Ecco il vero punto debole dei partiti sovranisti europei

Da sovranisti leggiamo con attenzione un articolo di critica costruttiva:

Se il sovranismo è attenzione esclusiva all’interesse nazionale, non deve sorprendere che quel mondo, in Europa, non abbia alcun interesse a sostenere l’Italia nella sua politica economica. Lo ha fatto capire per primo Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, che ha manifestato il pieno sostegno alla decisione della Commissione europea sulla correzione della manovra italiana.

Lo ha fatto capire poi l’ultradestra tedesca. La leader di Alternative für Deutschland, Alice Wiedel, ha scritto un tweet abbastanza chiaro parlando dell’Italia. “Orrendo nuovo indebitamento: sono pazzi questi romani!” esclama la leader di Afd sul suo profilo social. E ancora: “La folle manovra degli italiani è a spese della Germania: perché dobbiamo pagare noi per i ricchi italiani?”

Parole di fuoco, frasi sprezzanti. In ogni caso, parole che non danno alcuna visione d’insieme del panorama europeo. Ma che danno l’impressione che il blocco sovranista nella realtà non esista. O meglio, può esistere come grande listone elettorale: ma non sembra possa avere una valenza strategica in senso europeo. Alleati contro un nemico comune, ma avversari l’un contro l’altro armati, i partiti sovranisti rischiano dunque di trovarsi impantanati in una palude di cui sono loro stessi i responsabili: quella dell’ascesa dell’interesse nazionale come stella polare della politica del singolo Paese.

Attenzione, non è un’accusa: è una realtà di fatto. Ed è per certi versi giusto così. Perché se un partito nasce al solo scopo di tutelare l’interesse del proprio elettorato e del proprio Paese, è del tutto evidente che non sempre questi interessi possono convivere con quelli di altri Stati. E quindi di altri partiti sovranisti.

Un cortocircuito? No, ma sicuramente una realtà con cui dover fare i conti e capire che il sovranismo è prima di tutto interesse nazionale. E l’interesse nazionale non è, per definizione, condivisibile con tutti. Ecco perché l’ascesa di questi nuovi movimenti, che caratterizza tutta la realtà europea e occidentale, serve anche a comprendere come possa svilupparsi il futuro del nostro continente.

Perché se ogni partito rappresenta un prioritario interesse nazionale, allora la strategia del singolo governo non sarà più orientata ad aiutare un altro Paese, ma solo se stesso. Lo fanno tutti, si potrebbe obiettare. E se lo fa il presunto campione dell’europeismo, Emmanuel Macron, che ci scarica i migranti al confine e parla di Europa, figuriamoci se non possono pensarlo un Kurz o un Viktor Orban che hanno scelto una retorica del tutto priva dell’idea di solidarietà europea.

La politica di Vienna, di Budapest, di Berlino, non è quella di Roma, Parigi, Londra o Atene. Ed è da questa premessa che si può capire molto di come si orienteranno i sovranisti nel prossimo futuro. E questo blocco, che rappresenta un’ambizione dei singoli corpi elettorali più che un progetto comune di stampo europeo, potrebbe cambiare radicalmente i destini dell’Europa. Innanzitutto orientando in maniera diversa le strategie dei singoli governi.

Kurz è l’ultima dimostrazione più eloquente. L’Austria non ha alcun interesse a costruire un asse con l’Italia in assenza di un motivo concreto che frutti a Vienna. Non è l’ideologia a guidare il giovane leader austriaco, ma una visione pragmatica e esclusivamente nazionale. E da quando è salito al potere, il capo del governo austriaco non ha mai fatto mistero di considerare il governo italiano un potenziale alleato su alcuni temi, ma fondamentale avversario in senso strategico.

La querelle sul passaporto agli altoatesini, i militari al Brennerolo scontro sulla ridistribuzione dei migranti e, non ultima, la dura condanna alla manovra economia italiana, dimostrano che la strategia di Vienna è sovranista: ma non amica degli altri sovranisti. È solo ed esclusivamente austriaca e legata a un’idea di Kerneuropa fondata da un continente in cui è il blocco germanico a condurrei il gioco.

Da qui alcune conseguenze. I sovranisti europei sono uniti? Forse in chiave elettorale. Ma non in senso strategico. E l’idea di un’internazionale sovranista, forse troppo facilmente auspicata, si infrange sugli scogli degli interessi nazionali. E se sono questi a muovere le fila della politica europea, allora l’alleanza sarà fra movimenti che rappresentano Stati con interessi comuni, e non fra movimenti con interessi comuni. Tanto è vero che Marine Le Pen e Matteo Salvini, rappresentando Italia e Francia, sanno di condividere obiettivi comuni in sede europea, mentre così non è fra l’ultradestra tedesca e il nostro governo, nonostante un legame ideologico fra Lega e AfD.

Pertanto, più che pensare a una sorta di grande alleanza sovranista, si può pensare, molto più pragmaticamente, a un’alleanza con alcuni sovranisti in chiave strategica e a un’alleanza più ampia in chiave meramente elettorale in vista delle Europee del 2019. Ma i campanelli d’allarme sono evidenti: l’Europa centrale e settentrionale non è compatibile gli obiettivi dell’Europa mediterranea. E tutti i problemi finora già dimostrati dall’Unione europea, sono solo destinati a essere più evidenti.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/sovranisti-europa-punto-debole/

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