La morte di Alfie e la nostra coscienza

UN’OPINIONE

di David Nieri

La morte di Alfie e la nostra coscienza

Fonte: Franco Cardini

Alla fine non ce l’ha fatta, il povero Alfie. Si è spento la notte di sabato 28 aprile, a pochi giorni dal suo secondo compleanno. Personalmente, ci ho sperato fino alla fine. Ho sperato che il piccolo continuasse a respirare, quindi a vivere, dopo che la “spina” dei supporti vitali era stata staccata qualche giorno prima. Ho sperato che almeno la Corte europea si pronunciasse a favore del trasferimento al “Bambino Gesù”, dopo che il governo italiano aveva concesso ad Alfie la cittadinanza italiana per consentirgli l’espatrio. Ho sperato infine nel miracolo – noi cattolici, sapete, ci crediamo – che annichilisse giudici e scienziati d’Oltremanica che intendono sentenziare sulla “vita degna di essere vissuta” stabilendone il confine come una questione di diritto, magari ponendosi pure contro il volere dei genitori – per un bambino di meno di due anni, l’unico possibile. Ma in terra d’Albione – quella del dio degli inglesi in cui non credere mai, e infatti io non ci credo – funziona così: se non c’è accordo tra medici e famiglia, la legge prevede l’intervento di un giudice. Nel caso in questione, i medici dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool avevano già dichiarato, lo scorso dicembre, di aver esaurito tutte le opzioni a disposizione per salvare il piccolo, decidendo quindi di sospendere la ventilazione artificiale che lo teneva in vita. Decisione alla quale ovviamente Tom e Kate Evans, i due giovanissimi genitori, si erano opposti, indicando tra le eventualità di cura anche il trasferimento al “Bambino Gesù”. Niente di tutto questo è accaduto. Come nel triste caso di Charlie Gard, la fine della vita di un bambino è stata sentenziata per legge, e a niente sono serviti i ripetuti appelli – anche da parte della Santa Sede – per tentare di salvare il bambino.

Questi sono i fatti. Di opinioni, in verità, ne ho lette tante, forse troppe. E non è questa la sede – non ne avrei i mezzi adeguati – per addentrarsi dentro la selva ormai oscura dei temi etici fondamentali – in questo caso, la vita –, a proposito dei quali la mia, di opinione, procede naturalmente in un’unica direzione. Ci sono però moltissime zone d’ombra, sfumature di grigio che rendono necessari alcuni approfondimenti. La condizione di Alfie, per esempio. Una malattia neurodegenerativa rarissima, definita addirittura “misteriosa”, il cui nome incute timore solo a pronunciarlo: “epilessia mioclonica progressiva”. Non esistono cure per questa patologia, generalmente a esordio infantile, che provoca crisi convulsive in progressivo peggioramento e mioclono, ovvero brevi e involontarie contrazioni di un muscolo o di un gruppo di muscoli. La giustizia inglese, dunque, ha giudicato che la morte del bambino fosse l’unica soluzione possibile, “per il suo bene”. Tante sono le obiezioni a questa decisione, tantissime quelle ovvie, con la scienza che sta compiendo passi da gigante e quindi potrebbe consentire la scoperta di una cura, o quantomeno un rimedio, nell’arco di qualche anno. Perché, dunque, non mantenere “attaccata” la spina nella speranza di una svolta nella ricerca medica? Di malattie neurodegenerative attualmente prive di cura – per le quali esistono solo rimedi per affievolirne e limitarne gli effetti – ce ne sono molte: la sclerosi multipla ne è un esempio, una patologia progressivamente invalidante e imprevedibile nelle sue conseguenze. Applicando il criterio di giudizio “inglese”, fino a che punto e fino a quale grado di gravità, per una persona affetta da sclerosi, si può parlare di “vita degna di essere vissuta”? Chi decide?

Ci stiamo addentrando nella selva, ed è il caso di uscirne subito. Sono temi che toccano le coscienze di ognuno in modo diverso, com’è diverso il metodo con il quale si affrontano, anche nell’ambito di un’opinione condivisa.

Vorrei partire da un dato di fatto. I genitori di Charlie Gard, colpiti da questa nuova “tragedia”, hanno invocato una nuova legge in materia. Ed è qui che si pone la questione più profonda e delicata, riassumibile in un discorso alle Cortes di Juan Donoso Cortés nel lontano 1849: “La causa di tutti i vostri errori, signori, sta nel fatto che voi ignorate la direzione della civiltà e del mondo. Voi credete che la civiltà e il mondo progrediscano, invece sono in regresso. Il mondo cammina a passi rapidissimi verso il dispotismo più totale e assoluto che si sia mai visto”. Una profezia? Certo, il Novecento ha visto l’avvicendarsi del nazismo e del comunismo: ma siamo sicuri di aver visto il peggio?

Il fatto è che il nostro Occidente ha subìto, da vari secoli a questa parte, una scristianizzazione progressiva e inarrestabile. E anche la giurisprudenza – lasciando da parte i totalitarismi del secolo scorso con i loro orrori – si sta assuefacendo alla continua laicizzazione dominante. Noi cristiani, ormai, rappresentiamo un’esigua minoranza, ed è sempre più difficile partecipare attivamente alle questioni che la modernità ci pone innanzi. Tanto che il vivere secondo il principio illuminista etsi Deus non daretur – come se Dio non ci fosse, assioma che il buon Benedetto XVI ha tentato di capovolgere – pare ammaliare anche molti di noi: spesso preferiamo scendere a patti con la modernità per un tornaconto personale, salvo svegliarci per proclamarci tali – cattolici, intendo – quando la risonanza mediatica lo consiglia o addirittura lo impone. Ho pensato questo, durante il fracasso scatenatosi per la vicenda di Alfie. Sia chiaro, ho sempre ritenuto che la battaglia fosse giusta e sacrosanta, con vari “però”. E vi spiego quali.

Durante le giornate frenetiche che hanno segnato le vicende del bambino inglese, sui vari social ho letto tante opinioni, tante illazioni, tante ipotesi – pure di “complotti” –, addirittura sensazionalismo, che non avrei voluto leggere. Un cortocircuito mediatico proveniente dal cosiddetto “mondo cattolico”. Non ho apprezzato, per esempio, le critiche feroci rivolte a papa Francesco per “non essersi esposto abbastanza”, quando pochi giorni prima ha incontrato in Vaticano il papà di Alfie, manifestando assoluta vicinanza e incoraggiandolo a proseguire nella “battaglia”. Non vedo, sinceramente, di quale grave peccato di mancata chiarezza o presa di posizione si sia macchiato Bergoglio, pontefice che di critiche ne sta ricevendo in abbondanza, anche “dall’interno”. E non mi è piaciuta la morbosità, non mi sono piaciute le fiaccolate che considero troppo spesso semplici esibizioni – è un mio peccato: le manifestazioni “pubbliche” mi hanno sempre provocato l’orticaria –, per mostrare unita una “comunità” che ormai si è sfaldata da decenni. Una comunità che di frequente non ha alcun interesse per le ingiustizie che si perpetuano quotidianamente e preferisce rifugiarsi nel quieto vivere, imborghesita e appesantita. Infine, anche all’interno di questa comunità, non mi piacciono gli integralismi del bianco e del nero, che spesso trascendono il necessario e reciproco rispetto.

Mi chiedo spesso dove si trovino indignazione e fiaccolate per altre cause di ingiustizia e disumanità. Mi sono posto la domanda, per esempio, qualche giorno fa, il 24 aprile – tra le altre cose, giornata della memoria del genocidio degli Armeni – quando si è tristemente celebrato l’orribile quinto anniversario del crollo del Rana Plaza a Savar, in Bangladesh, tragedia “annunciata” per la scarsa sicurezza dell’edificio nel quale persero la vita oltre mille persone, compresi alcuni bambini che si trovavano lì insieme alle loro madri lavoratrici. Nessun cenno, nessuna lacrima. Anche quei bambini avevano diritto alla vita: sono stati uccisi nel nome dell’interesse (anche) delle nostre multinazionali che sfruttano la manodopera a poco prezzo per “vestirci” in modo poco expensive, per esempio Benetton o Piazza Italia. Giustizia, nel caso in questione, non è ancora stata fatta. E sono molti, da quelle parti, a lavorare senza alcuna garanzia di sicurezza, accettando loro malgrado di farlo con il rischio, altrimenti, di perdere anche il poco che hanno.

Mi chiedo dove siano indignazione e fiaccolate quando 150 milioni di bambini in tutto il mondo – soprattutto in Asia, nell’Africa Subsahariana, in America Latina, ai Caraibi – vengono sfruttati come manodopera minorile. Sono in molti a perdere la vita in tenera età per gli sforzi disumani cui sono costretti. Anche loro hanno diritto a una “degna” esistenza, a un’istruzione, a godere naturalmente dell’età più bella che la vita possa regalarci.

Mi chiedo altresì dove siano quando 155 milioni di bambini soffrono di malnutrizione cronica (un minore su quattro sotto i 5 anni nel mondo): più della metà si trova in Asia, in particolare in Asia Meridionale (oltre 61 milioni), e il 30 per cento in Africa. Nel terzo millennio, dunque, si muore ancora di fame.

L’elenco sarebbe lunghissimo. Ci preoccupiamo spesso – quasi sempre – dei non nati, e personalmente non ho obiezioni, anzi. Le perplessità sopraggiungono quando si ignorano i nati da poco e i loro diritti. Per molti di essi non esistono megafoni mediatici, social, movimenti o parole. E troppo forte risuona il frastuono del silenzio e dell’indifferenza. (…)

 

22 Risposte

  • ebbravo ! critica le critiche altrui perche’ solo la sua e’ buona ? Mi faccia il piacere ! Bergoglio il cosiddetto papa, certo che ha accolto il papa’ del povero bambino ma si e’ ben guardato di esporsi per bene come un papa reale avrebbe fatto ! Non solo riguardo a questa vicenda, di per se’ emblematica, ma anche di fronte alle mille vicende che giornalmente dovrebbero informarlo…riguardo alla perdita di valori sulla famiglia di cui non gliene importa un fico ! E lo ha dimostrato abbastanza volte. Ma. si sa . Bergoglio, per certi “cattolici” e’ sempre un papa !

  • Magari tutti la pensassero come mardunolbo , invece è sempre peggio.
    Un mio collega di lavoro “cattolico”ed anche un po’ comunista , pensa che gli esorcisti spariranno , compiaciuto…
    Gli avevo parlato della conferenza che aveva tenuto ieri a Modena Don Ermes Macchioni , sembrava che gli parlassi di un imbonitore di pentole.

  • Tuttavia mi è venuto un dubbio : gli esorcisti della chiesa conciliare riescono realmente a scacciare il demonio ?
    E’ una cosa che mi domando spesso .

  • sono d’accordissimo con MARDUNOLBO.
    una piccola nota alla spettabile Redazione:(ma questi tipi di articoli,di sedicenti cattolici ,con la puzza sotto al naso…) che li pubblicate a fare?! grazie
    Sia lodato Gesù Cristo

  • Sono articoli che raramente pubblichiamo, ma che servono come provocazione. La reazione è sempre buona. Ci serve anche come test. Se non ci fossero reazioni stizzite o critiche cominceremmo davvero a preoccuparci…

  • Bella domanda, @Hector Hammond. Cerchiamo una risposta. Gli esorcisti conciliari si lamentarono con GPII del fatto che il suo “manuale per esorcismi riformato” non funzionasse. questo la dice lunga su molte cose…Padre Amorth, che fu capofila di questa lamentela, lo dismise continuando ad usare il vecchio. Era vero prete e gli esorcismi, pare che in gran parte gli funzionassero. Chiediamoci se i modernisti credono al demonio perché se non ci credono, non praticano esorcismi. Infatti in molte diocesi occupate gli esorcisti non ci sono più. Se ci credono, a nostro personale avviso, se non sono fatti da persone pienamente in Grazia di Dio, con le giuste formule, non possono riuscire.

  • Se tutti i tanti lettori che la pensano come Mardunolbo e voi tutti lo scrivessero, sarebbe un’ottima opera di testimonianza. Qui c’è la piattaforma ideale.

  • Certo che ha ragione Mardunolbo, ma non basta. Io mi permetto di dubitare anche dell’efficacia degli esorcismi di Padre Amorth. Spesso si vantava del fatto che il diavolo doveva avere paura di lui, in quanto sacerdote e credente. Come non restare a dir poco perplessi quando diceva che il diavolo, in molti esorcismi, soffriva e sbraitava all’intercessione invocata di (san) Giovanni Paolo II? Forse Amorth dimenticava che il diavolo è il più grande commediante e che non è affatto tenuto ad obbedire agli ordini impartiti dal sacerdote, se questi non ha ricevuto la “missio canonica”/giurisdizione efficace solo da una gerarchia validamente eletta. Se, come noi pensiamo, Wojtyla non era papa legittimo e valido, il diavolo ha finto più volte di andarsene per accreditare la santità di Wojtyla, gli altri compari e il Vaticano II. Questo, dal punto di vista dell’inferno vale ben più che possedere l’anima di un poveretto. Penso o spero che Amorth fosse in buona fede, ma certamente non possedeva certi carismi che amava attribuirsi: per esempio quando nell’ultimo anno di vita predisse apertamente che entro l’anno sarebbe scoppiata la terza guerra mondiale…

  • Grazie allo Staff di “Christus Rex” per avermi risposto e ringrazio anche Benedetto per il suo post.
    Penso che non sai così peregrina l’ipotesi che alcuni esorcismi non siano mai riusciti veramente e siano stati solo delle operazioni cavallo di troia per far entrare il maligno in qualche fortino ben protetto .
    Per questo spiegherebbe o almeno sarebbe uno dei motivi del perché la resistenza ai vari bergoglio non sia robusta come avrei pensato tempo addietro .

  • Il diavolo non può scacciare se stesso, così finge di essere scacciato da chi vive e propaga errori micidiali per le anime. Fa questo per far credere che c’è del buono laddove è tutto marcio così che le anime non se ne allontanino.
    Ricordo padre Amorth, lamentandosi della carenza di esorcisti, raccomandare i fedeli di rivolgersi ai movimenti carismatici dove, guarda caso, abbondano errori, eresie ed “esorcisti” spettacolari.
    Fino a che punto la buona fede di un sacerdote ordinato prima del concilio lo sa solo Dio.

  • Non sapevo di questo , padre Amorth sto iniziando a vederlo sotto ‘un’altra luce .

  • Padre Amorth ? Quello che si definiva antifascista ed amico di un presidente della repubblica ? Parlava, parlava e scriveva, scriveva…

  • Caro Staff, come le mezze verità restano sempre menzogne così la mescolanza delle azioni buone a quelle non buone non conduce a salvezza, ma è solo inganno nell’inganno…

  • …Ammettendo la riuscita dell’esorcismo usando l’antica formula in un contesto modernista con dottrina e prassi eretiche e in molti tratti sacrileghe, quale giovamento ne avrà l’anima? L’esorcismo non è salutare se l’anima poi resta nella sua fede eretica. Con la buona riuscita della formula antica l’anima si convincerà ancor di più di star percorrendo un’ottima via di salvezza. La si vedrà molto attiva nella frequentazione del falsi sacramenti, temendo una nuova punizione del demonio. E non se ne esce più…

  • Non è la possessione diabolica in sè ad essere d’impedimento alla salvezza dell’anima, a meno che non sia stata deliberatamente e con piena avvertenza voluta e invocata.
    Ma ci bastino le contraddizioni di padre Amorth per stare alla larga dagli esorcicci. Infatti diceva spesso che le vere possessioni sono molto rare e al contempo lamentava la carenza degli esorcicci.
    I conti non gli tornavano e non gli sono mai tornati, purtroppo.

  • Vero, quanto scrive Pierino, e logico ! Si da’ il caso di posseduti che hanno accettato su di se’ le atrocita’ del demonio (c’e’ un libro al riguardo)e sarebbero salvi in Pardiso.
    Ricordo che padre Amorth lamentava la carenza di esorcicci !

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