INDURRE E ABBANDONARE – Chiosa semantica

Risultati immagini per Pater Nosterdel Prof. Luciano Pranzetti

Non è nostra intenzione intervenire, con argomentazioni biblico/teologiche, sull’annunciato e ribadito proposito bergogliano di modificare, nel Pater Noster, l’espressione “Non ci indurre in tentazione” a favore di altra meno allusiva – secondo i supponenti teologi della neochiesa vaticansecondista  – a un Dio che si compiace di voler il male delle sue creature. E, per questo, senza attendere una definitiva deliberazione da parte della Gerarchìa, già in alcune diocesi francesi, così come in molte chiese italiane, si prega con la nuova sostitutiva formula “Non ci abbandonare alla tentazione”. Sull’argomento sono stati prodotti autorevoli interventi che, senza ombra alcuna di dubbio, han dimostrato quanto inopportuna e scorretta sia siffatta nuova traduzione del testo greco “kai mè eisenègkes emàs èis peirasmòn “ (Mt. 6, 13) che, data essere autentica Parola di Gesù immodificabile (Mt. 24, 35), corrisponde al latino “et ne nosinducas in tentationem”, come bene intese San Girolamo nella canonica versione della ‘Vulgata’. Noi vorremmo dimostrare, invece, come la nuova formula, lungi dal proposito di rendere la figura del Padre lontana da ogni qual che sia connotazione di malevolenza e di ingiustizia ma solo disegnata di misericordia, la indurisca e l’aggravi consegnando alla Cattolicità l’idea di un Dio perfido, distante e disinteressato alle vicende e alle sorti delle proprie creature. Perciò, con la sola analisi etimo/logico/semantica dei due verbi INDURRE e ABBANDONARE, si potrà realizzare una visione che, riferita al secondo, si manifesta per essere più forte del primo e, addirittura, sacrilega. Vediamo, allora, perché i due verbi esprimono opposte semantiche.

1– INDURRE: verbo che, nelle varie e molteplici circostanze in cui viene flesso, sta a significare un dinamismo col quale un soggetto spinge e/o viene spinto a comportamenti, ad atteggiamenti disdicevoli, come: “indurre in errore, indurre a delinquere”. Ora, se bene si consideri l’etimo e la semantica, si può notare come, nel composto in-durre, sia presente un iniziale moto a cui il soggetto collegato, non viene necessariamente obbligato a cedere, tanto che si può parlare di un’induzione a delinquere non concretizzatasi per opposta volontà. La Scrittura ci informa che Dio mette alla prova, ma ciò non vuol dire che l’uomo sia tenuto a corrispondere alla tentazione, termine questo che, tra l’altro configura una circostanza in cui viene esperito un tentativo, operazione, cioè, che prova a sollecitare un alcunché ma non necessariamente a condurlo a termine.

 Tentazione, sia chiaro, non è di per sé peccato. Giobbe fu messo alla prova dal Signore ma non peccò; Gesù fu, per prova, indotto in tentazione ma, come si legge (Mt. 4, 1/11), seppe respingere, eccome! l’induzione dandoci, così, l’esempio di come si possa superare un momento critico ricorrendo alla Parola di Dio. Acclarato, pertanto, che INDURRE, contenuto nell’originale versione greco/latina, esprime il disegno di Dio secondo il quale l’uomo va messo alla prova, non è automatico che egli debba cadere in peccato in quanto il suo libero arbitrio, illuminato ed ammaestrato dalla Legge divina, gli permette la conoscenza del Bene e del male e, quindi, la volontà di resistere e di vincere;

2 – ABBANDONARE: verbo che, per ogni circostanza in cui viene adottato, mantiene e manifesta un significato univoco,e cioè: lasciare senza aiuto, senza protezione, dimenticare volontariamente/involontariamente qualcuno-qualcosa. Tale accezione dice come l’abbandonare valga decisione ed azione che, riferita alla nuova formula del corretto (?) Pater Noster, farebbe di Dio un Essere perfido o scordarello che lascia senza aiuto, senza possibilità di recupero, senza mezzi di riscatto e disinteressandosene, l’uomo che cade nella tentazione. Ora sarebbe paradossale che, nella preghiera insegnataci da Gesù stesso, si chieda al Padre di non abbandonarci alla  tentazione, di non lasciarci soli e privi del suo aiuto.

Cosicché appare chiaro come la sostituzione del dinamico INDURRE con lo statico ABBANDONARE renda un pessimo servigio alla Verità e riveli la smania revisionista della neochiesa vaticansecondista che, per modellare una pastorale a misura d’uomo, fa la pesa alla Parola di Dio. Ma la rivoluzione bergogliana, che gronda misericordia da ogni artiglio, procede – o meglio: retrocede – inarrestabile fidando sul culturame di p. Arturo Sosa, attuale ‘papa nero’, il gesuita che afferma come, per essere bravi cristiani adulti, sia necessario contestualizzare storicamente la Parola di Gesù il quale, lo si dica chiaro e netto, e lo si sappia, non disponeva di registratori, per cui, come si dice: Verba Christi volant.

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