Schiaffo del Senato a Macron. E Benalla fa tremare l’Eliseo

Alexandre Benalla, l’ex responsabile della sicurezza del presidente Emmanuel Macron, torna a fare tremare i muri dell’Eliseo. Questa volta a colpire duro la presidenza francese è il Senato. La commissione d’inchiesta che indaga sull’affaire Benalla ha infatti consegnato un rapporto di venti pagine in cui di parla apertamente di “importanti disfunzioni” nel sistema di sicurezza dell’Eliseo.

Secondo la stampa francese, l’ex guardia del corpo di Macron e responsabili della sicurezza era in realtà “l’anello debole della sicurezza del capo dello Stato”. Ma non solo, la commissione del Senato ha puntato il dito direttamente contro l’Eliseo, che a suo dire ha dato un’importanza “eccessiva” a Benalla, mentre nessuno dell’organizzazione della sicurezza ha saputo contenere le azioni dell’uomo. Per la commissione d’inchiesta, Benalla ha rappresentato una vera e propria “fonte di fragilità per il dispositivo di sicurezza”. Anzi, per i senatori francesi l’uomo ha esercitato “una funzione essenziale all’organizzazione e alla gestione della sicurezza del presidente della Repubblica” con il “rischio di disturbare il funzionamento normale” delle attività della sicurezza dell’Eliseo.

Un vero e proprio schiaffo a Macron da parte del Senato francese. Perché per la camera alta del parlamento francese c’è un sistema fatto da negligenze di Macron e del suo entourage, false testimonianze di Benalla, ma soprattutto operazioni poco limpide di altri membri fondamentali del circuito di consiglieri del presidente. Ed è per questo che il capo dell’Eliseo ha da tempo avviato una campagna durissima contro chiunque cerchi di far filtrare indiscrezioni o notizie su questo affaire. C’è del marcio a Parigi: e ora se n’è accorto anche il Senato.

I senatori hanno scoperchiato questo sistema. E adesso chiedono alla giustizia di procedere. Nel rapporti si legge che Benalla “ha dato risposte menzognere su più punti”, e su questioni anche importanti come “i motivi della sua domanda di porto d’armi alla prefettura, la restituzione dei passaporti diplomatici che gli erano stati dati e la partecipazione a un contratto di protezione concluso tra la società Mars e i rappresentanti di un imprenditore russo”. Mosse che hanno messo in pericolo la sicurezza del capo dello Stato e “in un periodo storico in cui il rischio terroristico è particolarmente elevato”.

Così iniziano a spuntare anche nomi illustri della presidenza francese. Nomi che fanno credere che l’affaire ora possa espandersi a macchia d’olio su tutto l’Eliseo. I senatori hanno chiamato in caso Patrick Strzoda, capo di gabinetto del presidente, Alexis Kohler, segretario generale dell’ Eliseo e ex-direttore di gabinetto di Pierre Moscovici, quando questi era ministro dell’Economia. Infine, viene citato anche Lionel Lavergne, capo del Gruppo di sicurezza della presidenza della Repubblica. Tutti accusati dalla commissione di false testimonianze.

Quello che scaturisce da questo rapporto è quindi un sistema di negligenze e connivenze che mostra un quadro preoccupante. All’Eliseo i responsabili della sicurezza erano tutti al di sopra della legge e si muovevano anche mettendo in pericolo la stessa sicurezza del presidente. E con la protezione politica proprio del capo di Stato. Un insieme di accuse che adesso preoccupano (e molto) la presidenza e il governo.

Il portavoce del governo Benjamin Griveaux ha detto ieri che la presidenza della Repubblica risponderà in tempi molto brevi al rapporto della commissione d’inchiesta del Senato che “comporta molte controverità“. “L’Eliseo porterà risposte fattive su numerose controverità presenti nel rapporto. Trovo curioso che le camere si pronuncino sull’organizzazione del potere esecutivo” ha aggiunto in tono piccato il portavoce. Ma intanto i magistrati francesi hanno fatto partire la quinta inchiesta a carico di Benalla. Oltre alle false testimonianze, adesso si è aggiunta anche una cassaforte scomparsa e alcuni sms cancellati che hanno destato parecchi sospetti nei corridoi della magistratura parigina.

Le opposizioni, adesso, sono stanche. Il rapporto della commissione del Senato (che non si può dire certo essere guidato dall’opposizione) per molti è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il capo di La France Insoumise, Jean-Luc Melenchon ha scritto un tweet molto chiaro in cui definisce la République en Marche, la “repubblica delle banane”. Gilles Platret, portavoce dei Républicains si domanda: “Chi oserà ancora pretendere che l’affaire Benalla non sia un affare di Stato?”.

fonte – http://www.occhidellaguerra.it/senato-macron-benalla/

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