di Umberto Bianchi

Sono tra quelli che, senza remore di sorta, considera quella del Ministro dell’Interno Salvini, durante il suo ultimo viaggio nel Vicino Oriente, in visita alle nostrane truppe inquadrate nella locale missione Unifil, al confine tra Israele e Libano, una uscita sicuramente poco felice. Il dire che quella degli Hizbollah sia una formazione terroristica, ci pare una forzatura ed una inesattezza macroscopica, non confortata, tra l’altro, da alcun fatto che possa orientarci in tale direzione.

Anzi. In tempi recentissimi Hizbollah si è attivamente impegnato a contrastare il terrorismo stragista qaedista, sponsorizzato ed appoggiato a fasi alterne, proprio da quell’ambiguo “fronte occidentale” (Usa, Gran Bretagna, Francia, Israele… sic!) tanto lesto nell’additare quali terroristi agli occhi del mondo, coloro che non si allineano ai loro desiderata strategici, quanto altrettanto lesto nell’abbandonare certo bon ton, per imporre “manu militari” le proprie scelte strategiche, con tutti i disastrosi annessi politico-militari, come nel caso delle “primavere arabe” e del conflitto siriano.

Non solo. In quell’intricato puzzle di confessioni religiose e politiche che è ed è sempre stato il Libano, Hizbollah è riuscito ad attrarre attorno a sé una serie di attori politici e di consensi provenienti dai più disparati settori politici e religiosi, incluso quello cristiano. Questo, grazie ad una solida struttura politico-militare che, oltre a riuscire a tener testa e ad infliggere delle sonore lezioni sul campo a quello che, sino a poco tempo fa, sembrava un esercito invincibile, ovverosia lo Tsahal Israeliano, è divenuto con il tempo, una garanzia di ordine e stabilità anche nel vespaio libanese. E questo ha probabilmente infastidito chi avrebbe voluto lasciare il Libano, in uno stato di semi perenne caos e pertanto facilmente manovrabile ed indirizzabile, a seconda delle occasioni del momento.

Senza ulteriormente addentrarci in analisi che ci porterebbero molto lontano, permane il fatto di un’uscita sicuramente poco attenta al locale contesto geopolitico e che sembra esser stata fatta, con il preciso intento di elargire un contentino mediatico ai “soliti noti”. Quale che sia la motivazione che sta alla base di questa ed altre simili dichiarazioni, da parte di ambienti e personaggi riconducibili ad aree antagoniste, si è scatenata una ridda di polemiche sul personaggio Salvini, più o meno accusato, a vario titolo, di essere filo questo, piuttosto che filo quello, oppure di non esser stato coerente con determinati canoni di pensiero identitario e via dicendo e già qualcuno parla di “delusione” e così via…

Arrivati a questo punto, però, andrebbe chiarito in modo esaustivo e senza riserve, quello che rappresenta il punto nodale dell’intera “vexata quaestio”. Pensare che un personaggio come Matteo Salvini possa essere associato ad un qualsivoglia parametro ideologico, nel nome di una di quelle classiche operazioni copia-incolla, con le quali, sino a poco tempo fa, si cercavano di incasellare e delimitare situazioni e personaggi, è follia pura e dimostra solamente che, poco o nulla si è capito della vera essenza del Populismo.

Come abbiamo già avuto modo di illustrare, il termine “Populismo” non è indicativo di una specifica costruzione ideologica, bensì di uno stato d’animo, di una modalità di azione politica, che fa unicamente leva sul malcontento delle masse verso le elites economiche e politiche di un dato paese.

Rappresentando tutte e nessuna ideologia in particolare, il Populismo può essere di essere di destra o di sinistra, di matrice liberista o socialista, o tutte le cose assieme. Esso è liquido, come la odierna società Post Moderna. Sa interpretare, adeguare e piegare il cieco risentimento delle masse a quelle che possono essere le opportunità di quel momento ed, in quanto “liquido”, superare e vanificare qualsiasi linea guida, senza temere di ricevere accuse di revisionistica incoerenza da chicchessia.

Cercare, pertanto, di collocare un Salvini o un Di Maio in un ambito ideologico di “destra” o di “sinistra” è una operazione che non ha alcun senso politico-ideologico. Ne ha, invece, quando all’indomani di determinate scelte, si possano andare a palesare conseguenze tali da incidere sugli equilibri interni di un paese, senza che si riesca a compensare adeguatamente, quanto poco prima provocato. Il Populismo può allora rivelare tutta la sua inaspettata fragilità, vanificando la sua azione politica, sino a scomparire. Ed è un po’ quello che è accaduto con la storia di tutti i Populismi…

Il rischio è sempre alle porte, la vicenda dell’Uomo Qualunque di Giannini o del Poujadismo francese dovrebbero esser di monito. Ed allora, il compito del presente e del futuro per tutti gli uomini “di buona volontà”, animati da una visione completa ed organica del mondo, è quella di cercare di penetrare, contaminare di sé e delle proprie idee, con certosina pazienza, i nuovi contesti politici che ora vanno affermandosi. Senza dimenticare, però, i limiti ed i rischi che una simile operazione può comportare, determinati dalla costitutiva fragilità politico-ideologica di certi contesti e dalla ancora insuperata capacità di reazione del Globalismo e dei suoi vari emissari.

D’altronde, stavolta, la sfida va facendosi via via, sempre più chiara e netta. Il Globalismo da una parte, con tutti i suoi infiniti ed infidi tentacoli, il Fronte delle coscienze Identitarie e Sovraniste dall’altra, che va muovendo i suoi primi confusi passi, in direzione di una sua più completa e comprensiva presa di coscienza e strutturazione…una ineludibile sfida per chiunque sia animato da senso di giustizia e da volontà di ribellione. Una sfida che, come tutte le sfide, vista la posta stavolta in giuoco, presenta i propri inevitabili rischi, di cui bisogna prender coscienza sin dall’inizio, proprio per evitare di incorrere in confusioni e sviste che, altro non fanno che allontanarci dallo scopo primario di questa nostra azione politica, rappresentato dalla lotta e dalla definitiva sconfitta del mostro Globalista.
fonte: http://www.ereticamente.net/2018/12/unanalisi-strategica-sul-populismo-umberto-bianchi.html