di Marcello Veneziani

Come oggi settantacinque anni fa Mussolini fu liberato dalla prigionia di Campo Imperatore. Oggi prova a liberarlo dalla damnatio memoriae il primo tomo di un’opera monumentale dedicata al duce da Antonio Scurati che proprio oggi va in libreria, M. il figlio del secolo (ed. Bompiani, 840 pagine, 22 euro). Sembra strano ma nel fiume di libri dedicati al fascismo e al duce non c’è un romanzo biografico tutto incentrato sulla sua figura. Mussolini vi compare mille e mille volte come demiurgo malvagio, come ombra minacciosa o come orco in singole storie, anche private. Ma una biografia romanzata su di lui, in più tomi, senza tono apologetico né denigratorio, qualcosa di equivalente narrativo della monumentale biografia storica di Renzo De Felice, non c’era ancora. Curiosi di vederla, soprattutto viste le premesse/promesse dell’autore di equidistanza e la confessione di essere stato soggiogato dal personaggio, e forse affascinato. Accadde anche a De Felice, che pure proveniva da una cultura antifascista, di sinistra. A Scurati del resto non mancano il talento narrativo e lo sguardo libero.

Vorrei obbiettare qualcosa sul titolo perché Mussolini sarà stato pure figlio del suo secolo ma ne è stato soprattutto padre perché ha generato eventi, seguaci, imitazioni, opere e maledizioni come pochi. Fu padre del fascismo e patrigno dell’antifascismo. Qualcuno ha persino ritenuto che Mussolini abbia inventato una categoria eterna, l’Urfascismo (Umberto Eco). Figlio di un secolo ma padre di un’eternità, bel paradosso, Benito.

In verità la biografia romanzata di Scurati rinuncia a una parte troppo cospicua e significativa della vita di Mussolini: quella che precede la fondazione del fascismo, il 1919, ossia la vita da anarchico, da socialista rivoluzionario, da leader della sinistra più radicale, da maestro, giornalista e letterato, esule e carcerato, e poi direttore dell’Avanti e di altre effervescenti riviste, fino alla fondazione del Popolo d’Italia. Ma anche il Mussolini combattente nella prima guerra mondiale. Il Mussolini di Scurati è già il fondatore del fascismo, gran parte della sua vita è già trascorsa.

Candidamente Scurati pensa che oggi “la pregiudiziale antifascista è caduta”. Mi sembra che accada esattamente il contrario: i titoli dei telegiornali e dei giornali che ogni giorno ricordano le leggi razziali, se la prendono con qualche funerale con saluto romano o inventano programmi, vituperi, appelli per il fascismo sempretornante. Ma ci piace pensare che una premessa così vistosamente contraddetta dalla realtà serva a Scurati per giustificare la sua ammirevole scelta di raccontare il duce e il fascismo senza pregiudizi ideologici. Scurati dice di credere alla missione pedagogica della letteratura, e noi vorremmo aggiungere della storia; anche se è assai sottile il passaggio tra la missione pedagogica e il precetto ideologico da somministrare ai più giovani.

È incoraggiante notare che per Scurati i libri antifascisti che avevano narrato il fascismo, come Eros e Priapo di Gadda, erano troppo intrisi di risentimento, magari comprensibile per lo spirito del tempo. Vero, ma il risentimento – contrariamente a quel che prevede la logica, e il buon senso e l’esperienza e lo stesso Scurati – crescono col passare degli anni anziché affievolirsi.

Il primo tomo della trilogia ducesca di Scurati esce scortato da tre altri testi diversi rispetto all’angolazione dominante: La repubblichina di Giampaolo Pansa, La repubblica dei vinti di Sergio Tau e il Mussolini ritrovato di Arrigo Petacco, scomparso di recente. Due giornalisti e un regista, non tre accademici, ma che si sono inoltrati nell’ardua selva nera del fascismo cimentandosi con la verità, senza sposare i soliti pregiudizi e le rituali demonizzazioni.

Mussolini resta la figura più importante e più intrigante nella storia d’Italia, dall’unità ai giorni nostri. In poco più di vent’anni ha lasciato enormi tracce come nessuno, e non solo nel segno della guerra. Ha impregnato il nostro paese, ha suscitato pro e contro di lui due popoli (che a volte erano lo stesso popolo in due tempi diversi). Nel bene e nel male giganteggia nella storia d’Italia e nella storia mondiale. Fu l’unica cosa veritiera che disse quel personaggio fatuo che poi si pentì di averla detta, confermando così la sua tempra. Nessun altro personaggio storico dell’Italia contemporanea può ispirare opere all’altezza dei classici, della storia e della tragedia. Sarà una beffa, ma alla fine toccherà alla fiction restituirci la pietà e la verità della storia, che gli storici, come le istituzioni, non riescono ancora a darci.

MV, Il Tempo 12 settembre 2018

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