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Estratto dell’ Enciclica Miserentissimus Redemptor di Pio XI sull’atto di riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù
 
(…) Il misericordiosissimo nostro Redentore, dopo aver recato la salvezza al genere umano sul legno della Croce, prima di salire da questo mondo al Padre, per consolare i suoi mesti apostoli e discepoli, disse: « Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » [1]. Queste parole, in verità assai gradite, sono motivo di ogni speranza e sicurezza. Esse Ci vengono facilmente alla memoria, Venerabili Fratelli, tutte le volte che — per così dire — da questa più alta specola guardiamo tutta l’umana famiglia afflitta da tanti gravi mali, e la Chiesa pure, tormentata senza tregua da assalti e da insidie. Infatti, tale divina promessa, come dapprima sollevò gli abbattuti animi degli Apostoli e, così animati, li accese fervidamente a spargere per la terra i semi della dottrina evangelica, così in seguito guidò alla vittoria la Chiesa contro le potenze dell’inferno. Sempre, certamente, il Signore Gesù Cristo assistette la sua Chiesa; ma con più valido aiuto e protezione specialmente quando fu travagliata da pericoli e sciagure più gravi, dando proprio quei rimedi che erano i più adatti alla condizione dei tempi e delle cose, con la sua divina Sapienza che « arriva da una estremità all’altra con potenza, e con soavità dispone tutte le cose » [2]. Ma neppure in tempi a noi più vicini « si è accorciata la mano del Signore » [3], specialmente quando qualche errore si introdusse, e abbastanza largamente si diffuse, così da doverne temere che si inaridissero in qualche modo le fonti della vita cristiana per gli uomini allontanatisi dall’amore di Dio e dalla sua consuetudine. E poiché alcuni del popolo forse ignorano, altri trascurano i lamenti che l’amantissimo Gesù fece a Maria Margherita Alacoque nelle sue apparizioni, come pure i desideri e le volontà che manifestò agli uomini, alla fine, per il loro proprio vantaggio, Ci piace, Venerabili Fratelli, trattener- Ci con Voi alquanto per parlare dell’obbligo che Ci impone di fare ammenda onorevole al Sacratissimo Cuor di Gesù, con questa intenzione: che ciascuno di Voi insegni con diligenza al proprio gregge quanto Noi vi avremo comunicato, e lo ecciti alla esecuzione di quanto stiamo per ordinare. (…)
Quanto poi sia urgente, specialmente in questo nostro secolo, la necessità della espiazione o riparazione, non può ignorarlo chiunque con gli occhi e con la mente, come dicemmo prima, consideri questo mondo « tutto sottoposto al maligno » [43]. Infatti, da ogni parte giunge a Noi il grido dei popoli, i cui re o governi veramente si sono sollevati e hanno congiurato insieme contro il Signore e contro la sua Chiesa [44]. Vedemmo in quelle nazioni calpestati i diritti divini ed umani, i templi distrutti dalle fondamenta, i religiosi e le sacre vergini cacciati dalle loro case, imprigionati, affamati, afflitti da obbrobriose sevizie; le schiere dei fanciulli e delle fanciulle strappate dal grembo della Madre Chiesa, spinte a negare e bestemmiare Cristo, e condotte ai peggiori delitti della lussuria; tutto il popolo cristiano minacciato, oppresso, in continuo pericolo di apostasia dalla Fede, o di morte anche la più atroce. Cose tanto dolorose sembrano, con tali sciagure preannunziare fin d’ora e anticipare « il principio dei dolori » che apporterà « l’uomo iniquo che s’innalza su tutto quello che è Dio e religione » [45].
E non è meno triste lo spettacolo, Venerabili Fratelli, che fra gli stessi fedeli, lavati col battesimo nel sangue dell’Agnello immacolato e arricchiti della grazia, anche si incontrino tanti, di ogni classe, che, ignoranti delle cose divine, avvelenati da false dottrine, vivono una vita viziosa, lontana dalla casa del Padre, senza la luce della vera fede, senza la gioia della speranza nella futura beatitudine, privi del beneficio e del conforto che deriva dall’ardore della carità, sicché davvero si può dire che siano immersi nelle tenebre, e nelle ombre di morte. Inoltre cresce tra i fedeli la noncuranza della disciplina ecclesiastica e dell’avita tradizione da cui è sorretta tutta la vita cristiana, è regolata la società domestica, è difesa la santità del matrimonio; l’educazione dei fanciulli è del tutto trascurata o guastata da troppo effeminate cure, e perfino tolta alla Chiesa la facoltà di educare cristianamente la gioventù; il pudore cristiano lacrimevolmente dimenticato nel modo di vivere e di vestire, delle donne soprattutto; una cupidigia insaziabile dei beni caduchi; un predominio sfrenato degli interessi civili; una ricerca bramosa di favore popolare; un disprezzo della legittima autorità e della parola di Dio, per cui è scossa la fede stessa o messa a grave repentaglio.
Ma al complesso di tanti mali si aggiungono l’ignavia e l’infingardaggine di coloro che, a somiglianza degli apostoli addormentati e fuggitivi, malfermi nella fede, abbandonano miseramente Cristo, oppresso dai dolori o assalito dai satelliti di Satana, e la perfidia di coloro che, seguendo l’esempio di Giuda traditore, o con sacrilega temerità si accostano alla Comunione o passano al campo nemico. E così corre alla mente, pur senza volerlo, il pensiero che già siano giunti i tempi profetizzati da Nostro Signore: « E poiché abbondò l’iniquità, si raffredderà la carità di molti » [46].
A tutte queste considerazioni quanti fedeli volgeranno piamente l’animo, accesi d’amore per Cristo sofferente, non potranno non espiare le proprie e le altrui colpe con maggiore impegno, risarcire l’onore di Cristo, promuovere l’eterna salvezza delle anime. E per certo possiamo adattare, in qualche maniera, anche per descrivere questa età nostra, le parole dell’Apostolo: «Dove abbondò il delitto, sovrabbondò la grazia » [47]. Infatti, cresciuta di molto la perversità degli uomini, meravigliosamente va pure aumentando, per favore dello Spirito Santo, il numero dei fedeli dell’uno e dell’altro sesso, che con animo più volonteroso si sforzano di dar soddisfazione al Divin Cuore per tante ingiurie recategli, ed anzi non temono di offrire se stessi a Cristo come vittime. Poiché se qualcuno va con amore fra sé ripensando a quanto sin qui abbiamo ricordato e, per così dire, se lo ha impresso nell’intimo del cuore, dovrà senza dubbio non solo aborrire ogni peccato come sommo male e fuggirlo, ma tutto offrirsi alla volontà di Dio e adoperarsi a risarcire l’onore leso della Divina Maestà con l’assidua preghiera, con l’uso di volontarie penitenze e con la paziente sofferenza di quelle prove che incontrerà; infine: con la vita tutta, condotta secondo questo spirito di riparazione.
Così nacquero anche molte famiglie religiose di uomini e donne che, giorno e notte, con ambito servizio, si propongono di far in qualche modo le veci dell’Angelo confortatore di Gesù nell’orto; così pure le pie associazioni, approvate dalla Santa Sede e arricchite di indulgenze, che con opportuni esercizi di pietà e di virtù si prefiggono lo scopo della riparazione; così, per non parlare di altre pie pratiche, l’uso frequente di solenni ammende, da parte non solo dei singoli fedeli, ma delle parrocchie, delle diocesi, delle città.
Pertanto, Venerabili Fratelli, come la pratica della consacrazione, cominciata da umili inizi, e poi largamente diffusasi, ebbe con la Nostra conferma lo splendore e la corona desiderata, così grandemente bramiamo che questa ammenda riparatrice, già da tempo santamente introdotta e propagata, abbia il più fermo suggello dalla Nostra autorità apostolica, e ne diventi universale e più solenne la pratica in mezzo al popolo cristiano. Perciò stabiliamo e ordiniamo che tutti gli anni nella festa del Sacratissimo Cuore di Gesù — la quale in questa occasione abbiamo voluto che si elevasse al grado di doppio di prima classe con l’ottava — in tutte le chiese del mondo si faccia con la stessa formula, secondo l’esemplare unito a questa Enciclica, una solenne ammenda al nostro amantissimo Redentore, per riparare con essa le nostre colpe e risarcire i violati diritti di Cristo Sommo Re e Signore amantissimo.
Da questa pratica, poi santamente rinnovata ed estesa a tutta la Chiesa, non è da dubitare, Venerabili Fratelli, che molti e segnalati beni Ci ripromettiamo, tanto per i singoli individui, quanto per la società religiosa, domestica e civile; avendo lo stesso Redentore nostro promesso a Margherita Maria « che avrebbe arricchito con l’abbondanza delle sue grazie coloro che avessero reso al Cuor Suo questo onore ». I peccatori certamente « volgendo lo sguardo a Colui che trafissero » [48], commossi al pianto di tutta la Chiesa, detestando le ingiurie recate al Sommo Re, « rientreranno in se stessi » [49] perché non avvenga che ostinandosi nei peccati alla vista di Colui che piagarono « venire sulle nubi del cielo » [50], piangano sé troppo tardi e inutilmente sopra di lui [51]. I giusti poi, diventeranno più giusti e più santi [52] e si consacreranno con rinnovato ardore al servizio del loro Re, che vedono tanto disprezzato e combattuto e così gravemente ingiuriato, soprattutto si accrescerà in essi lo zelo per la salvezza delle anime, al sentire quel gemito della Vittima Divina « A che pro il mio sangue? » [53] e riflettendo insieme al gaudio di questo Sacratissimo Cuore « per un peccatore che torna a penitenza » [54]. E questo innanzi tutto Noi principalmente speriamo e intensamente desideriamo che la giustizia di Dio, la quale per dieci giusti avrebbe perdonato a Sodoma, molto più voglia usare misericordia a tutta l’umana famiglia, al supplicarla e placarla che faranno i fedeli tutti, insieme con Cristo Mediatore e Capo. Sia propizia ai Nostri voti e a queste Nostre disposizioni la benignissima Madre di Dio, la quale, avendoci dato Gesù Riparatore, avendolo nutrito e presso la croce offerto vittima per noi, per la mirabile unione che ebbe con Lui e per grazia singolarissima, divenne anche lei, come piamente è detta, Riparatrice. Confidando nella sua intercessione presso Gesù, che essendo l’unico «Mediatore tra Dio e gli uomini » [55], volle associarsi la Madre Sua come avvocata dei peccatori, dispensiera e mediatrice di grazia, impartiamo di cuore, auspice dei divini favori e testimone della paterna Nostra benevolenza, a Voi, Venerabili Fratelli, e a tutto il gregge affidato alle vostre cure, l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San Pietro, l’8 maggio 1928, anno settimo del Nostro Pontificato.
PIUS PP. XI 
 
ATTO DI RIPARAZIONE AL SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ
Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.
Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata.
Oh! potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto, come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Ti presentiamo — accompagnandola con le espiazioni della Vergine Tua Madre, di tutti i Santi e delle anime pie — quella soddisfazione che Tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari: promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica specialmente della carità, e d’impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Te, e di attrarre quanti più potremo al tuo sèguito. Accogli, Te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della Beata Vergine Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci fedelissimi nella tua ubbidienza e nel tuo servizio fino alla morte col gran dono della perseveranza, mercé il quale possiamo tutti un giorno pervenire a quella patria, dove Tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, per tutti i secoli dei secoli. Così sia.
 
[1] Matth., XXVIII, 20.
[2] Sap., VIII, 1.
[3] Is., LIX, 1.
[43] I Ioann., V, 19.
[44] Cf. Ps., II, 2.
[45] II Thessal., II, 4.
[46] Matth., XXIV, 12.
[47] Rom., V, 20. 
[48] Ioann., XIX, 37.
[49] Is., XLVI, 8.
[50] Matth., XXVI, 64.
[51] Cf. Apoc., I, 7.
[52] Cf. Apoc., II, 11.
[53] Ps. 19, 10.
[54] Luc., XV, 4.
[55] I Tim., II, 5.