Verona capitale della tradizione – intervista a Matteo Castagna

ESCLUSIVA

Per il terzo anno consecutivo il giornalista vicentino Marco Milioni intervista a Capodanno il nostro Responsabile Matteo Castagna.
Ne è uscito, anche quest’anno, un quadro interessante, anche per chi non è cattolico né tradizionalista…

Matteo Castagna, Christus Rex: Verona capitale italiana del tradizionalismo

Matteo Castagna, presidente del circolo tradizionalista cattolico «Christus Rex», a metà anno ha fatto discutere di sé quando per i tipi di Solfanelli è uscito «Cattolici, tra europeismo e populismo». Dopo qualche mese il libro continua a far discutere in molti ambienti anche in ragione del fatto che Verona è finita più volte è stata descritta su alcuni media come una sorta di Vandea italiana. Castagna, che una delle firme fisse di Veronanews.it, spiega che il 2018 «è stato un anno di lavoro particolarmente intenso» sia quando la pubblicazione del libro è «giunta in dirittura d’arrivo» sia sul piano politico, nel senso lato del termine, proprio in ragione della testimonianza nell’ambito della vita pubblica, che Christus Rex coltiva giorno dopo giorno, evento dopo evento.

Matteo, il 2018 è stato un anno che ha fatto parlare molto del vostro circolo, soprattutto in relazione alla questione dell’aborto. Il mondo femminista ha criticato senza mezze misure buona parte delle vostre iniziative. Vero?
«Vero sì. Ma che cosa ci si poteva aspettare da un fronte che non ci vede di buon occhio? Comunque per capire meglio come ci siamo mossi a livello pubblico sarebbe bene spiegare un paio di cose».

Quali?
«La nostra presenza sul territorio, i nostri interventi pubblici, il nostro agire sia in ambito ecclesiale che politico ci caratterizza da sempre come il gruppo laico più originale della galassia tradizionalista».

Si può dire che vi siete creati una nicchia tutta vostra?
«Sì, se si vuole usare una semplificazione giornalistica».

E volendo precisare meglio?
«Diciamo che non avendo concorrenza tutto ciò che facciamo ad occhi profani può sembrare più facile».

Sicuramente non passa inosservato. Lo fate apposta?
«No».

Sul serio?
«Certo. Noi badiamo al sodo: al contenuto e non al contenitore. Il resto fa parte delle dinamiche della comunicazione. Certo è però che se lavori con costanza e dedizione anche a livello mediatico i frutti arrivano».

Lo dicono in tanti però. Pure voi?
«Direi di sì. E ne abbiamo ben donde visto che siamo in prima linea da vent’anni. Questo ce lo riconoscono tutti. Anche gli avversari. Nel nostro mondo c’è chi crede di essere militante perché fa tanto intellettualismo, perché è un accademico o perché sta sempre sui social; perché pur di uscire da schemi che, per qualche motivo stanno stretti, si avventurano in percorsi tortuosi, alle volte torbidi, fino a deragliare in clamorosi errori, sentendosi forti delle coperture di taluni sacerdoti. Certo, anche il giovanilismo, la mancanza di esperienza, la frenesia di primeggiare, il sentire di dover per forza rincorrere qualcuno, oppure l’utilizzo della Religione come “paravento buono” per varie forme di parassitismo non aiutano la buona battaglia per Cristo Re. A che cosa serve blaterare tanto e non fare alcunché? Chi per trenta denari sovra-dimensiona fino al ridicolo un episodio storico, in realtà marginale, perde tempo e, magari senza volerlo, pesta i piedi a tutta la cosiddetta tradizione. Noi abbiamo scelto di stare sempre sul pezzo. Cercando di comprendere la realtà e di operare nella società temporale con modalità concrete. Da sempre abbiamo scelto di metterci la faccia. Perché San Filippo Neri insegnava sì lo studio e la preghiera, ma anche l’azione, che non si fa dietro una tastiera o in biblioteca e neppure confondendo i propri doveri di stato con quelli dei preti. Così, da noi, che dal gennaio 2015 abbiamo a disposizione una sede nella città simbolo della tradizione e del sovranismo identitario vengono a trovarci un po’ tutti. Parliamo con tutti. Ci cercano persino dalla Germania, dalla Francia dove stanno girando un documentario che parla anche di noi. Pure il quotidiano di Barcellona la Vanguardia ci ha voluto sentire. E non sono mancati Il Fatto Quotidiano, L’Espresso, La Repubblica. A gennaio saremo in differita a “Presa Diretta” su Rai3. Do’ per scontati i media veneti tra cui primeggia Canale Italia, ma non mancano L’Arena, Il Corriere, il TGR Veneto, Tele Arena, Telenuovo. Anche poter fare affidamento su un consigliere comunale e poter dire la nostra con deputati e ministri aiuta parecchio. Dobbiamo ricostruire, non per forza distruggere. Dobbiamo essere scaltri come serpenti, diceva Gesù, anche se spesso ci vediamo circondati da tordi con l’agilità dei bradipi. Insomma. Bisogna darsi da fare. Solo così si portano a casa risultati e si corrisponde alla Grazia, che poi raccoglie quel che si è ben seminato».

Un esempio?
Le nostre battaglie in tema di gender, ecumenismo e più in generale sui temi che hanno a che fare con la mentalità delle persone. Nessuno eguaglia Verona. Qui passano mozioni “no aborto”, perfino coi voti del capogruppo del Pd. Qui, se scappa una concessione comunale fuori linea, l’assessore si deve scusare pubblicamente con la città. Da noi, l’agibilità politica per i movimenti tradizionalisti e identitari è ovunque e totale. Si lasciano starnazzare le oche, finché restano senza voce. Ma è giusto che l’oca starnazzi, ci mancherebbe, sarebbe profondamente sbagliato impedirlo, con qualsiasi metodo».

Vuoi dire che il vostro circolo ritiene comunque doveroso sempre e comunque il pluralismo?
«Nel pluralismo serve chi dice la verità. Nell’ambito di quest’ultimo la verità emerge da sola, come emerge il buon senso».

Come si è concretizzata l’azione di Christus Rex nel 2018?
«Noi abbiamo una posizione dottrinale molto decisa, cui deve corrispondere una condotta che, pur considerando i peccati personali, non è certo facile o comoda. Perciò non siamo molti. Non possiamo essere molti se il mondo gira al rovescio rispetto a noi o viceversa. Ma non è il numero che fa la Verità, quella con la “V” maiuscola. La nostra storia lo dimostra. È la fede senza compromessi. È la speranza infinita nel fatto che le fiamme dell’inferno non prevarranno mai, nonostante tutto. È la Carità con il nostro vero prossimo, ossia l’affine, il vicino, il fratello nella fede che ci fa crescere in virtù ed essere aperti al mondo come lo voleva Cristo, non come ce la danno da bere Bergoglio e sodali».

Sul piano ecclesiale dunque, la vostra posizione è immutata? Quale è il vostro riferimento sacerdotale?
«Siamo sedevacantisti, sic et simpliciter, ovvero totalisti dalla morte di Pio XII, avvenuta nel ‘58. Per i sacramenti abbiamo la grazia della disponibilità dell’Istituto Mater Boni Consilii, che da alcuni mesi celebra l’unica messa cattolica tradizionale e non in comunione con gli occupanti della Chiesa conciliare anche a Verona, la quarta domenica del mese. Assistiamo alle loro messe e ci accostiamo ai sacramenti in Trentino, sempre da loro. Saltuariamente, ci viene a trovare un sacerdote molto buono, un missionario benedettino e sedevacantista come noi, padre Maria Romualdo».

Ed a fronte di tutto ciò come vi sentite?
«Come diceva San Cipriano nei confronti dei chierici apostati: loro hanno le chiese, noi abbiamo la fede”. Perché, dal Concilio mala tempora currunt e se non scendi a compromessi coi conciliari, i modernisti non ti danno luoghi di culto».

E quindi?
«Occorre, perciò, affittarli da privati o comprarseli, se si può.  Scantinati, pollai o magazzini in via continuativa ogni festa comandata non sono decorosi, almeno finché ci sono altre possibilità e non si è in stato di manifesta persecuzione. Non siamo islamici, che si accaparrano, molte volte in maniera illegittima, i capannoni e li adattano a moschee. Non compriamo magazzini per renderli delle chiese, soprattutto se abusivamente. Non fa parte della nostra cultura, che contempla il principio di non contraddizione e anche il principio di legalità. Così, diamo a Cesare ciò che gli spetta e a Dio quel che spetta a Dio. A Verona, la tradizione ha sempre avuto luoghi di culto adeguati all’uso. Lasciamo certe zingarate ai conciliari».

A metà agosto è uscito il tuo primo libro «Cattolici tra europeismo e populismo» edito per Solfanelli, ed è già alla prima ristampa: abbiamo un Matteo Castagna giornalista, ora anche scrittore. Come è andata con questo libro? Hai dovuto lavorare sodo?
«Non nascondo che è stata dura: due anni di ricerche. Chi ha curato la postfazione del testo, Giacomo Bergamaschi, sa bene quanto sia costato in termini di tempo, fatica e lavoro. Così come lo sa il mio amico veronese che mi ha seguito nell’ultima stesura. Oltre seicento note in calce. Una grande bibliografia per un libro che, a giudizio di alcuni modernisti di peso, contrari a quasi tutte le tesi esposte, ha alzato notevolmente il livello del nostro ambiente, prima e più del sottoscritto che l’ha scritto. Ho voluto rispondere in maniera esaustiva, completa il più possibile, secondo la mia visione personale e di Christus Rex-Traditio a quanti mi chiedevano se i cattolici devono stare coi sovranisti o coi globalisti. Serviva uno studio, un saggio, ben documentato e, a tratti, originale perché su questo argomento si trova già molto in commercio».

Alla fine però il tuo libro si vende anche sulla piattaforma globalista per eccellenza, ovvero Amazon. Certo che la Provvidenza è imperscrutabile talvolta no?
«L’ironia ci sta. Io più umilmente mi sono creato un indirizzo di posta elettronica, ovvero christusrex@libero.it, chi vuole il mio libro per 17 euro mi scrive e spede di spedizione incluse glielo faccio arrivare a casa».

Ma insomma, ora siamo anche all’auto-advertising?
«Preferisco usare il termine réclame, è meno modernista».

Al di là dell’ironia che programmi avete per il 2019? 
«Abbiamo in mente tre concetti chiave».

Che sarebbero?
«Perseverare, migliorare, crescere. Siamo soldati di Cristo e sSuoi soldati politici. Non ci mettiamo d’accordo con la provvidenza né vogliamo umanamente indirizzarla. Come sempre, ci sforzeremo di corrispondere alla grazia ed ai segni che Dio non ci ha mai fatto mancare».

Senti ma la politica nazionale la segui assiduamente?
«In modo sano, col dovuto distacco intellettuale. Ma la seguo. Anche perché collaborando con una testata nazionale come la Verità gioco forza uno si tiene ben aggiornato anche su quel versante. Il che fa parte anche della mia coscienza di cittadino peraltro».

Oggi al governo ci sono M5S e Lega. Che cosa succederebbe se questa maggioranza dovesse saltare?
«Al momento mi pare un’ipotesi remota. I sondaggi danno i due partiti di governo al 60% o giù di lì. È vero che a volte litigano e che sono eterogenei su molti argomenti, ma sono riuscito a tenere la barra dritta nonostante tutti abbiano cercato di farli saltare, su una manovra che ha parti davvero coraggiose. Soprattutto ci ha fatto alzare la testa, dopo anni di fantozziana sudditanza, di fronte all’ Europa, che non si aspettava di dover trattare con un’ Italia con le palle. Sento che qualcuno suggerisce a chi oggi ha il vento in poppa di staccare la spina quando le elezioni europee lo consacreranno definitivamente come partito di maggioranza relativa. Non credo che questo succederà, ma siccome in politica tutto è possibile, credo che potrebbe nascere, in Italia, una sorta di modernizzazione del sistema, laddove la Lega rappresenti il Sovranismo e il M5S una nuova forma di globalismo socialisteggiante. Attorno a questi due partiti c’è, però, il nulla, ovvero esistono praterie da esplorare ed esperimenti da poter fare, in assoluta libertà. Quindi, vedremo. Intanto aspettiamo i primi effetti della manovra finanziaria e l’attuazione dei punti del contratto di governo. Lasciamo gufi e cassandre nel loro rosicare quotidiano».

La vostra associazione si dice da sempre avversaria del pensiero unico. In questo scenario molti addebitano alla Rai, che gioco forza è la prima industria culturale del Paese, proprio il fatto di essere uno dei primi attori di questa tendenza pensata ad escludere chi descrive parabole culturali differenti. Che idea vi siete fatti al riguardo?
«Stimo Marcello Foa, il nuovo presidente della Rai, sul piano professionale e personale. Lui lo sa molto bene. So che ce la sta mettendo tutta. Sarà presto relatore ad un convegno sulle fake news con Enrica Perrucchietti, professionista che ha rinunciato alla stampa per restare totalmente libera. La tematica, che abbiamo trattato assieme a Verona il mese scorso con un convegno che aveva il medesimo tema, non è, come sai e come si è visto, propriamente una tematica mainstream. Foa non è solo, ma non si possono pretendere miracoli in pochi mesi. È in un apparato difficilissimo, direi okkupato con la kappa da decenni».

E allora?
«Noi restiamo, pero’, fiduciosi, sperando che progressivamente si possa arrivare al superamento del pensiero unico, per un servizio pubblico veramente pluralista, ove ci sia spazio anche per chi non si vergogna di essere un Cattolico fedele alla Tradizione o un sovranista convinto o un cronista bravo e libero da condizionamenti di partito. Ad esempio Rai4 è un’altra prateria, tutta da inventare e costruire. C’è gente in gamba, con le idee giuste, cui si potrebbe dare una possibilità, con coraggio e determinazione. Mettersi in gioco piace agli audaci. A me piacciono gli audaci. Credo anche al presidente Foa».

Marco Milioni

 

fonte – https://marcomilioni.blogspot.com/2019/01/matteo-castagna-christus-rex-verona.html

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