Quando non c’è bisogno delle mafie. 1 miliardo di appalti

Friuli, imprese più abili delle mafie. Appalti truccati per 1 miliardo di €Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Cronache

Ma quale concorrenza, quale libero mercato!? “Tutti i grandi e medi appalti sono truccati”. E’ l’operazione “Grande Tagliamento”, una mega inchiesta sui lavori pubblici che ieri mattina ha messo a segno una miriade di perquisizioni in tutta Italia per spiegare come un miliardo di euro di lavori vengano spartiti a tavolino fra imprese.

“È più grave… che non ci siano infiltrazioni mafiose”, risponde in conferenza stampa il comandante della Guardia di finanza del Friuli Venezia Giulia Giuseppe Bottillo alla domanda del giornalista di Tele Antenna Andrea Sessa, sulla possibile presenza “nella rete” della criminalità organizzata. Bottillo: “Dobbiamo smetterla di pensare che in Italia soltanto se c’è un’infiltrazione mafiosa il fatto è grave. Qui, di infiltrazioni mafiose, al momento non ci risulta alle indagini, il che non vuol dire che questo non era un sistema chiuso di spartizione a tavolino degli appalti. E quindi non c’è bisogno che arrivi la camorra, la ‘ndrangheta o la mafia, eccetera. Perché evidentemente è sufficiente quello che esiste. È un sistema chiuso di imprese che s’accordano fra di loro a tavolino per spartirsi centinaia di appalti”.

 

Trema il Friuli, il Veneto arrivando fino a Bologna e a macchia di leopardo anche al sud. Ancora segretissime le fonti e le prove da cui gli investigatori sono partiti. Ma l’attività condotta dalla Guardia di finanza e dalla Procura della Repubblica di Gorizia ipotizza un vero e proprio sistema di spartizione così forte ed efficiente da escludere la presenza della criminalità organizzata. Per adesso non si parla del coinvolgimento di figure politiche di spicco, anche se appare difficile che “la politica” non sia coinvolta e al corrente della prassi consolidata.

 

Ieri mattina da Gdf ha impegnato 400 militari per eseguire perquisizioni, sequestri, acquisizioni di documenti dal Friuli al Veneto, ma anche in Trentino Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Sono 220 le persone toccate e 120 le società finite sotto osservazione, tra cui enti pubblici e Comuni.

 

Tutti truccati i lavori di manutenzione e costruzione di strade, autostrade, ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali, edifici, opere fluviali e di sistemazione idraulica, acquedotti, gasdotti, opere marittime e quelle di dragaggio, impianti di bonifica e protezione ambientale.

 

Tra le società controllate le fiamme gialle hanno perquisito le sedi di: Autostrade per l’Italia, Anas, Veneto strade, Autovie Venete, Commissario per l’emergenza della mobilità in A4, Fvg Strade, Concessioni autostradali venete, Commissario per l’emergenza traffico a Treviso e Vicenza. E poi le società che gestiscono gli aeroporti del Fvg, Treviso (Aer tre spa), Venezia (Save), Verona (Aeroporto Catullo), la Regione Fvg e le società competenti per i Porti e di Monfalcone (Consorzio per lo sviluppo economico del Monfalconese).

 

Gli atti e i documenti riguardano le seguenti stazioni appaltanti:

Commissario Delegato per l’emergenza della mobilità riguardante la A4 (tratto Venezia – Trieste) ed il Raccordo Villesse – Gorizia;

Autovie Venete s.p.a., concessionaria delle tratte autostradali comprese tra la tangenziale di Mestre e Sistiana, tra Palmanova e Udine, tra Portogruaro, Pordenone e Conegliano, tra Villesse e Gorizia;

Autostrade per l’Italia s.p.a., concessionaria di numerose tratte autostradali tra cui la Venezia / Belluno e la Udine Sud / Tarvisio;

Friuli-Venezia Giulia Strade s.p.a., società che si occupa della gestione e manutenzione delle strade regionali del Friuli Venezia Giulia;

Veneto Strade s.p.a., società che cura la manutenzione delle strade regionali e provinciali del Veneto;

Anas s.p.a., concessionario della rete stradale nazionale;

Concessioni Autostradali Venete s.p.a., concessionario del passante di Mestre, della tangenziale di Mestre e del raccordo con l’aeroporto Marco Polo di Tessera; Commissario Delegato per l’Emergenza determinatasi nel settore del traffico e della Mobilità nel territorio delle province di Treviso e Vicenza, titolare della realizzazione della Pedemontana Veneta;

Aeroporto Friuli-Venezia Giulia s.p.a., società che gestisce il “Trieste Airport”;

Aer Tre s.p.a., società che gestisce l’aeroporto “Canova” di Treviso;

Save s.p.a., società che gestisce l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia;

Aeroporto “Valerio Catullo” di Verona Fillafranca s.p.a., società che gestisce lo scalo aeroportuale veronese;

Aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna s.p.a., società che gestisce lo scalo aeroportuale bolognese;

Regione Friuli-Venezia Giulia, competente tra l’altro per le opere di costruzione, ampliamento, ristrutturazione e manutenzione dei porti e degli approdi marittimi, nonché per le concessioni di ghiaia;

Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, società deputata alla gestione del Porto di Trieste;

Consorzio per lo sviluppo economico del monfalconese, competente tra l’altro sul porto di Monfalcone.

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Tra i reati per cui si procede si parla di associazione a delinquere, turbativa d’asta, inadempimenti e frodi nelle pubbliche forniture, subappalti in violazione di legge e concussione. E mentre sono al vaglio altre ipotesi di reato si ipotizza il coinvolgimento di funzionari pubblici che non hanno esercitato le azioni di controllo dovute e che avrebbero potuto impedire lo sviluppo del sistema consolidato.

 

Ciò che emerge dalle risultanze istruttorie non sono solo le decine di turbative d’asta tra le imprese coinvolte per effetto di pratiche collusive, ma anche un pericoloso fenomeno di frode nella realizzazione delle opere appaltate con lavorazioni eseguite utilizzando talvolta materiali non certificati, difformi da quelli dichiarati e in quantitativi inferiori rispetto a quelli richiesti e fatturati, con conseguenti gravi violazioni anche di natura ambientale.

 

Ulteriori acquisizioni riguardano altri enti e Comuni ubicati nelle province di Gorizia, Udine, Trieste, Pordenone, del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia-Romagna, della Liguria, della Toscana, dell’Umbria, delle Marche, dell’Abruzzo, del Lazio, della Sicilia e della Sardegna.

 

 

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