di Maurizio Blondet

“L’Eclisse è razzista”. L’America è entrata nel suo ricorrente delirioFonte: Maurizio Blondet

Come saprete, un’eclisse di sole  ha attraversato il vasto territorio statunitense. Ebbene: è stata una eclisse razzista, razzista come  i suprematisti bianchi,  razzista come  The Donald e il KKK.  L’ha smascherata nella sua  natura proibita  e politicamente scorretta Alice Ristroph, una laureata in legge ad Harvard  (quindi probabile Snowflake) e insegnante di diritto a Brooklyn ;   che ha pubblicato la sua scoperta sulla rivista The Atlantic Magazine.  “L’eclisse totale sarà visibile da Lincoln capitale del Nebraska, dove la popolazione nera è solo del 3,8 per cento”,  scrive  la signora fremente per questa palese discriminazione razziale, “spostandosi ad est, l’eclisse passerà su parte di St. Louis, dove  la popolazione è quasi al 50% nera. Ma i residenti afro sono concentrati nella metà Nord dell’area metropolitana, e  l’eclisse totale passerà sopra la metà meridionale”:  l’eclisse  dunque lo fa apposta, ha voluto privare    la minoranza negra, tanto deprivata, anche del suo spettacolo astronomico.

Che una Ristroph si metta a delirare, farebbe di questo un caso pietoso di turba mentale, forse curabile con  antipsicotici. Ma quando  è una rivista relativamente seria come Atlantic Magazine a pubblicare una simile paranoia, il segnale è inequivocabile:  l’America è entrata in una delle sue ricorrenti allucinazioni  giustizialiste di massa.

https://www.theatlantic.com/science/archive/2017/08/american-totality-eclipse-race/537318/

Fin dai tempi del processo alle streghe di Salem (1692), dove delle  144 persone accusate di stregoneria 19 furono impiccate (fra cui un parroco e un poliziotto che si  rifiutavano di accusare le streghe), con una  vera epidemia psichica che  dilagò in tutto il New England,  è appurato che l’isteria collettiva e ricorrente è un fenomeno più americano della torta di mele.  Ha a che fare con lo specifico moralismo e conformismo  nazionale, e ovviamente con la “civic religion”.  Se gli Stati Uniti sono la “nazione più benedetta”  (da Dio),   il  popolo eletto biblico,  ed hanno da essere “la città luminosa sulla collina”,  è naturale che sentano il periodico  bisogno di punire e purgare i peccati (e i peccatori) che vivono tra loro,  onde tornare, purificati, a diffondere il Bene e la democrazia nel mondo.  E’  quella condizione cui Churchill alludeva   quando disse che “gli americani provano di tanto il tanto il bisogno di fare il bidet all’anima”, e poi “vogliono far bere a noi l’acqua”.

E’ un grande rituale collettivo,  a cui  le vittime partecipano  non meno dei persecutori, e celebrano i loro sintomi  patriottici comuni:  da cui escono rinvigoriti – tutti i sintomi intendo  –   e pronti a far  danni maggiori.

La Guerra di  Secessione è  stata,  se vogliamo, la più grandiosamente tragica di queste   purghe collettive:  viene intesa non come l’imperialismo del Nord industriale contro il Sud agricolo, ma, per convenzione liturgico-delirante, come   “l’abolizione della schiavitù” e la “liberazione  degli schiavi”.  Un massacro e devastazioni inenarrabili   per la Virtù.

Il  Proibizionismo, vittoria dei Temperanti

Gli Stati Uniti sono il solo paese ad aver vietato gli alcoolici, addirittura  per emendamento costituzionale:  un’isteria  dei Temperanti (fra  cui Rockefeller  e Charles H. Sabin,  presidente della J.P. Morgan Guaranty) che imposero la Virtù con le migliori intenzioni, come elegiacamente cantò  il senatore Andrew Volstead, promotore della legge di Proibizione: “I quartieri umili presto apparterranno al passato. Le prigioni e i riformatori resteranno vuoti. Tutti gli uomini cammineranno di nuovo eretti, tutte le donne sorrideranno e tutti i bambini rideranno. Le porte dell’inferno si sono chiuse per sempre“.

Un manifesto proibizionista. “Aiutatemi a mantenerlo [il bambino] puro”.“I liquori sono responsabili del 25% della miseria, del 37% del depauperamento, del 45,8% della nascita di bambini deformi, del 25% delle malattie mentali, del 19,5% dei divorzi e del 50% dei crimini commessi nel nostro Paese“: così il Congresso, ben lieto di attribuire al  whiskey le piaghe dovute all’iniquità sociale  – perché c’è del metodo in questa follia.

Il divieto  fu  varato nel 1919 e se lo tennero per 14 anni, fino al 33, anzi aggravandolo nel 1929 (quando   furono  varate “pene detentive anche per  il semplice consumo di   alcool, mentre fino a quel momento erano vietate solo la produzione, l’importazione e la vendita”), nonostante gli effetti fossero sotto l’occhio di tutti:    il regno oltraggioso dei gangsters, da Al Capone e Meyer Lansky,   le sparatorie fra bande per gli enormi illeciti guadagni,  i  banditi che pagavano sindaci e senatori, l’FBI che faceva irruzioni nei bar clandestini frequentati da gente normalissima, e combatteva  le gang con gli stessi metodi, ossia raffiche di mitra  Thompson (fu allora che l’ebreo moldavo Samuel Bronfman  divenne canadese e rilevò la Seagram Whisky, che contrabbandava il liquore in Usa, divenendo miliardario).

Manifesto ai tempi del maccartismo.

Il maccartismo, la caccia   di Stato ai sospetti di comunismo,  dove attori e registii furono chiamati a difendersi dall’accusa di essere spie sovietiche,    fu ovviamente un altro di questi ricorrenti   deliri  di purificazione.

Ci sarebbe da registrare   anche il caso McMartin Pre-School, scuola materna di Manhattan Beach (California)  i cui maestri e direttori furono accusati di abusi sessuali sui bambini loro  affidati,  naturalmente senza  il minimo indizio:   è stato il processo più lungo della storia americana, durato dal 1983 al 1989, ha rovinato le vite di una decina di persone e di 400 bambini:  ma rimando alla voce su Wikipedia per non farla troppo lunga. (https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_McMartin).

Preme  segnalare che un numero crescente di personalità americane, da Pat Buchanan a Craig Roberts, segnalano con allarme  l’entrata dell’America – o di  quella parte di americani soggetta a tali contagi  psichiatrici – nell’ultima mass hysteria: lo Stress  Post-Trump.

Lei:  “Questo te lo sei inventato”. Dilbert: “Ciò non lo rende sbagliato”.

 

Scott Adams, l’inventore delle vignette di Dilbert,  ha offerto ai lettori una specie di test per vedere se sono contagiati dalla bolla anti-Trump.   Spiega che quella  parte della  popolazione   convinta di conoscere gli americani e che mai avrebbero votato per un tipo simile,  adesso si è creata una serie di motivi che spiegano (nel delirio) questo fatto inaudito:  il primo, che  gli hacker russi hanno lavorato per Donald. Adesso, dopo gli incidenti fra “nazi” e “Antifa” a Charlottesville, la nuova spiegazione che danno (senza  abbandonare la prima) è: il popolo americano è composto in maggioranza di neonazisti, membri del Ku Klux Klan e suprematisti,  i quali hanno votato uno di loro  portandolo alla Casa Bianca.  Ragion per cui va iniziata  una rivoluzione per purgare la Nazione Eletta da questa sporcizia morale intollerabile.

 Parole al vento.  A Baltimora, rivoluzionari hanno vandalizzato la statua di Cristoforo Colombo, “perché  è la radice del nazionalismo bianco”.   The Atlantic denuncia che l’eclisse ha  trascurato gli stati e le città a maggioranza nera. Trump  ha ceduto ai  generali e  mandato altre migliaia di uomini in Afghanistan,  dopo 16 anni di guerra.   La US Navy ha aperto una base operativa a Otchakov  in Ucraina, e  la riempirà di incrociatori.  L’ambasciata Usa a Mosca ha annunciato che non concederà più alcun visto a nessun cittadino russo, ormai essendo la Russia un Enemy State. “Ormai Trump è un  altro neocon”, ha twittato Ron Paul. E’ l’epidemia psichica  ricorrente che infuria.