Sta suscitano aspre polemiche, in Umbria, un questionario per gli studenti delle scuole medie e superiori che dovrebbe servire a prevenire e contrastare fenomeni di bullismo, ma che secondo diversi osservatori rischia di essere una forma di indottrinamento subdolo rispetto a tematiche come la sessualità o i modelli di famiglia. Ovvero che dietro l’intento dichiarato di combattere l’omofobia si nasconda una campagna implicita pro teorie gender.

Il questionario, elaborato dal Dipartimento di filosofia dell’Università di Perugia, è rivolto a 54 istituti della Regione ed è stato finanziato dalla Regione Umbria, a guida Pd, con 40mila euro. Si articola in sei parti e molte domande, dopo una prima ricognizione sui dati anagrafici (ma è garantito l’anonimato) e le credenze religiose, si concentrano sulle tematiche di genere e sull’orientamento sessuale. Fra i quesiti anche uno che chiede: «Come definiresti il tuo orientamento sessuale? 1) Esclusivamente eterosessuale 2) Prevalentemente eterosessuale 3) Bisessuale 4) Esclusivamente omosessuale 5) Prevalentemente omosessuale 5) Asessuale». Seguono poi una serie di domande su «uomini gay», «donne lesbiche» e «immigrati», che hanno destato un certo allarme nelle famiglie.

I primi a manifestare preoccupazione per questo questionario sono stati propri i genitori dei ragazzi e in particolare di quelli che si riconoscono nel comitato “Difendiamo i nostri figli”. Ma la denuncia sul fatto che «certe domande» possano risultare «inopportune» per ragazzi delle medie è stata presto raccolta dalla politica. «La presidente Marini riferisca in aula sul questionario in distribuzione nelle scuole dell’Umbria: è sempre giusto combattere le discriminazioni sessuali e condannare gli episodi di bullismo, ma certe domande rivolte a studenti di terza media le ritengo francamente inopportune», ha affermato Marco Squarta, esponente di FdI e portavoce del centrodestra nell’assemblea regionale.

«Dopo il “fascistometro” della scrittrice Michela Murgia, abbiamo l’omofobometro ideato dal professor Batini (Federico Batini è il docente responsabile del progetto, ndr)», ha detto Sergio De Vincenzi di Umbrianext, parlando di «una batteria di domande aperte e a risposta multipla di un qualunquismo sconcertante, oltre che pericoloso perché finalizzata a indagare il clima di omofobia fra le nuove generazioni attraverso luoghi comuni e stereotipi e creando legami di affinità con le eventuali posizioni politiche e di fede religiosa dei ragazzi». È stato poi Claudio Ricci del Gruppo misto ad annunciare un’interrogazione a risposta immediata alla giunta, sottolineando che «i quesiti proposti possono rappresentare potenziali leve invasive della libertà educativa, spettante alle famiglie», mentre la Lega ha portato il caso a livello nazionale, con un comunicato di alcuni parlamentari in cui si annuncia che «come gruppi parlamentari e consiliari della Lega assumeremo tutte le iniziative politiche ed istituzionali per contrastare chi vuole svilire il primato educativo della famiglia e trasformare le nostre scuole in terreno di indottrinamento e propaganda».

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FONTE: http://www.secoloditalia.it/2018/12/teoria-gender-a-scuola-in-umbria-il-test-dello-scandalo-e-costato-40mila-euro/