Insieme per fare il bene, poi una relazione amorosa e infine la corruzione e l’arresto. E’ quanto accaduto a Lamezia Terme in queste ore per una funzionaria della Prefettura di Catanzaro del settore immigrazione e il capo di una cooperativa che si occupava di immigrati richiedenti asilo. La donna avrebbe favorito la coop prendendo poi il comando del centro immigrati. Emerge dall’accusa della procura delle Repubblica coordinata dal pm Paolo Petrolo, del gruppo reati contro la pubblica amministrazione coordinato dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal gip. La donna e l’imprenditore, entrambi di Lamezia Terme, sono stati posti agli arresti domiciliari dalla squadra mobile.

 La funzionaria Nerina Renda, di 53 anni, all’epoca dei fatti in servizio al Settore immigrazione rifugiati, secondo l’accusa, in cambio di un appartamento e di una promessa di denaro, avrebbe favorito il settantatreenne Salvatore Lucchino, gestore della coop Gianal, per l’assegnazione del servizio dalla Prefettura. La funzionaria aveva partecipato attivamente alla procedura di gara indetta il 14 luglio 2014, anche con sopralluoghi e ispezioni nella struttura di Lucchino che, sempre secondo l’accusa, risultavano volutamente e strumentalmente positivi. I due in seguito hanno anche stretto una relazione amorosa. L’indagine è stata avviata dopo la stipula, il 29 dicembre 2014, della convenzione tra la Gianal e la Prefettura, successiva all’esito della gara d’appalto. L’immobile ricevuto dalla donna in cambio dei favori è in un Comune del catanzarese, Feroleto Antico. Lo stesso Comune che nel 2015 salì alle cronache per il ritrovamento di circa 300 immigrati ammassati nei palazzi di un venditore di macchine agricole, tra sedie e letti consunti, muri sporchi e ingialliti, cibo scadente, senza mediatori né assistenza sanitaria. Tra loro anche minori assieme ad adulti estranei. Un contesto di solitudine e abbandono. Dalle indagini sulla Renda, nel frattempo destinata ad un altro incarico in Prefettura, è emerso che la donna aveva assunto nell’impresa del compagno il ruolo di amministratrice di fatto del centro richiedenti asilo. L’immobile ricevuto è stato sequestrato.

Il business dell’immigrazione è così potente in Calabria da valicare ogni regola e da aver trasformato una parte del settore turismo. Perché l’immigrazione, come è emerso anche dalle recenti rivelazioni degli ex ministri Emma Bonino e Mario Mauro, garantisce un business pianificato e debordante gli investimenti di Stato, impossibili in altri ambiti. I settori ordinari, a differenza dell’immigrazione, sono sottoposti alla mannaia dei parametri di Maastricht o del rapporto Deficit-Pil. Ilcaso emblematico che può dare uno spaccato di come funzioni il settore è quello proprio a pochi chilometri da Lamezia Terme, a Vibo Valentia, in passato capitale del turismo regionale, come racconta il giornalista Mimmo Famularo sul giornale calabrese Zoom24. Sono circa 1500 i profughi ospitati nelle varie strutture di accoglienza presenti sul territorio. Il tema è così sentito che il sindaco di Vibo, Elio Costa, ha creato l’assessorato comunale all’immigrazione. Ogni immigrato costa allo Stato 33 euro al giorno, cifra che per i minori stranieri non accompagnati arriva oltre i 45 euro. Una cifra complessiva superiore ai 50.000 euro al giorno, certo da dividersi fra vari centri ma per un volume di affari impensabili in aree così depresse come queste province che sono fra le più povere d’Italia.

In provincia di Vibo ci sono due Cas, ovvero i centri di accoglienza straordinari, destinati ad ospitare i migranti adulti in attesa di asilo politico. Il più grande si trova a Briatico, tra l’ex Hotel Costabella e i residence di Torre Sant’Irene. A gestirli è l’Associazione Monteleone di Vibo Valentia, in prima linea nell’accoglienza dei migranti dalle origini dell’«emergenza». L’altro Cas è a Brognaturo in un altro ex hotel, il Lacina, e lo gestisce la Cooperativa Stella del Sud di San Nicola da Crissa. Sono 150 i migranti che soggiornano nella struttura in attesa di ottenere lo status di rifugiato. Al momento l’associazione Monteleone e la cooperativa Stella del Sud lavorano in regime di proroga perché un nuovo bando appena erogato è stato vinto da una cooperativa «straniera», non calabrese, di Agrigento. Monteleone e Stella del Sud sono arrivate seconda e terza. La gara, promossa dalla Prefettura di Vibo, vede la graduatoria sospesa perché un’altra coop romana partecipante alla gara ha fatto ricorso al Tar: qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto. E infine ci sono altri 200 posti per gli Sprar locali, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestiti dalla Cooperativa Sud per l’Europa. Sempre tutto per fare il bene.

di Antonio Amorosi a pag 2 de La Verità del 29 luglio 2017