All’Occidente servono regole più che diritti

di Claudio Risé

All’Occidente servono regole più che diritti

Fonte: Claudio Risé
L’Opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano

Il santo monaco da Norcia ha salvato l’Europa dalla decadenza dell’impero romano col suo “ora et labora”. Oggi Rod Dreher propone di trasformare le case dei cristiani in tanti monasteri per liberare la civiltà contemporanea da droghe e smartphone.

“Allontanatevi dai media più seguiti. Spegnete la televisione. Mettete via gli smartphone. Leggete libri. Fate giochi. Componete musica. Fate festa con i vicini di casa. Non basta evitare ciò che è male: si deve anche abbracciare ciò che è bene.” Anticonformismo, impegno personale, fedeltà agli aspetti forti della storia e del pensiero occidentale: questi i principi ispirativi di “L’Opzione Benedetto. Una strategia per i cristiani in un mondo post-cristiano” (San Paolo edizioni) di Rod Dreher. La strategia è quella di trasformare le case e i luoghi di incontro dei cristiani in monasteri dove si vive, lavora, e si prega con l’impegno e intensità profonda dei monasteri benedettini. Il libro, presentato in un’intervista di Martino Cervo su “La Verità” il 31 agosto scorso, suscita in queste settimane forte interesse e dibattiti inaspettati in tutt’Italia. Anche perché nel frattempo lo scenario da mondo post cristiano e di crisi della Chiesa ha generato fatti di cronaca eclatanti. A partire dalla lettera al Papa di Monsignor Viganò, già Nunzio apostolico vaticano a Washington, pubblicata da “La Verità” e seguita da interventi qualificati come quello di Monsignor George Ganswein, e sviluppi significativi, seguiti con attenzione quotidiana da questo giornale.
L’Opzione Benedetto si ispira al Santo monaco Benedetto da Norcia, fondatore del movimento all’origine della rinascita spirituale e culturale dell’Europa, di cui fu nominato patrono dal papa Paolo VI. Il risveglio spirituale benedettino è storicamente riconosciuto tra le cause principali del risanamento dei territori e degli sviluppi pratici, scientifici e spirituali che in 1500 anni di presenza dei monaci trasformarono un piccolo continente, povero di materie prime e con terre paludose e abbandonate, nella zona più ricca del mondo sia materialmente che spiritualmente e culturalmente.
Chi ha studiato l’esperienza monastica, come il filosofo e matematico Ludwig Wittgenstein, uno dei maestri del pensiero del novecento, o il filosofo Giorgio Agamben (“Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vita”) le attribuisce un cambiamento “così determinante per l’etica e la politica delle società occidentali che forse ancora oggi non riusciamo ad afferrarne l’intera natura e implicazioni”. Eppure il testo che l’ha ispirato, la “Regola” scritta da Benedetto per i suoi monaci è molto semplice, apparentemente elementare nelle sue prescrizioni.

È proprio questa, però, la sua forza, ieri e oggi. Chi lavora con il malessere delle persone, come me, o Rod Dreher, giornalista attento, sperimenta sul campo come la semplicità della Regola benedettina possa ridare visione e slancio a un continente devastato dalla corruzione e dalla depressione da essa generata. Anche il malessere di oggi deriva infatti, in gran parte, dal rifiuto occidentale di ogni norma tramandata, di comportamento, morale o fisica, riguardo il corpo, la vita e il benessere fisiologico. È l’antico problema del limite, che l’uomo nelle fasi di successo rifiuta, e dal cui smarrimento viene distrutto. Fino a quando, poi, accetta di ritrovarlo. L’interesse per Opzione Benedetto nasce da qui.
Lo “sguardo selvatico” (e autorevoli riviste scientifiche) hanno raccontato come la “shit syndrome” (la sindrome della vita di merda) stia nei paesi anglosassoni rovesciando la precedente tendenza all’allungamento della vita, accorciandola sotto un diluvio di droghe, anche farmacologiche, accompagnate da ogni tipo di comportamenti autodistruttivi. Le Chiese cristiane, compresa quella cattolica, hanno spesso preferito non giudicare questo rovesciamento della visione del mondo. Eppure, come scrisse la filosofa mistica Simone Weil, questo cambiamento di paradigma guarda alla vita umana non più dal punto di vista dei doveri dell’uomo verso Dio e il mondo vivente, ma da quello della tutela dei desideri, trasformati in diritti personali e garantiti dagli Stati. Questo ribaltamento ha creato un grande disorientamento e indebolito la stessa spinta vitale delle persone.
Si ripete oggi, ricorda Dreher, ciò che accadde nella decadenza dell’Impero: anche allora norme e costumi furono sostituite dalle pulsioni e il mondo romano si dissolse nel disordine e nell’indebolimento fisico e morale. Fu allora che il giovane Benedetto si lasciò alle spalle l’incanaglita Roma e preparò per i suoi monaci “La Regola dei Monaci”, una proposta di vita ordinata e operosa, vissuta al servizio di Dio. I giovani uomini che la seguirono la considerarono un dono straordinario, perché dava un programma buono e forte all’esistenza delle persone. Chi entrava nei monasteri benedettini aveva la giornata scandita accuratamente in azioni utili, sane e spesso piacevoli, anche se a volte faticose: un “fare” che era anche, contemporaneamente, meditazione, e preghiera. Non poco per un mondo in rovina (come anche quello di oggi).

La Regola benedettina consegna a chi l’accetta una forma in cui porre la propria vita, salvandola dalla liquidità informe, in preda alle pulsioni e emozioni del momento, dove prima si trovava. E dove la lasciano spesso le Chiese, quando diventano timorose di mettere impopolari confini, e quindi separazioni, distinzioni tra il bene e il male, l’ordine e il disordine. Il cristiano, però, vuole e deve distinguere: è la vocazione dell’uomo occidentale fin da Pitagora, e parte centrale del lascito di Gesù: “Le vostre parole siano sì-sì, no-no: il resto è del diavolo.” È la spada che Cristo dichiara di portare, come racconta l’amico barnabita, padre Antonio Gentili nel suo Vengo a portare la spada. La vita come combattimento spirituale.
La distinzione precisa, quotidiana, tra le cose da fare e quella da non fare in ogni momento della giornata: è questa la merce preziosa (rara nei periodi di decadenza), che l’uomo chiede al padre abate, accettando la Regola benedettina. Non accadde nel V secolo dopo Cristo per la prima volta. Lungo tutta la storia, le epoche dove l’ordine era scomparso e ci si comportava come se ogni dio fosse morto, vennero divorate dall’ansia e dalla solitudine. Quando la soddisfazione di ogni desiderio e l’abbondanza soffocano il rapporto con Dio e quindi la forza personale dell’uomo, l’uomo disorientato si distrugge. Oggi, ne sono immagine i potenti del mondo che posano sotto i riflettori mediatici alterati da alcool e sostanze mentre le loro aziende traballano.

Scampare all’edonismo dissolvente è però oggi più difficile, perché è diventato uno dei pilastri del consumismo dalla civiltà occidentale. Il non diventare dipendente dal consumo di cose è considerato antisociale. Quello di droghe, ad esempio, è promosso da interi settori economici, in parte illegali ma anche già emersi e autorizzati, e collegati a influenti centrali politiche, mediatiche e finanziarie. Lo stesso vale per molti prodotti farmaceutici psicoattivi e antidolorifici; per catene di divertimento; per media che diffondono comportamenti distruttivi; laboratori ed organizzazione di manipolazione riproduttiva e sessuale: tutte pratiche ormai diventate “mercato”, e quindi intoccabili per media e opinione pubblica di massa. Dreher denuncia con convinzione il conflitto tra Impero mercatista e cristianesimo e ricorda come la libertà dell’uomo da merci e bisogni sia stato un valore forte dell’occidente fin dall’ebraismo e dal pensiero greco, radici cui Benedetto e i suoi monaci tenevano molto.
L'”Opzione Benedetto”, con la sua proposta d’impegno dei laici in una forma di vita di stile monacale e laborioso, comporta anche lo smettere di “puntellare” l’aspetto malato dell'”Impero” occidentale, corroso dal suo edonismo. Sono, infatti, due programmi diversi: il “mercato”, dove affonda chi non riconosce le forze spirituali, e l’energia della concentrazione sull’interiorità, al centro della quale ci aspetta il Signore.

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