Segnalazione del Prof. Enzo Guidotto

Svolto su incarico de Il Gazzettino, che ne ospita anche la pubblicazione settimanale, rileva gli atteggiamenti politici e culturali di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della provincia di Trento.
NORD EST, IL 69% NON CREDE CHE LA MAFIA VIVA ANCHE QUI
di Natascia Porcellato

«Qui la mafia non è certo quella dell’immaginario collettivo, con la coppola e la lupara. E non è neppure più soltanto quella che gestisce il traffico e lo spaccio della droga. Siamo in una fase in cui i mafiosi vedono questa regione, con le sue industrie e le attività economiche, come un luogo in cui investire il denaro sporco, riciclandolo, in modo da ottenere capitali “puliti”. Come una grande lavatrice, appunto». Queste sono le parole che il procuratore capo Bruno Cherchi, da un anno alla guida della Direzione distrettuale antimafia di Venezia, ha usato qualche settimana fa nel corso di un’intervista per descrivere la presenza della mafia in Veneto, ma probabilmente un discorso del tutto assimilabile potrebbe essere fatto anche per il Friuli-Venezia Giulia e la provincia di Trento.

Quanto l’opinione pubblica nordestina rileva la presenza di questa “grande lavatrice” vicino a sé? Secondo i dati raccolti da Demos per Il Gazzettino, il 28% degli intervistati ritiene la mafia molto o abbastanza presente nella propria zona di residenza, mentre è il 69% a ritenerla poco o per niente presente. Guardando alla serie storica dell’Osservatorio sul Nord Est, possiamo osservare come la percentuale di coloro che ammettono l’esistenza di mafia in queste terre sia aumentata nel corso del tempo. Nel 2010, infatti, era il 19% a giudicare l’attività mafiosa molto o abbastanza presente. La percentuale era poi salita al 22% nel 2013 e si era stabilizzata nel 2016 (21%). Con i valori registrati nell’ultima indagine, però, il balzo è consistente: +7 punti percentuali rispetto ad un anno fa. Quali sono i settori socio-professionali maggiormente consapevoli della presenza mafiosa nelle proprie zone di residenza? Disoccupati (45%) e imprenditori (39%), oltre a lavoratori atipici (36%) e operai (32%), sembrano essere le categorie che maggiormente percepiscono la presenza della criminalità organizzata intorno a loro.

Rileviamo, però, come sia sempre una minoranza ad esplicitare questo tipo di sensazione, mentre la maggioranza degli intervistati rimane convinta che la mafia a Nord Est sia poco o per nulla presente. Anche se tra il 2010 ed oggi la percentuale di scettici è diminuita di 9 punti percentuali, restano su queste posizioni quasi 7 intervistati su 10. Questo orientamento, inoltre, tende a farsi ancora più largo tra studenti (89%) e liberi professionisti (81%), tecnici e impiegati (76%).

Com’è cambiata la presenza della criminalità organizzata nel corso degli ultimi 10 anni? L’idea che sia aumentata riguarda il 27% degli intervistati, mentre il 38% ritiene sia rimasta stabile. Un nordestino su dieci, poi, pensa che l’attività di mafia, camorra e n’drangheta sia diminuita nel corso dell’ultima decade e il 16% sostiene che le mafie, a Nord Est, non ci sono e non ci sono mai state. Piuttosto consistente (9%), infine, la percentuale di intervistati che si mostrano reticenti alla domanda, sintomo di quanto questo argomento sia, ancora oggi, particolarmente difficile per l’opinione pubblica.

NOTA INFORMATIVA

L’Osservatorio sul Nord Est è curato da Demos & Pi per Il Gazzettino. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 13-20 novembre 2017 e le interviste sono state realizzate con tecnica CATI, CAMI e CAWI da Demetra. Il campione, di 1086 persone (rifiuti/sostituzioni: 5927), è statisticamente rappresentativo della popolazione con 15 anni e più residente in Veneto, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Trento, per area geografica, sesso e fasce d’età (margine massimo di errore 2.97% con CAWI) ed è stato ponderato in base alle variabili socio-demografiche. I dati fino al 2007 fanno riferimento solamente al Veneto e al Friuli-Venezia Giulia. I dati sono arrotondati all’unità e questo può portare ad avere un totale diverso da 100.
Natascia Porcellato, con la collaborazione di Ludovico Gardani, ha curato la parte metodologica, organizzativa e l’analisi dei dati. Marco Fornea ha svolto la supervisione dell’indagine CATI-CAMI-CAWI.
L’Osservatorio sul Nord Est è diretto da Ilvo Diamanti.

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Fonte: http://www.demos.it/a01461.php