La nuova Francia ha il volto di Marion Marechal

IL SOVRANISTA
di Giacomo Bergamaschi
Si è tenuta ieri alla Oxford Union una conferenza di Marion Marechàl. Naturalmente per l’occasione non è mancato il siparietto di un accoglienza da parte di un gruppo di studenti e pseudo-sindacalisti al grido di “Le Pen, never again”. L’accusa che costoro muovevano alla giovane ex deputata francese era, neanche a dirlo, quella di essere fascista.

Al di là del valore (nullo) che si può dare a tali espressioni che partono da una totale non-conoscenza del fascismo e di conseguenza dell’antifascismo, vi è da precisare che Marion Marechal non rappresenta una tendenza fascista, bensì può essere considerata come l’ideologa di un fronte conservatore e cattolico globale. La giovane parigina rappresenta la Destra francese come avanguardia di un universalismo cattolico sociale che è l’antitesi del globalismo capitalistico e del livellamento monoculturale. La sua difesa tattica del populismo e il suo appoggio ai gilet jaunes, che ancora ieri ribadiva nel suo intervento in terra britannica, vanno proprio nella direzione di scardinare quelle élites cosiddette “europeiste” e globaliste che sono la minaccia sociale, morale e spirituale della Francia tradizionalista oltreché delle radici cristiane di tutta Europa.

Marion Marechal, mentre i protestatari in aula schiamazzavano, si è mostrata di nuovo ferma nell’opporsi ai matrimoni gay e alla genderizzazione della società asserendo che non è possibile uscire dal quadro naturale, se non al prezzo, assolutamente inaccettabile, di togliere allo Stato la legittimità di poter riconoscere una forma d’amore piuttosto che un’altra.  In quest’ottica sia l’islamizzazione della Francia e dell’Europa, sia, ancor più, il globalismo turbo-capitalista sono due armi che hanno uno stesso fine che mira alla distruzione della tradizione cristiana europea.

Ma vi è un altro aspetto che, a nostro parere, merita attenzione. Marion Marechal, la più giovane deputata ad essere entrata al Parlamento francese (all’epoca in cui vi entrò, nel 2012, era appena ventiduenne), come è noto, dopo la fine di quella legislatura, si è ritirata dalla vita politica e dalla scorsa primavera ha fondato una Scuola politica, l’ISSEP (Istituto di Scienze sociali, economiche e politiche) a Lione. Ora non calca più quindi il terreno politico nazionale, lasciato completamente nelle mani della zia Marine,  ma è attiva in contesti politico-culturali a livello internazionale dove viene invitata a intervenire sui principali temi dell’attualità politica, primo fra tutti quello dello scontro in atto tra sovranismo e globalismo. A febbraio farà tappa in Russia, all’università di San Pietroburgo ed è in programma anche una sua visita nel Brasile di Bolsonaro.

   Questa modalità operativa è particolarmente intelligente e, crediamo anche, efficace. Marion Marechal invero lavora per la formazione di un èlite politica europea, opera quindi con l’intento di creare una classe dirigente che abbia unavera cultura politica, poiché solo con la cultura politica si può costruire un nuovo ordine europeo   distruggendo e trasformando al contempo ciò che le èlites finora dominanti in questo meraviglioso continente hanno fatto per creare il “loro” ordine decadente, materialista e turbo-capitalista.  Noi pensiamo che non vi sia altro modo di fare politica che non sia questo: creare èlites politiche, creare classi dirigenti, secondo l’insegnamento platonico-paretiano, non molto dissimile da quello di Benedetto Croce – più ancora che da quello di Antonio Gramsci -, le quali sono le uniche che possono concretamente plasmare la realtà, trasformarla, imprimendo l’Idea nel mondo materiale. Questo sforzo di volontà che Marion Marechal sta compiendo nel creare una nuova classe politica è quello che oggi manca alla Lega in Italia, la quale indubbiamente, grazie alla guida carismatica di Salvini, sta ottenendo buoni risultati ma che rischiano di rimanere sterili se non sono fecondati dalla prassi politica vissuta come sacrificio quotidiano e quindi elevata ad ideale.

   Se in Italia l’eventuale successo dell’esperimento del governo giallo-verde è stata ed è la paura più tremenda per le èlite globaliste franco-tedesche (e quindi, ovviamente, anglosassoni), non bisogna dimenticarsi che la Francia è stato il terreno in cui negli ultimi due secoli e mezzo si sono creati i movimenti o le incubazioni di movimenti che poi hanno cambiato l’Europa (e di conseguenza il mondo). Così è nel caso della Rivoluzione Francese a sua volta incubazione, per quanto rettificata, del bonapartismo; così è il caso, come ci insegna magistralmente il grande storico del fascismo Zeev Sternhell, del proudhonismo prima, del sindacalismo rivoluzionario a impronta nazionalista poi, e infine del maurrassismo che sono stati l’incubazione del fenomeno politico più rivoluzionario del ‘900: il fascismo italiano; ed anche, in ultima analisi, il caso del gollismo, probabilmente l’unica esperienza politica post-1945 ad autentica vocazione europeista.

Se la Francia è quindi, come noi crediamo, il grembo e la culla del nuovo ordine europeo, spetterà a Marion Marechal l’onere e l’onore di essere la Vestale di questa nuova Idea di Europa?

     In ogni caso una Francia neo-tradizionalista quale la immagina Marion Marechal sarebbe l’alleato naturale di una Italia e di una Spagna a trazione conservatrice come quella che Salvini e Vox con il partito popolare alleato immaginano; come ho già specificato (link 1  http://webtv.camera.it/evento/13538 ; link 2 https://www.agerecontra.it/tag/giacomo-bergamaschi/ ) il Fascismo è rivoluzionario e tradizionalista al tempo stesso, quindi sbagliano coloro che hanno contestato Marion Marechal come fascista francese ieri fuori dalla Oxford Union perché lei è semplicemente una tradizionalista. Una tradizionalista senza rivoluzione è sostanzialmente una conservatrice di destra.

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