Il G-20 di Buenos Aires si è concluso con alcune certezze e con tanti problemi irrisolti. Fondamentalmente, è stato l’ennesimo incontro internazionale in cui i leader delle maggiori potenze mondiali si sono incontrati per dimostrare di saper dialogare. Poi le decisioni vere, quelle autentiche, si prenderanno come al solito in altre sedi.

Non è certo in questi consessi che si può decidere il destino del mondo. E con una presidenza degli Stati Uniti votata al bilateralismo e contraria agli accordi multilaterali, sarebbe stato veramente difficile vedere un G-20 decisivo.

Tuttavia, anche nella sua evanescenza, la riunione dei grandi 20 della Terra ha avuto il merito di consegnare delle immagini che sono significative per far capire certe dinamiche, per comprendere come si sta evolvendo il mondo e anche per capire come si stanno modificando le relazioni internazionali, e per chiarire chi sono i leader in scesa e in discesa nel consesso internazionale.

E se c’è qualcuno che può dirsi sicuramente vincitore di questa riunione internazionale, quello è Vladimir Putin, che è riuscito a sfruttare il summit di Buenos Aires per confermare di essere lui il leader che in questi ultimi anni ha saputo non solo catalizzare l’attenzione dei media, ma anche costruirsi un ruolo di mediatore fra le diverse esigenze espresse dalla politica internazionale. E l’ha confermato anche nel G-20 argentino, nonostante arrivasse da un periodo di tensione estrema dovuto alla crisi nel Mar d’Azov e al sequestro delle motovedette ucraine.

Si pensava che questo sarebbe stato il G-20 in cui il mondo avrebbe condannato Putin per quanto avvenuto con Kiev. E invece, a parte le timide richieste diAngela Merkel ed Emmanuel Macron, il mondo sembra essersi quasi dimenticato di quanto avveniva nel Mar Nero. E a parte la mossa di Donald Trump di annullare il vertice con il presidente russo per la mancata riconsegna dei marinai ucraini detenuti (reazione che fra l’altro non ha portato risultati eclatanti), il resto della comunità internazionale non ha affatto preso posizioni di netta condanna. Anzi, se c’è una scena che è stata costante del summit di Buenos Aires, è stata quella dei leader del mondo che cercavano un incontro con il presidente russo. Non ultimo lo stesso presidente degli Stati Uniti, che ha annullato il bilaterale, ma ha incontrato per ben due volte il capo del Cremlino.

Nel frattempo, Putin ha incontrato tutte le personalità più importanti del G-20 confermando la sua trama di alleanze. Il presidente russo ha incontrato Angela Merkel, con cui ha avuto una lunga colazione di lavoro in cui sono state affrontate tutte le questioni più importanti del rapporto fra Berlino e Mosca, a cominciare dall’Ucraina. La cancelliera tedesca ha chiesto al presidente russo di far scendere la tensione fra Russia e Ucraina. “L’accento è stato messo sulla situazione in Siria e fra la Russia e l’Ucraina sullo Stretto di Kerch e il Mar d’Azov”, ha spiegato il portavoce della cancelliera, Steffen Seibert. E i due leader hanno concordato l’avvio di colloqui basati sul cosiddetto formato Normandia.

Il presidente russo ha poi incontrato Recep Tayyip Erdogan, con cui ha discusso per più di un’ora dei temi centrali delle relazioni fra Ankara e Mosca. I due leader hanno parlato di Siria, visto che la tregua di Idlib comporta ancora uno stallo molto importante nella stabilizzazione di un Paese che ancora fatica a pensare al proprio futuro. E hanno parlato anche di gas, pilastro dei rapporti fra Russia e Turchia. L’asse energetico fra i due Stati del Mar Nero è importantissimo per comprendere le dinamiche della regione. E la presenza di Putin a Istanbul per la cerimonia di completamente della parte off-shore del Turkish Stream è stata un’immagine eloquente.

Ma se c’è un’altra fotografia dell’assoluta preponderanza di Putin rispetto agli altri leader mondiali, questa è stata data sicuramente dall’incontro bilaterale del presidente russo con il principe saudita Mohammed bin Salman. In un momento in cui il dignitario saudita è allontanato da tutti per l’orribile uccisione del giornalista Jamal Khashoggi, Putin non solo si è preso il lusso di incontrarlo in un faccia a faccia che molti hanno preferito evitare, ma si è anche mostrato pubblicamente amichevole con l’erede al trono di Riad con quell’immagine del saluto caloroso fra i due leader. Una scena che non è da relegare in secondo piano: Putin voleva essere esattamente immortalato in quel momento per far capire a tutto il mondo che lui poteva tranquillamente battere il cinque a bin Salman, disinteressandosi della “pericolosità” del gesto.

La dichiarazione finale del G-20 è poi se vogliamo il “capolavoro” della strategia russa. Non c’è un punto del programma che possa ledere gli interessi di Mosca. L’enfasi del testo è tutta su accordi multilaterali, problemi internazionali molto vaghi, Accordi di Parigi sul clima, lotta al terrorismo, approccio meno teso riguardo al commercio internazionale. Ma non c’è un punto in cui Putin possa ritenersi colpito. È un accordo molto più fastidioso per Cina, Stati Uniti e altre potenze emergenti. Ma di certo non per la Russia. E la vetrina internazionale di Buenos Aires è servita a cristallizzare quest’immagine: la sua leadership sta assumendo caratteristiche sempre più consolidate.

Fonte: http://www.occhidellaguerra.it/g20-putin/