Il nuovo Impero Britannico e la diversione Brexit

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Abbiamo già scritto che la Brexit non si può comprendere se non alla luce della politica estera tradizionalmente e storicamente russofoba della Gran Bretagna. Le nazioni o gli imperi che fanno la “grande politica” han sempre modulato la piccola interna in base alla politica estera. E’ la politica estera che decide della qualità politica di un regime o di uno Stato. In Inghilterra esistono due o tre o quattro partiti ma esiste ed è sempre esistita una sola politica estera. Il Nuovo Impero Britannico, Global Britain, teorizzato dal 2014 si contraddistingue per l’azione di contrasto contro l’Eurasia e per l’offensiva antirussa. E’ l’idea storica di riscossa imperiale britannica dopo la “Dunkerque finanziaria” (cit. Keynes 1945) e la catastrofe della seconda guerra mondiale con la Gran Bretagna in bancarotta economica e la nascita di Israele, che Churchill ed Eden con ogni mezzo tentavano vanamente di impedire.

Il primo livello strutturale del Nuovo Impero Britannico si avvale del legame transnazionale del capitale angloamericano, con Londra e New York centri nevralgici e Bruxelles e Ginevra centri di ricambio. Questo livello strutturale prevedeva il default italiano pilotato e la Troika a Roma, come Soros – agente britannico – negli ultimi mesi ha tentato di imporre a Draghi e Juncker. L’Italia tornerebbe Colonia Italia di Londra , come fu circa sino al Delitto Matteotti (1924). Come vogliono i protagonisti del Britannia (1992). Appaiono tuttora al riguardo poco convincenti le smentite seccate di Mentana circa la presenza di B. Grillo sullo yacht in quel fatidico giorno, alla luce del comportamento della “sinistra” del Movimento Cinque Stelle che proprio al comico genovese risponde. Washington centro politico del primo livello ed il Commonwealth geopolitico. La resistenza russa di fronte all’aggressione da guerra ibrida politico-militare e economica (2014-2015), con il nuovo protagonismo mediterraneo antibritannico di Vladimir Putin, sulla cui prova finirono per cadere sia lo zarismo che l’Unione Sovietica, conferisce dunque valenza centrale alla Cina.

La seconda struttura del NIB poggia infatti sulla tattica del Commonwealth cinese con Hong Kong cuore del partito anglofilo cinese e del nuovo imperialismo plutocratico globalista. Ma la vittoria di Trump, patriota americano cristiano ed antibritannico, ha mandato all’aria anche questo progetto fondato sul globalismo anglocinese e massimamente antirusso, supportato invece dalla linea imperialista perdente Obama-Clinton.

Al conflitto interno tra “nazionalisti” americani e globalisti (il partito di Londra e Hong Kong), si potrebbe tragicamente aggiungere una escalation sino-americana basata sul controllo di Taiwan. I servizi britannici e americani hanno organizzato la campagna internazionale anticinese del 2008, prima delle Olimpiadi, come organizzarono quella antirussa del 1980, in occasioni delle Olimpiadi di Mosca. Tale azione sovversiva anti-cinese partiva dal Tibet, come si ricorderà, altra regione calda e potenzialmente infiammabile. Il tentativo trumpiano di arrivare a un accordo economico-commerciale con Pechino è un illuminato strumento diplomatico per impedire la tragica escalation. Come ha giustamente scritto l’analista Niall Ferguson, le società civili britannica e americana sono quelle a maggior rischio guerre etniche e civili, sarebbe questione di anni, e la linea trumpiana è l’unica che ha preso tale problema sul serio e cerca di eliminarlo.

In conclusione. L’11 settembre 2001 è stato il momento cruciale dell’attuale conflitto ideologico globale. L’elites supermassonica globalista e neo-imperialista anglosassone hanno iniziato a loro modo il secolo. Quanto vediamo è la continuazione della medesima guerra non ortodossa, combattuta sulla pelle dei popoli usati come carne da macello. L’unica concreta barriera al partito imperialista e globalista della guerra è rappresentata dal Patriarcato di Mosca (Kirill ha più volte denunciato tale progetto) e dall’Eurasia a trazione russa. Per questo evolve e si radicalizza la struttura che mette d’accordo tutte le varie frazioni globali, a parte il partito cinese di Xi, illuminato statista ma purtroppo poco amato dalle elite anglofile cinesi. La struttura operativa finalizzata appunto alla pratica della “Rivoluzione colorata” contro Mosca.  Suprematisti bianchi ucraini o terroristi Isis andrebbero entrambi bene allo scopo.

 

Una Risposta

  • Grazie per il pezzo ma difficile capirlo in toto, dice e non dice per sollevare domande sul lettore, buon metodo ma dicesse tutto sarebbe meglio. grazie ema

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