Segnalazione del Centro Studi Federici

Il 6 gennaio 1888 moriva il gen. Hermann Kanzler, comandante supremo dell’esercito pontificio dal 1865 al 1870. Ricordiamo il 130° anniversario della morte del generale con la voce dell’Enciclopedia Cattolica dedicata a Kanzler, curata da Paolo Dalla Torre (1910 – 1993), figlio di Giuseppe (direttore dell’Osservatore Romano dal 1920 al 1960) e autore de “L’anno di Mentana. Contributo ad una storia dello Stato Pontificio nel 1867”, pubblicato nel 1938 e sequestrato dal governo dell’epoca perché in contrasto con la oleografica storiografia risorgimentale.
Nel testo dell’Enciclopedia Cattolica emerge la profonda ammirazione e riconoscenza che ogni cattolico dovrebbe avere per il generale, che fu fedelissimo del Papa Re Pio IX e che consacrò la propria vita alla difesa e al servizio della Roma papale. In particolare Dalla Torre difende l’operato di Kanzler nelle concitate ore del 20 settembre 1870, rispondendo alle critiche dei detrattori (di ieri e di oggi). Il testo è integrato da alcune informazioni tratte da “Le carte Kanzler-Vannutelli dell’Archivio Vaticano” (Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2013), che abbiamo inserito tra parentesi.

 
Kanzler Hermann (Karl Leopold) – Generale pontificio e pro-ministro delle armi, nato a Weingarten presso Bruchsal (Baden) il 28 marzo 1822 (da Markus Kanzler e Magdalena Krehmer), morto a Roma il 6 gennaio 1888. Cristiano esemplare ed ottimo soldato, intelligente e colto, fu una delle più nobili e cavalleresche figure della vecchia Roma papale. Superati gli liceali a Mannheim, entrò nel collegio militare di Karlsruhe rivelando attitudini ed amore per il mestiere. Portabandiera e tenente (25 maggio 1814), per non battersi in duello rinunziò alla carriera e si diede allo studio delle lingue ed ai viaggi, facendo mostra in diverse occasioni di raro sprezzo del pericolo. Il 1 settembre 1845 potè finalmente essere ammesso in Bologna al servizio della S. Sede come cadetto. Preparatissimo nelle scienze militari e valente organizzatore, divenne sottotenente nella fanteria estera, combattè a Monte Berico (Vicenza) il 24 maggio 1848, ed unico ufficiale superstite, benché ferito, comandò sino all’ultimo la sua compagnia, meritandosi dal gen. Durando una menzione particolare.
(Il 12 marzo 1847 sposò Letizia Pepoli, della nobile famiglia bolognese. Dopo due anni Kanzler rimase vedovo e senza figli). Promosso tenente il 15 aprile 1849 e capitano il 21 giugno, funse da aiutante del gen. Zucchi, accorse tra fortunose vicende presso l’esule Pio IX in Gaeta e condusse a termine delicati incarichi segreti nelle provincie dello Stato pontificio in subbuglio. Il 26 luglio 1850 fu scelto del gen. Kalbermatten come ufficiale d’ordinanza, e raggiunse ben presto il grado di colonnello (1 maggio 1859) di fanteria indigena. (Il 2 maggio 1860 Kanzler, che aveva 38 anni, sposò Laura dei conti Vannutelli, di 24 anni).
Lasciato in un primo tempo in disparte dal gen. De Lamoricière, che gli antepose il De Pimodan, sopportò anche questa prova con modestia e serenità. Durante la campagna del 1860 nelle Marche e nell’Umbria seppe nettamente distinguersi fra tutti i suoi colleghi: presso S. Angelo (13 settembre) pervenire ad aprirsi il passo con una smilza colonna attraverso un’intera divisione avversaria, guadagnandosi la nomina a brigadiere generale (22 settembre); alla difesa di Ancona apparve dotato di esperienza, di valore e d’impavido sangue freddo, e fu partigiano fattivo della resistenza ad oltranza. (Il gen. de Lamoricière cambiò opinione su Kanzler dopo gli eventi bellici: “sa il suo mestiere, conosce le mosse delle truppe, sa riconoscere bene sopra una carta, conosce le manovre e l’amministrazione delle truppe; si è mostrato molto più fermo che gli altri nelle circostanze difficili che hanno preceduto la capitolazione di Ancona”).
(Il 7 maggio del 1864, dopo la morte prematura del primo figlio avvenuta nel giugno del 1863 a pochi mesi dalla nascita, nacque Rodolfo Kanzler, destinato a rimanere l’unico figlio della coppia). Di ritorno dalla prigionia in Genova, ebbe il comando d’una brigata, per divenire poi, giovanissimo, tenente generale e pro-ministro (27 ottobre 1865) al posto di mons. De Merode. Attaccatissimo a Pio IX e tanto profondamente benvoluto, stimato dagli stessi avversari del governo pontificio, generoso, calmo e riflessivo, godeva la piena confidenza dei sottoposti italiani ed esteri, anche per il temperamento militare e per la sua mentalità volta alla fredda e tenace offensiva. Era, quindi, il più indicato per procedere a quelle radicali riforme dell’esercito ed studio di quei problemi di difesa che, imposti dai dettami della Convenzione di settembre, fecero dei volontari cattolici una rispettabile ed efficiente compagine bellica.
E lo si vide alla prova dei fatti: la definitiva repressione del brigantaggio nel Lazio meridionale (1864-66), fu seguita dalla valida resistenza opposta alle bande garibaldine nell’autunno 1867, nonché dalla vittoriosa azione di Mentana (3 novembre). Venne poi la crisi finale del 1870: essa rappresentò per Kanzler e per i suoi, a giusta detta del Vigevano, un vero e proprio “dramma di psicologia militare”, fra spontaneo spirito di combattività sino al supremo sacrificio e disciplinata ottemperanza alle sovrane disposizioni, volte a ridurre lo scontro al minimo necessario per far constatare l’uso della forza. Anche in quella strema occasione, le milizie pontificie condotte da Kanzler seppero imporsi al rispetto degli onesti combattendo ed obbedendo come un “buon esercito”, tanto da ottenere gli onori delle armi da parte degli assedianti. Terminate le dolorose ed ardue trattative di capitolazione, e salutate le truppe partenti per la prigionia, il Kanzler non volle discostarsi dal fianco di Pio IX, che ebbe la ventura di assistere sino all’ultima agonia. (Negli anni successivi al 1870 e fino alla morte, benché non esistesse più alcun Ministero delle Armi, egli continuò ad avere il titolo di pro ministro ed in tale veste si occupò degli ex militari del disciolto Esercito pontificio. Unica memoria del passato da generale era il discorso che ogni anno egli rivolgeva al pontefice a nome del disciolto Esercito pontificio, che in tale occasione cercava di essere presente a Roma almeno nei suoi maggiori rappresentanti, il generale de Courten, il generale Zappi, il ten. Col. De Charette).
(Alla morte di Pio IX, Kanzler con la sua famiglia si trasferì fuori le mura vaticane in uno stabile sito al numero 3 di via San Luigi dei Francesi occupando un piccolo appartamento al primo piano. Le condizioni economiche dell’ex pro ministro – aveva egli rifiutato la pensione offertagli dalla Stato Italiano – non erano del resto tali da permettergli molti lussi). Creato barone da Leone XIII, trascorse il resto dell’esistenza discorrendo e beneficando i suoi ex-soldati, e dedicandosi con successo a studi di carattere militare e di astronomia.  Gli si deve, fra l’altro, un obiettivo “Rapporto alla Santità di N. S. papa Pio IX sulla invasione dello Stato pontificio nell’autunno 1867” (Roma 1868), nonché una importante raccolta di documenti personali e governativi assicurati all’Archivio Vaticano da mons. A. Mercanti nel 1932. 
(Il 22 dicembre 1887, nonostante le difficoltà procurategli dalla riapertura della piaga al piede, tenne il consueto discorso di saluto al pontefice. Tornato a casa, si mise a letto nella speranza di potersi presto alzare. La notte tra il 5 e il 6 gennaio 1888, senza aver mai perso conoscenza, morì. Aveva 65 anni. L’8 gennaio 1888 ebbe luogo, secondo la sua volontà, un sobrio funerale presso la parrocchia di S. Maria Maddalena. La funzione venne seguita da parenti, amici, ufficiali, politici. Il corpo fu sepolto nella tomba di famiglia presso il Cimitero del Verano, ove tuttora si trova).
Paolo Dalla Torre
 
Fonte: Enciclopedia Cattolica, Vol. VII, col. 653, voce Kanzler