Negli anni, l’accusa di essere fascista ha colpito tutti: da Mao a Nenni, da Stalin alle femministe fino a 007

Il Duce ha fatto carriera. Benito Mussolini è stato appeso a testa in giù a Piazzale Loreto (Milano) ma il suo fantasma è diventato l’ossessione della sinistra antifascista.

Una sinistra che per molti anni si è identificata quasi per intero con il Partito comunista. Una sinistra quindi antidemocratica. Per appartenere alla famiglia democratico-liberale è infatti necessario un doppio requisito che pochi avevano: essere sia antifascista sia anticomunista.

Decennio dopo decennio, l’antifascismo correva il rischio di essere superato vista l’assenza quasi totale di fascisti in circolazione. Rinunciare all’antifascismo però non si poteva e tuttora non si può: un nemico aiuta a darsi un’identità nei periodi di crisi, a serrare le fila, a nascondere le proprie magagne. La sinistra italiana questi problemi ce li aveva e ce li ha ancora: dopo la caduta del Muro un po’ alla volta si è avvicinata al capitalismo e ha finito col sposare la globalizzazione a trazione americana. Questo implica anche cambiare base elettorale: la sinistra oggi rappresenta la borghesia «illuminata» e cosmopolita. Nel frattempo, i proletari hanno virato decisamente a destra o sono confluiti nei movimenti di protesta come i 5 stelle.

La sinistra continuava e continua a lanciare l’allarme fascismo senza rendersi conto che, visto da fuori, l’allarme fascismo in assenza di fascismo deraglia nella pura comicità.

Che fare? Lentamente il fascismo è stato spogliato da tutte le caratteristiche necessarie per definire e circoscrivere il fenomeno. Da categoria storica è diventato categoria morale. Per capire questo processo si può leggere Il fascismo eterno (La nave di Teseo) di Umberto Eco, testo di una conferenza pronunciato nel 1995 alla Columbia University di New York. L’allarme fascismo era doppio. Negli Stati Uniti, a Oklahoma City, un estremista di destra aveva appena fatto esplodere un edificio sede di agenzie governative e militari. In Italia, Silvio Berlusconi aveva conquistato il governo alla guida di un partito popolare di massa, Forza Italia. La sinistra, sicura di vincere per mancanza di concorrenza, fu sconfitta. Berlusconi divenne un esempio di fascismo moderno, un’accusa insensata.

Torniamo al libro di Eco. Il fascismo naturalmente non si presenta sempre in camicia nera come nel Ventennio. Per fortuna ha alcune caratteristiche eterne che permettono di smascherarlo. Ne bastano un paio per far scattare l’allarme. Vediamole: il culto della tradizione, il rifiuto del modernismo, l’azione per l’azione, la paura della differenza, l’appello alle classi medie frustrate, l’ossessione del complotto, la vita come guerra permanente e come conquista del mondo, il nazionalismo, il disprezzo per i deboli, il machismo, il populismo da Piazza Venezia alla televisione o su internet. Sono categorie aspecifiche, vanno bene anche per il comunismo di Stalin o Castro. E allora? Il fascismo è tutto ciò che disturba la coscienza del borghese «illuminato» e cosmopolita che popola le grandi città. In generale, la cattiveria è fascista mentre la bontà è di sinistra.

Basta dare un’occhiata a pamphlet recenti come Istruzioni per diventare fascisti (Einaudi) di Michela Murgia. Nessuna analisi storica e tonnellate di moralismo. Antonio Scurati ha puntato sulla storia nella sua biografia romanzata di Mussolini, intitolata M. Il figlio del secolo (Bompiani). Un esperimento interessante ma contraddittorio. Ha detto l’autore in una intervista rilasciata a Il Libraio: «Il fatto è che l’antifascismo Novecentesco non regge più ai tempi nuovi e, dunque, io credo, l’antifascismo va ripensato su nuove basi. Raccontare il fascismo, per la prima volta in un romanzo, attraverso i fascisti e senza pregiudiziali ideologiche, è il mio contributo alla rifondazione dell’antifascismo».

Se volete farvi qualche risata, ma anche capire a cosa serva evocare il fascismo nei dibattiti, andate in biblioteca e procuratevi una copia di Tutti fascisti!, pamphlet geniale di Claudio Quarantotto (Edizioni del Borghese, 1976). È un elenco di chi fu accusato di fascismo: Mao Tse Tung, Pietro Nenni (da Togliatti), Stalin (da Wilhelm Reich), James Bond (da Eco), Tito e la sua «cricca», le Brigate rosse, Lotta continua, Potere operaio, tutta la borghesia (da André Glucksmann), i vitelloni, le femministe, gli imprenditori. Furono proto-fascisti: Platone, Alessandro il Grande, Giulio Cesare, Coriolano, Dante, Hegel, i detrattori di Hegel, Garibaldi, Cavour e perfino Dio. Alla fine viene da dare ragione a Leonardo Sciascia: «Il più bell’esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere (e ne raccomandiamo agli esperti la più accurata catalogazione) è quello del sedicente antifascista unicamente dedito a dar del fascista a chi fascista non è».

fonte – http://m.ilgiornale.it/news/2019/01/15/lossessione-della-sinistra-lo-ha-reso-davvero-eterno/1628936/