di Tony Cartalucci

Israele abbocca, la Siria no

Fonte: Aurora sito

Israele ha ripetutamente colpito la Siria con missili e razzi, lo scambio più recente ebbe luogo dopo che Israele dichiarò che “razzi iraniani” avevano colpito posizioni dell’esercito israeliano nelle alture del Golan che occupa illegalmente. Titoli, come dell’Indipendent, “Israele e Iran sull’orlo della guerra dopo il bombardamento della Siria in risposta al presunto attacco sul Golan“, tentano di ritrarre l’aggressione israeliana come autodifesa. L’Independent, tuttavia, non forniva alcuna prova a conferma delle pretese israeliane. Per facciata, con l’Iran che lancerebbe inspiegabilmente missili contro Israele, non provocato e non ottenendo alcun vantaggio tattico, strategico o politico, la credibilità della narrativa d’Israele viene ulteriormente erosa. Ma forse è la pubblica politica degli Stati Uniti che designa Israele provocatore ostile incaricato d’espandere la guerra per procura di Washington contro Damasco, a rivelare il gioco letale e ingannevole che Israele e i media occidentali giocano. Per anni, i politici statunitensi hanno ammesso sui loro giornali che gli Stati Uniti desiderano un cambio di regime in Iran cercando di provocare una guerra per ottenerlo.

Israele abbocca
Il Brookings Institution, finanziato da aziende e i cui sponsor includono produttori di armi, compagnie petrolifere, banche e appaltatori della difesa, pubblicava un documento nel 2009 intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia USA verso l’Iran“, non solo sul desiderio di cambiare regime in Iran, ma escogitando varie opzioni per ottenerlo, tra cui sponsorizzazioni di proteste di piazza in tandem con organizzazioni terroristiche note per la guerra per procura contro l’Iran, come fu per Libia e Siria. Includendo anche la provocazione all’Iran per una guerra che i politici del Brookings ripetutamente ammettevano che l’Iran cercava di evitare. Riguardo la provocazione all’Iran basata su numerosi casi inventati, il documento ammetteva: “La verità è che tutti questi sarebbero casi difficili. Perciò, sarebbe molto più preferibile che gli Stati Uniti potessero citare una provocazione iraniana come giustificazione ai raid aerei prima di lanciarli. Chiaramente, quanto più oltraggioso, tanto più letale e tanto meno provocato è l’intervento iraniano, tanto meno ne staranno fuori gli Stati Uniti. Certo, sarebbe difficile per gli Stati Uniti rimproverare l’Iran di tale provocazione se il resto del mondo riconoscesse il trucco, minandolo. (Un metodo che avrebbe qualche possibilità di successo sarebbe accelerare gli sforzi del cambio di regime occulti nella speranza che Tehran rispondesse apertamente, o anche parzialmente, potendolo interpretare come atto non provocato di aggressione iraniana)”. Il documento del Brookings ammetteva persino che l’Iran potrebbe non vendicarsi delle provocazioni più evidenti, come attacchi aerei e missilistici statunitensi o israeliani. I documenti annotano: “…perché molti leader iraniani probabilmente cercherebbero di emergere dai combattimenti nella posizione strategica più vantaggiosa possibile, e poiché probabilmente calcolerebbero che fare la vittima sarebbe la via migliore per raggiungere l’obiettivo, potendo benissimo astenersi da attacchi di rappresaglia missilistici”. Il Brookings ammetteva anche che massicci attacchi aerei contro l’Iran non raggiungerebbero gli scopi statunitensi, come il cambio di regime, e i raid aerei dovrebbero essere parte di una strategia ampia che includa la guerra per procura o su vasta scala guidata dagli Stati Uniti. Documenti più recenti del Brooking, come “Valutare le opzioni per il cambio del regime” del 2012, il Brookings Institution ammetteva che il ruolo d’Israele, in particolare dell’occupazione delle alture del Golan, è fare pressione costante sulla Siria per istigare il cambio di regime. Il documento nota: “I servizi d’intelligence israeliani hanno forte conoscenza della Siria, nonché delle risorse del regime siriano che si potrebbero utilizzate per sovvertire il regime e spingere la rimozione di Assad. Israele potrebbe postulare forze sulle alture del Golan e, così facendo, distogliere le forze del regime dalla repressione dell’opposizione. Questa posizione può suscitare timori nel regime di Assad su una guerra multi-fronte, in particolare se la Turchia fosse disposta a fare lo stesso al suo confine e se l’opposizione siriana venisse nutrita con una dieta costante di armi e addestramento. Tale mobilitazione potrebbe forse persuadere la leadership militare siriana a cacciare Assad per preservarsi. I sostenitori affermano che quest’ulteriore pressione potrebbe far pendere l’equilibrio contro Assad in Siria, se altre forze fossero allineate correttamente”. Possiamo supporre che l’obiettivo del 2012 di togliere pressione “all’opposizione” sia fallito, dato che i terroristi sponsorizzati da Golfo-USA-NATO sono stati sconfitti ovunque in Siria, tranne che nelle regioni di confine e nel territorio occupato dalle forze statunitensi ad est. Invece, il ruolo d’Israele ora è cambiato, dalla pressione sulla Siria al tentativo di provocare l’Iran con attacchi sul territorio siriano, per istigare una guerra con la Siria e gli alleati, come l’Iran, provocando la Siria come descritto sul documento del 2009 dalla Brookings, “Quale strada per la Persia?” Nonostante le provocazioni continue israeliane siano rimaste senza risposta per anni, ogni attacco viene presentato dai media occidentali come difensivo. All’inizio di maggio, quando le forze siriane finalmente reagirono, i media occidentali tentarono di spacciarla come attacco non provocato, citando ufficiali israeliani che sostenevano che “missili iraniani” furono sparati sulle alture del Golan, mentre secondo fonti sul terreno, israeliane e siriane, dissero il contrario.

La Siria non abbocca
La rappresaglia della Siria, tuttavia, è stata proporzionale e riluttante. La realtà cinica rimane sul perché. La guerra d’Israele al Libano nel 2006, condotta con un’ampia forza aerea, non ottenne alcuno degli obiettivi d’Israele. L’invasione fallì nel sud del Libano, provocando un’umiliante sconfitta delle forze israeliane. Mentre subì ingenti danni alle infrastrutture, il Libano, e in particolare Hezbollah, ne uscì più forte che mai. Allo stesso modo in Siria, raid aerei ed attacchi missilistici israeliani non potranno sconfiggere la Siria o cambiare le fortune dell’occidente sul cambio di regime. Servono solo come pretesto per provocare una rappresaglia che basti all’occidente come casus belli per un’operazione molto più ampia che influirebbe sul cambio di regime. Sono in corso tentativi d’inserire cunei nell’alleanza siriano-russo-iraniana. Sostenendo che la Russia rifiuta le rappresaglie agli attacchi USA-Israele o di fornire alla Siria altre difese aeree moderne, si tenta di rappresentarla come debole e disinteressata al bene siriano. Resta il fatto che una rappresaglia russa aprirebbe la porta a un possibile conflitto catastrofico che potrebbero non vincere. La consegna di più moderni sistemi di difesa aerea in Siria non cambierà il fatto che gli attacchi USA-Israele falliranno nel raggiungere qualsiasi obiettivo tangibile, con o senza tali difese. Tuttavia, l’invio contribuirebbe ad aumentare le tensioni nella regione, non a gestirle o eliminarle.

Perché la Siria ha già vinto 
La Siria e i suoi alleati hanno eliminato le grandi forze per procura che Stati Uniti e alleati armarono e finanziarono per rovesciare il governo siriano fin dal 2011. I resti di tali agenti si aggrappano ai confini della Siria e nelle regioni che Stati Uniti ed alleati provvisoriamente occupano. Se lo status quo del conflitto dovesse continuare e la presenza della Russia mantenersi nella regione, tali forze non potrebbero raggrupparsi e riconquistare il territorio perso. In sostanza, la Siria ha vinto il conflitto. In effetti, parti della Siria sono occupate da eserciti stranieri. La Turchia controlla il nord della Siria e gli Stati Uniti il territorio ad est dell’Eufrate. Mentre l’integrità territoriale della Siria è essenziale, sarà nella posizione migliore per riconquistare questi territori in futuro. Mantenere lo status quo e impedire l’aggravarsi del conflitto è la preoccupazione principale. Nei prossimi anni, in tale status quo, l’equilibrio globale del potere si allontanerà dagli USA. Mentre ciò accadrà, la Siria avrà l’opportunità di reclamare il territorio occupato. Mentre è umano che la gente s’infuri per gli attacchi non provocati da Stati Uniti e Israele, essi sono volti specificamente a provocare una risposta. La pazienza è altrettanto importante per vincere una guerra quanto la furia immediata. Sun Tzu affermò nel trattato strategico “L’arte della guerra”, che: “Un governo non dovrebbe mobilitare l’esercito per rabbia, i leader militari non dovrebbero provocare una guerra per collera. Agire quando è utile, desistere se non lo è. La rabbia può divenire gioia, l’ira può deliziare, ma una nazione distrutta non può rivivere e i morti non possono resuscitare”. Stati Uniti ed alleati cercano di trascinare la Siria e i suoi alleati in una guerra, mentre gli Stati Uniti credono di avere ancora il primato militare. Evitarlo fin quando il primato militare statunitense non ci sarà più è la vera chiave per vincere definitivamente la guerra in Siria. La perfetta “rappresaglia” vincerà la guerra siriana, confondendo e sconfiggendo definitivamente Stati Uniti, NATO, Stati del Golfo Persico e Israele, senza lanciare attacchi missilistici simbolici che gli Stati Uniti cercano ardentemente di usare per provocare una grande guerra da poter vincere, mentre l’attuale equilibrio globale del potere continua a favorirli.

Traduzione di Alessandro Lattanzio