Perché la Seconda Guerra Mondiale? La visione di noi cattolici integrali (Parte V)

Pacelli e MussoliniRUBRICA “REX”

La Contro-Rivoluzione nel ‘900: Benito Mussolini e Antonio Salazar (V Parte)

di Cristiano T Gomes

Mons. Umberto Benigni così nel 1923 identifica quel processo di Sovversione sociale che, iniziato con la Rivoluzione borghese, è deflagrato con le rivoluzioni dell’800 e poi con la Prima Guerra Mondiale:

Lo spiritus rector della Rivoluzione …è la Setta sotto la direzione centrale d’Israele, la gran Bestia dalle due teste: quella del Vitello d’Oro e quella del Lupo Rosso. Sotto questo nome è facile raccogliere l’insieme delle organizzazioni segrete ed obbedienti ad una molla, ad un agente segreto, il programma confessato o dissimulato poco importa: è la Rivoluzione quale è stata da noi definita, o sia: il Disordine Satanico in lotta contro l’Ordine divino. (H. Brand, pseudonimo di U. Benigni, “Per la difesa sociale. Il motore della Rivoluzione”, in “Fede e Ragione”, 18 febbraio 1923, p. 6).

Umberto Benigni precisa continuamente, nei suoi scritti, di non essere razzista, ovvero che egli non intende combattere Israele come popolo, poiché per il Nostro tutti i popoli sono fratelli in Cristo come gli individui che di questi fan parte, ma il talmudismo, un centro di corruzione “religiosa” che Egli considera anti-cristiano, altamente antisociale (Fer, “Azione di difesa sociale”, Fede e Ragione, II, n. 45, 6 novembre 1921).

“Fede e Ragione”, rivista cattolica di cultura e di critica, era stata fondata a Firenze da Don Paolo de Toth (nato nel 1881 ad Udine da famiglia magiara); il de Toth già con il periodico “Armonie della Fede” (Montefalco- Perugia 1906-1914) aveva messo in guardia sul riformismo modernista che avrebbe minacciato la dottrina tradizionale della Chiesa di Roma e la strategia di “Fede e Ragione”, in continuità, era  “l’integrità della dottrina cattolica” e la contrapposizione alla “contro-chiesa”, ossia alla “setta massonica e i suoi complici” (cfr “Il nostro periodico”, Fede e Ragione, I, dicembre 1919).Secondo il Vannoni, autore di un  sintetico ma pregevole saggio su “Integralismo cattolico e fascismo” (Edizioni Il Mulino 1977), per quanto “Fede e Ragione” sospendeva le pubblicazioni dopo il Concordato, la visione politica cattolica contro-rivoluzionaria (sia quella degli integrali sia quella della cosiddetta “letteratura cattolica”, nella quale si può far bene rientrare il “Il Frontespizio”) giocava un suo importante ruolo in certe scelte del regime. Grazie all’attività di Umberto Benigni, la già citata organizzazione segreta anti-modernista Sodalitium Pianum, nota con il nome di “Sapiènere”, veniva dai primi del Venti messa a disposizione del fascismo, nel tentativo di vincere la partita interna con l’Internazionale bianca democristiana e con talune frazioni gesuitiche, in particolare francesi (considerate dal Nostro alleate della Massoneria) e di restaurare l’identità cattolica romana-italiana, aggredita da quello che il Benigni considerava un assalto rivoluzionario laicista e ateista concepito dalla Massoneria internazionale e dalle banche protestanti operanti dal mondo anglosassone. Si stabiliva dunque, come già veduto nella prima parte, un legame organico tra il cattolicesimo integrale e la destra fascista. Gli “integrali” erano ben collegati con l’Action Francaise e con gli altri nascenti movimenti della destra radicale francese, con Hermann de Vries de Heekelingen, olandese, studioso di storia religiosa, professore nell’università cattolica di Nimega ed impegnato a favore del Regime fascista e con il Rexismo belga. L’associazione politica e culturale di Benigni si estendeva anche ad influenti ambienti vaticani: il sodalizio cattolico integrale fascista vedeva infatti il Nostro agente OVRA con il numero 42 e con lui, al servizio di Bocchini, il prelato domestico di Pio XI, Mons. Enrico Pucci (che pare fosse stato reclutato nel 1927), il funzionario vaticano Pietro Mataloni, Bianca D’Ambrosio (nome in codice 42 DIDONE), un’altra ventina di alti prelati vaticani, circa una trentina di membri del clero medio e basso, oltre a vari laici, tutti naturalmente orientati nella concezione “cattolica integrale”. Il sodalizio degli “integrali” avrebbe passato le informazioni più riservate a due insospettabili attrici, direttamente collegate a Bocchino, Bice Pupeschi e Maria Luisa Scala.

Tale premessa è necessaria poiché si possa comprendere che, nonostante la morte di Benigni  avvenuta nel febbraio ’34, il milieu cattolico-integrale pare essere, sul piano della Dottrina, una importante componente del regime; e proprio tale componente, ben più di ogni altra, ribadiva a più riprese che il Concordato e la coscienza cattolica-romana, che Mussolini stava restituendo, pur nelle contraddizioni interne al movimento fascista divenuto Regime, all’Italia, finivano fatalmente in rotta di collisione con il supercapitalismo plutocratico mondiale, che già con il Risorgimento aveva voluto tagliare fuori dalle grandi decisioni strategiche l’Italia ed il Cattolicesimo romano. Scrive la Pichetto, nel già citato testo (p. 121), che secondo il Benigni il fascismo, “investito dell’eredità dei secoli, riceveva una missione sacra, restituiva al suo immortale destino Roma, madre di ogni civiltà e messaggera dell’unica salvezza”.

Benigni non esaltava l’Italia, ma Roma e la volontà di continuità spirituale e di civilizzazione con la romanità che il regime sembrava incarnare. Il fascismo gli sembrava dunque “il miglior sostegno di fronte alla marea montante della sovversione sociale e del disordine internazionale” (Ibidem).

 Il programma d’azione di Benigni fascista era il medesimo del 1911: opposizione Contro-Rivoluzionaria non solo alla rivoluzione giacobina ma ancora di più, se possibile, al liberalismo sociale e religioso; non vi era però più spazio per quelle nostalgie “papiste” e guelfe ancora presenti nel programma del 1911, in luogo delle quali si instaurava un leale patriottismo e una militanza fascista. Certamente, Benigni non identificava il neo-costantinismo Mussoliniano con la Regalità sociale di Cristo, anche perché sarebbe già stato assai difficoltoso, se non impossibile, praticare la Regalità sociale con un contesto ecclesiastico in cui buona parte di clero era disgregata dal vulnus modernista e massonico; in base però alla visione centrale sui nuovi tempi delineata nell’“Introduzione generale” alla “Storia sociale della Chiesa” (Centro Librario Sodalitium 2016, Voll I, pp. XIV-XV), ossia la grande lotta tra il principio cristiano ed il neo-paganesimo modernista, se la strategia rimaneva quella di Pio X – “Restaurare tutto in Cristo” – il fascismo certamente era un potente elemento dottrinario e politico di Difesa sociale dalla Sovversione (laicismo, Democrazia Cristiana condannata dalla Dottrina cristiana, Massoneria, Comunismo e Contro-Rivoluzione corporativista). Il Benigni sottolineava con forza come fosse dovere religioso e morale del cristiano occuparsi della vita politica: il Cristo ci ha insegnato a trovare l’equilibrio, morale e sociale, tra i pregiudizi religiosi e politici dei farisei, dei sadducei (il cui materialismo politico è rappresentato dall’erodianismo), spogliando l’ideale essenico dei detriti giudaici che conteneva. Anche sul piano etico-giuridico ed etico-economico, spiegava Benigni nella sua eccezionale opera sulla “Storia sociale della Chiesa”, il Cristo ci ha dato il modello archetipico del retto impulso sociale, che va verso la solidarietà sociale e la Corporazione. L’insegnamento sociale del Cristo è così il fondamento della dottrina della Chiesa costantiniana. La parte II del Volume 2 della “Storia sociale della Chiesa” è dedicata a Costantino Magno; è una ulteriore perla teologica e storico-politica che Mons. Benigni ci ha lasciato. Non mancano elementi di crisi e di confusione nella regalità sociale costantiniana, ma, sottolinea il Nostro, “l’elenco delle benemerenze costantiniane è veramente cospicuo” (Ivi, p. 186). Durante il pontificato di Pio XI, si affermano con vigore gli orientamenti proposti dalla Sociètè du Règne social di Paray-le-Monial e da vari ambienti romani “cattolico-fascisti” e con l’enciclica “Quas primas” (1925) viene introdotta nel calendario liturgico la festa di Cristo re, che non sostituisce, come vuole indicare una certa letteratura, ma integra e, al limite, supera la Mediazione del Sacro Cuore. Nel corso degli studi della Sociètè emerge un bilancio molto positivo dell’opera moralizzatrice svolta dal “Duce-Costantino” nei primi dieci anni di Governo fascista. Come visto in precedenza, Padre Agostino Gemelli ed Armilla Barelli veicolano nella cultura sociale fascista tale orientamento, in modo sistematico e capillare.

Dunque: perché la Seconda Guerra Mondiale? Cui prodest? Paul Boulin, un prete cattolico integrale della diocesi di Troyes, definito dalla Pichetto “agente attivissimo del Sodalitium Pianum” (Ivi, p. 126), aveva scritto alla fine degli anni Venti, a ridosso del Concordato dunque, che si stava muovendo contro Roma “il quadrilatero mondiale dell’antifascismo costituito dall’Alta Banca ebraica, dalla Compagnia di Gesù, dalla Massoneria e dalla Democrazia-Demagogia; verde o massoneria, bianca o gesuita democristiana, rossa o bolscevica o anarchica” (Ibidem). Ora, non è possibile sapere con certezza se tutto ciò fosse esatto o veridico, sebbene l’attività interna di contro-infiltrazione del Sodalitium Pianum era assai elogiata da San Pio X e considerata pressoché perfetta. Possiamo però, allo stato attuale, vedere e osservare che le due Guerre Mondiali hanno avuto anzitutto il fine di abbattere, sovvertire e disgregare la Tradizione cattolica occidentale. Se tra angloamericanismo e germanesimo vi poteva essere di certo un conflitto sul piano della conquista degli spazi commerciali, come poi vi sarebbe stato (anche se su piano ben più ridotto e tiepido) tra russi e americani nel corso della cosiddetta “guerra fredda”, l’attacco lanciato dall’americanismo alla Tradizione cattolica, nel ‘900, è quello del genocidio spirituale, culturale e anche fisico. Giustamente Antonio Socci ha parlato del ‘900 come del secolo della ininterrotta persecuzione anti-cristiana.

Pochissime voci oggi hanno il coraggio di rievocare la tragedia della “rivoluzione messicana”, liberale-democratica e massonica: forse proporzionalmente il più grande massacro del ‘900. Le più recenti stime, purtroppo approssimative come è evidente, parlano di circa 2 milioni di morti su una complessiva popolazione di circa 14,5 milioni di abitanti. Una rivoluzione che ha legittimato l’assassinio del cristiano, puntando all’estinzione del Cristianesimo. Tale metodo rivoluzionario finisce poi per imporsi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, sia pure nella versione apparentemente più soft, con la vittoria totalitaria della pseudottrina conciliarista nel cuore di Roma. In tal senso, il Novecento è stato il secolo della massima tenebra.

Scrive Fergusson (cfr “L’Impero”, Mondadori edizioni 2007, p. 241) che negli anni precedenti  alla Prima Guerra, i leader del capitalismo finanziario mondiale – i Rotschild a Londra e Parigi, i Warburg ad Amburgo e Berlino – propongono una spartizione globale anglo-tedesca, comunque “protestante”, a danno dell’Impero cattolico austro-ungarico e delle potenze cattoliche-latine. E’ la Contro-rivoluzione fascista del ’22 dunque a cambiare il corso della storia. Ed ancora di più: la Conciliazione del ’29, il suggello della Contro-Rivoluzione. Emarginata sino ad allora dal consesso mondiale l’Italia fascista e cattolica, grazie all’azione neo-costantiniana di Mussolini, è tornata frattanto al centro della politica mondiale; sarà necessario eliminarla perché quel progetto possa di nuovo prendere corpo. Oggi, non a caso, Bergoglio è la guida dei “riformati” e dei luterani, non il Pontefice cattolico.

Il popolo tedesco si rivelava comunque recalcitrante rispetto alla strategia Mondialista; a Versailles aveva pagato la sua fedeltà all’alleato cattolico austriaco (sebbene la miopia militaristica prussiana fu letale per l’Impero austiaco) ; dopo il ’36, nonostante i vertici politici e militari del Nazionalsocialismo provino una indubbia ammirazione per il materialismo estremo-occidentale, i milioni di lavoratori tedeschi son ben più attratti dal modello sociale corporativistico italiano che dalla marea capitalista e comunista avanzante. Pio XII nella “Summi Pontificatus”, scrive nel ’39 che:

A particolare letizia si eleva il Nostro cuore nel potere, in questa prima enciclica indirizzata a tutto il popolo cristiano sparso nel mondo, porre in tal novero la diletta Italia, fecondo giardino della fede piantata dai prìncipi degli apostoli, la quale, mercè la provvidenziale opera dei Patti Lateranensi, occupa ora un posto d’onore tra gli stati ufficialmente rappresentati presso la sede apostolica. Da quei Patti ebbe felice inizio, come aurora di tranquilla e fraterna unione di animi innanzi ai sacri altari e nel consorzio civile, la «pace di Cristo restituita all’Italia»; pace, per il cui sereno cielo supplichiamo il Signore che pervada, avvivi, dilati e corrobori fortemente e profondamente l’anima del popolo italiano, a Noi tanto vicino, in mezzo al quale respiriamo il medesimo alito di vita, invocando e augurandoci che questo popolo, così caro ai Nostri predecessori e a Noi, fedele alle sue gloriose tradizioni cattoliche, senta sempre più nell’alta protezione divina la verità delle parole del Salmista: «Beato il popolo, che per suo Dio ha il Signore» (Sal 143,15). Questa auspicata nuova situazione giuridica e spirituale, che quell’opera, destinata a lasciare una impronta indelebile nella storia, ha creato e suggellato per l’Italia e per tutto l’Orbe cattolico, non Ci apparve mai così grandiosa e unificatrice, come quando dall’eccelsa loggia della Basilica Vaticana Noi aprimmo e levammo
per la prima volta le Nostre braccia e la Nostra mano benedicente su Roma, sede del papato e Nostra amatissima città natale, sull’Italia riconciliata con la chiesa, e sui popoli del mondo intero
.

Secondo Pio XII il Regime fascista avrebbe restituito la Pace di Cristo all’Italia. Va ricordato che Pio XII proviene dai ranghi del Sodalitium Pianum di Mons. Benigni.  Vediamo viceversa oggi cosa abbiano significato per l’Italia, dove nel 1939 era ancora socialmente operante, secondo il giudizio pontificio, la Pace di Cristo, i decenni successivi alla fine della seconda guerra mondiale. Decenni caratterizzati dalla sconsacrazione della vita, dal nichilismo socializzato, dall’attacco preciso e mirato al cuore della Cristianità. I cattolici integrali guidati dal Benigni erano consapevoli che saremmo arrivati a questo punto. Lo avevano del resto scritto ed avvertito.  Pio XII, nell’Italia dell’epoca, è una delle pochissime, se non l’unica tra le personalità di rilievo, ad invitare il suo “Diletto Figlio” (aprile 1940) Benito Mussolini a non entrare in guerra. Il Pontefice era cosciente che l’obiettivo delle potenze massoniche d’oltreoceano non era la Germania ma la Cristianità romana: la Seconda Guerra Mondiale, secondo la dottrina pacelliana, era una chiara sfida delle potenze di Satana alla Regalità di Cristo e la temporanea sospensione della supremazia di Cristo (W. Carr, “Angels and Principalities”, Cambridge 1981).  Mussolini, proprio nel tentativo di salvare la riconquistata centralità romana-cattolica e italiana nell’universo, opponendosi con moderazione e tattica politica sia al nuovo dominio pangermanista sia, e soprattutto, all’imperialismo del supercapitalismo  (cfr. E. Gin, “L’ora segnata dal destino. Mussolini e gli Alleati da Monaco all’intervento”, Edizioni Nuova Cultura 2012), ritiene non vi sia altra possibilità che l’intervento militare. Come noto, l’Italia è tra i Paesi più poveri del pianeta, quanto a risorse e materie prime. La strategia di strangolamento che le potenze imperialiste “sanzioniste” (USA, Gran Bretagna, Francia)  stavano attuando contro l’Italia, aveva condotto il Paese ad una china economicamente angusta e pericolosa. Se da un lato in effetti, la Germania dopo il 1936, rifornirà l’Italia di carbone in buona quantità, dall’altro proprio il nuovo impulso di espansione geoeconomica e geopolitica nazionalsocialista aveva chiuso, tragicamente, quegli spazi di manovra nell’area danubiano-balcanica che Mussolini abilmente aveva saputo conquistare alla Nazione italiana.

Sulla morte di Mussolini

Tripodi precisa (Ivi, pp. 229-235) che vari libri basati su presunte confidenze del Duce in RSI, come quello del medico tedesco Zachariae, tradiscono evidentemente le personali visioni, quasi sempre anticlericali, dell’autore. Lo stesso si potrebbe dire dei famosi “Diari” di Ciano, che son stati ampiamente rimaneggiati, o di molti altri saggi di simile memorialistica. Padre Eusebio, al secolo Sigfrido Zappaterreni, fervido frate di S. Francesco, ultimo confessore del Duce, oltre che suo migliore amico nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, pubblicava anni fa (1976) “Il testamento politico e spirituale di Mussolini”, trascrizione sintetica e fedele di 26 colloqui tra il cappellano militare  ed il leader fascista, con introduzione di Rachele Mussolini. Purtroppo questo saggio non ebbe la diffusione che meritava a causa di una edizione molto lussuosa e perciò di nicchia. Il Mussolini ultimo, che emerge dalla testimonianza del francescano, è chiaramente su posizioni, religiose e politiche, cattolico-integrali, in tal senso ben più a destra che nello stesso Regime, aprendosi al frate intimamente. La RSI riconosce la Religione Cattolica apostolica e romana come la sola religione della Repubblica; 600 Cappellani militari sono in servizio presso la Repubblica; tra i fucilati di Dongo, due sono molto vicini al Cattolicesimo integrale (Barracu e Mezzasoma); come Vanni Teodorani e S. Mazzolini, che sono nella cerchia mussoliniana più stretta. Don Angelo Scalpellini, decano dei Cappellani militari della RSI, torturato dopo la guerra dai partigiani (una volta libero, di fronte al magistrato che gli mette di fronte i torturatori, si rifiuta di riconoscerli, dunque non li fa incarcerare), raccoglie le lettere e le testimonianze dei Caduti della RSI. La sua sintesi è che queste testimonianze raccolgono niente altro che un atto di estrema fedeltà e testimonianza al “Dio cristiano” ed alla Patria cattolica. Certamente, all’interno del mondo cattolico, vi è la esplosione di una conflittualità sino ad allora latente; se buona parte degli episcopati e del clero, memore dell’integrazione tra Politica e Religione compiuta dal Regime, continua a sostenere, più o meno apertamente, il nuovo fascismo repubblicano, un’altra parte, numericamente meno rilevante, ma diplomaticamente più potente, milita apertamente nelle forze della “resistenza”. E’ quella fazione del cattolicesimo italiano che inizia a raccogliersi attorno a Montini, futuro Pontefice (Papa Paolo VI 1963-1968), il quale opera direttamente in concerto con l’agente operativo del controspionaggio americano, J. Angleton. Il progetto strategico della frazione Montini, all’insegna di un equivoco e pericoloso connubio tra americanismo e pseudo-cattolicesmo “riformato”, è l’aggiornamento della Internazionale Bianca democristiana (già condannata senza appello dalla Dottrina sociale della Chiesa e da San Pio X).

Secondo Don Luigi Villa, il quale su mandato diretto di Padre Pio, continuò con coraggio e serenità l’opera del Mons. Benigni, volta a debellare il modernismo ed il neo-protestantesimo massonico in seno alla Chiesa di Roma, Montini manovrava in tal senso in palese contraddizione con le direttive di Pio XII, al punto che il Pontefice fu costretto, dopo aver scoperto il doppio e triplo gioco del Montini, che peraltro tanto lo addolorò, ad espellere il Nostro dalla carica di “Pro-Segretario di Stato”.

Il Pontefice deciderà di occuparsi lui stesso degli Affari Esteri del Vaticano, allontanando in seguito, definitivamente, il Montini dalla Santa Sede ed inviandolo a tal fine trasversalmente a Milano. Sempre in base alla testimonianza diretta di Padre Villa, che dedicò tutta la vita e tutta la impersonale azione di Sacerdote a comprendere tali eventi, Montini avrebbe, subito dopo la morte del Pontefice Pacelli, manovrato per l’elezione di Papa Giovanni XXIII: la strategia era appunto quella di rompere, nella Dottrina e nella Liturgia, con la Tradizione cattolica, come volevano le lobby massoniche, giudaiche e protestanti, d’oltreoceano (Sac. Luigi Villa, “PAOLO VI processo a un papa?”, Editrice Civiltà 1999, pp. 241-246). Alighiero Tondi, il braccio destro di Montini, ricorda che Gedda, viceversa “fedele soldato” di Papa Pacelli, era solito definire il Montini un uomo ispirato dall’anti-italianità, dal servilismo filo-americanista e da una sottile ma pericolosa dose di criticismo antipacelliano (A. Tondi, “Vaticano e neofascismo”, Edizioni di cultura sociale 1952, p. 64).

Gli Alleati, subito dopo il 25 luglio, esigono che Pio XII condanni di fronte al mondo Mussolini prima, la RSI poi. Il Pontefice non lo fa e sia nel 1943, sia nel 1944, il Vaticano è bombardato dagli angloamericani. Secondo Don Innocenti (notizia che proviene da una testimonianza, dunque da prendere con cautela: “La conversione religiosa di Benito Mussolini”, Fede e cultura 2005, p. 333) Pio XII appronta un piano per mettere in salvo Mussolini proprio nell’aprile ’45, organizzando un commando. L’operazione non sarebbe andata in porto a causa della presenza di infiltrati in Vaticano; sicuramente, se è vero quanto dice Don Innocenti, e non abbiamo motivo per dubitarne, appartenenti alla cerchia montiniana. Nel Radiomessaggio natalizio 1949 (Roma, 23 dicembre) il “Pastor Angelicus” ricorda con coraggio e senza timore la memoria di Benito Mussolini e delle migliaia di caduti fascisti, vittime di crudeli rappresaglie, vittime che hanno addolorato il cuore del Pontefice. Pio XII parla di “guerra sfortunata” ed attribuisce tale barbara violenza successiva all’aprile ’45 all’apostasia dello spirito cristiano.  Pio XII sapeva, probabilmente, che la Santa Sede non avrebbe più visto, almeno dal suo punto di osservazione, uno Statista come Benito Mussolini. Quello Statista, invero, che l’11 gennaio 1929 fece ricollocare sugli spalti di Porta Pia le statue dei santi già mutilate ed abbattute dai cannoni degli invasori massoni e che il giorno della storica firma fu in grado di mettere milioni di italiani in ginocchio: in segno di gratitudine verso il Cristo Gesù, che non si era scordato dell’Italia. Nel dopoguerra, saranno in tal senso continue e pressanti le proteste del Pontefice Pacelli verso i vari De Gasperi ed Andreotti ammoniti quali possibili, pericolosi strumenti politici di una de-moralizzazione dei costumi italiani e di una invasiva “scristianizzazione” culturale e sociale.

Le ultime parole di Mussolini trascritte da P. Eusebio sono: “Mi accingo a portare la nuova Croce sul Calvario della Valtellina”.Secondo il frate francescano, il capo della RSI si disponeva ad affrontare il martirio con lo stato d’animo e la fede “che animò i cristiani delle catacombe”.  Una testimonianza di fonte cattolico-integrale, che risalirebbe alle dirette parole di P. Eusebio, sosteneva che Mussolini sarebbe stato finito grazie a una precisa operazione della massoneria ebraica e protestante americana. Il conte Paolo Sella di Monteluce, economista cattolico, che militò negli anni ’60 con Giacinto Auriti, Alberto De Stefani, Gonella, Gorgini e altri nel “Raggruppamento italico”, una associazione culturale vicina al MSI, ma orientata soprattutto nella rivendicazione di un nuovo Corporativismo cattolico come soluzione ai problemi sociali e morali, nel periodico dell’associazione, ormai introvabile, affrontava la questione dell’omicidio del Duce, ridando voce alla tesi di P. Eusebio e dei cattolici-integrali. Mandanti e esecutori sarebbero stati da individuare nel clan partigiano di Enrico Cuccia, Cefis, Consolo, che operava tra la Svizzera ed il Nord Italia; tale clan sarebbe stato direttamente collegato – come la cerchia montiniana- alle più potenti reti massoniche statunitensi. Scrive dunque il conte Sella di Monteluce:

Chi fu il vero giustiziere del Duce? In quei giorni lontani, Italo Pietra che era stato
allievo di mio padre a Genova, mi presentò un misterioso personaggio: “Guardalo
bene” mi disse il giorno prima di farmelo conoscere, “poi ti diro chi è”.
L’uomo, un essere piccolo, bruno e silenzioso, ripiegato su di sè come su un
segreto terrore, non parlava. Quel “Comandante Guido” restò impresso nella mia
memoria per la curiosità che me lo fece guardare bene lungo tutta un’ora. Il
giorno dopo Pietra mi disse: “Era l’uomo che ha giustiziato Mussolini”. Non lo
rividi più e non ne ho più sentito parlare. E non ci pensai finchè non venne il
lancio giornalistico del Colonnello Valerio. Non era il comandante Guido! Cosa
celava questa colossale manovra di mascheramento? E se il giustiziere era stato
ignorato fino a quel momento, perché ora lo si personificava in un altro? E
vorrei fare la stessa domanda a Edi Consolo che durante la guerra ha
introdotto in Italia dalla Svizzera oltre cinquanta miliardi di lire per
finanziare il movimento partigiano in Italia…Quale fu la colpa di Mussolini?  Scopi che allora non comprendevo, oggi mi sembrano chiari. Mussolini non perseguitò mai gli ebrei. Non fu una colpa contro Israele la sua. Ma contro una dottrina segreta intransigente, spietata che non esitava di colpire a morte gli stessi Israeliti…..fautori di una integrazione degli Ebrei nella società cristiana occidentale…La vera colpa di Mussolini fu il Concordato. Di avere reintegrato nella realtà il sogno di una universalità religiosa capace di collegare i popoli nei legami di amore e tolleranza della Fede Cristiana. Questa sua decisione ha inferto un colpo tremendo alla secolare strategia dell’Illuminismo, della Banca Protestante mondiale, dei seguaci di Sabbatai Zevi e Jacob Frank e delle loro temibili sette….

Secondo la “Visione” della beata Elena Aiello (Venerdì Santo 1961), Benito Mussolini ebbe salva l’anima, perennemente connesso al Destino spirituale d’Italia.  Rivelazione non dissimile fu quella rilasciata da Padre Pio a Donna Rachele.

E. Bianchini Braglia (“Donna Rachele”, Mursia 2007, p. 299) sostiene che è tutt’altro che assurda  l’idea che Benito abbia potuto avere la salvezza: il Mussolini maturo pratica il Rosario, fa celebrare messe in suffragio di defunti e patrioti caduti, legge e medita testi a carattere mistico e religioso, nel suo ricordo del figlio Bruno dice che lo spirito che si trasmuta in sangue, dolore, sofferenza è ciò che si eterna, ma soprattutto è “fanaticamente” devoto di Padre Pio da Pietrelcina e talvolta per proteggerlo si intromette anche in un ambito che assolutamente non gli compete (secondo lo stesso Concordato), quello strettamente ecclesiastico. Purtroppo tradisce sistematicamente la moglie ma dopo averla sposata non l’abbandonò mai (dormì ogni notte con Donna Rachele infatti), nemmeno nei momenti più tragici e controversi della sua vita.

Anni dopo l’aprile ’45, Donna Rachele, a cui Roncalli non concesse mai un incontro privato, potette invece vedersi con il Santo a San Giovanni Rotondo. Quest’ultimo le avrebbe detto: “Sappiate che io avrei messo vostro marito in Paradiso. Figuratevi Dio, che è molto più misericordioso di me…..” (Ibidem).

L’ultimo scritto lasciato a Donna Rachele da Benito, pochissimo prima della morte, recita:

“Paolo di Tarso sulla via di Damasco, folgorato da luce improvvisa, ritrovò se stesso. Ciò vuol significare, e qui la grandezza del Cattolicesimo, che la via di Damasco è eterna, che l’errore non è che un mezzo per pervenire alla Verità, che la Verità si conquista con il sacrificio” (Ibidem, pp. 300-301).

Questa la visione ultima del Duce d’Italia.

Il fascismo portoghese dopo il ’45. Uno stato cristiano contro il nichilismo, contro la civiltà della morte

Fedele all’ideale di neutralismo cattolico e latino tra il blocco Nazionalsocialista e quello degli Alleati, il Portogallo Salazarista, tra il ’39 ed il ’45, si caratterizza soprattutto per una visione pragmatica nazionalista degli interessi coloniali portoghesi. Il Dottor Salazar, nell’estate del 1939 (probabilmente nei primi giorni di agosto), formula l’idea di un patto tra Italia, Portogallo, Spagna. Tale patto avrebbe condotto ad un fronte unico politico e geopolitico, “fascismo latino”, il quale, con la benedizione di Pio XII, avrebbe salvaguardato anche la medesima fede in un disegno di superiore “comunità spirituale di Destino”. Salazar aveva previsto nell’agosto ’39 che vi sarebbe stato un terribile conflitto tra Germania e Russia e disse ai suoi che il Portogallo doveva rimanere assolutamente “neutrale” tra i due fronti, anche se era preferibile una vittoria germanica (vi saranno infatti volontari nazionalisti portoghesi nella spedizione russa).  Nel 1938 vi erano stati, del resto, approfonditi contatti tra agenti tedeschi ed inglesi per ricostruire l’Impero coloniale germanico a danno di quello lusitano. Vari ministri nazisti, non ultimo Schacht, avevano in più casi dichiarato che l’Angola (appartenente all’Impero Portoghese) era un obbiettivo della geopolitica germanica. In seguito l’avvicinamento economico portoghese alla Germania diviene comunque un fatto. Così quando inizia il conflitto, il Portogallo si rifiuta inizialmente di cedere agli Alleati le strategiche basi militari delle Azzorre e continua le esportazioni di tungsteno in Germania. Davanti all’intransigenza patriottica e colonialista di Salazar, Churchill e Roosvelt prospettano, durante la Conferenza Trident, l’imminenza dell’occupazione militare del Portogallo. Solo nell’estate del ’43, Salazar acconsente alla richiesta di cedere le basi militari nelle Azzorre, ma ottiene come contropartita un notevole aiuto militare. Se è vero che tale decisione è di fondamentale rilievo per la continuazione dell’ Estado Novo, o comunque per una possibilità di sopravvivenza dopo il ’45, è anche vero che il Dottor Salazar vive come un momento di intimo lutto la sconfitta del fascismo e la caduta del Governo di Vichy. E’ poi noto che dopo la cessione delle basi militari delle Azzorre  (agli inglesi venivano dati il porto di Horta e la base aerea di Lajes), il Generale Marques Godinho riceve una serie di istruzioni da Santos Costa, allora Ministro della guerra, circa le contromisure militari da prendere contro gli Alleati, essendo in realtà il Portogallo impegnato in quegli anni in una attività spionistica filo-Asse. Dopo la morte del Fuhrer, Salazar fa mettere le bandiere a mezza asta in segno di lutto e il 18 maggio 1945 sostiene in un discorso di fronte all’Assemblea nazionale che la vera democrazia è la “democrazia corporativa ed organica” dello Stato portoghese, non quella oligarchica e parlamentaristica anglosassone. Finita la guerra, il Portogallo riprende possesso delle sue tradizionali posizioni nelle Azzorre. Caduto il fascismo, caduto il Governo di Vichy, il Portogallo rimane dopo il ’45 il baluardo dell’Occidente cattolico intransigente.  “Nulla contro la Nazione, tutto per la Nazione”, ripete il Dottor Salazar.  Ciò significa, nel pragmatismo tattico politico, la difesa strategica della Tradizione cristiana d’Occidente, dunque la difesa dell’Oltremare lusitano. Salazar continua lo sviluppo pratico della concezione dell’ “uomo nuovo” mediante il principio del lavoro corporativo (il lavoro sacrificio verso il “gremio” e l’idea corporativa che assorbe la logica unilaterale del lavoro salariato) e tramite la “politica dello spirito”: la politica di Verità, Sacrificio, Nazionale dice il Dottore (la politica come integrazione della dottrina cristiana rispetto alla crisi nichilista del mondo contemporaneo: politica menzogna, machiavellismo pagano o politica mero strumento del supercapitalismo).  Nell’ultimo volume- VI, p. 22 e sgg- della sua biografia di Salazar, Franco Nogueira racconta che il Nostro riceve ufficialmente Monsignor Marcel Lefebvre nel marzo 1965, avendo già espresso la sua stima verso  l’azione missionaria dell’allora arcivescovo di Dakar.  Nello stesso volume, l’autore rende noto (p. 108), che Salazar non si adattò mai alle riforme liturgiche postconciliari  e incentivò in assoluto, dentro la Patria lusitana, il movimento tradizionale e cattolico-integrale, anti-conciliare ed antiprogressista. Dopo aver pronunciato la lode di Salazar come Governante cristiano, Monsignor Lefebvre, nel corso di un’orazione, tra l’altro aggiunge:

Perché in Portogallo sì e da noi (nella Francia di De Gaulle, NDC) no? Perché solo in Portogallo il Cristo è al centro della vita sociale? Perché non possiamo ricostruire anche noi, come il Portogallo, la società cristiana, la famiglia cristiana, la scuola cristiana, la professione cristiana e lo stato cristiano?

Va del resto ricordato che l’Episcopato lusitano, secondo le richieste della Madonna di Fatima, consacrava il Portogallo al Cuore Immacolato della S. Vergine nel 1931 e nel 1932 arriva Salazar a risanare la vita sociale, definitivamente, dal pericolo rivoluzionario massonico e liberale, che ancora non era stato definitivamente estirpato.  Ad un giornalista straniero che gli chiede, verso la metà degli anni sessanta, se non si fosse pentito di aver tenuto così a lungo il Portogallo lontano dal liberalismo e dal progresso, il Dottor Salazar risponde: “E le pare poco?”. Vediamo oggi cosa abbia significato quel progresso: totale scristianizzazione della vita sociale; gigantismo americanistico diffuso su tutti i piani, con terribili conseguenze morali, ossia, l’uomo è più piccolo e più debole di una mosca di fronte alla vera sfida che il mondo dello Spirito gli mette di fronte; morti per inquinamento che fanno quasi rimpiangere i bollettini di guerra; dominio culturale delle lobby gay  (“gay mafia” si dice nei paesi anglosassoni, dove lo stadio di omosessismo sociale è ancor più avanzato)e dell’ideologia gender, finanziate dalla Goldman Sachs, da Gorge Soros , da JP Morgan, dalla Rockefeller Foundation; meccanizzazione della coscienza; annientamento del valore della famiglia; pratica diffusa della clonazione e infine imposizione, prassi da vero e proprio stato di polizia pervicace contro la Dottrina Cristiana, di vaccinazioni obbligatorie di massa.

 In una parola, distruzione nichilista dell’Occidente quale fortezza cristiana e affermazione di un nuovo stalinismo. Un neo-stalinismo fondato sul “gulag interiore” e sul dominio totalitario della religione antropocentrica omosessista, tecno scientista e digitale, fanaticamente neo-evoluzionista, della Massoneria mondiale anticristiana.  E’ la strategia finale di una nuova antropologia: ancor più antropocentrica e ancor più anticristiana, ancor più pagana precisamente, di quella affermatasi  con il cartesianesimo, con l’umanesimo da un lato; ancor più incerta, agnostica e pasticciona sul problema sommo della Verità di quanto già lo siano stati il nominalismo ed il luteranesimo. Dunque, un post-uomo, un detrito che proviene dal rifiuto di combattere, soffrire, morire per la Verità. Senza la metafisica cristiana e le nozioni centrali immutabili, tutto crolla, diceva Pio XII. Oggi lo vediamo. 

Questo il progresso che l’eroe di stato e gigante politico del secolo ventesimo, il Dottor Salazar, ha saputo ben tenere lontano dal suo Portogallo, creando uno Stato cristiano basato sulla strategia Contro-Rivoluzionaria del Corporativismo fascista.

PARTE I http://www.agerecontra.it/?p=29989

PARTE II http://www.agerecontra.it/?p=30014

PARTE III http://www.agerecontra.it/?p=30031

PARTE IV: http://www.agerecontra.it/?p=30069

 

 

 

8 Risposte

  • Un articolo commovente per la bellezza perduta della civiltà che riesce ad evocare con chiarissimi tratti di penna. Provo un senso di smarrimento vertiginoso al pensiero che diverse generazioni di studenti siano state costrette a imparare una storia totalmente falsa, che ha finito per avvelenarne le coscienze e a renderli inetti nella decifrazione della realtà. Italiani a cui è stato impedito di poter essere italiani! Finalmente abbiamo, tra le altre cose, una visione chiara e utilissima della figura di mons. Umberto Benigni. Quando la storia è scritta così, tutto quadra alla perfezione; i frammenti caoticamente dispersi tornano al loro posto. L’anima di Mussolini è salva, non così – si suppone -quella degli innumeri traditori anti-italiani che hanno perduto sé stessi e tutti coloro che hanno fuorviato per via di plagio e di manipolazione. Ah, se un bel giorno tutto ciò che è stato occultato, venisse alla luce, sì che gli uomini potessero tornare a vedere!… Uno studio limpidissimo, di grande e religiosissimo coraggio!

  • Scritto profondo e molto ragionato che mette via molti pregiudizi sia della storiografia antifascista sia varie mitologie neofasciste. Complimenti all’autore

  • Mi associo anche io al commento di enrico11 ho letto tutta la serie in parti e è meravigliosa
    W Cristo Re

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