398722Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 2/19 del 4 gennaio 2019, San Rigoberto

Nessun Daspo ai tiranni sauditi

La Supercoppa in Arabia è una schifezza? I nostri affari col regime saudita ancora di più

Benvenuti alla fiera dell’ipocrisia: ci indigniamo per gli ululati razzisti a Koulibaly, poi disputiamo partite nel regno della discriminazione femminile. Ci scandalizziamo perché il business prevale sui diritti, ma la nostra fame di petrodollari non finisce mai. E non comincia col pallone

Mai sottovalutare il calcio. Mai perdere d’occhio la palla che rotola. L’ultimo dei prodigi l’ha compiuto proprio in queste ore, ricostituendo una specie di arco costituzionale tra partiti anche molto lontani da loro (Fratelli d’Italia e Leu, la Meloni e la Boldrini, per dire) sulla critica alla Supercoppa italiana che si disputerà tra Juventus e Milan a Gedda, in Arabia Saudita, il 16 gennaio. Matteo Salvini, leader della Lega, ministro dell’Interno e vice-premier, ha detto: «Il fatto che la Supercoppa italiana si giochi in un Paese islamico dove le donne non possono andare allo stadio se non sono accompagnate dagli uomini è una tristezza, è una schifezza». Critiche anche dal Pd e dal Movimento Cinque Stelle.

E dunque. L’Arabia Saudita è uno Stato canaglia. Anzi: se incrociamo spregiudicatezza e ricchezza, è “lo” Stato canaglia per eccellenza. Per decenni ha finanziato l’estremismo e il terrorismo islamico in tutto il mondo. Non è un mistero, lo sanno tutti. Basta pensare che già nel 2002, dopo gli attentati alle Torri Gemelle, l’esperto francese di antiterrorismo Jean-Charles Brisard aveva presentato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto intitolato “Terrorism financing. Roots and trends of Saudi terrorism financing”. E che a più riprese, almeno nel 2009 e nel 2015, Hillary Clinton, prima segretario di Stato e poi candidata alla presidenza Usa, ribadì che il terrorismo islamista nei più diversi Paesi (compreso l’Isis in Iraq e in Siria) era foraggiato dai sauditi.

In più, l’Arabia Saudita di questi ultimi anni è dominata da un giovanotto, il principe ereditario Mohammed bin Salman, 33 anni, che distribuisce la pena di morte come l’aspirina, discrimina (eufemismo) le minoranze etniche e religiose, tratta le donne come esseri inferiori, conduce una guerra di sterminio dei civili nello Yemen e, nei ritagli di tempo, fa rapire, uccidere e smembrare i giornalisti scomodi, come gli uomini dei suoi servizi segreti hanno appunto fatto con Jamal Kashoggi, assassinato nel consolato saudita di Istanbul.

Con gente come questa bisognerebbe non averci mai a che fare, altro che finale di Supercoppa. Anche perché è almeno buffo (eufemismo) stracciarsi le vesti per i buuuu contro Koulibaly e la bestialità dei razzisti degli spalti, come ha fatto anche Gaetano Micciché, vicepresidente della Federazione Italiana Gioco Calcio nonché presidente della Lega Calcio, e poi gratificare un regime oppressivo, oscurantista e stragista come quello di Mohammed bin Salman, anche se il principe caccia 23 milioni di euro (una mancia, per lui che amministra un fondo sovrano che entro il 2030 dovrebbe raggiungere la dotazione di 2 mila miliardi di dollari) per ospitare tre delle prossime cinque finali di Supercopppa italiana.

Ho citato Micciché non a caso. Perché le sue dichiarazioni, in risposta a quelle di Salvini e soci, hanno ben descritto la realtà di fondo, quella che conta. E cioè che i buuuu a Koulibaly fanno schifo. Che giocare in Arabia Saudita fa più schifo. Ma che la cosa che fa più schifo di tutte è che avere calorosi rapporti con regimi come quello è la norma, anzi: è la trave portante delle relazioni dell’Italia con il Medio Oriente. Ecco che cos’ha detto Micciché: «Il calcio fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche, soprattutto nelle relazioni internazionali, diverse da quelle del Paese a cui appartiene. L’Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale grazie a decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto. Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese. Al contrario, è un fondamentale supporto alla promozione del Made in Italy e dei suoi valori».

Il che, in parole più povere, vuol dire: noi del calcio siamo le majorette e i mangiafuoco, ma il circo è il vostro. Siete voi quelli del business vero, quelli che vendono ai sauditi le bombe da usare nello Yemen, quelli che vanno in missione diplomatica e poi si picchiano per i Rolex da rappresentanza distribuiti dal principe (novembre 2015, epoca Renzi), quelli che costruiscono il centro direzionale di Milano con i petrodollari di Bin Salman. Anzi, diteci pure grazie, perché con il nostro balletto allietiamo le folle e vi spianiamo la strada. (…)

Articolo di Fulvio Scaglione, fonte: https://www.linkiesta.it/it/article/2019/01/04/milan-juve-supercoppa-arabia-polemiche/40621/a

fonte – http://www.centrostudifederici.org/nessun-daspo-ai-tiranni-sauditi-2/