Come difendersi dal Diavolo, la cui grande forza è far credere che non esista

https://aleteiaitalian.files.wordpress.com/2015/12/hero-satan-devil-black-hands-c2a9-glebstock-shutterstock.jpg?quality=100&strip=all&w=1200di Tomas de Torquemada

Come il demonio ci induce al peccato

San Tommaso spiega i due modi in cui Satana prova ad indurre l’uomo al peccato:

Il diavolo può indurre l’uomo a peccare, persuadendolo internamente. Il diavolo muove la volontà dell’uomo come chi persuade […]. Il diavolo inganna […] muovendo gli spiriti animali e gli umori interni del corpo, il cui movimento origina quelle rappresentazioni. È capace d’impedire l’uso della ragione, come nei posseduti. […] Il demonio è detto tentatore, perché saggia gli uomini, per sapere da quali rappresentazioni sono più soggiogati.

[…] Bisogna dire che, come sopra è stato detto, il diavolo non può essere la causa del peccato dell’uomo come uno che muove direttamente la volontà, ma soltanto alla stregua di chi persuade. Ora, persuade l’uomo a fare qualcosa in due modi: in modo visibile e in modo invisibile.

Visibile:

In modo visibile, il diavolo agisce come quando si manifesta all’uomo sensibilmente sotto una certa forma e gli parla sensibilmente e lo persuade al peccato, come tentò il primo uomo nel paradiso sotto forma di serpente e Cristo nel deserto, apparendogli visibilmente sotto una certa forma.

Invisibile:

Tuttavia, conclude San Tommaso, non si deve pensare che persuade l’uomo solo in questo modo, poiché seguirebbe che, per istigazione del diavolo, non si commetterebbero se non quei peccati che persuade di commettere, manifestandosi in modo visibile. E perciò bisogna dire che istiga l’uomo a peccare anche in modo invisibile.

Sant’Ignazio di Loyola nei suoi esercizi spirituali indica alcune regole per tenere lontano il demonio dalla propria vita:

1) Attenzione ai piaceri apparenti

Negli Esercizi Spirituali 314-318 Sant’Ignazio indica 5 regole.

Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale all’altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con il giudizio della ragione.

Seconda regola. In coloro che si impegnano a purificarsi dai loro peccati e che procedono di bene in meglio nel servizio di Dio nostro Signore, avviene il contrario della prima regola. In questo caso, infatti, è proprio dello spirito cattivo rimordere, rattristare, porre difficoltà e turbare con false ragioni, per impedire di andare avanti (..).

Terza regola: la consolazione spirituale. Si intende per consolazione (…) ogni aumento di speranza, fede e carità, e ogni gioia interiore che stimola e attrae alle realtà celesti e alla salvezza dell’anima, dandole tranquillità e pace nel suo Creatore e Signore.

Quarta regola: la desolazione spirituale. Si intende per desolazione tutto il contrario della terza regola, per esempio l’oscurità dell’anima, il turbamento interiore, lo stimolo verso le cose basse e terrene, l’inquietudine dovuta a diverse agitazioni e tentazioni […].

Quinta regola. Nel tempo della desolazione non bisogna mai fare cambiamenti, ma rimanere saldi e costanti nei propositi e nella decisione in cui si era nel giorno precedente a quella desolazione, o nella decisione in cui si era nella consolazione precedente. Infatti, come nella consolazione ci guida e ci consiglia soprattutto lo spirito buono, così nella desolazione lo fa lo spirito cattivo, e con i suoi consigli noi non possiamo prendere la strada giusta.

2) Come una seduttrice

Negli Esercizi Spirituali 325, 327, Sant’Ignazio paragona il diavolo ad una donna.

Il demonio si comporta come una donna, perché per natura è debole ma vuole sembrare forte. Infatti è proprio di una donna perdersi d’animo quando litiga con un uomo, e fuggire se l’uomo le si oppone con fermezza; se invece l’uomo incomincia a fuggire e a perdersi d’animo, crescono smisuratamente l’ira, lo spirito vendicativo e la ferocia della donna.

Allo stesso modo è proprio del demonio indebolirsi e perdersi d’animo, e quindi allontanare le tentazioni, quando chi si esercita nella vita spirituale si oppone ad esse con fermezza, agendo in modo diametralmente opposto; se invece chi si esercita incomincia a temere e a perdersi d’animo nel sostenere le tentazioni,non c’è al mondo una bestia così feroce come il nemico della natura umana nel perseguire con tanta malizia il suo dannato disegno (..). 

3) L’angelo buono e l’angelo cattivo

Negli Esercizi Spirituali 331-332, 334, Sant’Ignazio mette a confronto l’angelo buono e quello cattivo.

Sia l’angelo buono sia quello cattivo possono consolare l’anima con una causa, ma per fini opposti: l’angelo buono per il bene dell’anima, perché cresca e proceda di bene in meglio; l’angelo cattivo, al contrario, per attirarla ancor più al suo dannato disegno e alla sua malizia.

È proprio dell’angelo cattivo, che si trasforma in angelo di luce, entrare con il punto di vista dell’anima fedele e uscire con il suo: suggerisce, cioè, pensieri buoni e santi, conformi a quell’anima retta, poi a poco a poco cerca di uscirne attirando l’anima ai suoi inganni occulti e ai suoi perversi disegni.

Quando il nemico della natura umana viene scoperto e riconosciuto per la sua coda serpentina e per il fine cattivo a cui spinge, colui che è stato tentato farà bene a esaminare subito il corso dei pensieri buoni all’inizio da lui suggeriti, e a considerare come il demonio a poco a poco abbia cercato di farlo discendere dalla soavità e dalla gioia spirituale in cui si trovava, fino ad attirarlo al suo disegno perverso; così, tenendo conto di questa esperienza, potrà guardarsi dai suoi soliti inganni.

4) I tre peccati

Infine negli Esercizi Spirituali 50-52, S. Ignazio affronta i tre peccati che hanno favorito la presenza di Satana nel mondo.

Primo punto. Il primo peccato è quello degli angeli: su questo devo esercitare la memoria, poi l’intelletto ragionando, infine la volontà. Voglio ricordare e capire tutto questo per vergognarmi e umiliarmi sempre più, confrontando l’unico peccato degli angeli con i miei tanti peccati: essi sono andati all’inferno per un solo peccato, e io l’ho meritato innumerevoli volte per i miei tanti peccati. Devo dunque richiamare alla memoria il peccato degli angeli: essi furono creati in grazia, ma non vollero usare la libertà per prestare rispetto e obbedienza al loro Creatore e Signore; perciò, divenuti superbi, passarono dalla grazia alla perversione e furono precipitati dal cielo nell’inferno. Devo poi ragionare più in particolare con l’intelletto e suscitare gli affetti con la volontà.

Secondo punto. Il secondo peccato è quello di Adamo ed Eva: anche su questo devo esercitare le tre facoltà dell’anima. Richiamerò alla memoria che, in seguito a questo peccato, essi fecero penitenza per tanto tempo, e fra gli uomini dilagò tanta corruzione, per cui molti andarono all’inferno. Devo dunque richiamare alla memoria il secondo peccato, quello dei nostri progenitori: dopo che Adamo fu creato nella regione di Damasco e posto nel paradiso terrestre, e dopo che Eva fu formata da una sua costola, fu loro proibito di mangiare il frutto dell’albero della scienza; ma essi ne mangiarono e così peccarono; perciò, coperti di pelli e scacciati dal paradiso, trascorsero tutta la vita fra molti travagli e molta penitenza, senza la giustizia originale che avevano perduto. Devo poi ragionare più in particolare con l’intelletto ed esercitare la volontà nel modo già indicato.

Terzo punto. Devo fare ancora lo stesso sul terzo peccato particolare: è il caso di una persona che per un solo peccato mortale è andata all’inferno, e di moltissime altre persone che vi sono andate per meno peccati di quanti ne ho fatti io. Devo dunque fare lo stesso sul terzo peccato parti- colare, richiamando alla memoria la gravità e la malizia del peccato contro il mio Creatore e Signore. Devo poi ragionare con l’intelletto, considerando che chi ha peccato e agito contro la bontà infinita giustamente è stato condannato in eterno, e concludere con la volontà nel modo già indicato.

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