Quel Marx razzista e antisemita che non ti aspetti

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 Comunismo e Antirazzismo: se non ormai sinonimi, sono comunque due termini che ultimamente vanno convenientemente a braccetto. Ma quanto i kompagni conoscono davvero le proprie radici culturali? Ad ascoltare i discorsi che si fanno in giro o leggendo qualche tweet isterico, direi non molto. Anzi, direi proprio per nulla.
Con l’articolo di oggi ci allontaneremo per un attimo dalla sfera della filosofia e del pensiero della destra per immergerci nello strano mondo comunista, fiorito fuori e genocida dentro, andando alla scoperta di quelle affermazioni di Marx ed Engels che farebbero tremare anche il più incallito degli xenofobi. La speranza è che qualcuno si possa finalmente ricredere sulla genuinità del comunismo e sulla bontà incondizionata dei suoi “valori”, capendo quanto è falso l’accostamento comunismo-antirazzismo.
Per comprendere quanto seguirà bisogna mettere una premessa fondamentale: per Marx, il comunismo si sarebbe potuto affermare sono una volta che il capitalismo avesse raggiunto il suo apice, con il collasso di quest’ultimo sotto il suo stesso peso. Il primo tipo di razzismo si mostra quindi verso tutti quei popoli definiti “controrivoluzionari”, ovvero popoli che per cultura o arretratezza tecnologica ancora erano legati a modelli pseudo-feudali, non permettendo così al capitalismo di diffondersi e quindi, di conseguenza, allontanando la possibilità di realizzazione della distopia comunista.


La prima ingiuria è scagliata contro Russi, Cechi e Balcanici, che nella raccolta di articoli “La minaccia russa in Europa” vengono identificati come “rifiuti etnici”. E come comportarsi di fronte ai rifiuti etnici, se non augurandosi il loro genocidio? Nel 1848 (anno di pubblicazione del Manifesto), sulla rivista “Nuova Gazzetta Renana”, finanziata da Engels, il filosofo di Treviri prevedeva che “plebaglia slava” e altre “razze retrograde” avrebbero avuto come “immediato compito” quello di “perire nella tempesta rivoluzionaria del mondo”: “la futura guerra mondiale farà scomparire dalla faccia della terra non solo le classi reazionarie e le dinastie, ma interi popoli reazionari. E questo sarà un progresso”. Esattamente: genocidio come progresso, questo uno dei valori per il quale masse di tolleranti, pacifici e illuminati comunisti scendono in piazza più o meno ogni fine settimana. Ma come si potrebbe fare del sano razzismo senza prendersela con ebrei e neri? Non temete, dall’alto del loro amore Marx ed Engels non risparmiano nessuna di queste due categorie.
Se gli africani vengono più volte descritti come “idioti”, “selvaggi inferiori” o ancora “congenitamente incapaci di capire la matematica”, è nella lettera di Marx ad Engels del 30 luglio 1862 che si toccano vette inimmaginabili: parlando del tedesco Ferdinand Lassalle, questo è ciò che viene affermato: “Mi appare ora assolutamente chiaro che, come dimostrano tanto la forma della sua testa che la struttura dei suoi capelli, discende dai Negri che presero parte alla fuga di Mosè dall’Egitto (a meno che sua madre o sua nonna dal lato paterno non abbiano avuto un’ibridazione con un negro) […], l’indiscrezione con la quale si fa avanti è anche tipicamente negresca. Il negraccio giudeo, un ebreo untuoso che si dissimula impomatandosi e agghindandosi di paccottiglia dozzinale. Ora questa mescolanza di giudaismo e germanesimo con un fondo negro debbono dare un bizzarro prodotto!» (Cfr. George Watson, The Lost Literature of Socialism (“La Letteratura Dimenticata del Socialismo”), James Clarke & Co Ltd, 1998.). Per una volta eviterò di aggiungere altro, lasciando a voi tutti i commenti.

Sostanzialmente l’articolo potrebbe anche interrompersi qui, ma l’odio razziale dei due comunisti è una miniera così inesauribile di volgarità che sarebbe quasi un crimine non sfruttarlo più a fondo. Nell’articolo “Il prestito russo”, pubblicato sul giornale statunitense “New York Tribune”, Marx afferma che “Sappiamo che dietro ogni tiranno c’è un ebreo, […] così l’utilità delle guerre promosse dai capitalisti cesserebbe, se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell’umanità […]. Il fatto che gli ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce a svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinché il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori del mondo a combatterli e ad eliminare un simile cancro” (Cfr. Richard Wurmbrand, “L’altra faccia di Carlo Marx”, Editrice Uomini Nuovi).
Buffo davvero pensare come Marx stesso fosse di famiglia ebrea. Buffo ancora di più vedere, il Primo Maggio scorso, schiere di immigrati africani marciare fianco a fianco dei comunisti; buffo anche pensare che il comunismo ha avuto il più forte seguito proprio tra la “plebaglia slava”. Forse, di fronte a una ideologia così contorta da rinnegare la natura stessa dell’individuo e dell’uomo, anche la coerenza viene a mancare. Andando a concludere, alla luce di tutto ciò stona mostruosamente un fatto di pochi anni fa, conseguente alla pubblicazione dei primi “Quaderni Neri” di Heidegger. L’impatto internazionale dei diari del tedesco è stato imponente: di colpo il filosofo, gigante assoluto del Novecento e della storia del pensiero filosofico mondiale, è stato messo all’angolo a causa del suo evidente antisemitismo. La posta in palio era ed è ancora altissima, dato che sono molti gli intellettuali che vorrebbero condannare Heidegger alla damnatio memoriae facendo sparire i suoi lavori da ogni biblioteca, da ogni università e dalla storia stessa dell’umanità. Siamo tutti concordi nel dire che l’odio verso una determinata razza o categoria sia ampiamente condannabile, ma per caso avete mai sentito le genti in piazza acclamare a gran voce e globalmente l’eliminazione del comunismo e della sua dottrina dalla storia del pensiero umano? Per quale strano motivo la coppia Marx-Engel dovrebbe poter essere razzista e antisemita a piacimento e impunemente, mentre ad altri autori per questi stessi motivi è riservato solo l’oblio?
La risposta è evidente e, francamente, sta anche iniziando a diventare ripetitiva: come al solito, parlando di sinistra, “due pesi, due misure”.

FONTE: https://lafenicetricolore.wixsite.com/lafenice/single-post/2018/11/09/Quel-Marx-razzista-e-antisemita-che-non-ti-aspetti

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