Palermo, 13 dic – I risultati della “importazione” culturale forzata nel nostro paese assumono contorni sempre più inquietanti. Il tutto, a scapito spesso delle donne, ancor più spesso delle bambine: e il silenzio delle cosiddette femministe mediatiche e delle militanti da tastiera del #MeToo è assordante. Lo racconta una inchiesta di Repubblica Palermo. Sempre più bambine, per lo più di religione islamica dai tredici anni in poi “spariscono” misteriosamente dalle loro scuole. La ragione? Sono promesse spose nei paesi di origine dei propri genitori: Bangladesh, Parkistan, Sri Lanka ed India. E, altrettanto spesso, questi uomini che andranno a sposare sono dieci, venti anni più grandi di loro. Oltre ad essere quindi matrimoni combinati imposti alle donne contro la loro volontà, questi rapporti sfiorano la pedofilia.

Questa ragazze sono le cosiddetta “spose-bambine”. E sono sempre di più. Enrica Salvioli, operatrice psico-pedagogica dell’Ufficio scolastico regionale, racconta: “Accade soprattutto fra le ragazzine bengalesi e rom. Alcune trovano la forza di raccontare il loro dramma, altre tacciono. Di certo una strada da seguire è quella del dialogo con le loro famiglie. Le giovani migranti vivono molto questa sofferenza».

Questo, invece, è il racconto di una preside di una scuola media del centro storico di Palermo: «Ci è capitato il caso di una sedicenne del Bangladesh destinata fin dalla nascita a uno zio di trenta anni più vecchio di lei. Si è confidata con noi e abbiamo cercato di aiutarla. Ma da un giorno all’altro è sparita, non abbiamo potuto fare altro che segnalare il fatto che non venisse più a scuola.». Dati sconfortanti. Come lo è la storia di Krista, 14 anni, costretta a lasciare scuola, amici, affetti per per tornare in Pakistan ingannata e contro la sua volontà: «Pensava di andare in vacanza e di dover incontrare i suoi cugini che non vedeva da tempo. Invece si è sposata e non è più tornata» dichiara una sua, ormai ex, professoressa. I dirigenti e gli operatori scolastici segnalano diligentemente quanto accade agli assistenti sociali ma, purtroppo, una volta che queste ragazze sono partite, c’è ben poco da fare.

Urmi, 15 anni dello Sri Lanka, racconta: «Mio padre mi minacciava continuamente. Mi ha sequestrato il cellulare e quando ha saputo che avevo una simpatia per un mio coetaneo palermitano mi ha chiuso in casa per settimane». Ma questo problema non è solo di Palermo: è proprio di quest’anno la tristemente nota vicenda di Sana Cheema, venticinque anni, di Brescia. Sana era di origine pakistana ed è stata sgozzata dal padre e dal fratello nel Guajaran (Pakistan) dove era stata portata contro la sua volontà. La sua colpa? Essere fidanzata da anni con un ragazzo italiano e voler convolare con lui a nozze. Non gliel’hanno permesso. La stessa ragione per cui la famiglia di Hina, nel 2006, coetanea di Sana, ha compiuto ai suoi danni il feroce delitto che le ha portato via la vita e il futuro con il suo fidanzato.

Ilaria Paoletti

fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/le-spose-bambine-islamiche-di-palermo-decine-di-casi-di-cui-nessuno-parla-98596/