Algeri ’61: la catastrofe d’Occidente e la vittoria del Nichilismo globale (Parte VI)

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di Cristiano T Gomes

La Seconda Guerra Mondiale fu la definitiva sconfitta della Contro-Rivoluzione?

(A lato: Qasbah di Algeri: scritta di propaganda Contro-Rivoluzionaria OAS VIGILA- SALAN)

Se ci si pone nell’ottica angloamericana e bolscevica e si vede nel concetto astratto e inesistente di “nazifascismo” il nemico, il quadro assume colori oscuri e tutto è confuso. Il Governo di Vichy ed il Regime fascista, e poi la stessa RSI, vanno in una direzione, il nazionalsocialismo sembra andare in un’altra, ma ciò non toglie che facciano un tratto di strada assieme, dato che condividono il medesimo nemico, il capitalismo alleato del bolscevismo; lo stesso si può dire, a parti inverse, di gollismo, bolscevismo, imperialismo angloamericano, che non sono politicamente la stessa cosa ma condividono il nemico politico, di civiltà, ossia la Dottrina del fascismo di Mussolini e quello geoeconomico e geopolitico: la Germania nazionalsocialista.

Colonello Roland Vaudrey

(A lato il Colonello Roland Vaudrey (1912-1965), sposato con una vietnamita. Cattolico-integrale e Contro-Rivoluzionario di tendenza fascista e corporativista.)

Certamente, la rovinosa caduta di Mussolini e del Maresciallo Pètain sono una sconfitta del fronte Contro-Rivoluzionario. Ma si può parlare di sconfitta strategica? No.

Si deve considerare che, anche e soprattutto grazie al suo sacrificio finale, Mussolini lascia al momento della sua morte un Paese ed un popolo ancora orientati, in maggioranza, verso un indirizzo morale e spirituale, fondato sul Cattolicesimo tradizionale e pedagogicamente ben influenzato dal necessario Principio di Autorità.

Da un punto di vista soprannaturale, nonostante la sconfitta terrena, Mussolini ha fermato la Sovversione sociale e morale.

Vari elementi storici sembrano attestarlo.

Lo indica, al di là di ogni possibile altra interpretazione, il risultato del Referendum del 2 giugno ’46. Votare nel 1946 per la Monarchia significa non rinnegare il Ventennio, dato che nello Stato fascista la Monarchia faceva da garante ed era stata, sino al 25 luglio 1943, totalmente compromessa con tutte le scelte decisive del Regime. E’ ormai appurato che vi fu l’intervento americano: solo la falsificazione delle schede elettorali e del voto popolare permise di condurre alla Repubblica. Lo indica lo stesso imprevisto successo elettorale del MSI nelle elezioni politiche “maggioritarie” del 7 giugno 1953.

Il movimento partigiano, d’altra parte, era fenomeno che riguardava una marginale minoranza che se potè compiere eccidi su larga scala, dopo il 25 aprile, lo potè fare solo grazie al semaforo verde americano. De Felice ha mostrato come il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza fu estraneo, se non ostile a tali fatti.

Lo spazio ed i margini per un nuovo fronte Contro-Rivoluzionario, nella vita politica e culturale italiana successiva al ’45, erano quindi larghi.

Secondo varie interpretazioni (Murgia, in parte Tarchi e Padre Alighiero Tondi ad esempio), lo stesso Movimento Sociale nasceva con il fondamentale supporto del Vaticano pacelliano, e non degli Usa, che se si inserivano nella partita, lo facevano in ritardo, soprattutto per non farsi scavalcare a destra dalla Santa Sede; secondo altre, più recenti (Giuseppe Parlato, “Fascisti senza Mussolini. Le origini del neofascismo in Italia, 1943-1948”, Edizioni il Mulino 2006), invece il ruolo della Santa Sede è archivisticamente indimostrato o indimostrabile (sebbene possano pure avere ragione Murgia e Tondi, il Parlato non lo esclude a priori), ma lo stesso Parlato rileva in più parti della sua opera il sostegno che gli ex repubblichini ricevettero da ambienti ecclesiastici, appena terminato il conflitto, sostegno decisivo dato che stavano sfuggendo ai tribunali o ai vari tentativi omicidi degli avversari. Lo storico Parlato rileva anche il sostegno logistico, pochissimi anni dopo, accordato addirittura ai FAR durante le loro operazioni da parte di ambienti ecclesiastici romani (Ivi, p. 236).

Viene però accreditata, per quanto con moderato scetticismo, una testimonianza abbastanza inverosimile di Caradonna (p. 303) secondo cui finanziamenti sarebbero pervenuti dagli Stati Uniti ai neofascisti attraverso Monsignor Ronca. La testimonianza è abbastanza inverosimile, poiché, come ormai sappiamo, le relazioni tra la S. Sede e gli Stati Uniti furono particolarmente tese in quel contesto di “guerra fredda”, come tese erano state negli anni del conflitto. Non vi è, infatti, messaggio pubblico del Pontefice che non ribadisca l’equidistanza di Roma cristiana tra URSS ed USA. Ed infatti ben sottolinea Davide Conti (“L’anima nera della Repubblica. Storia del Msi”, Edizioni Laterza 2013, pp. 7, 13, 25 ad es., ma comunque in tutta la ricerca), che la scelta delle varie amministrazioni USA nel dopoguerra è strategica: la linea De Gasperi è la linea che gli USA promuovono, vogliono, infine impongono, contro il rischio di uno scivolamento verso soluzioni di “destra autoritaria”. In uno studio datato, ma validissimo, Stefania Vaselli – “Da Wall Street alle Botteghe oscure” – evidenzia che furono proprio gli ambienti dell’imperialismo statunitense e la Trilateral di David Rockfeller e di Brzezinski a volere il PCI al Governo del Paese.

“Finchè io sarò Papa, nessuno in Vaticano potrà dire “okei” invece di va bene“: era solito d’altra parte affermare, con tono imperioso, Papa Pacelli.

Vi fu, non a caso, la guerra di Corea a dar fuoco alle polveri, evidenziando l’irriducibile distanza tra la dottrina di civiltà pacelliana e l’americanismo. Dopo il radiomessaggio natalizio di neutralità del Pontefice, il sacerdote catalano antifranchista, Joseph M. Lorens, portava a conoscenza del mondo il testo di una scortese missiva diretta a Pio XII, mittente Truman: in sostanza si accusava ancora il Vaticano per il Concordato del 1929 e si insinuava tra le righe il filo-fascismo pacelliano. Non sarebbe affatto stravagante la tesi, recentemente riproposta anche dal Cardinale Biffi, che vede nel bombardamento atomico di Nagasaki un chiaro avvertimento al Pontefice. Nagasaki è infatti oggi considerata la città dei martiri cristiani ed è quantomeno lecito chiedersi come mai gli angloamericani decisero di bombardare proprio la città nipponica dove il cattolicesimo aveva una così gloriosa tradizione ed era più affermato. Il Pontefice, d’altra parte, condannò a più riprese il materialismo angloamericano e i suoi ultimi messaggi furono tutti diretti contro la meccanizzazione della coscienza e la tecnocrazia, indegne di una civiltà occidentale-cristiana; non è questa la sede per una simile analisi, ma le sue parole ed indicazioni espressero, ripetutamente e pubblicamente, in Atti di Cura pastorale, una sicura ammirazione verso il regime Contro-Rivoluzionario di Antonio Salazar e verso lo Stato Falangista cristiano (tale ancora senza dubbio era nel primo dopoguerra) del “Generalissimo” Franco, a cui Papa Pacelli concede il “Supremo Ordine di Cristo” (21 dicembre 1953).

In base alla visione sociale pacelliana, Spagna e Portogallo erano esempi di società organiche ed armoniose nelle quali “il Cristo trionfa”. Le stesse iniziali speranze della Santa Sede verso il De Gasperi non debbono stupire; se era stato esponente del PPI, il De Gasperi era però di formazione cattolico-intransigente, non modernista, ed anche durante il Regime fascista la sua posizione rimase comunque ondivaga. Nei suoi scritti degli anni ‘30 in corrispondenza alla levata di scudi mondiale contro l’Italia di Mussolini (1936), il De Gasperi sottolineava che egli attendeva ancora “un libro scritto da un israelita in difesa dei martiri cattolici in Messico ed in Russia ” ed il suo commento al “Manifesto degli scienziati” diceva che “è da credere che l’elemento universalista contenuto nel fascismo può nutrirsi delle varie tradizioni della Roma cristiana che gli offrono il modo di conciliare, è il caso di dire, “romanamente” la fierezza del popolo con la sua gentile umanità” (A. De Gasperi, “Scritti di politica internazionale”, Libreria Editrice Vaticana 1981, Voll I, pp. 105-118, e Voll II, pp. 375). Ma già dal ’43, De Gasperi si avvicinava pericolosamente all’americanismo, probabilmente spintovi dal Montini, ed il modello laicista e progressista di Stato che finirà per adottare, con la conseguente apertura a sinistra (come non a caso volevano i liberals americanisti), non potrà che contrariare Pio XII (al riguardo si raccomandano gli studi e le opere di Carlo Francesco d’Agostino, presentate al S.Uffizio già nel 1946, sulla deviazione dottrinaria e politica anticristiana della Dc di De Gasperi, dal D’Agostino definita “la empia DC di De Gasperi”). Secondo la testimonianza del Tondi (Vaticano e neofascismo, Edizioni di cultura sociale 1952, pp. 45 sgg, 70) da prendere con cautela, ma che pare non essere in contraddizione con le posizioni pubbliche del Pontefice, dalla fine degli anni ’40, Papa Pacelli operò per la costituzione di un fronte Contro-Rivoluzionario che avrebbe dovuto sostituire la DC di De Gasperi nella guida del Paese. Un ruolo molto importante, nella creazione di tale fronte, lo avrebbe svolto Vanni Teodorani, marito della figlia di Arnaldo Mussolini, un fascista cattolico-integrale, nella cui visione “la fedeltà al magistero politico del fascismo” non inficiava minimamente la fede cattolica, ma semmai la irrobustiva dandole una coerenza sul piano dell’ordine civile (P. Siena, “Vanni Teodorani. Un patrizio del XX secolo”, Tradizione, ottobre 2005, pp. 16-18.)

Vanni Teodorani fu direttamente legato a quel “partito romano”, presente allora nella Santa Sede in posizioni di rilievo, che si sentiva comunque distante e “tradito” dalla svolta laicista, americanista e materialista impressa dal De Gasperi alla DC; al periodico del Teodorani, “Rivista Romana”, collaborarono infatti Monsignor Ronca, Luigi Gedda, ambienti curiali ed intellettuali cattolici anti-modernisti. Proprio Luigi Gedda, nei propositi del “Pastor Angelicus”, avrebbe dovuto sostituire il De Gasperi, riportando l’Italia sulla via di una civiltà “italica” e cristiana, differenziata dal materialismo angloamericano e da quello sovietico. I neofascisti non seppero sfruttare però l’occasione che la storia gli aveva provvidenzialmente messo di fronte, appena pochi anni dopo la tragica sconfitta del 1945. Probabilmente, solo gli esponenti di quella frazione che Parlato definisce la corrente del “centro pragmatico” (Ivi, p. 299), sul piano politico, ma controrivoluzionario sul piano dei valori e della dottrina, purtroppo niente affatto predominante né numericamente né ideologicamente nel movimento neofascista, nonostante le due segreterie (De Marsanich e Michelini), sarebbero stati pronti ad una decisiva svolta Contro-Rivoluzionaria, lasciandosi coraggiosamente alle spalle l’atteggiamento generale pseudorivoluzionaristico o reazionario. Arturo Michelini sostenne al Congresso di Milano (1956), contro le altre correnti interne (destra pagana-sinistra risorgimentale) entrambe laiciste ed anticristiane, che il Movimento sociale era “un partito cattolico in un popolo cattolico”. Nonostante questo, i neofascisti, a causa di un astratto spiritualismo pre-politico ormai serpeggiante ovunque nel loro ambiente, non si mostravano politicamente pronti a raccogliere la sfida posta dal particolare momento storico e non erano così in grado di prendere un treno che più non sarebbe passato.

La sconfitta strategica, definitiva, è comunque rappresentata dall’apostasia della Fede (Vaticano II) e dal ripiegamento, sino alla morte, della OAS e del nazionalismo controrivoluzionario di Francia. Infine, conseguenza di tutto questo: la catastrofe del ’68. Una vittoria della Contro-Rivoluzione francese avrebbe cambiato il corso del secolo. Da qualche secolo ad oggi, è sempre l’appuntamento francese, il più importante purtroppo, a mancare alle forze dello Spirito.

L’americanismo contro l’OAS. La battaglia decisiva per la salvezza dell’Occidente cristiano

Devo rendere conto solo a coloro che soffrono e muoiono per il fatto di aver creduto a una parola che non è stata mantenuta.

Quando si è conosciuta la Francia del coraggio, non si potrà mai accettare la Francia dell’abbandono. D’ora in avanti tacerò.

Aprirò la bocca solo per gridare “gloria eterna alla Francia”. Al rappresentante dell’accusa replico solo: che Dio mi salvi!

SALAN- dibattimento davanti all’Alta Corte Militare (difesa imputato 23 maggio 1962)

 

Non bisogna abbandonare l’Algeria. Sarebbe un tradimento verso ciò che siamo e verso i nostri caduti.

Lettera di De Gaulle a Salan (24 ottobre 1958)

Marco Gervasoni, in una recente pubblicazione (“La Francia in nero”, Marsilio NODI 2017, p. 239), sostiene che l’ideologia dell’OAS (Organisation de l’armèe secrete, punta di diamante del Fronte anti-indipendentista algerino), “più che fascista …è una sintesi fra teoria militare della guerra fredda e integralismo cattolico, sostenuto dalla Citè Catholique di Jean Ousset”.

In realtà la de Neuville, che scrisse la tesi all’università di Genoble sul pensiero e l’azione di Jean Ousset (la pubblicazione definitiva della tesi è del 1998), precisa e chiarisce il concetto, espresso in modo un po’ approssimativo dal Gervasoni. Senza dubbio la Dottrina Contro-Rivoluzionaria influenzò l’OAS (probabilmente anche ai vertici) ma l’azione politica sviluppata dall’ “Organizzazione” non incontrò l’acritico sostegno dell’Ousset. Fra i protagonisti del putsch anti-indipendentista di Algeri (13 maggio 1958, concepito ed attuato proprio quel giorno, in omaggio alla Madonna di Fatima) vi furono, ciò è noto, militanti di cellule de La Citè Catholique che avevano avuto contatti con Ousset o militanti patriottici di formazione cattolico-integrale. Costoro impressero i primordi ideologici e dottrinari nella OAS: Lionel Max Chassin, fondatore del “Movimento popolare 13 maggio”, Georges Sauge, ex marxista convertito al cattolicesimo, teorico del concetto di “guerra rivoluzionaria”, Robert Martel, soprannominato “lo Chouan della Mitidja”, perché si riallacciava alla tradizione del brigantaggio controrivoluzionario dei tempi dell’impero napoleonico (la Mitidja è invece una vallata algerina), colui che peraltro diffuse il culto del Sacro Cuore di Gesù nel movimento anti-indipendentista e che ben differenziò il concetto di “cristianesimo nazionale” dal nazionalismo razzista ateo, il dr. Bernard Lefebvre, fondatore del Movimento per la instaurazione dell’ordine corporativo, i Colonnelli J. Gardes e P.C. Jobert, rilevanti dirigenti OAS,  furono sicuramente tra questi. Assai delicata la questione di Bastien Thiry, l’organizzatore dell’attentato al De Gaulle (Petit Clamart 22 agosto 1962). Il Bastien Thiry fu un cattolico contro-rivoluzionario che trovò la giustificazione dell’attentato, consultandosi serratamente con teologi i mesi precedenti l’agosto del ‘62, nella dottrina espressa da S. Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardi sulla questione del tiranno. Sappiamo oggi, grazie alla ricerca di Arnauld Ferron, che le informazioni sul percorso che il De Gaulle il 22 agosto dovette compiere, furono date agli attentatori cattolici, contro-rivoluzionari, da due ragazze che lavoravano all’Eliseo. Le due ragazze erano in realtà militanti della Citè Catholique.

Fallito l’attentato, nel corso del processo, Basthien Thiry difese l’ azione come azione non sua ma di milioni di francesi e musulmani francesi che vivevano in terra algerina; negò la possibilità di un corso deterministico della storia, progressista o regressivista e negò i principi di uno storicismo astratto. Il Nostro specificò che in base ad una concezione occidentale e cristiana della storia, solo l’uomo, con l’anima razionale e cosciente  messe al servizio della Verità mediante una ben disciplinata volontà e una fervida spiritualità, potesse scegliere tra il bene e il male. Condannato alla pena capitale da un tribunale eccezionale, venne fucilato a Fort d’Ivry (11 marzo 1963). Il cattolicesimo contro-rivoluzionario francese non si stancò di celebrare la sua morte, come “gloriosa”: cadde con il Rosario in mano e con l’apologia della Francia “nazione di Cristo” sulle labbra.

Sull’aspetto del tirannicidio, si consideri che il gollismo, nella sua proposta di Costituzione, non menzionò il Cristianesimo nel preambolo e stabilì così la continuità dottrinaria ed istituzionale con la tradizione laica e massonica della Rivoluzione francese, ponendosi nel solco dei principi modernisti e rivoluzionari. Questo fu il primo grande “tradimento” gollista, per i cattolici tradizionali francesi. A questo si sommava l’abbandono algerino.

De Gaulle utilizzò contro i militanti cattolici-tradizionali e fascisti metodi tipici di un autentico terrore di Stato (giacobino o stalinista): nella Francia metropolitana si ebbero in quegli anni circa 12 mila arresti, la maggior parte dei quali detenuti arbitrariamente; i campi di concentramento furono stabiliti nell’ospedale Beaujon, a Thol (Ain) e a S.Maurice l’Ardoise (Gard), questi ultimi circondati da filo spinato; in Algeria, quando non si ebbe ragione dell’OAS, si impose la logica del blocco totale contro i quartieri cristiani ed occidentali che non si arrendevano alla strategia laicista e disfattista di Parigi che avanzava con i comunisti del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale). Il blocco di Bab-el-Ued (febbraio marzo 1962) fu l’esempio concreto di come l’esercito gollista si portò avanti nel lavoro: un intero quartiere popolato abbandonato a rappresaglie collettive quotidiane (diurne e notturne), mitragliato da mezzi blindati ed aviazione, fanciulli uccisi dentro le proprie camerette o sui balconi (tragico il caso della povera Ghislaine Grès), blocco dei medicinali e dell’alimentazione.  Bab-el-Ued fu la norma riservata ai francesi cristiani d’Algeria, aggrediti dall’esercito regolare gollista da un lato, dal comunismo internazionale “islamizzato” lì rappresentato dal FLN dall’altro. Nonostante ciò, la resistenza, imprevista e non concepibile, del cristianesimo nazionale francese stupì il mondo. L’OAS ne fu l’avanguardia dottrinaria ed operativa.

Sul massacro dei francesi e dei “musulmani francesi” in terra algerina, richiamato dal Bastien Thiry, il quadro è ormai noto. De Gaulle lasciò – con gli Accordi di Evian (marzo 1962) – alle barbare rappresaglie del FLN algerino migliaia e migliaia di pieds-noirs (così venivano chiamati i coloni francesi, ma vi erano tra loro anche spagnoli, portoghesi, italiani, ebrei e algerini che si consideravano francesi a tutti gli effetti: circa 30 mila tra questi sparirono) ma anche i leali collaboratori musulmani dell’Esercito francese, gli harkis: circa 200 mila avrebbero perso la vita nella primavera estate ’62. La “libertà algerina”, “l’autodeterminazione” dei popoli volute da Washington e Mosca, portarono quindi ad una massacro di circa 230 mila tra francesi ed algerini-francesi.

Sul fatto invece, che Ousset abbia sostenuto l’OAS va chiarito che il Nostro in più parti della sua principale opera, la famosa “Pour qu’ll règne”, contestò la teoria e la pratica del putsch : “Non è giusto prendere il potere a mezzogiorno se si è destinati a prenderlo a mezzogiorno e cinque”. Ciò voleva chiaramente significare che l’avanguardia Contro-Rivoluzionaria cattolica, militare e militante (La Citè catholique ebbe sue cellule anche nel mondo militare francese), doveva giungere al potere solo mediante l’egemonia culturale e politica ben esercitata nella società civile. In sostanza, ciò che seppe fare Mussolini in Italia.  Neutralizzare il conflitto con il militarismo era per il Nostro una soluzione equivoca; andava in realtà praticato il decisionismo politico Contro-Rivoluzionario supportato dall’egemonismo strategico culturale-religioso. Per quanto l’orizzonte teorico generale di Carl Schmitt diverga per molte istanze da quello di Ousset, la soluzione Contro-Rivoluzionaria che entrambi i teorici cattolici forniscono è la medesima. Introvigne, in un ottimo studio (“Jean Ousset e La Citè Catholique. A cinquant’anni da Pour qu’ll règne”, Cristianità, gennaio marzo 2010, pp. 9-61), sostiene che la componente cattolica dell’anti-indipendentismo, di cui l’OAS era appunto l’avanguardia strategica, deve tantissimo al clima culturale ed intellettuale creato da Ousset e da La Citè Catholique; nelle prime pagine di Verbe e poi in quelle di Pour qu’ll règne, la resistenza nazionalista cristiano-cattolica trovò le sue parole d’ordine e le ragioni per vivere la triste guerra algerina come il fronte mondiale più avanzato della guerra tra Contro-Rivoluzione e Rivoluzione, fra la Civiltà cristiana occidentale e la Sovversione. Introvigne nota però acutamente la distanza che divide Ousset dall’OAS proprio sul piano della dottrina dell’azione.

In base alle ricerche storiche di Jean Monneret e di Olivier Dard, che per la prima volta ha potuto avvalersi del materiale archivistico e documentario dell’ “Organizzazione” della destra controrivoluzionaria francese, non è corretto definire l’OAS una organizzazione terroristica, né tantomeno islamofoba e razzista, come solitamente si fa. Anzitutto, quelli che saranno i quadri centrali OAS in Algeria ruppero già con la vecchia tradizione colonialista francese a Suez ed in Indocina (Salan sfuggì anche ad un attentato dell’ala reazionaria dell’esercito francese, per motivazioni ben differenti da quelle che avanzò Henissart).

La OAS lottò anzitutto per un’altra Francia ed un altro Impero, non corrotto dall’imperialismo di genesi darwinista ed affarista-capitalista; l’OAS puntò soprattutto alla rinascita di una Francia libera dalla Massoneria,rifondata da un Governo di Salute Pubblica cattolico, corporativista, nazionale, con la Croce celtica come “emblema nazionale ufficiale”- non si specificava peraltro se sarebbe restato in vigore il tricolore francese o sarebbe stato completamente sostituito dalla Croce celtica che per l’OAS era il simbolo del Cristianesimo occidentale ed universale (“Programma OAS in 36 punti”, luglio 1961). I Comitati di Salute pubblica algerini si dichiararono antimassonici, anticapitalisti, antiplutocratici, poi anti-comunisti. Nell’OAS vi fu anche una corrente nazionalcomunista (che apprezzava in particolare il modello economico della Jugoslavia di Tito), ma fu del tutto marginale e periferica  sul piano ideologico. Z. Sternhell, A. Werth, S.Romano, G. Galli, Henissart pongono una continuità tra: leghe fasciste degli anni trenta, Governo di Vichy, OAS (S. Romano, Storia di Francia, Milano 2009, p. 167; Sternhell sbaglia però a ritenere la Marine Le Pen, dichiaratamente neo-gollista, la continuatrice di tale milieu).

Occorre a questo punto distinguere due fasi od anche due vere e proprie OAS. La prima OAS, che arrivò più o meno sino ai già citati Accordi di Evian, tentò in ogni modo di impedire la logica dello scontro frontale con la popolazione musulmana e la logica del terrore indiscriminato; quando singoli militanti, spontaneamente, si dettero a operazioni del genere, vennero immediatamente sconfessati e condannati dai vertici dell’Organizzazione. L’OAS dispose anche, d’altra parte, di un fronte musulmano che agì sotto la guida del Degueldre; questa frazione, che venne raggruppata nel Bureau musulmano, facente capo ad un noto avvocato algerino amico di Susini, considerava la possibile vittoria del FLN la peggiore ipotesi per il futuro algerino, in quanto “manovrata” dai due imperialismi mondiali (USA e URSS) e di conseguenza militò lealmente sotto la bandiera OAS. La prima OAS aveva anche un reparto di “solidarietà sociale” cattolica: battaglioni di legionari e parà costruivano acquedotti, ponti, strade e sin quando fu possibile donavano gratuitamente pasti e beni necessari ai più poveri, oltre distinzioni etniche e religiose. La prima OAS, come detto, credeva in una Francia diversa; era favorevole alla nazionalità francese per tutti quegli algerini che si ritenevano francesi, premeva per l’educazione missionaria cattolica in tutta l’Africa, voleva aggredire il laicismo gollista.  L’OAS combatteva il terrorismo del FLN, non la massa musulmana algerina; fino al momento dell’arresto, il Generale Salan tentò in diversi casi un’alleanza con i “messalisti” ed in alcuni decisivi momenti (testimonia onestamente il Dard) si instaurava tra la OAS e gli algerini anti-FLN una tregua o un’alleanza. Significativo quanto avvenne nel febbraio 1962 (27-28 febbraio precisamente). Al centro di Algeri, rue Meissonier, alcuni militanti OAS aprirono il fuoco sui musulmani. L’atto fu immediatamente condannato dal maggiore capo OAS di Algeri, il Colonnello Vaudrey. Il Colonnello pubblicava infatti un comunicato di ferma condanna:

L’OAS rispetta e difende i musulmani e gli europei. L’OAS non si impegna in azioni di terrorismo cieco a differenza del FLN. Questo commando dell’OAS condanna, combatte e vieta senza indugio e con ogni mezzo, azioni che possono solo danneggiare e deviare i fini morali più alti della nostra lotta e della nostra causa (O. Dard, Ivi, p. 186).

La seconda fase OAS si sviluppò invece quando i primi leader dell’ “Organizzazione” vennero arrestati o esiliati; allora ebbe inizio una logica terroristica indiscriminata, ma sicuramente in larga parte manipolata e strumentalizzata dai servizi segreti del De Gaulle.

Va inoltre precisato che se Israele non sostenne l’OAS, come errando si disse e si è continuato a dire, l’ebraismo algerino si trovò di fronte ad un dilemma: sostenere o no il fascismo dell’OAS contro il FLN? Premesso che il FLN era inizialmente filoebraico, gli “Israeliti d’Algeria” rimasero negativamente colpiti dall’ondata di violenza scatenata dal FLN contro i coloni francesi e ebbero la percezione di essere le prossime vittime designate della violenza “islamico-comunista”. Ma in realtà il FLN non colpì mai l’ebraismo algerino in quanto tale, se si esclude una bomba nel ghetto di Costantina, su cui rimangono peraltro seri dubbi circa la matrice. Non si ebbe un fronte unitario ebraico né filo-OAS, né filo-FLN. Si ebbero divisioni eccezionali all’interno della comunità ebraica. La sinistra della comunità, più sensibile ai richiami di Washington o di Mosca, di contro all’equidistanza di Israele, sostenne gli indipendentisti. Vi furono però anche nutriti schieramenti filo-OAS, ad esempio ad Orano, ed anche taluni volontari. E si diede il caso di famiglie lacerate: come la famiglia Levy di Algeri, dove due figli furono uccisi (uno dall’OAS in quanto simpatizzante del FLN, l’altro da questi ultimi come volontario OAS), mentre il padre finì ucciso dai nazionalisti francesi in quanto finanziatore del FLN. Maurice Bardeche chiarificò come, nella settimana delle barricate, all’inizio del 1960, un buon numero di ebrei combatté per la presenza francese, difendendo le barricate con i neofascisti Ortiz e Lagardelle (A. De Filippi, “Maurice Bardeche. Un francese per l’Europa”, 2012 Ereticamente). Chiaramente, per l’ebraismo americano OAS significava Vichy e Cattolicesimo integrale ed era dunque il nemico principale dell’epoca.

Se si è visto che l’OAS ebbe una Dottrina Contro-Rivoluzionaria in ordine, ma purtroppo una cattiva, o comunque incerta, dottrina dell’azione politica Contro-Rivoluzionaria, vediamo ora quale fu la percezione dell’OAS in senso all’americanismo. H. Kissinger, nelle sue sempre interessanti e brillanti dissertazioni (“L’arte della diplomazia”, Sperling 2004, pp. 460-481), ben spiega come le elite americaniste non considerassero affatto un pericolo il gollismo, attardato ad una visione, ad una pratica ottocentesca della Nazione e del nazionalismo, in un contesto strategico contrassegnato dai grandi imperialismi. Addirittura, il realista Kissinger lascia trasparire l’ipotesi che furono gli stessi americani a spingere la Francia gollista in un abbandono forzato della NATO, per imporre una Francia all’insegna di uno splendido isolamento, retrocessa da tutti i fronti strategici internazionali e destinata all’implosione. Ed in effetti vediamo oggi che la Francia, ininterrottamente e esclusivamente neogollista dal ’61 ad oggi (di destra, centro o sinistra che sia), non solo va sempre più implodendo essa stessa, islamizzata e “massonica” come nessuna altra nazione occidentale, ma ha ceduto su tutta la linea, ad iniziare da quella dei valori di “grandezza francese” (così sbandierati dal De Gaulle). Ed ha finito per condurre l’intera Europa occidentale, che l’ha ciecamente seguita, verso tale implosione, essendo retrocesso il vecchio continente sia sul piano della civiltà, dove domina incontrastato il laicismo massonico anticristiano così caro a Parigi, sia sul piano dei fronti strategici, dove ad americani e cinesi possono far concorrenza ormai solo i russi e gli europei son ovunque tagliati fuori.

In Cristianità ed Europa (1799), con preveggenza, Novalis previde tutto. La Francia borghese e massonica, se seguita a occhi chiusi, avrebbe trascinato il continente europeo nella catastrofe. E visto che inglesi e tedeschi non erano all’altezza di guidare moralmente l’Europa, solo Roma cristiana poteva riuscire in tale missione, riportando la Francia alla vera ragione. Purtroppo i fatti son andati diversamente.

Tornando al connubio tra americanismo e gollismo, in effetti, dalla nascita della V Repubblica sino al 1962, la linea dell’americanismo fu di sostegno assoluto al FLN, fiancheggiando la linea De Gaulle. Marginale differenza fu che i servizi e l’esercito gollisti cercarono più l’accordo tattico con la fazione laica (compresi i marxisti) del FLN, l’americanismo più con la fazione islamista di Hasheni Tedjin (Al Qyam Islamiyya, I Valori Islamici), che ebbe tra i propri membri anche Abassi Madani, futuro leader del FIS. Dal 1957, infatti, la scelta strategica dell’americanismo fu evidente; di fronte alla sconfitta militare del FLN, gli americani ricorsero al supporto totale (politico, finanziario, militare) dell’indipendentismo algerino per riaprire il match e schiacciare l’anti-indipendentismo cattolico francese. Fece storia in tal senso il discorso del Kennedy (luglio 1957), al Senato americano, che ebbe anche il consenso di Dulles, di totale sostegno al FLN, che era già in contatto con la Cina rossa e con l’URSS. E così, nelle fasi decisive dell’aprile ’61, quando si giocò la definitiva partita tra la Contro-Rivoluzione (OAS, anti-indipendentismo, destra radicale metropolitana) e la Rivoluzione (De Gaulle, Banca Rothschild di Parigi, massoneria, marxismo francese), entrò apertamente in campo l’ambasciata statunitense di Parigi la quale dichiarò, mediante James M. Gavin, rassicurando il De Gaulle, che si trovava ormai a dover fronteggiare una situazione di pre-guerra civile (tutta la Provenza e buona parte delle altre regioni storicamente Cattoliche francesi erano già mobilitate e pronte alla liberazione proveniente dai reparti nazionalisti di stanza ad Algeri): che in caso di lancio di ribelli OAS ed anti-indipendentisti su basi francesi in cui fossero presenti truppe americane, queste avrebbero immediatamente aperto il fuoco contro l’OAS. Che in caso di guerra civile tra i “fascisti” dell’OAS e i nuovi resistenti (gollisti, massoni, comunisti), il sostegno americano andava naturalmente ai secondi. Gli Usa, durante la Guerra d’Indocina (1946-1954), avevano sostenuto finanziariamente lo sforzo militare francese. Viceversa, in Algeria, il nazionalismo imperiale francese dell’OAS e del fronte anti-indipendentista Cattolico tradizionale diventò il nemico principale, ponendo Washington e De Gaulle nel medesimo fronte dell’URSS e della Cina rossa.

Il primo ministro gollista Debrè lanciò un incredibile discorso tipico di un contesto di guerra civile, il ministero degli interni, in seguito al drammatico appello di Malraux, si preparava alla guerra contro la OAS e parte dell’Esercito. Fu dunque l’intervento statunitense a salvare De Gaulle, come emerse durante il caloroso viaggio di Kennedy a Parigi. L’URSS naturalmente era sullo stesso fronte, quello della OAS primo nemico.

Con ciò, non si vuole assolvere i vertici della OAS dai gravi errori di incompetenza politica in un momento strategico decisivo, forse il più importante del ‘900. Il loro primo errore fu fidarsi del De Gaulle, naturalmente; se quest’ultimo, subito dopo la guerra, si era atteggiato a “fascista”, anticomunista ed anticapitalista (1947-1955, fase del “Raggruppamento del popolo francese” RPF), Egli era comunque l’uomo, che nella Seconda Guerra, diresse le operazioni da Londra, il tradizionale nemico storico e spirituale della civiltà francese. Il secondo errore, sicuramente il più grave e madornale, fu credere ad una possibile trasformazione della società civile statunitense; ritenere ovvero che certe teorie della “guerra rivoluzionaria”, l’orientamento di destra radicale (antiborghese e anticomunista), il coraggioso Maccartismo, che denunciò di fronte al mondo l’intrigo di fondo tra Comunismo e lobby finanziarie USA, fossero idee-forza che, pur presenti nell’Esercito, potessero portare ufficiali e soldati “patriottici” ad una rottura con il potere finanziario e politico americano come era avvenuto nel ’58 nell’Unione francese. Il terzo fu ritenere prioritario il momento della supremazia militare rispetto all’egemonismo culturale e politico (basi del consenso di massa), e profonde riflessioni sviluppa Carl Schmitt al riguardo, proprio meditando sulla figura del Salan, da lui chiaramente ammirata, nella “Teoria del Partigiano”.

E’ comunque significativo riguardo il presunto terrorismo della prima OAS, che dopo la sentenza del processo Salan, talmente evidenti furono le schiaccianti responsabilità morali e politiche del De Gaulle, ed il disprezzo delle vite umane (non solo algerine, ma anche e soprattutto francesi) praticato da parte del fondatore della V Repubblica,  che proprio quest’ultimo disse irritatissimo: “Hanno fatto il processo a De Gaulle, non a Salan”.       

Il fenomeno della Oas e de La Citè Catholique rimane comunque qualcosa di molto profondo. Il mondo cattolico francese si scisse in quel contesto come già avvenne con l’enciclica “Ai milieu des sollicitudes” (1892) e come avvenne nel lungo dibattito sulla questione Maurras, che lacerò, più di ogni altra vicenda, la coscienza religiosa francese e che si concluse allòra con l’epoca di Vichy. La contrapposizione tra cattolicesimo modernista e “integrali” fu, verso la fine degli anni ’50, netta, da resa dei conti. Ai padri gesuiti francesi (es. Jean-Marie Le Blond S.J., Alfred Soras S.J.) che lanciarono l’attacco a La Citè Catolique, rispose compatto il “partito romano”, che, nella persona del Cardinale Ottaviani, schierò tutta la gerarchia ecclesiastica tradizionalista francese a difesa e protezione dell’Ousset e dei nazionalisti francesi contro-rivoluzionari. Inoltre, la OAS seppe abilmente superare la distinzione storico-politica fascismo antifascismo, imposta a Jalta, portando su posizioni Contro-Rivoluzionarie e fasciste varie personalità di spicco della passata resistenza antivichysta. Salan, caso particolare, si trovò allora con i gollisti solo in funazione anti-germanica, ma non si dichiarò mai gollista, anzi si riteneva più vicino al “cattolico Pètain”; Ousset era invece a Vichy ma condannò continuamente il razzismo darwinista nazista. La OAS impose così, per brevi ma intensi anni, la distinzione tra Occidente cristiano, con guida la nuova Francia latina e cattolica-integrale, e nichilismo anticristiano. Questo fu il grande merito politico dell’ “Organizzazione” e va riconosciuto.

 Non è dunque fantasioso pensare che una vittoria della OAS in Algeria ed una conseguente espansione in Francia del nazionalismo contro-rivoluzionario avrebbero finito per rimettere definitivamente in discussione non solo l’indirizzo generale del “cattolicesimo progressista” – riformato, massonico e giudaizzato – ma anche i principi generali di Jalta e del Mondialismo demo-comunista. Il Presidente Salazar più di ogni altro, ancora una volta, comprese ciò lanciando l’idea-forza della Convergenza Occidentale e sostenendo, per quel che il Portogallo potesse fare, la OAS.

Purtroppo tutto questo non fu compreso dalla maggior parte del neofascismo e della Destra dell’epoca. Il “Generalissimo” Franco, pur avendo permesso, grazie alla fondamentale mediazione  del Falangista Serrano Suner, il soggiorno di Salan a Madrid, fu sempre in stretto contatto con l’amministrazione gollista. Lo stesso Degrelle era sulla medesima posizione della maggior parte dei nazionalsocialisti ancora operanti: alcuni tra loro avevano addestrato l’Esercito di Liberazione Nazionale algerino, il braccio armato prima, truppa di riserva poi del FLN, specializzato nello sterminio dei contadini algerini filoOAS e filo-“messalisti”. Karl Heinz Priester fu chiaro sostenitore del FLN e aiutò anche finanziariamente gli indipendentisti islamici. Degrelle confidò più in una possibile insurrezione anti-Jalta capeggiata dal mondo arabo nasserista che nella “vecchia Francia” e pare non stimasse politicamente molto i vertici OAS. Ma in realtà, come oggi vediamo, e come Mussolini in tempi non sospetti aveva intuito ( Cfr. “Storia di un anno. Il tempo del bastone e della carota”, La Fenice 1984, pp. 5-14) la sconfitta del cattolicesimo francese significa in ogni caso un ulteriore avanzamento strategico del nichilismo globale (“giudeo-massonico-bolscevico”, B. Mussolini, Ivi, p. 5). Senza dubbio più apprezzabili e strategicamente dignitose le posizioni di Filippo Anfuso, il quale, su mandato di Arturo Michelini, appoggiò la OAS, tramite Ramon Serrano Suner, nonostante le modeste possibilità del MSI (mentre Almirante sarà addirittura gollista, contro ogni logica fascista) e quelle di Clemente Graziani, carismatico leader di ON. Ma in sostanza, come ci mostrano sia il Jean Lartèguy con i suoi romanzi, sia il filo-algerino Gillo Pontecorvo con il suo capolavoro, vietato dal De Gaulle, “La Battaglia di Algeri”, i soldati dell’OAS furono i “soldati perduti”, lasciati tristemente soli. Ben danno la testimonianza, poi, tali documenti appena citati, che per la Francia, l’Algeria non fosse una colonia e la battaglia di Algeri non fosse una guerra coloniale. L’Algeria era Francia, era la famosa “seconda sponda” ed i francesi avevano sempre amministrato l’Algeria come amministravano il territorio metropolitano. Il Paese dal 1830 era stato comunque trasformato e modernizzato con un notevole e positivo equilibrio, nel rispetto delle tradizioni popolari e culturali algerine. L’Algeria era dunque un “mito” per la Francia. Il De Gaulle non attaccò solo la Tradizione cattolica occidentale, di concerto con sovietici e statunitensi, con Pompidou e la Banca Rothschild. Il De Gaulle distrusse il “mito”, l’ultimo mito per cui la Francia ancora viveva e combatteva. Da allora il popolo francese, colpito al cuore, più non si riprenderà.

La battaglia di Algeria fu così la guerra decisiva tra la Contro-Rivoluzione e la Sovversione. La Seconda Guerra mondiale si conclude effettivamente a Algeri nel ’61, non in Europa nel ’45. L’evento decisivo di questa guerra si ebbe nell’aprile ’61 quando gli USA chiaramente fecero capire di poter intervenire militarmente sul territorio francese, sostenendo il De Gaulle, se la OAS da Algeri fosse entrata nella “metropoli” e nella prima sponda, mobilitando caserme, Chiese cristiane, popolo francese per la vittoria della Contro-Rivoluzione. Il 25 aprile, visto a posteriori, fu il giorno decisivo della sconfitta della OAS e quindi dell’Occidente cristiano nel 1900.

Conclusioni sulla Contro-Rivoluzione ’45-62

In conclusione e tirando le somme.

Il fascismo non perse, su una dimensione spirituale e morale, la guerra. Fu una sconfitta tattica-militare, non politica. L’Italia rimase un Paese cattolico e tradizionale per diversi anni dopo il ’45; fu l’americanismo della DC di De Gasperi, in combutta con il PCI togliattiano e con la massoneria europeista, a de-cristianizzare e de-italianizzare progressivamente la Nazione e a disgregare gli anticorpi morali della stessa.

La sconfitta decisiva fu il Vaticano II e soprattutto la vittoria del gollismo, sostenuto da USA e URSS, contro l’anti-indipendentismo della Destra cattolica contro-rivoluzionaria.

Scrive giustamente il ricercatore franco-israeliano Z. Sternhell che i militanti ed i simpatizzanti della OAS, come i fascisti italiani e quelli francesi di Vichy, si consideravano i protettori di un Occidente tradizionale e cattolico aggredito soprattutto dal Modernismo cattolico-progressista e dalla Massoneria razionalista.

Il cattolicesimo modernista-progressista, riformato e conciliare, si sarebbe poi rivelato l’anticamera del Nichilismo globale oligarchico e tecnocratico in cui si è precipitati. Tutto ciò fu avvertito ripetutamente dalla Suora Portoghese a noi così cara.

Questo elemento, in sede di analisi della OAS e del Cattolicesimo tradizionale francese, non può essere trascurato. E’ un elemento su cui non si può sorvolare. Persa la FRancia, persa la fortezza…… Trascurando ciò, ne risulterebbe inficiata l’analisi complessiva.

PS: Si inseriscono due documentari ripresi da YOUTUBE, senza alcun proposito nostalgico o apologetico, ma solo per rendere il clima di quel conflitto che dilaniò la coscienza francese, forse come alcuno altro lo abbia fatto.

A chi non lo avesse già fatto, si raccomanda la visione del film di Pontecorvo e la lettura delle “Memorie” di Salan, oltre al citato saggio di O. Dard.

https://www.youtube.com/watch?v=RqVOXFmg0X4

https://www.youtube.com/watch?v=76foQ_nn7AQ

        

PARTE I http://www.agerecontra.it/?p=29989

PARTE II http://www.agerecontra.it/?p=30014

PARTE III http://www.agerecontra.it/?p=30031

PARTE IV: http://www.agerecontra.it/?p=30069

PARTE V: http://www.agerecontra.it/?p=30099

2 Risposte

  • Complimenti ancora, non c’è parte di tale studio che non riveli molto in dettaglio e in profondità, punti che ci hanno tenuti nascosti o hanno oscurato AVE MARIA

  • Molto interessante. Non conoscevo la posizione di Degrelle su oas e mi ha interessato comunque un po’ tutto.

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