito alla formazione di quei popoli, influenzandone la vita economica e sociale. Sperare qualcosa di simili da africani disperati in Italia è idea folle.

Da l’altra parte aspettare che tali sgovernanti di questa Italia siano in grado di risolvere le situazioni di questa immigrazione di persone che chiedono assistenza sociale, fuggendo dai paesi dove questa non esiste, pone l’interrogativo sull’operazione pilotata, anche tramite organizzazioni canaglie, interessate nel traffico clandestino convergente verso l’Italia, la pancia molle del mondo.

Ma come s’è visto, «alto locati» politici leggono l’evento in un’altra chiave, anche perché non sapendo che fare si adeguano ai fatti. Se poi c’è bisogno di una chiave, ricorrono a quella fasulla dell’illuminato anticristo di turno, Bergoglio. E come si è detto, se qualcuno cerca ragioni per identificarlo tale, ecco subito questa: spingere l’Italia alle prese di una migrazione rovinosa nel presente e di guai incalcolabili per il futuro di un Paese già con un alto tasso di disoccupati.

Si può credere che mai prima nella Storia tanti socialisti, agnostici, atei e quant’altro sono d’accordo con la sgangherata mentalità bergogliona sull’«accoglienza cristiana». Come sono buoni con gli stranieri e duri con i locali! Forse sarà per la riparazione, sempre d’aspetto cristiano» degli anni di colonialismo europeo, di cui adesso sono i «rifugiati» a cercare il benessere, visto in TV. Una massa di disperati all’avanguardia di milioni di altri che sognano di venire da quest’altra parte di tale «progresso». Un’accoglienza illusoria se pretende seguire principi cristiani, perché l’apprensione verso i migranti, che sono ripuliti, rivestiti, col cellulare in mano, che hanno alloggio e una discreta paga, significa trascurare i poveri di casa, che sarà il loro futuro. Infatti se per i nostri non è previsto un reddito di (non) cittadinanza, che taliani se lo possono solo sognare, per gli altri durerà solo fintanto esistono, cioè, se la stampa be parla.

Quindi, come sempre, la questione è profondamente religiosa; si tratta semplicemente dell’aggiornamento dell’amore cristiano per il prossimo, persona concreta, verso ub «amore» per l’umanità, che è solo finzione letteraria. Il tale «aggiornamento» non prevede affatto un amore per entrambi, no, quest’«amore» è quello umanitarista, sillonista, illuminista, per cui o uno è nel novero dell’ipotetico altro dell’immaginario socialistoide o non ha diritto al trattamento di cittadinanza. Basta vedere da noi l’opera selettiva di Bergoglio in Vaticano!

L’INTELLIGENZA IN PERICOLO DI MORTE

In verità esiste una grande guerra invisibile che i demolitori idealisti muovono contro il reale nel campo sociale e contro la metafisica nel campo del pensiero. Questa guerra è arrivata ai suoi estremi nel nostro tempo nella politica e nella Religione.

Nel saggio «L’intelligenza in pericolo di morte», pubblicato da Volpe e riproposto da Effedieffe, il sociologo cattolico belga Marcel De Corte dimostra che “tutte le energie delle civiltà a noi note sotto il nome di civiltà greco-latina e cristiana, sono qualificate dalla sottomissione dell’intelligenza alla realtà e dal rifiuto della soggettività in ogni campo”.

Nell’età dell’umanesimo ateo, che De Corte definisce narcisista, sono accolte idee che hanno origine nelle filosofie del “primato dell’intelligenza sulla realtà“, perciò atte a saziane la cupidigia dei pensatori che si ritengono capaci di dettare il vero secondo i tempi del progressismo evolutivo. Nella situazione descritta sopra, per esempio, della necessaria omogeneità dei popoli, delle razze e delle religione per giungere a un governo mondiale. Siamo di fronte a una questione profondamente religiosa perché a queste idee contribuì il pensiero modernista, democristiano e finalmente conciliare del V2.

IMarcel De Corte (1905-1994), interprete dell’aristotelismo cristiano, fu con i suoi libri e conferenze, protagonista della resistenza al dominio dei filosofi irrealistici, che nelle ali dei documenti conciliari produssero moti rivoluzionari, a breve termine nella desolante fantasticheria sessantottina, e a lungo nelle nuove teologie predicate dalla chiesa conciliare. Tra altri, De Corte svelò che “il mondo in cui siamo è un mondo idealista, edificato da intellettuali a furia di astrazioni e sovrapposto al mondo dell’esperienza continuamente messo in discussione“. Sono frutti della tanto venerata rivoluzione filosofica attuata da Immanuel Kant per cui: “l’intelligenza è incapace di cogliere l’intelligibile presente nel sensibile”… dunque lo idealizza. Un esempio dato da uno di questi distruttori idealisti contro il reale e contro la metafisica, si legge in «Eros e civiltà» scritto dal noto Marcuse, maestro della «scuola di Francoforte» emigrato in California per portarvi la rivoluzione del ’68: … “al principio di identità e non contraddizione va attribuita la causa del Male”… che egli definisce fascista. È l’idea che rifiutando Aristotele, proibisce la visione della realtà per cadere in ogni sogno mostruoso – propriamente rivoluzionario – disegnato da Francisco Goya nel 1797, quando infuriava il secolo delle allucinazioni empiamente pie.

“Tracciata una tale pista la folla dei moderni si è lanciata nella folle e sanguinaria corsa indirizzata alla seconda creazione del mondo”. L’evidenza degli errori e degli orrori che hanno avvelenato i secoli dell’estrema modernità obbliga a riflettere sulla strategia che, “sotto la spinta della fede in cerca d’intelligenza, della fides quaerens intellectum” aveva legato la religione cristiana alla filosofia greca e ultimamente suggerisce di esaminare criticamente le bizzarre opinioni dei clerici modernizzanti, disastrosamente attivi nel Concilio  Vaticano II e nelle scolastiche intese ad aggiornare/ alterare/ banalizzare la fede in Gesù Cristo. A proposito il giudizio di De Corte sulla mitologia neomodernista è devastante: “La Chiesa, almeno quella di vertice, monopolizza l’informazione e folleggia nel guazzabuglio dell’aggiornamento, manifestando vergogna, indifferenza o disprezzo per il valore di verità dei concetti intellettuali e delle formule con cui essi li esprimono, rompendo il cordone ombelicale bimillenario che La univa alla filosofia aristotelica del senso comune, è entrata, al di fuori dei veli estremi, nella finzione” (Piero Vassalo).

Eccoci alla definizione – nel piano del sano pensiero – dell’indiscriminata accoglienza degli indiscriminati rifugiati, pianificata dai mondialisti: una finzione narcisistica per soddisfare l’idea umanitarista di alcuni allucinati o opportunisti, a scapito dell’intera popolazione italiana presente e futura; una operazione nata da idee sciagurate, nell’onda dell’anticristo.

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