Becchi: «E invece io dico attenti a quei due che resteranno alleati a lungo»

L’OPINIONE

Luciano Tirinnanzi intervista Paolo Becchi su Panorama N. 34, 09/08/2018

«Secondo gli autori, è in atto un passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica basato su un dato che – credo anch’io – non può essere contestato. L’incapacità da parte delle forze cosiddette “progressiste” di fare gli interessi dei lavoratori e delle piccole e medie imprese, insomma della maggioranza degli italiani. […] Credo che abbia ragione Becchi quando in un suo articolo sulla “rivoluzione sovranista”, raccolto ora in questo libro, sostiene che l’opposizione tra “destra” e “sinistra” sia ormai superata da quella che secondo me vede contrapposti popoli ed élite. […] Voglio ridare slancio alla sovranità popolare. “Prima gli italiani” non vuol dire altro che questo. Ci hanno lasciato un Paese con poche speranze nel futuro e con pochi sorrisi. Ricostruirlo non sarà facile. Ma io vi prometto che ce la metterò tutta».

È un estratto della prefazione firmata dal Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, che battezza il saggio politico di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, Dalla Seconda alla Terza Repubblica, appena uscito per Paesi edizioni (304 pp., 12 euro). Un libro che, per primo, racconta la nascita del governo Lega-M5s e la inquadra come superamento definitivo del passato politico. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto al professor Becchi, primo ideologo dei Cinquestelle e adesso più vicino alle posizioni della Lega.

«Il passaggio dalla Seconda alla Terza Repubblica è avvenuto senza coinvolgere la Costituzione, dunque in parte è una definizione impropria, ma che comunque racconta l’esaurimento di un processo politico iniziato negli anni Novanta. Come scrivo nel libro, il suo aspetto innovatore è nella sintesi tra sovranismo identitario, quello della Lega di Salvini, e sovranismo sociale, proposto invece da Di Maio e i Cinquestelle. Non a caso l’uno si è preso il dicastero dell’Interno e l’altro quello del Lavoro. Terza Repubblica significa avere un governo che sta facendo nascere qualcosa di nuovo, senza però gettare al vento le regole costituzionali».

Sovranismo è una parola molto in auge oggi. Ci dà una definizione?

Il sovranismo è la nuova dicotomia politica che supera il vecchio schema destra-sinistra. Oggi, dall’altra parte c’è il globalismo. Sarà proprio tra sovranismo e globalismo che si consumerà lo scontro politico del futuro, non solo in Italia. Il termine non è filosoficamente nuovo, nasce dall’idea dello Stato sovrano. Oggi non siamo più di fronte al Leviatano, ossia uno Stato centrale che domina sulle autonomie, perché la sovranità forte è entrata in crisi. Però, non è venuta meno la sovranità in sé e così abbiamo una sovranità debole, aperta alle differenze, alle autonomie locali, alle autodeterminazioni regionali. Questa corrente di pensiero fu propria del filosofo Althusius e dice che gli uomini non si possono riconoscere solo nell’idea di umanità, concetto troppo astratto, ma hanno bisogno d’identificarsi esistenzialmente in qualcosa di ancor più vicino a sé, come può essere, appunto, una nazione. Se in passato il sovranismo non ha trovato spazio, oggi rivive perché c’è chi si oppone apertamente al mondialismo, al globalismo e la cosmopolitismo.

Chi tra Lega e Cinquestelle è sinceramente sovranista?

In questo momento, la Lega. Un partito additato come nazionalista, fascista e lepeniano, che invece ha optato per una trasformazione interna, senza perdere le radici federaliste ma abbandonando lo sfondo secessionista. La Lega sta cercando di andare con Gianfranco Miglio, oltre Gianfranco Miglio. Anche se deve colmare l’assenza di un’elaborazione dottrinale concettuale, aspetto cui i movimenti populisti danno sempre poca importanza. Per quanto riguarda i Cinquestelle, le elezioni europee saranno chiarificatrici. La Lega ha una posizione chiara, mentre loro devono decidere in quale campo stare. In passato sono stati con lo Ukip di Farage, stavolta cosa sceglieranno?

Ritiene che il governo sovranista durerà?

Con la Terza Repubblica in corso, sia pur a livello embrionale, siamo di fronte a un esperimento che ha tutti gli elementi e le premesse per funzionale bene e durare a lungo. Quanto alla tenuta del governo, non credo che ci saranno particolari problemi. Vedo due forze diverse che possono risultare complementari, per cui dal loro incontro può nascere qualcosa di buono. C’è solo da capire come risponderà l’Europa alla legge di Bilancio italiana e ai parametri che il governo deciderà di rispettare o meno. Salvini ha già detto che non si lascerà fermare da alcuni decimali, ma i rapporti di forza interni emergeranno più chiaramente dopo il voto proporzionale delle europee. Queste indicheranno più precisamente la via.

Tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini come futuro leader, su chi scommetterebbe?

Rispondendo da grillino vecchio stampo, dico che non potrà che essere Salvini. Perché, se vale la regola dei due mandati, Di Maio li ha già fatti e dovrà andare a casa. Poi magari cambiano le regole, ma per ora… Salvini inoltre incarna il messaggio sovranista e populista più efficacemente di Di Maio, perché vive in contatto diretto col popolo. È lì la chiave del suo successo.

Ma cosa vuole esattamente Matteo Salvini?

Il suo «prima gli italiani» significa il ritorno al concetto di nazione. Anni fa non lo avrebbe mai accettato. Ma non ci vedo alcuna vena di razzismo in questo, solo il tentativo di superare il «prima i padani» e le inveterate contro Roma ladrona. L’interesse nazionale è per la prima volta al centro dell’attenzione, questo è l’unico significato di quell’espressione.

Fonte: https://paolobecchi.wordpress.com/2018/08/16/e-invece-io-dico-attenti-a-quei-due-che-resteranno-alleati-a-lungo-parla-paolo-becchi/

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