Raggi risorta

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

“Il fatto non costituisce reato”, il tribunale ha assolto Virginia Raggi. Siamo contenti per lei sul piano umano e rispettiamo la sentenza, pensando che la Raggi vada condannata non sul piano giudiziario ma sul piano politico e cittadino, per il male che sta facendo a Roma e che è sotto gli occhi di tutti. L’unico guaio di questo processo e questa sentenza è che rischia di rafforzare e blindare un sindaco disastroso. È stato un boomerang processarla, perché ha dato un nullaosta giudiziario d’immagine a un sindaco pessimo e largamente impopolare.

Virginia Raggi è riuscita in un miracolo senza precedenti: nel giro di due anni è riuscita a far rimpiangere sindaci di destra, di sinistra, di centro e tecnici. Anche pessimi. Ma non solo: dopo di lei cresce tra i romani l’invocazione di un sindaco futuro che non sia romano. Sono così scottati e spaventati dalla concittadina che preferiscono avere, oltre un papa anche un sindaco straniero, marziano, coreano, giapponese. Insomma un samurai, un kamikaze.

‘A Raggi è riuscita, lei grillina e perciò fautrice del settore pubblico, a convincere anche i più accaniti sostenitori dei trasporti pubblici della necessità di privatizzare l’Atac, di sottrarla alle mani devastanti del pubblico. Sotto di lei si è arrivati al fallimento perfetto di un’azienda che allo stesso tempo perde soldi, offre disservizi, ha un tasso di assenteismo da record, semina malcontento tra i suoi dipendenti, schiera mezzi obsoleti e mai puntuali con una ricaduta paurosa sul traffico, sui cittadini, sugli studenti che vanno a scuola.

Tutto quel che soffre oggi Roma non nasce certo con la Raggi, ma è una scalinata lunga di responsabilità, come quella di Trinità de’ Monti. Però con la Raggi è arrivata all’ultimo gradino, alla Barcaccia. Nulla è cominciato con lei ma tutto è peggiorato con lei.

Verso di lei non avevamo alcun pregiudizio politico e ideologico, ci incuriosiva e quasi ci tentava la novità che rappresentava, ci faceva perfino tenerezza la sua iniziale timidezza da bambi, quell’aria da cerbiatto spaesato e impaurito, la sua incertezza, la sua inesperienza.

Ma col passare dei mesi ‘a Raggi ha acquisito arroganza e supponenza senza acquistare esperienza e avvedutezza. Non ha saputo neanche appoggiarsi ad altri, non ha saputo scegliersi collaboratori validi, ne ha fatti fuggire tanti. Ha detto di no a ogni occasione di rilancio, ha lasciato incancrenire il degrado e la sporcizia, continuando a fingere che la città stesse migliorando e che le critiche fossero solo frutto di congiure e pregiudiziali antigrilline e antifemministe. L’importante per lei non è il benessere della città, la sua pulizia, ma punire chi lucra sulle discariche, fermare ogni progetto che potesse attirare speculatori.

Poi, per lisciare il pelo alla sinistra da piazza, tribunale e stampa, la furbetta si è buttata sull’antifascismo, sull’antirazzismo, sull’antisessismo e l’omofobia. Il risultato è una giunta-mostriciattolo che si allinea al politicamente corretto e lascia degradare la Capitale. Altro che Rivoluzione, caro Vespa. È emersa la sua totale, vistosa, imbarazzante inadeguatezza e incapacità.

A tutto questo si aggiunge la nefasta influenza del suo movimento che anziché sostenerla con buoni consigli, guidarla o almeno dissuaderla dai suoi errori, l’ha sostenuta negli errori più grossolani, nell’intransigenza più ottusa, nelle bufale e nella falsa percezione di una città migliorata, lasciandola poi in balia del caos amministrativo. Salvo poi rimettere il giudizio su di lei a quell’allucinante tribunale interno che è il codice etico, di impostazione cretino-giacobina.

Un vero codice etico dovrebbe partire da un principio: la premessa dell’onestà è essere adeguati ai compiti ai quali ci si candida, non coprire ruoli che non si è in grado di esercitare. Ma nel magico mondo grillino non contano la qualità e la qualificazione, la competenza e i risultati, l’esperienza e i curricula; conta solo un’idea puerile e apparente di onestà, di purezza movimentista e di adesione al suo codice e alle sue password. Per i grillini non contano le opere ma le intenzioni, e più delle opere contano le omissioni, cioè il dire di no alle imprese. Ma non basta non rubare o rispettare solo formalmente il codice e l’immacolata concezione della politica: se non sei in grado di guidare la città, se la lasci degradare e se rifiuti ogni possibile occasione di rilancio, danneggi in modo ben più grave e irreparabile la cittadinanza. E’ questa la Raggi da cancellare a suon di voti, non di sentenze.

MV, Il Tempo 11 novembre 2018

 

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