IL PUNTO

di Giacomo Bergamaschi, del Circolo “Christus Rex – Traditio” (foto in alto dei relatori al convegno LGBT di ieri  a Villa Buri, VR. Tutti i diritti riservati.)

Una esigua minoranza della popolazione (LGBTTI), le cui tendenze sessuali sono devianti rispetto a quelle della stragrande maggioranza, è riuscita a far sì che i propri interessi si trasformassero nel tema dominante di una rivoluzione culturale globale. Tutto ciò è sorprendente, perché la realizzazione di questi interessi non contribuisce alla soluzione dei problemi esistenziali della società nel suo insieme ma anzi li amplifica, portando alla disintegrazione delle famiglie e alla crisi demografica. La nuova etica sessuale, che pone l’omosessualità, la bisessualità, la transessualità e il trasngenderismo sullo stesso piano dell’eterosessualità, è divenuta ormai parte integrante della pedagogia nelle scuole di ogni ordine e grado. La Sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 26 giugno 2015 sul matrimonio tra persone dello stesso sesso ha creato scandalo ovunque e molti analisti hanno visto nell’ascesa del trumpismo anche una conseguenza della reazione del popolo Pro-Life rispetto a decisioni giuridiche che calpestano, nel nome dei diritti, il primo diritto: quello alla procreazione e alla Vita. Il Giudice costituzionale Samuel Alito così interpretò quella sentenza del ’15:

“La decisione di oggi usurpa il diritto costituzionale del popolo di decidere se mantenere o modificare la nozione tradizionale di matrimonio…Quando una esigua maggioranza di giudici può inventare un nuovo diritto e imporre quel diritto a tutta la nazione, l’unico vero limite dato alle future maggioranze sarà la loro stessa opinione riguardo a ciò che i detentori del potere politico e culturale saranno disposti a tollerare”.

E Ryan Anderson ha rincarato la dose:

“Per evitare la tirannia del desiderio sessuale, che nel nome della libertà e della dignità distrugge cuori e famiglie e genera solitudine, dobbiamo perseverare nella testimonianza della verità sulla natura umana”.

Alte cariche statali sono occupate da omosessuali; negli Stati Uniti l’ex presidente Obama ha solennemente proclamato il mese di giugno come “mese dell’orgoglio LGBT”. Il 13 maggio 2012, nel bel mezzo della campagna elettorale, l’ex presidente Obama si era dichiarato per la totale equiparazione delle unioni civili al matrimonio e il Newsweek aveva titolato: “Baraci Obama: The First Gay President”. Il suo più grande successo è stata la decisione storica della Corte Suprema USA (26 giugno 2015) che obbliga tutti e 50 gli Stati americani a legalizzare il “matrimonio” omosessuale. Contro il volere della maggior parte della popolazione e dei suoi più alti rappresentati, la Corte Suprema ha deciso con 5 a favore e 4 contrari che la “Costituzione americana contiene un in abrogabile diritto al matrimonio omosessuale”. Il giudice Scalia ha parlato di “fine della democrazia americana” a vantaggio di un oligarcato totalitario omosessista. La sera in cui la Corte Suprema prese la storica decisione la Casa Bianca fu illuminata con ludi arcobaleno a led. Per l’ONU, l’UE e i governi di numerosi Stati, Usa in primis, l’attuazione dell’agenda radicalista LGTB in tutto il mondo ha assoluto carattere di priorità. Se milioni di occidentali, sempre di più…, sono in condizioni di povertà assoluta nulla conta rispetto al dispiegamento di fondi per l’attuazione del radicalismo neogiacobino e liberale LGTB.

Occorre chiedersi: perché? Le spiegazioni di Gabriele Kuby, La Rivoluzione sessuale globale (Sugarco 2017), sociologa cattolica tedesca, e quelle di E. Zammour, Il suicidio francese (Enrico Damiani editore 2016), intellettuale ebreo francese. La tesi in estrema sintesi è la seguente: l’Occidente è da secoli culturalmente guidato da una elite neo-giacobina e ipercapitalista, il cui fine, sino ad un secolo fa occulto, ma oggi manifesto, è rappresentato dalla totale dissoluzione delle identità storiche e valoriali dei popoli e delle nazioni.

Dissoluzione che non ha per fine il fantasioso cosmopolitismo pacifico e aureo del libro dei sogni, ma viceversa la scissione totale tra una élite transumanista del supercapitalismo macchinistico globale, che vuole ormai raggiungere la vita innaturale eterna  e una nuova massa infinita di schiavi (Cfr. Pennetta, L’ultimo uomo, GOG 2016). Spaccare completamente il popolo rivendicando diritti di corpi desideranti e di astruse minoranze è il giogo del capitalismo attuale sull’anima delle varie nazioni storiche. Non a caso, tra i massimi finanziatori delle organizzazioni LGBTTI troviamo i soliti Soros, Rockfeller Jeff Bezos Zuckenberg, e così via, gli oligarchi del capitalismo globale, neoilluministi e “progressisti”.

Per questo, V. Orban, che senza assolutamente perseguitare gli omosessuali o le minoranze, con la avanzata Costituzione Sociale del 2012 ha reintegrato tutte le categorie entro la democrazia organica Popolare e comunitaria dello Stato sovrano magiaro, indipendente e libero, ci appare ogni giorno di più il gigante politico dell’epoca odierna.

P.S.: Chi continuasse a criticarci usando argomenti secondo cui noi avremmo timore del confronto o non conosce la pluridecennale storia nostra e del nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna (quello che, tra le tante dal 1993 ad oggi, a La7 nel 2011 stroncò Gad Lerner dicendogli seraficamente che per uno come lui non resta che pregare per la sua conversione al Cattolicesimo, oppure che le cantò al trans “Maurizia” Paradiso a Canale Italia nel 2006, trascinandola/o poi in Tribunale) oppure è in malafede.

Alla nostra conferenza di gennaio con Costanza Miriano, a Verona, parteciparono due esponenti del mondo LGBT. Furono molto educati e trattati come ospiti. Fotografavano spesso e forse registravano. Nel clima tranquillissimo che c’era, si fecero pure dei selfie con la relatrice, poi finiti su Facebook. Peccato che non vollero fare interventi. Fu per loro scelta. Anche ieri, al convegno LGBT di Villa Buri erano presenti un paio dei nostri. Hanno fotografato, in un clima molto meno disteso. Sono stati zitti perché non sembrava proprio che si cercasse il confronto in un clima tollerante e pluralista di cui tanto ipocritamente qualcuno si riempie la bocca…