Scritto e segnalato da Marco Milioni

Multa milionaria alla Miteni, l’enigma della visita del Noe

Multa colossale alla Miteni, l’iniziativa del Noe

Due giorni fa i carabinieri ambientali avrebbero irrogato alla società una ammenda da 3,6 milioni per omesse comunicazioni ambientali. L’azienda: «Sanzionato il mancato invio di un certificato. Faremo ricorso»

Tuttavia l’entità della cifra, che sarebbe stata calcolata anche in ragione della omessa e ripetuta comunicazione di alcune certificazioni ambientali alle autorità preposte, pone un macigno, tra le altre, sulla richiesta di concordato che proprio l’azienda ha avanzato al tribunale berico alcune settimane fa. Per vero ad invocare più e più volte l’intervento degli organi competenti, anche sul piano amministrativo, affinché fossero elevate sanzioni all’indirizzo della fabbrica, erano stati a più riprese comitati e anche alcune forze politiche come il M5S.

Più nel dettaglio la maxi multa, (3,7 milioni l’importo secondo la Tv di Stato; 3,6 secondo Miteni) sarebbe stata notificata l’altro ieri proprio durante una visita del Noe in ditta; visita della quale solo Vicenzatoday.it (nonché il blog di scrive) avevano dato notizia. Sulle primissime l’azienda non si è pronunciata.

La risposta della Miteni

Il capo ufficio stampa di Miteni Giorgio Tedeschi ha confermato la consegna da parte del Noe «di atti amministrativi che l’azienda sta ancora vagliando». Nello specifico la sanzione è stata irrogata a Davide Drusian, responsabile della sicurezza dello stabilimento e in solido a Miteni, nella sua veste di persona giuridica. Degli atti è stata data contezza anche al presidente di Miteni Martin Leitgeb e a Domenico De Rosa, responsabile della procedura concorsuale di concordato chiesta dalla stessa società alcune settimane.

In mattinata Tedeschi ha spiegato che l’ammenda che ha colpito Miteni riguarderebbe il mancato invio di un certificato in materia ambientale che però contiene, questa la versione dell’azienda, informazioni «peraltro già inviate agli enti preposti. In ragione del fatto che il mancato invio di questo certificato risale al 2013 – argomenta ancora Tedeschi è stata elevata una sanzione di duemila euro al giorno per il presunto ritardo, tanto da giungere all’importo di 3,6 milioni». Sempre Tedeschi sottolinea che l’azienda farà ricorso direttamente «al Ministero dell’ambiente» e che ci sono trenta giorni dalla notifica per procedere in questo senso.

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